Gli anni della ricerca, le applicazioni presenti, le 'profezie' per il futuro: parla Vinton Cerf, uno dei padri di Internet.
Da Arpanet al World Wide Web, ed oltre: l'intervista escusiva trasmessa l'8 dicembre, per capire meglio come è nata e come si svilupperà la Rete delle Reti.
A cura della redazione di Mediamente

Lei è conosciuto come il padre di Internet...

"Tanti mi hanno etichettato in questo modo, ma non è del tutto esatto sostenere che io sia il 'padre' di Internet. Avevo un compagno di lavoro di nome Bob Kahn ed insieme, lui ed io, abbiamo ideato Internet e scritto i protocolli di base nel lontano 1973, circa 24 anni fa. Dunque, questa etichetta, in realtà, appartiene almeno ad entrambi e probabilmente ad un migliaio di altre persone che hanno contribuito allo sviluppo di Internet".

'Arpanet' è stata la prima rete informatica ad essere impiantata. Quali erano i suoi scopi e come si è sviluppata fino a diventare l'attuale Internet?

"Il progetto su Arpanet iniziò nell'ambito delle ricerche della 'Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata sulla Difesa', organo facente parte del Dipartimento militare di Difesa americano. Il loro interesse era quello di trovare un altro modo di comunicare nel corso di una battaglia usando i computer. Così iniziarono con Arpanet, come fu chiamata, che usava le linee telefoniche per collegare i computer tra di loro; questo accadeva intorno al 1969.
A quel tempo, questo progetto ebbe molto successo ed iniziarono a fare esperimenti con le comunicazioni via radio e via satellite, usando la nuova tecnica della 'commutazione a pacchetto', che funzionava in modo molto diverso rispetto al sistema telefonico. Bob Kahn, il mio compagno di lavoro, lavorava ad Arpa sulle tre singole reti di commutazione a pacchetto e si rese conto che, in qualche modo, avremmo dovuto collegare le reti l'una all'altra e farle lavorare come se fossero state una sola. Questo era il problema di Internet che lui ed io abbiamo risolto nel 1973. Quindi, tutto iniziò con una singola rete, poi divennero tre ed in seguito iniziammo a collegarle tra di loro in Internet.
Vorrei però fare delle precisazioni sulle motivazioni che hanno dato vita ad Internet: quando fu ideata la prima rete, Arpanet, l'interesse nacque da una necessità di condivisione delle risorse: si volevano collegare i computer di circa trenta università in tutto il paese dove si studiava informatica e che ricevevano fondi dall'Arpa. Ciò non aveva niente a che fare con le bombe atomiche, come si suole fantasticare. Tuttavia, ciò che rendeva interessante la tecnologia utilizzata - la commutazione a pacchetto - era il fatto che essa tendesse ad essere molto forte, potente, perché non era centralizzata, ma, viceversa, molto decentralizzata. Sottolineo, dunque, che la prima rete, Arpanet, servì soltanto a creare un collegamento tra i computer di un gruppo di università. Dopo esserci resi conto che questa tecnologia era molto potente, solo allora cominciammo a porci una serie di domande sul possibile uso della tecnologia di commutazione a pacchetto in ambito militare. Quando, poi, fu ideata Internet - il collegamento tra diverse reti - ci ponemmo il problema di renderlo stabile anche in caso di guerra: di far sì, cioè, che se delle bombe avessero distrutto parte della rete, questa si potesse ricollegare da sola automaticamente.
Questo tema fu tra quelli trattati nel corso della progettazione di Internet. Il motivo della confusione su questo argomento è che nel 1962 un uomo di nome Paul Baran sperimentò un'idea molto simile alla commutazione a pacchetto per costruire una rete di comunicazioni vocali che potesse sopravvivere ad una guerra nucleare, ma il suo progetto in realtà non fu mai messo in atto".

Può spiegarci con esattezza i passaggi dell'evoluzione del primo computer-network fino a diventare l'attuale Internet?

