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Da Qualesammarco, n. 1 del 1988
Giovani - Inchiesta
Oltre la fiducia potrebbe obiettare, guardando le risposte: “C'era bisogno di fare un'indagine per sapere di che cosa abbiamo bisogno? Non si sapeva, forse?”. Certo. Da troppo tempo si sanno troppe cose sulle difficoltà e i disagi dei giovani; pochi, però, gli sforzi concreti, le risposte.
Dalle interviste appare ancora una volta chiaro come il lavoro sia tra le esigenze che il giovane, qui da noi, vive più drammaticamente sulla propria pelle, specie in una realtà come la nostra dove la struttura economica e la mancanza di risorse non consentono nemmeno per il futuro una qualche possibilità di sbocchi professionali. Mancanza di lavoro che significa frustrazioni, incertezze, mancanza di autonomia economica, in una parola, dipendenza e non solo dai genitori, che significa ricerca disperata di qualcuno che ti aiuti, di “padrini” che alimentano lunghe attese passive. Scoraggiante appare, infatti, l'atteggiamento dei nostri giovani verso la politica o meglio verso quasi tutti i politici, visti contraddittoriamente come gli unici in grado di risolvere i nostri problemi e nello stesso tempo quasi completamente inaffidabili, latitanti, o in grado di fare una politica (se si ha il coraggio di chiamarla così) di clientelismo spicciolo e disonesto. Solo in qualche caso la politica è vista come positiva, quando è impegno reale, partecipazione, strumento di risoluzione dei problemi collettivi. È emersa, inoltre, una certa inquietudine legata all'incertezza di poter contare qualcosa, di poter incidere e solo in pochi casi è stata sottolineata la necessità di auto-organizzazione, di impegno in prima persona per costruirsi un posto di lavoro, potenziando o dando spazio ad alcuni settori quali l’artigianato, l'agricoltura, o puntando con maggior fiducia sulla cooperazione. Ma non è solo alle esigenze di realizzazione professionale, al bisogno di lavoro che il territorio non risponde. Esiste, ed è ormai gravissima, la carenza qui a S. Marco di spazi in cui crescere in modo sano; mancano (e quasi tutti i giovani intervistati lo hanno sottolineato) strutture sportive, culturali, ricreative per dare spazio alla propria creatività, al bisogno di partecipazione sociale. Mentre è risaputa l'importanza che rivestono tali tipi di strutture (specie quelle sportive) che permetterebbero di incanalare positivamente le energie di molti giovani o darebbero spazio a un naturale bisogno di divertirsi, di muoversi, evitando che moltissimi di loro affollino stancamente il viale diventato un posto che incentiva solo noia e voglia di far niente.
Anche tra gli occupati (pochi fortunati, in verità) è presente una certa insoddisfazione più o meno manifesta, vuoi perché il lavoro che si fa non gratifica, non è quello che si sarebbe voluto fare, vuoi perché non si riesce, ovviamente, a soddisfare solo attraverso il lavoro aspettative, bisogni che sono più complessi, più vasti. Lo stesso discorso vale per gli studenti, in alcuni dei quali sono presenti molte paure di non riuscire ad inserirsi adeguatamente nel mondo del lavoro dopo il conseguimento del titolo di studio. Anzi, per molti proseguire gli studi è a volte non il frutto di una scelta libera, ma solo l’alternativa ad una precoce disoccupazione. Le cause di insoddisfazione delle donne a S. Marco (ma noi crediamo un po' ovunque) appaiono, invece, legate quasi esclusivamente ad una certa mentalità, ad un certo pregiudizio che le vuole relegate quasi totalmente in ruoli specifici e tradizionali. È chiaro che qualcosa sta cambiando, è cambiato, ma la mancanza di libertà di poter essere se stesse senza condizionamenti, di spazi per potersi ritrovare, per le donne è ancora più evidente ed avvertita. Nessuna ha denunciato discriminazioni o violenze in base alla propria esperienza personale, ma sappiamo che per altre, per molte altre così non è, che spesso episodi di ingiustizie, di violenze si consumano nel silenzio, nella solitudine.
Infine, va sottolineato che se da un lato nei giovani, o almeno nella maggior parte di essi è presente sfiducia, apatia, noia, vi è anche una, se pur tiepida, volontà di cambiamento, di azione che bisogna far crescere perché se i nostri politici dormono, non è detto che noi dobbiamo fargli compagnia. Sta a noi farci sentire, manifestare le nostre necessità, perché se la libertà è libertà dal bisogno, noi siamo ancora troppo poco liberi. 

