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Da Qualesammarco n. 1 del 1990
Elezioni a S. Marco dell’8 e 9 ottobre 1989
PCI:
Fino Raffaele
Leggieri Emanuele
Soccio Giuseppe
Cera Antonio
Iannacone Giuseppe
Cervone Silvestre
Nardella Matteo
PSI:
Ciavarella Matteo
Galante Domenico
Ciavarella Angelo
Tardio Rocco
MSI:
Napolitano Nicolino
PSDI:
Grana Costantino
La Porta Michele
Villani Pietro
PLI:
Tardio Massimo
Martini [o] Gaetano
Placentino Luigi
DC:
Centola Giuseppe
Cera Angelo
Turco Michele
Schiena Domenico
D'Amico Carmine
Sassano Elio
Pomella Nazario
Nardella Nazario
Vigilante Virginio
Spagnoli Pasquale
La Sala Antonio
Eletta l'amministrazione (senza programma)
Finalmente S. Marco ha una amministrazione. A circa 90 giorni dal voto, la nuova maggioranza, un po' a fatica, ha eletto il Sindaco ha eletto il Sindaco (nella seduta del 12-12-89) e la Giunta (nella seduta del 27-12-90).
Sindaco è l'avv. Giuseppe Centola (DC). Della Giunta fanno parte: Angelo Cera (DC), Matteo Ciavarella (PSI), Tardio Rocchino (PSI), Martino Gaetano (PLI) come Assessori effettivi e Schiena Domenico (DC) e D’Amico Carmine (DC) come Assessori supplenti.
Tre mesi per una amministrazione senza un rigo di programma. 

Abbiamo sottoposto ai rappresentanti dei partiti un breve questionario per conoscere la loro posizione riguardo alle recenti elezioni. Ecco le risposte.
Questionario
1) Qual è il giudizio sulle recenti elezioni amministrative?
2) Quali sono le prospettive per una futura amministrazione a S. Marco?
3) Quali sono le questioni prioritarie da porre all’attenzione della cittadinanza?
PLI
1) Per i liberali è stato molto positivo il risultato elettorale che vede coronata una lunga battaglia morale per contribuire a cambiare il modo di amministrare S. Marco. Comunque, certi risultati positivi, o quasi positivi, mi lasciano estremamente perplesso, mentre il risultato negativo dei comunisti è stato determinato dal modo suicidario di come hanno amministrato il Comune e il partito.
2) Il futuro di S. Marco è tutto in salita; l'Amministrazione comunale deve lavorare molto solo per raddrizzare la città. Comunque bisogna fare subito e bene una maggioranza fattiva, costruttiva e concreta, animata da una profonda solidarietà. Purtroppo troppi personalismi daranno molto fastidio alla gente.
3) L’ho detto già in campagna elettorale, le priorità da affrontare sono:
1) la moralizzazione dell'Amministrazione e dei pubblici dipendenti; 2) l'efficienza dei servizi comunali; 3) aumentare le opportunità di lavoro con l’incentivazione della imprenditorialità; 4) P.R.G.; 5) turismo ed ecologia, con la creazione del Parco Naturale; 6) Istituto Professionale, ecc. (Massimo Tardio).
Msi
1) Squallido!
2) Ci auguriamo un'Amministrazione perbene e non perbenista come ne abbiamo avute.
3) All’armi! All'armi! All'armi! C'è bisogno di tutto. La città sta morendo.
Si spera nella rianimazione. (Nicolino Napolitano).
PSDI
1) Per il PSDI il giudizio è positivo.
Ancora una volta il PSDI per una manciata di voti non è riuscito a conquistare il 4. consigliere, riconfermando i 3 che aveva e aumentando peraltro i consensi. Un grande successo, quindi, se si pensa agli attacchi subiti e alle fuoruscite che si sono avute, rimpiazzate per la verità ottimamente. Per un giudizio più generale diciamo che ancora una volta nelle elezioni amministrative anziché vedere i partiti confrontarsi sui problemi e sulle soluzioni, si è caduto sul vieto terreno degli attacchi personali, preferendo convincere la gente (più che con le argomentazioni sui problemi) con pressioni di varia natura più o meno lecite.
2) S. Marco ha bisogno di un'amministrazione stabile e duratura che sia in grado di affrontare e risolvere i problemi della collettività. Le prospettive ci sono, sta agli uomini e ai partiti realizzarle.
3) a) attuare i PIP per uno sviluppo economico e per un sbocco lavorativo iniziale; b) Metanizzazione; c) Riorganizzazione e ristrutturazione degli uffici comunali per una migliore efficienza; d) privatizzazione del servizio Nettezza Urbana; e) Borgo Celano: sviluppo turistico; f) potenziamento Servizi Sociali. (Pietro Villani).
