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Epoca, n. 471 del 11 ottobre 1959
Specchio dell’epoca
di Guido Piovene
Una lettera da Holliwood
Alcune righe di una lettera inviata dalla moglie di un celebre attore di Holliwood a un’amica italiana.

“Si, Kruscev è stato qui. John (nome cambiato) si è trovato anche lui in quell’irritante imbroglio della colazione alla 20th Century Fox, la cosa più mal condotta ed assurda che sia stata mai vista. Il vecchio Spyros Skouras (nome vero) è un tipico produttore di Holliwood vecchio stile, senza un’oncia d’intelletto e nemmeno d’intelligenza. Potete immaginare che si empiva di ridicolo ogni volta che apriva bocca. Poi l’esibizione di Can Can, molto imbarazzante, l’ho vista alla TV (nessuna moglie era ammessa alla colazione) e arrossivo della sua volgare scemenza anche sedendo sola davanti allo schermo. Naturalmente Kruscev ha detto che era immorale, era nettamente offeso, e si è formata quella che si chiama una situazione tesa, o qualcosa di peggio ... “.

Da Epoca n. 471del 1959
Da Epoca n. 471del 1959
Non riferisco queste righe in stile anglosassone confidenziale in rapporto al viaggio di Krtuscev, avvenimento troppo grande per vederlo attraverso fatti di pico conto. Mi ha tentato quella scenetta, (con quel nome da mago illusionista, Spjros Skuras, così malamente trattato) di ambiente cinematografico hollywoodiano. Dal rapporto del dialogo con i sindacalisti, quell’infelice spettacolo di Can Can sembra essere l’episodio che ha urtato l’ospite di più in tutto il suo viaggio in America. Era veramente immorale? Probabilmente in quanto è immorale la stupidità. Ma è una curiosa idea offrire al capo di uno Stato, come spettacolo, un balletto basato sul mostrare una parte del corpo che non è propriamente il viso. Mi chiedo che cosa sarebbe accaduto se al posto di Kruscev vi fosse stato uno degli uomini politici tanto importanti, grandemente importanti, solamente importanti di Paesi più vicini a noi.
I rimedi
Da Epoca n. 471 del 1959
Da Epoca n. 471 del 1959
La delinquenza minorile è stato l’argomento di due grandi convegni, uno in Italia, l’altro in Belgio. Personalità eminenti hanno fatto proposte. Ma dirò francamente che non hanno convinto della loro efficacia.
Il “cattivo” cinematografo, i “cattivi” fumetti, i “cattivi” giornali sono stati naturalmente, come sempre, attaccati. Non ho certo intenzione di battermi per la stampa e per gli spettacoli frivoli, volgari, stupidi, brutali, e sarei felicissimo di non vederne più. Ma attaccarli direttamente siegnifica scambiare l’effetto per la causa. Anche quei “cattivi” spettacoli. quella “cattiva” stampa, esattamente come l’aumento della delinquenza, provengono da uno stato di dissesto della società.
Sono stati accusati il declino della famiglia, le cattive madri, ecc. Questo ci porterebbe ad un discorso troppo lungo. Qualunque sia la nostra opinione in proposito, è chiaro che si sposta la responsabilità. Perché vi sono più famiglie e madri cattive di un tempo? Per la stessa ragione per cui vi sono più giovani delinquenti. Ed ottenere famiglie e madri migliori (cioè cambiare la società) è altrettanto difficile che trasformare i delinquenti in cittadini onesti. Anche qui occorre risalire alle cause, criticare le fondamenta. Potrei continuare a lungo. La verità è che, in questi convegni, si ha quasi sempre l’impressione di girare, magari intelligentemente, a vuoto, nel limbo dei buoni propositi e dei pii desideri (non volendo toccare le vere questioni di fondo). Ho una discreta collezione di sfoghi di giovani in pericolo di sbandare.
Da Epoca n. 471 del 1959
Da Epoca n. 471 del 1959
