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Francesco Delpero
Francesco Delpero
Francesco Delpero. Nato a Canale (Roero) nel 1832, dopo aver lavorato - per poco e di malavoglia - a Racconigi come calzolaio, si dà al crimine. È condannato a venti anni di lavori forzati da scontare a Genova, cui se ne aggiungono altri cinque per un tentativo di evasione. Riesce a evadere il 1 maggio 1857, quando alcuni forzati, al rientro dal lavoro, fingono una rissa, poi si avventano sui guardiani. Uno di questi è disarmato ed ucciso col suo stesso fucile proprio da Delpero che ritorna poi in Piemonte. Rimane in libertà poco più di tre mesi e, dalla fine di giugno, organizza nel mandamento di Bra (CN) una banda di malfattori con cui compie le classiche imprese dei malfattori di campagna.
Derubano i viaggiatori, bloccano vetture e carretti al ritorno dalle fiere, penetrano di notte in cascine isolate, si scontrano con i carabinieri. Delpero ha spesso la mano pesante: a Monteu Roero assassina un anziano contadino a sangue freddo poi tenta di bruciarne il cadavere, a Pocapaglia sgozza due ragazzi di 12 anni perché testimoni pericolosi,
a Guarene tortura a coltellate una donna affinché riveli il nascondiglio dei soldi e finisce così per provocarne la morte.
Quando due carabinieri a Santa Vittoria gli chiedono i documenti, Delpero li fredda a fucilate.
La banda terrorizza i dintorni di Bra e l’eco delle nefaste imprese rimbalza a Torino, capitale del regno sardo. I fatti criminali scatenano feroci polemiche che travolgono il ministro dell’interno, Urbano Rattazzi, già compromesso per la grave situazione dell’ordine pubblico in Torino e per lo scoppio di un moto mazziniano a Genova con la spedizione a Sapri.
1866 Il brigantaggio p.542
1866 Il brigantaggio p.542
Si scatena la caccia ai malfattori. La sera del 5 agosto 1957, Delpero viene arrestato nell’Albergo dell’Orso a Vigone.
Non fa rivelazioni sui suoi complici e confessa soltanto reati non troppo gravi.
Le prove lo inchiodano ai gravi fatti di sangue prima ricordati. Le indagini languono sino al novembre 1857, quando a Bra sono catturati tre fiancheggiatori e cinque complici, tutti molto giovani. Uno di questi fa luce sulle vicende della banda: diviene propalatore e, come un pentito dei nostri giorni, collabora con la giustizia. A marzo 1858, Delpero tenta il suicidio ma il processo si svolge regolarmente a Torino in aprile e maggio. Il 6 maggio la sentenza, con qualche assoluzione, condanna Delpero e tre giovanissimi complici alla pena di morte da eseguire a Bra, per "esemplarità".
L’esecuzione avviene il 31 luglio 1858. Delpero sul patibolo si mostra rassegnato e pentito.
Confessa di avere ucciso dodici persone (la legge gli ha addebitato soltanto sette omicidi!), dice di non prendere esempio da lui, di non oziare e di non seguire cattive compagnie, riconosce l’imparzialità della legge e ringrazia la Misericordia. Uno dei complici dice di non aver saputo mettere a frutto l’istruzione che i genitori gli hanno dato, anzi di essere diventato vanitoso e poltrone. Alle cinque sono tutti morti. La folla immensa che è accorsa per assistere alle quattro impiccagioni è colpita dalla morte di Delpero, tanto esemplare da entrare nella leggenda.

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