Epoca, n. 356 del 28 luglio 1957
di Nantas Salvalaggio
Lauren vuol tornare a vivere
New York, luglio

A trentun anni non poteva chiudersi nella tomba dei ricordi. Lauren sentiva che “Bogie”, dovunque fosse, si sarebbe arrabbiato.
Egli detestava le lacrime, i ceri, i lutti. Egli amava il sole. Negli ultimi giorni della sua vita, quando capì che non c‘era più niente da fare, “Bogie” si fece promettere da Lauren di non essere “triste” oltre lo stretto necessario.
Pochi giorni fa, un reporter di Hollywood fu ricevuto da Lauren Bacall nella grande villa che Bogart aveva comprato nel 1952.
Era un pomeriggio piuttosto caldo. La cameriera negra portò sul tavolo retondo della living room una caraffa di aranciata. “Ho deciso di vendere la casa”, disse Lauren Bacall. “Essa tiene vivo il ricordo di Bogie malato, il Bogie degli ultimi mesi” ... ma non era il Bogie vero, e Lauren Bacall alludeva all‘ultimo anno della vita di Humphrey Bogart, durante il quale l'attore lottò disperatamente contro il cancro.
L'ultimo Natale, Bogie preparò l’albero, i regali, i dolci e la cena. Era pallido, debolissimo.
Si reggeva in piedi con uno sforzo mal dissimulato. Rideva e tentava di far ridere i figli.
Volle persino stappare le bottiglie di champagne. Poi, all'improvviso, si ritirò nella sua stanza senza salutare. Lauren lo seguì con un pretesto, per non allarmare i figli. Bogie giaceva supino sul letto, le gambe aperte, la faccia affondata sul cuscino.
“Una casa è fatta dalla gente che ci vive”, disse Lauren Bacall al reporter che non prendeva appunti. “Bogie, io e i bambini abbiamo fatto questa casa. E’ stata sempre una casa allegra, ma la forza che la guidava non c’è più. Adesso è una villa qualsiasi, non è più la casa per noi”.
Lauren Bacall girò gli occhi intorno, abbracciò con lo sguardo la grande stanza che Bogie preferiva tra tutte. Durante l’ultimo anno della sua vita, Bogie vi ricevette gli amici più cari, dalle cinque alle dieci di sera: Spencer Tracy, Katharine Hepburn e John Huston, La sua poltrona era ancora al suo posto, vicino al tavolo. Appeso al muro, sopra il caminetto, c‘erano le fotografie del matrimonio, che Lauren e Bogie celebrarono nella fattoria di Louis Brornfield, nell’Ohio.
“Tutti quelli che erano al nostro matrimonio sono morti”, disse Lauren Bacall indicando le fotografie sul muro. “Louis e sua moglie sono morti. George Hawkins, che mi fece da padrino, è morto. Tutti se ne sono andati, e io sono l'unica rimasta, e in queste condizioni è assai faticoso vivere”.
Mentre Lauren Bacall parlava, il reporter si ricordò di quel suo primo Avere e non avere, con il quale divenne celebre in poche settimane. Ricordo anche lo slogan usato nelle manchettes pubblicitarie: “Un viso che è facile ammirare ma è impossibile dimenticare”.
“Lo so”, continuò Lauren Baeall, “che milioni di vedove hanno già provato tutto questo prima di me. Dormo nello stesso letto che abbiamo diviso per dodici anni, e ogni mattina metto le mani in tutte le tasche vuote dei suoi vestiti. Non provo compassione per me stessa, ma ho paura che non riuscirò a rifarmi una vita in questo ambiente. Qui ci son troppi ricordi. Non posso più vivere tra queste mura.
Forse non sono così forte come credevo una volta. Proprio non me la sento, ecco tutto”.
A questo punto entrò Stephen Bogart, di otto anni. Entrò a carponi, con un elmo in testa.
Prima di rivolgere la parola a sua madre, si tolse l'elmo e disse: “Mamma che cosa c’è per cena?”. “Roba buona, per i bambini buoni”, disse Lauren Bacall, “ora vai di là e aspetta che ti chiami”. “Mamma”, insistette Stephen, “possiamo mangiare qui con Leslie, e guardare la televisione?
Lauren Bacall rifiutò il permesso. “Ma se l’hai lasciato fare tante volte ... “. “Si, ma adesso basta", disse Lauren.
Stephen, imbarazzato, si avviò verso la porta.