PCI
1) Il risultato elettorale dell'8 e 9 ottobre è stato brutto e “schifosetto”.
In termini politici è un risultato che ha premiato i partiti di regime, DC-PLI-PSI-PSDI, i quali sono i massimi responsabili della politica di abbandono e di degrado di paesi, come quello di S. Marco, appartenenti a zone interne e di montagna di un sud Italia dove il voto è sempre più “controllato” e dove i diritti dei cittadini sono scambiati come favori.
E’ un risultato elettorale che ha penalizzato, invece, l’unica forza, quella del P.C.I, che in questi anni ha operato nell'interesse di S. Marco, affrontando e risolvendo numerosi problemi, mentre tutti gli altri partiti stavano a guardare o a litigare per qualche poltroncina di potere.
Se le cose sono andate così vorrà dire, comunque, che il nostro partito ha commesso degli errori e soprattutto la scelta politica di voler assicurare la governabilità al Comune, “inseguendo” partner inaffidabili e niente affatto interessati all’amministrazione “di programma e di emergenza”, ha di fatto logorato il nostro rapporto con i cittadini e ha suscitato e confuso la nostra immagine.
Tutto ciò ha reso difficile, poi, contrastare il grave fenomeno del voto di scambio e rendere inefficace l’azione, oltre i limiti della decenza e anche della legalità, di vecchi e nuovi galoppini in doppiopetto.
2) Le prospettive sono quelle di una “normalizzazione” del quadro politico comunale a quello che paralizza la Provincia, a quello che ha provocato la bancarotta alla Regione Puglia, a quello che ha imbalsamato la democrazia in Italia.
Il consenso elettorale ricevuto dal nostro partito, un quarto dell'elettorato, sarà utilizzato per fare l’opposizione.
Una opposizione democratica, non preconcetta, finalizzata a ricostruire, su chiare basi programmatiche, le prospettive di un'alternativa di governo.
Noi questa opposizione la faremo, non solo nell'aula del Consiglio Comunale, nell'interesse di S. Marco e siamo sicuri che essa crescerà.
3) Sin dalla campagna elettorale abbiamo preso l’impegno di batterci per garantire di più i diritti dei cittadini e per accrescere la loro partecipazione alla vita politica e amministrativa.
Queste questioni saranno il filo conduttore della nostra iniziativa politica e presto pensiamo di costituire un Centro per la Difesa dei Diritti dei Cittadini (soprattutto di quelli più deboli: anziani, giovani, handicappati, malati).
Inoltre porremo con forza la necessità, non più derogabile, di dotare il Comune di adeguati strumenti urbanistici, a cominciare dal Piano Regolatore Generale, per fornire punti di riferimento certi ai soggetti economici (imprese artigiane, commerciali, agricole, cooperative, professionisti) che operano nel nostro territorio e che possono favorire uno sviluppo economico e occupazionale di S. Marco.
Intanto chiediamo l’immediata apertura del Cinema Comunale, di cui sono stati finalmente completati i lavori di ristrutturazione, sia per consentire la ripresa dell’attività cinematografica e sia per garantire un minimo di agibilità politica in un Comune dove mancano spazi per ospitare incontri e dibattiti (Emanuele Leggieri). 

Quale Sammarco dal voto di ottobre?
Un voto espresso democraticamente non può essere soggetto a censura, ma va rispettato e tradotto in conseguenziali comportamenti politici.
Tuttavia, questo non esclude l’analisi e la denuncia del comportamento delle forze in campo e di quegli elementi che, sovvertendo le regole del gioco, pregiudicano pesantemente la rispondenza democratica del voto e pongono gravi ipoteche sul futuro politico ed amministrativo della nostra città.
Sbrigativamente, qualcuno opporrà a queste considerazioni la favola esopica della volpe e dell’uva, ma questo non elimina una realtà che, perlomeno, deve inquietare la coscienza di chi considera alto il valore della democrazia.
Nelle varie fasi della consultazione elettorale, alcune “anomalie” sono risaltate prepotentemente: ingerenza di interi settori dell’apparato burocratico del Comune, ostentazione di opportunismo, vere e proprie proposte di scambio nella richiesta del voto. In altri termini, la riprovazione, che pure dovrebbe insorgere spontanea, di fronte al medico che solo lontanamente pretende il voto dal proprio assistito o di fronte all'insegnante che pretende la stessa cosa dai familiari di un suo alunno, è insufficiente ad esprimere il grado di condanna civile e morale che dovrebbe usarsi per chi altrettanto lontanamente pensa di far dipendere dal voto o dal successo di questa o quella lista, di questo o quel candidato il riconoscimento di una pensione di invalidità o il rilascio di una concessione edilizia.
