Vai in Nord-Sud, sotto-sezione di Download ed in Giuseppe Prezzolini.
Ci sono molti nuovi file da scaricare.
N.B. Non tutti i nuovi file caricati vengono segnalati per il "Download"!!!. Cercate!!! Scarica!
Toggle Bar

Da Qualesammarco, n. 1 del 1988
Speciale editoria locale
Stampa, che passione: scriventi, scrittura, editoria a San Marco.

Francesco Paolo Borazio
Francesco Paolo Borazio
Oltre 20 titoli tra l'83 e l”87 - I Tre gruppi redazionali alquanto aleatori - Prevalgono storia, poesia e antologie, narrativa e saggistica fanno da cenerentole - Emerge un quadro, più che di individualismo, di solitudine, o difettosa comunicazione, o mancanza di concezioni aggreganti.
Gli amici di San Marco in Lamis continuano a farmi avere libri di cui sono essi stessi autori o dei quali hanno promosso e curato la pubblicazione. Ne ho una pila ammucchiatasi fra il 1985 e l'87 che ammonta a oltre venti titoli. E mi sorprende.
Già per l’addietro annotavo una considerevole, se così posso dire, volontà editoriale-libraria nel piccolo centro garganico, passando in rassegna la quindicina di volumi elaborati a cavallo del biennio 1982-83. Quella che allora mi sembrò una coincidenza passeggera, un momentaneo condensarsi di energie intellettuali, rivela invece consistenza o continuità.
La cosa mi sorprende perché, se è vero che nei piccoli centri di provincia è facile trovare il poeta che si stampa le proprie poesie o lo studioso che in qualche modo raccoglie i documenti storico-sociali del territorio, meno probabile è - credo - rinvenire concentrate in unico luogo e in tempi corti un certo numero di operazioni librarie, il cui interesse in più d'un caso si amplia oltre l'area d’origine, e aspira con qualche titolo a circuiti nazionali.
Mi sorprende, ancora, perché simile produzione libraria sammarchese - così chiamiamola per economia di discorso - non si appoggia ad alcuna struttura organizzata e permanente, né a robuste tradizioni, ma risulta da un’addizione di volontà individuali, o al massimo da aggregazioni spontanee e piuttosto aleatorie di gruppi incerti fra il redazionale e l'editoriale.
Fra questi ultimi, quelli che erano i “Quaderni del Sud” all’origine e poi i "Quaderni del Sud/Lacaita” divengono ora “L'identità”, collana editoriale curata da Antonio Motta a San Marco in Lamis (figura, a solo titolo nominale, un collettivo di redazione) e stampata dall'editore Lacaita in Manduria. Il primo volume in collana, apparso nel 1985, è una singolare testimonianza di scrittura “selvaggia” ante litteram attinente allo storico-locale: Tommaso La Cecilia, A caccia di briganti in terra di Puglia, a c. di T. Nardella, pref. L. Sciascia, con un saggio di R. Colapietra (“L’identità”, N. 1), diario di un agrimensore del secolo scorso divenuto sottotenente della guardia nazionale e inesorabile persecutore di briganti nel foggiano; delle sue esperienze in foggiano; delle sue esperienze in tale veste egli racconta con linguaggio tanto poco preoccupato delle regolarità grammaticali quanto dotato a tratti di grande efficacia.
Sono tutti datati 1987 i volumi seguenti: Torremaggiore. Immagini di un paese, a c. di Antonio Bucz e Ciro Panzone, pref. Antonio D’Amico (N. 2), repertorio fotografico che accusa (come del resto lo stesso tipo di scrittura selvaggia sopra menzionato) l’handicap di simili lavori: l’essere uguale a tutti gli altri del genere perché attinge a un retroterra storico e civile uniforme. Ancora un album di immagini è L’estasi e l’offesa. Immagini di storia, di vita rurale e borghese del Gargano dall'Unità agli anni Cinquanta, a c. di A. Motta, T. Nardella, G. Soccio, saggi di A.M. di Nola, A. Motta, T. Nardella (N .3), in cui il limite appena detto è attenuato dal più vasto territorio d'indagine, ma anche da più scaltra selezione. Un volume miscellaneo è Della Capitanata e del Mezzogiorno Studi per Pasquale Soccio a c. di A. Motta (N. 4), edito per festeggiare l’ottantesimo compleanno del conterraneo studioso, con testimonianze e contributi di F. Assante, M. Coco, C. Colafemmina M. Dell'Aquila, D. Morlacco, T. Nardella, A. Orsitto, F. Pappalardo, A. Petrucci, A. Russi, C. Serricchio, R. Simone, M. Tondo, G. Cassieri, F. Gabrieli, M. Marcone ed esemplari di carteggio inedito intercorso tra il festeggiato e A. Tilgher, G. Lombardo-Radice, B. Croce, G. De Ruggiero, R. Bacchelli. Da ultimo, compare una corposa biografia: Giuseppe Di Vittorio di Michele Pistillo (N. 5) riscritta o condensata da precedenti suoi lavori e introdotta da una prefazione di Luciano Lama.