“E’ tale e quale Bogie”, disse Lauren Bacall, “tutti i trucchi sono buoni”.
Quando Stephen, con una smorfia triste, uscì dalla stanza, Lauren proseguì: “Ho intenzione di metter la casa in vendita assai presto. Certo, prima dell'autunno. Non voglio passarci un altro Natale”. Disse anche che avrebbe venduto lo yacht di Bogie, il Santana, perché è un lusso che non ci si può più permettere.
Per far piacere al reporter, Lauren Bacall estrasse da un cassetto un album di fotografie di tredici anni fa. Erano la storia del suo primo incontro con Humphrey Bogart dinanzi alla macchina da presa. “Quando sfoglio quest‘album”, disse Lauren, “non ho alcuna sensazione del tempo. In certi momenti mi sembra ieri, in certi altri un secolo fa”.
Il reporter guardò il volto senza rughe della signora Bogart, i suoi occhi grandi e limpidi. Si direbbe che abbia truffato il tempo. La sua espressione è ancora quella della modella di Harpers Basaar, dal sorriso enigmatico e dagli occhi un pò crudeli. Anche la sua voce è uguale, bassa di tono, come tutte le voci delle donne fatali. Il reporter si ricorda, e glie lo disse, di quella sua famosa battuta in Avere e non avere: ”Tu sai come fischiare, no?”. In quell‘anno le ragazze di buona famiglia, dopo aver visto il film, impararono a fischiare mettendo due dita sotto la lingua.
Anche Lauren Bacall ha avuto il suo “angelo scopritore”. Per Audrey Hepburn fu Colette, per Lauren fu la moglie di Howard Hawks, il regista di Avere e non avere. Dunque si racconta che la signora Hawks, costretta a recarsi di urgenza dal dentista, abbia sfogliato nell’anticamera una costosa rivista di moda. Malgrado la tormentasse un molare cariato, ella fu colpita dal viso di una modella. Come tutte le mogli dei registi, anche la signora Hawks aveva la mania di scoprire dei “visi nuovi”. Breve, essa torna a casa con la rivista e sottopose la fotografia di Lauren al marito. Il resto, si può anche omettere. Howard Hawks fu entusiasta di Lauren. Le firmò subito un contratto personale.
Tre mesi or sono, Lauren Baeall venne a New York per la “prima” del suo nuovo film: Designing Woman.
Una sera Lauren cenò alle “Stork Club”, insieme con Earl Wilson, il reporter del New York Post. Un giornalista che stava a un tavolo vicino, la pregò di scrivere dietro il menu dieci righe di autoritratto. Eccole: “Non seguo nessuna dieta speciale ... Non ho segreti di ciprie e belletti ... Ho scarso interesse per il golf in generale, e gli sport in particolare. Leggo molto e, spero, con profitto. Quando ho tempo, studio Dante.
Davanti alla macchina da presa cerco di parlare come mi ha insegnato mia madre, naturalmente, senza forzature. Non sono di carattere cupo, e mi illudo di aver sense of humour”.
E’ assai probabile che Lauren Bacall si ricordi ancora della telefonata che Humphrey Bogart mi fece nell'autunno dello scorso anno. Il mio collega Joe Hyams, dell’Herald Tribune, gli aveva detto che a Roma si parlava di un Bogart molto malato, quasi moribondo. “Bugiardi” disse Bogart, fuori della grazia di Dio, “mascalzoni” . E per smentire la malattia mi chiamò da Hollywood. Ricordo anzi che la linea era cattiva, e Bogie, per farsi capire, doveva alzare la voce.
“Non sono mai stato così bene”, disse. “Sto qui bevendo uno scotch on the rocks. E’ vero che ho avuto una operazione alla laringe. Ma, come dicono a Washington, sto meglio di prima”.
Egli alludeva sarcasticamente alla campagna elettorale dei repubblicani, secondo i quali Eisenhower, malgrado l’operazione all’addome, era in condizioni di salute migliori di quando era entrato alla Casa Bianca.
“Mi saluti i miei amici di Roma” disse Bogie sul finire della conversazione. “Soprattutto mi abbracci la cara, bellissima Gina Lollobrigida, e il suo simpatico marito ... “.
Confesso che dimenticai di includere questi saluti nel mio articolo di allora. Lo faccio adesso, perché Bogie ci teneva, da quel che ho capito.
Nantas Salvalaggio