"All'inizio degli anni Sessanta molte persone, quasi nello stesso momento, ebbero l'idea di un nuovo modo di comunicare che fosse diverso dal sistema telefonico, chiamato circuito ad inserimento (circuite switching), dove i due telefoni hanno una connessione tra loro stabile ed operativa finché non si mette giù il ricevitore. Questa nuova idea di sistema era chiamata 'packet-switching', e il primo ricercatore ad avere l'idea di questo nuovo sistema fu Leonard Kleinrock, un ricercatore del Mit. Kleinrock scrisse una sua dissertazione sull'argomento. La seconda persona che ebbe tale idea fu Paul Baran. Egli era alla Rand Corporation di Santa Monica, California, e stava studiando un modo di comunicare a voce, ma che prendeva il suono e lo commutava in pacchetti digitali di dati; il suono poteva poi essere distribuito attraverso un network negli Stati Uniti.
Il suo obbiettivo era quello di costruire un sistema che potesse resistere ad un attacco nucleare. L'idea del packet-switching, dunque, almeno come Paul Baran lo concepiva, doveva fronteggiare il problema nucleare. Il terzo uomo che guardò a quest'idea in modo indipendente fu Donald Davies al National Physical Laboratory di Londra. Il suo interesse era quello di connettere apparecchi, terminali e computer insieme con uno switching-sistem che potesse funzionare molto efficientemente. Questi tre uomini non si incontrarono mai prima che il sistema che usava il packet-switching, chiamato Arpanet, fosse creato. Il progetto Arpanet iniziò nei tardi anni Sessanta. Fu finanziato dalla 'Defence Advanced Project Research Agency', come ho detto prima, che fa parte del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, ma il loro obbiettivo non aveva niente a che fare con la guerra nucleare.
Così, il primo network di packet-switching, il network ad ampia estensione, fu progettato per coadiuvare la ricerca. Dopo il successo di questo progetto, che fu mostrato al pubblico nel 1972, uno dei miei colleghi, Bob Kahn, che lavorava all'Arpanet, andò all'Arpa e cominciò a studiare come si poteva usare questa idea del packet-switching nella comunicazione radio, radiomobile, o comunicazione via satellite. A questo punto mi chiamò e disse: 'Vinton, io ho un problema: abbiamo tipi diversi di reti a commutazione a pacchetto, ma vogliamo collegarle insieme perché abbiamo bisogno di usarle per l'esercito, per impiegare questi strumenti di comunicazione sul campo, in veicoli mobili, sull'oceano, dove si può usare il satellite per comunicare da una nave all'altra e da una nave alla costa; e noi vogliamo connetterli in un network continentale' (che l'Arpanet rappresentava). Così avevamo queste tre tecnologie di reti da connettere insieme. Il problema era certamente Internet, perché esso connetteva delle reti. Bob ed io lavorammo a quel progetto dal 1973".

Qual è la ragione per cui Internet è così popolare, oggi?

"Credo che l'aspetto più popolare di Internet sia il web: crediamo che il 65 per cento di tutto il traffico su Internet sia traffico basato sul web. Ma nonostante il web sia la parte più interessante, ed anche accattivante, di Internet, ciò che la gente usa di più è la posta elettronica. Dietro l'eccitazione iniziale per il web, in realtà, c'è la necessità di comunicazione, la possibilità di mandarsi l'uno con l'altro messaggi elettronici, come alternativa al telefono".

Qual è il network del sistema militare adesso? E' simile al primo Arpanet?

"Arpanet fu concepito e costruito nel 1969, ed era usato come un veicolo di ricerca fino al 1990, quando fu ritirato. Ma prima che fosse ritirato, intorno al 1983, fu separato in due parti: una parte rimase alla comunità di ricerca, e quella parte fu, alla fine, ritirata; e l'altra parte andò all'esercito Usa. Arpanet, dunque, continuò ad esistere sotto un altro nome: si chiamava Milnet. Quella rete servì per le operazioni militari per un po' di tempo. Nel frattempo è stata ritirata e rimpiazzata da una versione di Internet per l'esercito Usa".

La struttura di Internet come si svilupperà nel futuro?

"Sappiamo che, originariamente, Internet fu concepito per collegare delle reti diverse tra loro. Oggi, pensiamo che ci siano circa 200 mila reti nel mondo che sono collegate tra loro attraverso la tecnologia di Internet. Alcune di loro sono reti locali, alcune sono reti radio, altre sono via satellite ed alcune sono diffuse su grandi aree che sono usate per i circuiti telefonici. Pensiamo che tutto questo continuerà ad evolversi, ed in particolare ci aspettiamo di vedere sistemi televisivi via satellite e via cavo collegati ad Internet per supportare quello che ora chiamiamo multi-casting, il modo in cui Internet diffonde il suono ed il video ad un gran numero di persone".

