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Da Qualesammarco n. 3 del 1960
Sulle tracce di Manicone

Da Qualesammarco n. 3 del 1990
Da Qualesammarco n. 3 del 1990
I muratori garganici per rompere le pietre dure adoprano la mina.
Con un trapano lungo sei in sette piedi, e bene acciajato in punta, fanno un buco nella pietra quattro in cinque piedi profondo, capace di contenere una certa quantità di polvere da schioppo. Caricata la mina, otturano il foro con un tappo cacciato a forza, affinché la polvere faccia il maggior effetto. Danno poscia fuoco colla miccia, per aver tempo di allontanarsi. Scoppiata la mina, e rotte e slontanate le pietre, ne fanno lo sgombro, e ripetono l’operazione, quante volte bisogna.
Se i muratori garganici facessero uso della polvere ripiena d'aria vitale, ossia di gas ossigeno, essi farebbero un gran risparmio e di detta polvere, e di tempo. Vi sarebbe risparmio di polvere; perché, come dimostrai nelle mie Riflessioni Chimico-Fisiche sopra il Cimiterio di Vico Garganico, rinchiudendosi il gas ossigeno negl’interstizj de' granelli della polvere, la decima parte della carica ordinaria di essa polvere basterebbe in tutt'i casi, ne' quali essa è in uso. Vi sarebbe eziandio risparmio di tempo; giacché la forza di una esplosione in questa specie di aria sormontando di molto tutto quello, che dalla sua purezza aspettarci possiamo, i minatori con detta polvere farebbero con una sola esplosione saltare in aria de’ gran massi di pietra, e non sarebbero quindi costretti a ripetere più volte la stessa operazione.
Ma i Garganici sanno essi il processo di estrarre, e produrre il gas ossigeno? sanno essi il modo di empir di questo gas la polvere da schioppo? Ne sanno tanto, quanto ne sanno i Kamischadali, popolo selvaggio del Nuovo Arcipelago settentrionale scoperto di fresco da’ Russi. Chimerico è dunque per ora l'utile mio progetto. Ma io non merito di esser deriso come insensato vaneggiatore; mentre tempo verrà, che i Garganici lo metteranno in sella.
(M. Manicone, La Fisica Appula, Napoli, 1806, col. 109-110).