Il Gruppo Cittadella Est, altro collettivo “editorial-redazionale” operante sul luogo con l’intento di portare alla luce testi e documenti territoriali, stampa le storie di Nino Casiglio La chiave nascosta e altri racconti (1987), che l’autore rusconiano ha qui raccolto da luoghi ed epoche differenti.
Ai due gruppi menzionati, attivi da alcuni anni, se ne unisce ora un terzo, dai propositi diversi e per così dire specializzati: pubblicare plaquettes inedite di poeti viventi riconosciuti in ambito nazionale italiano o straniero. La collanina si è data il nome di “Quaderni della Valle”, è animata da Michele Coco, Emilio Coco e Filippo Pirro, ed ha finora pubblicato le brevi sillogi (una trentina di pagine ciascuna) di Fabio Doplicher, Curvano echi dentro l’universo (1985), Umberto Piersanti, Sguardo sulle stagioni di passaggio (1986), Ana Rossetti Stella matutina (1987), traduzione dallo spagnolo di M. ed E. Coco; e Rita Baldassarri, Geometria di ombre (1987). La serie ha nascita localizzata ma aspira a senso non locale contando, com’è evidente, sulla notorietà dei nomi allineati. Ma anche acquisisce, all'occorrenza, funzione di contenitore del lavoro personale dei redattori, come sembrerebbe testimoniare l'opuscolo che entra come terzo fra quelli sopra elencati,
24 epigrammi erotici di Paolo Silenziario tradotti dal greco da M. Coco (1986). Nuoce alla collanina certa inaccuratezza grafica e tipografica, a cui non dovrebbe essere difficile ovviare.
Sembra che l'intellettuale sammarchese abbia scoperto le possibilità della traduzione da altre lingue. In questo campo, Emilio Coco ha individuato un'area degli studi ispanici poco battuta a livello nazionale, e vi si è inserito con il suo Abanico. Antologia della poesia spagnola d’oggi (Bari, Levante, 1986), frutto di contatti diretti sviluppati negli anni, di un atteggiamento più da militante che da paludato studioso, e di varie prove fra cui la più consistente risulta 5 pesetas di stelle, sorta di antologia minore e preludio alla seguente, pubblicata a Bari per le edizioni “La Vallisa” nel 1985.
La stampa autofinanziata della propria scrittura sembra essere divenuta un modulo di minoranza, almeno per l’arco di tempo e il blocco di libri a cui stiamo guardando. E nell'ambito di questo modello di lavoro, eredità della tradizione, che ricompare l’autore locale creativo. Come un Natale (Manduria, Lacaita, 1986) è un romanzo di Giuseppe Tarantino ispirato talora crudamente dalla sua esperienza di emigrazione e di anni vissuti negli Stati Uniti.
Poesia religiosa è quella di Donato Coco (Preghiere d’amore, pref. J. Tusiani, Foggia, Bastogi, 1985), più incline a delicati sensi di abbandono che allo slancio fervoroso. Trasognate fin nel titolo sono le visioni poetiche-pittoriche di Filippo Pirro, Quel segreto sui monti. Colori e poesia di Faeto, pref. M. Coco (I quaderni de “Il provenzale”, n. 3, s.i.l., 1985). Ma a confermare l’atteggiamento oscillante fra la promozione di se stessi o del proprio lavoro, Pirro (oltre che far parte del citato gruppo “Quaderni della Valle”), ha curato una collezione, se non arbitraria certo molto personale, di poeti pugliesi, Il colore dell‘anima (Foggia, Centro Grafico Meridionale, 1986), con acquarelli dello stesso compilatore, ispirati ai singoli poeti antologizzati. Eccentrico in questo quadro si presenta Sergio D'Amaro, che ha dato alle stampe scrittura propria non creativa ma saggistica: Le caselle mancanti. Viaggio marginale nel Sud (Manduria, Lacaita, 1986), esplorazione fra il sociale e il letterario di autori regionali e meridionali; una lettera introduttiva di Ettore Catalano mette a fuoco dimensione e rischi del fervore locale.