Può dirci, in modo semplice, cosa è un protocollo e perché abbiamo bisogno di usarlo?

"Internet, nel suo nucleo, è molto semplice. Se si vuole pensare ad un esempio noi tutti sappiamo cos'è una cartolina: i pacchetti di Internet sono come delle cartoline, eccetto che corrono cento milioni di volte più velocemente. Una cartolina ha un indirizzo 'da' ed un indirizzo 'a', e c'è uno spazio limitato su cui scrivere, un pacchetto Internet ha un 'da' ed un 'a' ed uno spazio limitato per le informazioni. Inoltre, quando si imbuca una cartolina, non si è mai sicuri che arriverà dall'altra parte, poiché a volte le cartoline si perdono. Questo è vero anche per Internet: se si mettono tre pacchetti su Internet o si mettono tre cartoline nella buca, non verranno fuori necessariamente nello stesso ordine, potrebbero non venire fuori neanche nello stesso giorno. Dunque, in Internet, si verifica la stessa situazione: i pacchetti possono perdere l'ordine in cui sono stati inviati, possono andar persi, ed in circostanze molto strane possono venire copiati, e in questo modo possono venir fuori due copie invece di una.
Bisogna fare in modo che questo network di comunicazione piuttosto inaffidabile - il pacchetto o cartolina di Internet - diventi affidabile, perché i computer possano comunicare tra loro. Il modo in cui si svolgono queste operazioni è la costruzione di un altro strato sottostante di protocollo in cima alla cartolina di base, che noi chiamiamo layer-TCP, ovvero 'Transmission Control Protocol'. C'è un modo molto facile per capire come funziona: supponiamo che si voglia mandare un libro ad un amico, ed il solo modo in cui si possa fare è attraverso le cartoline. Pensiamo, allora, a quello che si farebbe: si dovrebbero tagliare la pagine del libro ed attaccare le stesse alla cartolina, ma bisognerebbe ricordare che non tutte le cartoline avrebbero il numero di pagina, quindi l'amico potrebbe ricevere le pagine senza alcun ordine. Sarebbe dunque una buona idea numerare le cartoline in modo che l'amico possa metterle insieme in ordine.
Bisogna poi ricordare che alcune di queste cartoline potrebbero andar perse, ed allora si dovrebbero conservare le copie da inviare all'amico nel caso che non ne riceva qualcuna. Come si fa a sapere quali cartoline l'amico ha ricevuto? Sarebbe una buona idea se l'amico scrivesse una cartolina ogni tanto e dicesse: 'Ho ricevuto tutte le cartoline eccetto la numero 102'; ma bisogna tenere presente che la cartolina che dice quante cartoline l'amico ha ricevuto potrebbe a sua volta andare smarrita. Dunque, se non si riceve alcuna cartolina che indica quante altre ne sono state ricevute, si potrebbe cominciare a mandare copie delle cartoline delle quali non sono state registrate le ricevute. E quando, alla fine, si registrerà la ricevuta di tutte le cartoline, allora si potranno buttar via le copie tenute da parte nel caso fossero servite. Questo è tutto ciò che succede nel protocollo TPC . Il protocollo cartolina, l'Internet Protocol, è molto semplice, in definitiva".

Il TCP è piuttosto vecchio ma ancora largamente usato. Perché?

"Il protocollo TCP e l'Internet Protocol, nonostante siano stati disegnati tempo fa, hanno creato uno standard comune, in modo tale che ogni computer poteva utilizzare quei protocolli, poteva parlare con qualsiasi altro computer attraverso Internet: questo è stato il suo valore. Gli standard permettono al computer di comunicare, anche se non si sono mai 'incontrati'. Dunque, i protocolli non sono rimasti sempre uguali; con il passare del tempo sono cambiati, si sono sviluppati in modo da avere nuove funzioni. Con l'aumentare delle esigenze si deve reinventare il protocollo per far sì che possa far fronte ai nuovi problemi".

Può parlarci di quei nuovi protocolli che il video e l'audio porteranno?

