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Derubano i viaggiatori, bloccano vetture e carretti al ritorno dalle fiere, penetrano di notte in cascine isolate, si scontrano con i carabinieri. Delpero ha spesso la mano pesante: a Monteu Roero assassina un anziano contadino a sangue freddo poi tenta di bruciarne il cadavere, a Pocapaglia sgozza due ragazzi di 12 anni perché testimoni pericolosi,
a Guarene tortura a coltellate una donna affinché riveli il nascondiglio dei soldi e finisce così per provocarne la morte.
Quando due carabinieri a Santa Vittoria gli chiedono i documenti, Delpero li fredda a fucilate.
La banda terrorizza i dintorni di Bra e l’eco delle nefaste imprese rimbalza a Torino, capitale del regno sardo. I fatti criminali scatenano feroci polemiche che travolgono il ministro dell’interno, Urbano Rattazzi, già compromesso per la grave situazione dell’ordine pubblico in Torino e per lo scoppio di un moto mazziniano a Genova con la spedizione a Sapri.
Non fa rivelazioni sui suoi complici e confessa soltanto reati non troppo gravi.
Le prove lo inchiodano ai gravi fatti di sangue prima ricordati. Le indagini languono sino al novembre 1857, quando a Bra sono catturati tre fiancheggiatori e cinque complici, tutti molto giovani. Uno di questi fa luce sulle vicende della banda: diviene propalatore e, come un pentito dei nostri giorni, collabora con la giustizia. A marzo 1858, Delpero tenta il suicidio ma il processo si svolge regolarmente a Torino in aprile e maggio. Il 6 maggio la sentenza, con qualche assoluzione, condanna Delpero e tre giovanissimi complici alla pena di morte da eseguire a Bra, per "esemplarità".
L’esecuzione avviene il 31 luglio 1858. Delpero sul patibolo si mostra rassegnato e pentito.
Confessa di avere ucciso dodici persone (la legge gli ha addebitato soltanto sette omicidi!), dice di non prendere esempio da lui, di non oziare e di non seguire cattive compagnie, riconosce l’imparzialità della legge e ringrazia la Misericordia. Uno dei complici dice di non aver saputo mettere a frutto l’istruzione che i genitori gli hanno dato, anzi di essere diventato vanitoso e poltrone. Alle cinque sono tutti morti. La folla immensa che è accorsa per assistere alle quattro impiccagioni è colpita dalla morte di Delpero, tanto esemplare da entrare nella leggenda.
