XI
Dovevo incontrarla però qualche tempo più tardi. Una notte.
Tutto il giorno era piovuto e piovuto come capita solo da noi. Non un solo pastore s’era sentito di mettersi in via, e tutti se ne stavano lì, dietro gli usci, a impagliar seggiole e ceste o a preparar le castagne per i giorni del freddo o a far trappole da metter nei boschi. I fossi erano già grigi di acqua, il canale era in piena, dalle gronde rotte l’acqua cadeva a gomitoli, e non una gallina od un cane o una talpa dalla piazzetta fino in fondo alla valle.
Aprii la finestra che dà sulla piana. Strisce di pioggia e odor d’erba bagnata invasero tutta la stanza.
"No, no, no. Questa non può certo chiamarsi una buona giornata per lei" dissi e chiusi di colpo. "E domani sarà peggio ancora, e così per tre mesi a dir poco. E a meno che non abbia un bel mucchio di lettere da scrivermi e poi ripigliarsi, mi pare che per la vecchia signora sarà una festa tutt’altro che allegra".
E così tutto il giorno: ma poi, alle prime ombre, cessò; e quando nelle stalle le lanterne si accesero, spuntò anche la luna. Non rotonda come in agosto, s’intende, ma più furba, e più lucida e fresca come l’avessero tolta da un secchio: e tutti i monti con le creste già bianche ed i pascoli e il cimitero ed i boschi, e giù, all’altro lato la valle, mi si aprirono più grandi che mai; tutto giovane e azzurro con qua e là qualche picchio d’argento.
Si sentì uno sparo dalla parte del Valico dopo un poco altri due. Ad onde sempre più vaste il rumore si allargò per l’intero versante. Piano piano affondò verso valle.
Eran tre, quattro anni e anche più che per tutta la zona non capitava una cosa del genere: la guerra era morta da un pezzo. Si svegliò tutto il borgo. Da ogni parte calci e ragli di muli, e pianti di bimbi svegliati di colpo, e gente che s’alzava da letto e veniva a metter l’orecchio sull’uscio. Ma nessuno tirava il paletto o s’affacciava in istrada, o dalla finestra gridava chi fosse.
Così anch’io, ancora mezzo svestito, non sapevo decidermi a uscire: me ne andavo dal letto alla porta, e poi ancora al letto, e poi mi fermavo lì in mezzo alla stanza a tentar d’infilarmi le scarpe.
Un po’ di tempo passò. Forse molto. Riuscii a infilarmi una scarpa e poi l’altra. Mi affacciai sulla strada a guardare.
Non c’era più un uscio chiuso: la luce delle candele e delle lanterne attaccate alle travi arrivava ormai fino in mezzo alla via. Qualche donna vestita sì e no con in braccio il bambino più piccolo appariva qua e là sopra gli usci. Una gettò al marito giù in istrada una federa vuota e poi un’altra. Un ragazzo senza neanche fermarsi si legò con una cavezza i calzoni e corse via per la strada di monte. Tutti avevano un vaso o una secchia, e i ragazzi una berretta e anche due.
"Ehilà, gente, un momento, cos’è?" chiesi lì dalla porta.
Quelli andavano via. E così i vecchi, e perfino una vecchia da sola, e una famiglia al completo, padre e madre e ragazzo, come l’ultima notte di Troja. Non riuscivo a capir neanche tanto. Poi il ragazzo arrivò di gran corsa; ed allora ogni cosa fu chiara.
Quattro mule con della farina venivan giù per la strada del Valico, dalla parte del bosco dei cerri. Ma non c’era la luna: pioveva: e un bosco è un bosco e la notte è la notte: i carabinieri s’eran messi a sparare. Così due mule eran mezze impazzite e avevano preso a scappare qua e là in mezzo a forre calanchi e torbiere: e adesso, in qualche posto vicino, eran sparsi per terra sei quintali di farina e anche più. Tutti quanti correvano a prenderne.
"Fate presto" mi disse anche lo stupido prima di scappare via ancora "perché ormai la prendono su col cucchiaio".
"Si capisce" dissi io. "Come no? Quando piove piove anche per me".
E dopo poco ero in via. Ma era chiaro che pensavo a tutt’altro.
Per via ormai non restava nessuno e la gente tirava i paletti. Le candele a una a una si spensero. Quando giunsi alla strada di monte, la speranza era un soffio sì e no.
E poi, invece, all’altezza del frassino morto, vidi laggiù la mia vecchia col grembiule rialzato anche lei.
Era quasi nascosta dall’ombra che tagliava il sentiero a metà. Le fui subito al fianco.
"Ecco qua" cominciai un po’ a scherzare. "Per questa, non siete venuta a domandare la regola. La regola la sapevate, per questa".
E indicai la farina. La mia vecchia si ritrasse nel guscio. Era più spaventata di un topo.
"No, no. Adesso scherzo. Aspettate" dissi allora prendendole un gomito "vengo solo a pigliar la mia lettera”.