Ugualmente eccentrici per il tipo di prodotto, si presentano dei testi scolastici a cura di già menzionati operatori sammarchesi.
M. Coco ha compilato Parallela (Treviso, Canova, 1987), antologia greco-latina per il biennio ginnasiale, non unica ma certo insolita nell’accoppiamento delle due lingue. E A. Motta ha curato l’edizione scolastica per la scuola media di Giuseppe Dessì, Paese d’ombre (Milano, Mondadori, 1986).
Con il quale ultimo rientriamo nell’area letteraria - la passione, il clima privilegiato nel quadro culturale periferico. Sempre per l’editore Lacaita, Motta ha curato infatti Sciascia. La verità l’aspra verità (1985), voluminosa antologia di interventi critici, che si è guadagnato un suo posto nella bibliografia sullo scrittore siciliano.
Sullo stesso autore insiste il volumetto Sciascia a San Marco in Lamis (1987), secondo dei “Quaderni” del Liceo Scientifico “E. Fermi” di San Marco, cronaca della visita dello scrittore al centro garganico per ricevervi il “Premio Fermi” istituito dallo stesso liceo.
Infine, Pittore di stanze (1987), collezione di racconti già variamente editi di Domenico Cantatore, arricchita da uno scritto di Bodini e impreziosita (in tiratura a parte e legatura di lusso) da una cera molle del pittore di Ruvo di Puglia, ispirata al racconto eponimo della collezione.
Volutamente ho limitato l’orizzonte agli operatori residenti a San Marco in Lamis e lavoranti in zona. Coloro che sono andati a vivere e lavorare altrove (dei quali pure si troverebbero lavori pubblicati nel giro d’anni qui osservato) lo fanno, si direbbe, in un'ottica e una dimensione diversa, tendendo a un tipo di scrittura più strettamente collegato alla loro attività professionale.
Ma nella valle di San Marco in Lamis nessuno dei titoli elencati, tranne forse i menzionati due libri didattici, sono connessi al lavoro quotidiano dei loro operatori, i quali sono quasi tutti insegnanti; e tra questi, quasi tutti insegnanti di lettere. Fatto quest’ultimo che pare accennare a una posizione mentale antica tipica degli studi umanistici, e cioè che “l’insegnante di lettere” debba anche essere un “letterato”.
Ma a parte la fisionomia di realizzazione delle proprie aspirazioni individuali, il fervore librario Sammarchese si presenta come produzione, diciamo così, di beni culturali più che come fatto “economico”. Mi riesce difficile vedere questi libri inseriti in un vero circuito di mercato (che non sia quello atipico degli enti, caratteristico della provincia), finanche per ciò che riguarda la manifattura del prodotto: non esiste nel paese garganico la possibilità di realizzare tipograficamente dei libri. Questi vengono, sì, progettati e redazionalmente lavorati in paese, ma per la loro stampa bisogna ricorrere ad altri luoghi, come la vicina S. Giovanni Rotondo (nel caso dei “Quaderni della Valle”) o il lontano, plurimenzionato Lacaita.
Ma la cultura libraria evidenziata soddisfa anche un desiderio che credo comprensibile: la ricerca di contatti nel campo a cui si tende, cioè, in via privilegiata, quello letterario; e quindi l’aspirazione a inserirsi in una cerchia più vasta. La periferia inevitabilmente offre meno occasioni, per chi cerca occasioni; e il volume di/su un nome di richiamo offre opportunità per prendere contatti. Ma c'è anche un risvolto: gli interlocutori, se ce ne sono, degli operatori passati in rassegna non sono vicini, non sono i concittadini né i conterranei. Sono lontani e vagheggiati. Dal che emerge un quadro, più che di individualismo, di solitudine, o difettosa comunicazione, o mancanza di concezioni aggreganti.
A livelli vari di consapevolezza, questa sembra essere la condizione dei non pochi che nel piccolo centro garganico fanno professione intellettuale con ambizioni produttive. In questi modi e condizioni la “letteratura” veicolata dalla scuola e dai mezzi di massa viene recepita e riciclata nella comunità periferica, divenendo stimolo e alimentando tensioni.
Cosma Siani