l) Qual è, secondo te, l’esigenza più sentita dai giovani di S. Marco? (per tutti)
2) Credi nella politica come strumento di partecipazione per la risoluzione dei problemi giovanili? (per tutti)
3) Cosa significa, per te, la mancanza di lavoro? (per i disoccupati)
4) Qual è, secondo te, la causa principale di disagio per le donne qui a S. Marco? (per le donne)
5) Che cosa ti aspetti dopo la fine degli studi? (per gli studenti)
6) Sei riuscito a realizzare, attraverso il lavoro, le tue aspettative? (per gli occupati)
7) Vuoi esprimere un invito o una proposta? (per tutti)

Cosa rispondono i disoccupati
1) L’esigenza più sentita dai giovani è il lavoro che manca a Sammarco. Oltre al lavoro però, non c’è svago, manca tutto ed il giovane non sa dove andare e che fare.
2) No, non credo nella politica, nel mio caso personalmente, non potendo lavorare per motivi fisici. i politici locali non mi hanno dato nessun aiuto. Ma pure gli uffici competenti (l'ufficio di cllocamento) non danno nessun conforto alle persone invalide.
3) E’ un problema grosso, perché non so come fare, per fortuna ci sono i genitori che fanno mangiare i giovani disoccupati. Personalmente, non posso mica rubare per campare.
7) Invito gli amministratori locali a fare le cose giuste e devono aiutare un po' tutti, devono trovare uno sbocco per far lavorare i portatori di handicap, e non devono pensare solo alle proprie tasche.
Antonio, 28 anni 

1) Quello che esigono di più i giovani è la libertà. Si dice in giro che i giovani non hanno più ideali, non e vero. L’uomo è pieno di ideali, solo che la società impone un solo tipo d’ideale da seguire, se vuoi è quello, altrimenti arrangiati.
2) Non credo affatto nella politica come mezzo per risolvere i problemi giovanili, basta vedere attentamente quello che succede quando si è nel clima di elezioni.
Politici che promettono chissà che cosa, ma non per incoraggiare i giovani, ma solo per farli votare in un determinato modo.
3) Per me la mancanza di lavoro significa abbastanza, visto come siamo combinati in Italia, con circa tre milioni di disoccupati, in continuazione a fare i concorsisti.
Ma noi non facciamo che pensare a noi stessi, mentre c’è gente che muore di fame in altre parti del mondo, questo perché il mondo è pieno di ingiustizie, che l'uomo ha creato con il suo egoismo.
Bonifacio, 23 anni 

1) Credo che ai giovani manchi il territorio, cioè lo spazio per muoversi. Manca poi l’occupazione a Sammarco ed è un discorso antico, perché dal dopoguerra i nostri amministratori hanno portato Sammarco in via d’estinzione. C'era del verde e l’hanno cementato, c'erano gli uffici ora spariti. A prescindere da tutto, i nostri amministratori non praticano altro che una politica di emigrazione, a meno che non segui un partito e ci stai dietro anni. Bisogna cambiare metodo, da parte di chi crede di fare una politica alternativa e vera, non solo rispetto ai giovani ma anche ai meno giovani. Oggi a Sammarco fra i giovani c'è apatia, noia, indifferenza, c”è tutto, se guardiamo negli occhi i giovani, vedi la voglia di non vivere.
2) Potrebbe essere un buono strumento, però è questione di uomini, perché se non si cambia, si andrà sempre nella linea di questi anni.
3) Significa tutto, manca l’indipendenza economica.
4) Sarei per l’apertura di palestre, di un centro di documentazione sull'arte, sulla letteratura, bisogna aprire un cinematografo, un paese di quindicimila abitanti non ha un cinema, è assurdo.
Invito i giovani a credere nella cooperazione, pur non essendoci una politica che agevoli il settore.
Mario, 33 anni