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Epoca, n. 494 del 20 marzo 1960

Da Epoca n. 494 del 1960
Da Epoca n. 494 del 1960
Da Londra: Nantas Salvalaggio
Mary Ghamberlin, che vive a Roma da tre anni, ha scritto un libro sulle sue esperienze sue esperienze di donna in Italia. Ma anche se i suoi giudizi hanno destato enorme scalpore, le sue connazionali continuano sempre a sognare i maschi italiani.
I professionisti dell’amore
“Belli ma bugiardi”, “vanno bene per una vacanza, ma Dio ci guardi dall’averli per mariti”, “però divertono: con loro non ti annoi mai”, “arraffano donne come i boys scouth raccolgono francobolli”. Queste battute sono di moda, a Londra, e riguardano i maschi romani. Un libro uscito in questi giorni, Dear Friends and Darling Romains mette sotto accusa i Cesare e i Romoletto che vivacchiano all‘ombra del Pincio e di Trastevere. Le loro imprese amorose, nel racconto dolce-perfido della scrittrice americana Mary Chamberlin, sono di un molle cinismo, “un cinismo alla mozzarella”, nota qualcuno. I Vittorio, i Giorgio, i Carlo del libro, mentono con la spontaneità con cui Modugno urla. Tradiscono con metodo, con ordine: sono i computisti dell'amore. Di tanto in tanto, piangono, forse perché gli dona, e al posto del cuore hanno un taccuino di indirizzi di donna.
La signora Mary Chamberlin era venuta a Roma per trascorrere una vacanza di tre mesi, e invece c‘è rimasta tre anni. Sappiamo che lavora occasionalmente per il cinema, scrive su giornali e riviste americane. Questo è il suo primo libro e a me pare che la sua vena più originale sia la satira. Ecco come definisce lo stato d'animo di un‘americana di età non definita in compagnia di un giovanotto dall‘indefinibile mestiere.
“Adesso lei deve lasciarlo pagare ... (sono in un caffè di Via Veneto), non può umiliarlo offrendo la consumazione ... con tanta gente attorno. Prima di cena, stasera, lei, troverà il modo di fargli accettare del denaro senza ferire il suo orgoglio. Sarà magari una battuta, dirà che all'ufficio cambi le hanno dato troppe lire, molte di più di quante ne possa spendere negli ultimi due giorni che le restano da passare a Roma. Gli darà l’impressione di essere lui a farle un piacere, accettando quei soldi. Del resto, egli sa che lei non ha problemi di denaro … “.
Il capitolo “Amore” inizia a questo modo:

“Il maschio italiano ha una maniera tutta sua di guardare una donna che sia ragionevolmente attraente: è come se fosse la prima femmina che gli viene paracadutata nel deserto della sua vita. I suoi occhi prendono una espressione di stupore attonito e corrono a zig zag dalla testa, ai piedi di lei; egli sembra imprimere nella propria mente una specie di fotografia in rilievo delle tremule montagne e delle nascoste valli del continente nuovo e inesplorato che gli sta davanti”.

Da Epoca n. 494 del 1960
Da Epoca n. 494 del 1960
E’ naturale, continua la signora Chamberlin, che il maschio italiano viva pericolosamente.
“Questi Marco Polo della geografia femminile rischiano di continuo” dice, “una volta ho visto un ciclista sui quindici anni andare a sbattere contro una sezione delle mura Aureliane mentre si concentrava sulla topografia di una signorina che saliva su un autobus con la gonna troppo stretta. In un'altra occasione, ho assistito alla collisione di una 500 Fiat con il tram numero 4, a piazza Ungheria. La Fiat era così nuova che portava ancora la targa provvisoria di cartone. Ma evidentemente, per il giovane autista, non era altrettanto nuova quanto la ragazza che aveva attraversato la piazza pochi istanti prima dello scontro. La ragazza prestava delle forme originali a un vestito a sacco, e portava ben poco, per non dire niente, sotto di esso. Con tutto ciò i suoi confini anatomici erano qua e là imprecisati, e l’autista era cosi impegnato a risolvere i dubbi della propria mente, che dimenticò di seguire la curva del tram”.
La prosa della signora Chamberlin è un curioso miscuglio di aceto e di miele. Talune descrizioni di certi occhi d'uomo, di certe serate romane, testimoniano un acuto senso di osservazione. Ma altre impressioni oscillano bruscamente, e gratuitamente, dalla satira nervosa al romanticismo zuccheroso. In un capitolo descrive con crudele lucidità gli imbrogli sentimentali di un certo Giorgio; nel capitolo seguente si fa dannunziana nel dipingere la bellezza tenebrosa di un grande ufficiale di nome Vittorio. A parte il fatto che sono molto rari i grandi ufficiali dalla bellezza tenebrosa, val la pena di trascrivere qualche riga di cui Dekobra sarebbe orgoglioso:

“Deborah gli disse il suo nome, ed egli le prese la mano e la portò alle labbra. Vittorio disse: “Bel nome, Deborah". Deborah ebbe la sensazione di essere battezzata col fuoco”.

Miss Chamberlin conosce bene Via Veneto: non c’è dubbio che vi ha trascorso parecchie mattine e pomeriggi; e ha preso gusto a osservare le varie macchiette della celebre strada. Ecco una scena che ha un sapore d’autenticità.