Le ritengo sincere, perché io non sono educatore, insegnante, tanto meno predicatore, ma un ascoltatore soltanto, poco portato per natura a stupirsi e a scandalizzarsi. Non si tratta di delinquenti, ma nei loro discorsi e nella loro esperienza del mondo si vede con chiarezza come si possa diventarlo. Il panorama che mi aprono è diverso, forse più semplice, di quello che ho leggendo le relazioni dei convegni. Ed esistono sempre alcuni elementi costanti.
Uno è la mancanza d’affetto, o un affetto mal dato (e perciò male corrisposto) nei primi anni della vita. Un altro è il rifiuto del “saper vivere”, un preferire il “non vivere” al “saper vivere”, una purezza inasprita che ai tramuta in odio, ed il sentimento profondo che “sia tutta una porcheria” e tutto “faccia schifo”.
La sfiducia negli altri; un non credere a niente basato sulla ripugnanza di quello a cui le varie “fedi” hanno condotto i loro anziani. Un giudizio contrario al padre; “con tutte le sue ipocrisie, concessioni, viltà, paure, a che cosa è arrivato? A rimanere anche lui un povero diavolo; non voglio essere come lui”.
Poi: quanti parlano di crisi della gioventù hanno sempre presente la visione agghiacciante delle migliaia e centinaia di migliaia di giovani che sono esclusi dagli studi e, se hanno studiato, non trovano un impiego adatto; anzi si sentono isolati, bloccati, respinti.
Grave se non trovano impiego; forse ancora più grave se ne trovano uno (il famoso “pezzo di pane”) grandemente inferiore alla loro preparazione ed alle loro facoltà. Questo veramente distrugge ogni fiducia negli studi, nelle speranze, nelle idee.
La risposta più fatua è: il mondo è sempre andato così, forse, ma questi sono tempi intensamente critici in cui tutto viene al pettine. Per quanto mi riguarda, non vedo altro rimedio che il dare aperture, speranze, mezzi di studio, impieghi adatti, avventure di buona lega contro la noia, ed esempi di vera giustizia.
La fiera delle vanità
Dato che il mio mestiere si può esercitare dovunque vi sia un tavolino e una sedia; non credendo più che il contatto con gli ambienti ben informati e il collezionare storielle serve a saperne qualche cosa di più; per dire meglio, non avendoci mai creduto; non importandomi più nulla di saperne di più; essendo anzi convinto che, in tempi di cronaca e di notizie, l’uomo se ne deve difendere per ragionare chiaro; conservo l’antico costume di rimanere fino al giorno dei morti in campagna. Il freddo, le prime nebbie, la pioggia, portano in casa mia l’apparecchio televisivo. Guardo ogni sera il notiziario ...
Ma che cosa vi ha preso, cari amici che lo compilate? Con tanti avvenimenti che si sono nel mondo; con queste lune artificiali, questi viaggi, probabilmente la fine della guerra fredda; tutto quel tempo dedicato a ministri, sottosegretari, ecc., quando parlano negli aeroporti, quando sbarcano negli aeroporti, quando si esibiscono in una delle centomila assemblee, il varo della nave, la posa della prima pietra, la visita all’ospedale, la fiera delle vanità nazionali, sempre col Personaggio che cammina in testa e gli altri che trottano dietro con facce austere o sorrisi melensi ...
Immagino, anzi, so, che subite molte pressioni; ma tentate di far intendere agli unici interessati che il mostrarsi è antiproducente.
Non è sempre un’onda d’amore che sale verso il teleschermo.
La più bella storiella che ricordo del tempo del fascismo non è inventata. Accadde a un mio collega a Milano. Era seduto in tram e teneva aperto il giornale con titolo a nove colonne, fotografie, ecc. Una donnetta anziana che sedeva vicino guardò e borbottò in dialetto: “Non capisco perché insistano tanto con questo fascismo che non piace a nessuno”.
Guido Piovene

Hai mai visto gli ex voto di san Matteo? Conosci Giovanni Gelsomino?