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Vi offro da leggere il testo che è servito da sceneggiatura per il filmato creato gratuitamente in occasione del centenario della esplorazione della Grava di Zazzano (2006). Quest'opera è stata realizzata con pochi mezzi da: Michele Colletta (regia e montaggio); Alessandro Augello, valente agronomo emigrato a Bologna, autore delle ricerche e dei testi; Ciro Iannacone, ottimo musicista che per campare fa (ottimamente) l'insegnante, che ha prestato la voce narrante ed ha fornito le basi musicali (anch'esse inedite). Potete vedere ca. 15 minuti.
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La località di Zazzano vista dal satellite
La località di Zazzano vista dal satellite
Zazzano è una località delle zone più interne del Comune di S. Marco in Lamis. È segnata nel Foglio n. 156, S. Marco in Lamis, della carta IGM 1:25.000 del 1953.
Si arriva da due parti diverse. Si segue la strada vicinale San Marco-Cagnano per circa 5 km a iniziare dall'innesto sulla SS 272; quindi, subito dopo il Papaglione, si prende, sulla sinistra, la deviazione che porta alle Cave Milo; si percorrono 6 chilometri, di cui un paio asfaltati, sino ad un bivio. Qui si gira a destra e, dopo circa 100 metri, nelle vicinanze di una cisterna, si nota una grossa depressione dall'aspetto cupo e misterioso, siamo sull'orlo della "grava di Zazzano". Oppure si segue per 6 km la provinciale S. Marco-S. Nicandro Garganico e quindi, sulla destra, si imbocca la deviazione per Bosco Rosso. Dopo 11 km di strada asfaltata, presso alcune costruzioni in rovina, si prende infine una strada sterrata che si percorre per 1 chilometro.
Un tempo la notorietà di Zazzano era legata alla freschezza e fertilità dei terreni, ora quasi tutti abbandonati e coltivati solo per una piccola parte. Di altitudine abbastanza elevata, circa 680 metri sul livello del mare, la contrada permetteva una vasta gamma di colture agricole, grano tenero, avena, orzo, grano saraceno, legumi – in particolare lupini, fagioli e ceci, ortaggi di ogni genere. Le patate però avevano il predominio. Esse crescevano rigogliose e con attacchi abbastanza contenuti di virosi che sono malattie delle piante generalmente portate dagli Afidi, insetti minuscoli e noti col nome volgare di Pidocchi delle piante. Ad altitudini che si avvicinano ai 1.000 metri, gli Afidi hanno difficoltà a riprodursi e quindi a trasmettere la malattia. E' questo il motivo principale per il quale la riproduzione delle patate da seme viene fatta in località ad altitudine elevata come Sila e Alto Adige.

 Gli Afidi  Gli Afidi  Gli Afidi

Frontespizio del La fisica appula di p. Michelangelo Manicone
Frontespizio del La fisica appula di p. Michelangelo Manicone
E' facile comprendere come Zazzano e zone simili, sino alla Seconda Guerra Mondiale e subito dopo, dovevano apparire ben diverse da come ci appaiono ora. Tutti i seminativi erano regolarmente coltivati e, da quanto si sentiva raccontare dai vecchi, quando noi eravamo ancora ragazzi, le campagne delle zone interne erano dei veri e propri giardini.
Magari non sarà proprio così, ma che tutta la zona fosse coltivata, è attestato da documenti che ne danno testimonianza.
Nel periodo dal 1815 al 1852, come si legge nel testo di Tommaso Nardella, Lo sviluppo economico e industriale della Capitanata, testo che ripubblica una relazione di Francesco Della Martora b_250_0_16777215_01_images_intro_unita_brigantaggio_tooltips_lamartora-libro.jpg, la patata prima del 1813 o era sconosciuta in generale in Provincia, oppure se ne piantavano povere gemme per curiosità agraria.

Oggi vasti campi se ne coltivano nel Gargano, massime nei comuni di San Marco in Lamis, San Giovanni, Carpino, Ischitella, Vico, per modo che cotesto farinaceo è divenuto un oggetto di industria. E son belle veramente le patate imperiali di cosiffatte località, richieste financo nella Capitale e all’estero”.

S. Marco in Lamis, nella prima metà del 1800, era dunque un paese esportatore di patate che venivano prodotte in abbondanza nei boschi dell’interno, Zazzano e Chiancate in primo luogo. Il fatto è tanto più sorprendente, quando si pensa che Michelangelo Manicone nella sua Fisica Appula, pubblicata nel 1806, se la prende con gli scettici sulla coltura della patata, che allora non era praticata sul Gargano, e scrive:

Si, io non cesserò mai di ripetervi: coltivate le patate. So, che molti ridono, quando di coltivazion di Patate parlar mi sentono. Ma io altamente disprezzo il riso loro; perché al bel nome di patatista garganico altemente aspiro”.

In risposta alle speranze del Manicone anche adesso, soprattutto in zone dotate di maggiori servizi, anche se un po’ distanti da Zazzano, continua la produzione di questi tuberi.