"Da un lato, Internet sta diventando più grande, e dunque abbiamo bisogno di nuovi indirizzi per consentire alla rete di crescere quanto è necessario. Dunque, abbiamo un nuovo Internet Protocol chiamato 'Versione 6' che contiene uno spazio di indirizzo molto molto grande, così come un grande spazio per le linee telefoniche, in modo che più computer possano essere connessi ad Internet; questo è un cambiamento. L'altra cosa che sta accadendo è che stiamo cominciando ad usare Internet per comunicazioni in tempo reale, per comunicazioni a voce, per comunicazioni video e per radio. E queste comunicazioni in tempo reale richiedono una nuova funzionalità del network; questi pacchetti devono pervenire più rapidamente degli altri per impedire che le immagini video o il suono si frammentino. Così abbiamo inventato delle priorità per alcuni pacchetti su Internet; alcuni di loro sono trattati meglio degli altri, in modo da farli arrivare più rapidamente. Stiamo effettuando esperimenti con le tecniche multi-casting per distribuire un pacchetto a molti ricevitori diversi, così come accade quando si ascolta la televisione o la radio, ed assistiamo ad una crescita di queste applicazioni sulla rete. Esistono circa 2000 stazioni radio che trasmettono il loro suono attraverso Internet, e stiamo cominciando anche a sperimentare il video su Internet stesso. Un giorno, forse, questo programma sarà distribuito attraverso Internet e ricevuto sul computer, non sulla televisione. Ecco: questi sono alcuni dei nuovi progetti di protocollo che stiamo cominciando ad inserire nel network e che stiamo sperimentando".

Parliamo del sistema E-mail: a volte la posta si perde, non si sa neanche se la propria posta sia stata ricevuta. Come si può risolvere il problema in modo da farlo diventare un sistema totalmente sicuro?

"Una delle applicazioni di Internet è la posta elettronica. Alcune persone hanno notato che così come la cartolina elettronica o il pacchetto Internet può andar perso, così anche la posta elettronica può andar persa. Vi sono molti modi di affrontare questo problema. In prima istanza, se la e-mail non può essere consegnata ed il sistema sa che non può essere consegnata, perché l'indirizzo non esiste o il server è momentaneamente inattivo, allora si fa un messaggio di ritorno che dice: 'questo messaggio non può essere consegnato'. Ma ci sono ancora casi in cui viene spedito un messaggio che non viene ricevuto e nessuno lo sa e naturalmente non si sa se il ricevente lo ha avuto o no. Il protocollo di posta elettronica su Internet sta cominciando ad espandersi, e quello usato per inviare la posta oggi è chiamato SMTP o 'Simple Mail Transport Protocol'. Esso è stato esteso a ESMTP, cioè 'Extended Simple Mail Transport Protocol': l'estensione contiene la ricevuta, così si può richiedere, quando un messaggio viene inviato, che a chi lo ha spedito giunga una ricevuta di ritorno. Questo è il modo per scoprire se il destinatario ha ricevuto o no il messaggio, ed inoltre aiuterà le persone a recuperare i messaggi andati persi".

Pensa che Internet dovrebbe avere costi diversi per l'utilizzatore finale a seconda che sia usato per affari o per divertimento? Si dovrebbe pagare in modi diversi?

"La questione dei costi di Internet, o forse più correttamente, dei prezzi di Internet è di grande interesse per tutti coloro che ne fanno uso. Per molto tempo il prezzo del servizio Internet è stato uniforme: tutti pagavano lo stesso ammontare indifferentemente da quanto uso della rete facessero. Ciò è stato per lungo tempo ammissibile poiché nessuno ne faceva uso per un tempo troppo prolungato. Ma poiché la dimensione di Internet è aumentata, così come è aumentato da parte della gente l'utilizzo della rete per le diverse applicazioni, alcune di esse necessitano di risorse molto maggiori rispetto ad altre. La posta elettronica, ad esempio, usa una parte molto piccola di Internet, ma i siti 'www', specialmente se trasmettono informazioni audio e video, impiegano un ammontare molto maggiore di risorse della rete. Ad un certo punto si deve decidere che le persone paghino per la quantità di risorse che impiegano, altrimenti, non adottando questo tipo di criterio, coloro che invece ne fanno un uso molto limitato si ritrovano a finanziare quelli che usano molto Internet in un regime di costo uniforme. Inoltre, sappiamo che le applicazioni in tempo reale impiegano molte più risorse di quelle non in tempo reale.
Abbiamo così concluso, almeno all'interno della mia azienda, Mci, che la cosa più giusta da fare per i nostri abbonati è quella di addebitare i costi in maniera diversa a seconda della quantità di risorse che vengono impiegate per eseguire ogni specifica applicazione. In questo modo si possono constatare addebiti differenziati per quanto riguarda un utilizzo prolungato mano a mano che trascorre il tempo, tenendo conto delle menzionate differenze di utilizzo della rete".