“Il giovanotto italiano baciò la mano della signora americana. Nello stesso tempo, gli passarono accanto due matrone romana ed egli alzò la testa e fece un breve cenno di saluto.
Come le due donne furono in strada si guardarono in modo interrogativo: “Sbaglio o il … " disse una; l'altra sorrise: "Si, è il mio ex autista. Si è messo a lavorare con gli americani e ha imparato l’inglese. Lo vedo spesso a Via Veneto, ora; è sempre con un’americana nuova".
- E sposato?
- Naturalmente. E ha dei bambini.

La matrona si volse al portiere dell'albergo: "Le dispiace chiamare un tassì?”.
Mary Chamberlin prende di mira “l’appetito culturale” degli italiani con la ferocia che distinse il libretto di Revel Pour l’Italie. Prendo un paio di periodi:

“Gli italiani dedicano poco tempo alla lettura, fatta eccezione per i giornali, le schedine del totocalcio e la réclame dei cinematografi. La rivalità intellettuale è un fenomeno che interessa un infimo segmento della popolazione; i maestri del pensiero si invidiano l'un l'altro. Quando un italiano merita un qualche premio internazionale, egli viene automaticamente incluso dai suoi compatrioti nella lista dei martiri. Un freddo tributo è pagato a colui che ha sacrificato tetre ore negli studi fra libri, microscopi e provette, in modo che gli altri potessero tranquillamente godere il sole. L’uomo della strada rivolge quindi un ringraziamento a chi gli ha risparmiato la noia della scienza, e gli ha consentito una vita più felice”.
Ecco era una frecciata alla nostra mania di approssimazione.

“La teoria, e in special modo i libri di teoria, sono tenuti in poca considerazione. La tendenza nazionale è di trascurare il parere del tecnico. Ognuno va a lume di naso. La critica negativa di un film non provoca necessariamente una scarsa affluenza di pubblico … “.

Come valutano il tempo gli italiani?
“Troppe volte, scrive miss Chamberlin, abbiamo sentito dire da visitatori stranieri che gli italiani non hanno il senso del tempo.
Sarebbe meglio dire che non sono ossessionati dalla puntualità, ma dedurre da ciò che gli italiani non sappiano apprezzare il tempo, è un errore tra i più gravi. Non per nulla un loro vecchio e onorato proverbio dice: Chi lavora perde del tempo prezioso”.
La scrittrice nota che le famiglie italiane si portano sempre dietro i bambini come i gentiluomini della City l’ombrello:

“Il pupo viaggia tra madre e padre fin dall'età tenerissima, vuoi in Vespa vuoi in Topolino. Al cinema è collocato sulle ginocchia dei genitori. In trattoria, poi, viene palleggiato sopra la tavola assai più di frequente del fiasco di vino”.

Da Epoca n. 494 del 1960
Da Epoca n. 494 del 1960
Il libro di Mary Chamberlin sfiora gli aspetti e i problemi più tipici della vita romana. C’è l’inevitabile descrizione delle terrazze del Pincio in un pomeriggio di sole (abbiamo letto di meglio); ci sono delle attente osservazioni su Via Veneto, sulla porta di San Silvestro, sull'adorazione collettiva dell’automobile, sul dramma della serva, sul ferragosto, sulla giustizia italiana, sul cimitero e su un cavallo.
Ci sono poi tre brevi racconti con storie di americane e vittime dell'amore italico. La più singolare mi sembra quella di Elizabeth S., una ragazza grassoccia, venuta a Roma da Belleville, Indiana. Elizabeth, prima di essere folgorata dalla passione, era una creatura grezza e ingenua, occupata soltanto a fotografare i resti degli archi e delle colonne nei fori imperiali. Ma una mattina, a Villa Borghese, incontra Giorgio. Come le altre americane del libro. anche Elizabeth identifica l’amore col più completo smarrimento dei sensi. Gli occhi vellutati di Giorgio, “lucidi come due olive mature”, hanno la proprietà medianica di farla staccare da terra e farle dimenticare tutto.
A Villa Glori, Elizabeth è espugnata. A questo punto si assiste al gioco perfido e incosciente del giovanotto, che per tradirla con altre ragazze inventa improvvise malattie della madre e immaginari viaggi a Milano. E’ la solita storia. Alla fine Elizabeth scopre che Giorgio è fidanzato con una ragazza di Palermo, la quale viene a Roma una volta l'anno.
“Ma tu non mi avevi detto che eri fidanzato!”, dice Elizabeth indignata. Giorgio risponde candido: “E tu me l`avevi forse domandato?” La ragazza lo lascia decisa a non rivederlo mai più. Il distacco riempie di lacrime gli occhi di Giorgio, che dice con l'aria di un cane bastonato: “anche se non mi vuoi più vedere, dimmi almeno che non eri arrabbiata”.
Il racconto finisce gelido, sotto zero:

“Ora essi (gli italiani) le erano del tutto indifferenti. Molti somigliavano a Giorgio, e lei sapeva, per di più. che la maggioranza erano come lui. Un amore italiano, per Elizabeth, basta e avanza nella vita di una donna”.

Mi sono informato presso gli uffici turistici e le agenzie di viaggio londinesi se il liboc della signora Chamberlin con le sue brucianti osservazioni sui maschi italiani, non possa ridurre l’afflusso delle ladies britanniche verso l'Italia. Mi è stato risposto che l'ipotesi è assolutamente da scartare:

“Gli italiani piacciono così: duri, affascinanti e un po' brutali. Non li cambiate, per carità”.

Nantas Salvalaggio

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