L'ostentazione di opportunismo, poi, è stata cosi sfacciata da far passare in second'ordine la questione dei transfughi, della coerenza: senza alcun pudore, senza alcun ritegno, persone e gruppi hanno accettato candidature o hanno appoggiato liste sulla base di chiare ed esplicite convenienze e per acquisire posizioni di ricatto nei confronti di partiti. E, sarebbe la scoperta dell’acqua calda questo mettere in evidenza la strumentalizzazione politica per fini e scopi di carriera, di clientela, di accaparramento di poltrone per guidare ed imporre scelte in direzione di interessi personali, se non si registrasse un salto di qualità, in negativo, in questa pratica ed in questa tentazione degenerativa e sottilmente eversiva del sistema democratico.
Ma, purtroppo, non possiamo fermarci qui: quello che maggiormente turba è l’acquiescenza, il torpore della coscienza civile di tanti che avrebbero titoli ed obblighi - in ben altre occasioni sbandierati - per testimoniare, quantomeno, uno stato di disagio.
Niente di niente! Corsi, viali e circoli, affollati di benpensanti, hanno solo scoperto un nuovo passatempo: che farà quel nuovo eletto? Che farà il patron degli sconosciuti? A chi si faranno le scarpe?
E, intanto, rispuntano i luoghi comuni liberatori e consolatori, tra i quali risalta “questo paese sta morendo”. Per essere à la page bisogna, quasi per espiazione, recitare costantemente il necrologio di questa città. Ma, forse, di espiazione veramente si tratta: per la incapacità a individuare le cause vere di questa morte e per l'ignavia a prendere posizione, a confrontarsi, a dibattere, a decidere. Può accadere così, come è accaduto, che, nel lamento generale, gli unici a trarre un qualche giovamento siano i becchini di questo funerale.
Ma, veniamo fuori dalle metafore.
Quando un costruttore edile, ad esempio, dice che questo paese sta morendo, pensa subito alla facilità di approvazione di un piano urbanistico e non certo allo sviluppo e alla tutela del territorio in maniera complessiva.
Per cui: mi lamento, ma mi candido. E, con chi? Con chi non vuole il piano regolatore! San Marco muore perché i giovani non hanno opportunità di lavoro? Votiamo per chi vive sull”inganno della promessa di posti. E via dicendo.
Quando questo numero sarà in edicola, molto probabilmente ci sarà già la nuova amministrazione, ma quanto sta avvenendo in questi giorni sarà sempre attuale, perché quella amministrazione ne sarà comunque lo sbocco. In due mesi nessuno dei partiti della presunta maggioranza ha ritenuto di informare la popolazione. E’ un altro brutto segno, perche nell’assenza totale di idee e programmi, stanno ritornando i vecchi padroni, le cui fortune, elettorali e personali, sono strettamente dipendenti. E, lo si vede chiaramente: la carica di sindaco è ambita da chi ha appena lasciato un'altra carica ben remunerata. E, fin qui ci siamo con i vecchi schemi (“secoli bui” o “quattro dell’avemaria”, la DC è sempre quella) ma … Stavo per dire che c’è qualche elemento nuovo ed era solo un inconscio desiderio, poiché anche gli “utili” alleati sono sempre lì, pronti a sbranarsi per offrirsi a brandelli, tanto che l’idea del “polo laico” è miseramente fallita a causa di “polli” di manzoniana memoria. Con un cinismo ed una indifferenza che spaventano, socialisti e liberali (con incoraggianti eccezioni) hanno aderito non ad un programma politico-amministrativo, ma ad una spartizione di posti (l”immagine sarà banale, ma è la più fedele) senza il PSDI e con elementi che più che se stessi non rappresentano altro.
E la città? La schiera benpensante intonerà ancora de profundis? Sì, perché se queste sono le premesse...
Rivolgimenti e rifondazioni in questi giorni esaltanti sul piano nazionale ed internazionale ci ricompensano di simile spettacolo e ci spingono a sperare nelle forze vive di questa città. Da democratici e militanti della sinistra abbiamo meditato a lungo sul voto di ottobre e da “sconfitti” ci siamo rafforzati nell'idea che anche a San Marco una fase costituente deve aprirsi per suscitare e unire forze di rinnovamento: a San Marco è più che mai necessaria una forza di opposizione che lavori per l’alternativa senza le vecchie pastoie.
Giuseppe Soccio