Cosa si prevede nello sviluppo di Internet nel prossimo futuro?

"E' difficile guardare al futuro e vedere le novità che avverranno in Internet. Sappiamo che è destinato ad ingrandirsi: stimiamo che per la fine dell'anno 2000 ci saranno tra i 200 e i 300 milioni di computer su Internet. Oggi sono all'incirca 23 milioni. E, solo per fare un paragone, nel sistema telefonico ci sono circa 700 milioni di linee telefoniche terminali all'interno del sistema globale delle reti telefoniche; per l'inizio del prossimo millennio, l'anno 2000, Internet si avvicinerà alla grandezza del sistema telefonico. Il secondo aspetto di cui possiamo prevedere la realizzazione consiste nel collegamento con Internet di apparecchi ai quali non avremmo mai pensato. Oggigiorno, i personal computer, sia portatili che da scrivania, così come i grandi computer di rete, fanno tutti parte dell'ambiente di Internet.
Ma iniziamo a vedere come piccoli componenti, chip che assolvono l'Internet Protocol, vengono inseriti negli apparecchi come accessori. In questo modo, il frigorifero, forse, oppure lo scaldabagno, la lavapiatti e la lavatrice possono diventare parte di Internet: avranno, al loro interno, dei piccoli chip per Internet e saranno collegati ad una rete che percorre la casa. Ora, forse, mi chiederete perché mai si può voler collegare questi apparecchi in rete, e dispongo di diverse buone risposte a questo quesito: le compagnie elettriche vorrebbero poter controllare una parte di questi apparecchi in modo che, nel momento di massima richiesta di energia, si possano spegnere, per esempio, gli scaldabagni, e ridurre, così facendo, la richiesta di elettricità per quel lasso di tempo. Ciò non rovinerebbe lo scaldabagno ed eviterebbe una altrimenti necessaria espansione della capacità produttiva, che risulterebbe molto costosa. Così, se è possibile risparmiare controllando gli elettrodomestici, i consumatori risparmiano a loro volta, in quanto non dovranno pagare ancora di più per l'energia elettrica.
E questo è solo uno degli esempi che illustrano i motivi per connettere questi apparecchi in rete. Le motivazioni più interessanti riguardano la connessione ad Internet dell'automobile, utile affinché le 'diagnosi' si possano effettuare dall'interno dell'auto. Tutti sanno che ci sono molti computer all'interno di un'automobile; e ancora sarebbe utile agganciare l'auto ad Internet ed al sistema satellitare globale di posizionamento, in modo che il computer della vettura conosca la propria posizione e possa reperire informazioni riguardo ad eventuali percorsi alternativi in caso di imbottigliamento, incidente o chiusura della strada. Esistono, dunque, tanti motivi per voler comunicare indipendentemente da dove ci si trova e voler connettere apparecchi elettronici che al momento non sono in rete ma che faranno parte del sistema di reti in futuro".

E così la tecnologia satellitare entrerà a far parte di Internet. Ci sarà un grande sbocco in futuro per la tecnologia satellitare in Internet?

"Sappiamo già che altre forme di comunicazione come le comunicazioni via satellite o le comunicazioni via cavo per la televisione possono entrare a far parte del sistema di Internet. Oggi stiamo già facendo esperimenti di trasmissione di 'pacchetti Internet' attraverso segnali televisivi via satellite, ed anche attraverso segnali televisivi via cavo, inviando il traffico di Internet insieme al segnale video. Un giorno, il segnale video stesso sarà trasportato come parte dei 'pacchetti Internet' fino a destinazione. Siamo quindi molto fiduciosi che qualsiasi tipo di trasmissione, sia essa fibra ottica, onde radio, satellite, cavo coassiale, normale canale telefonico, trasporterà il traffico di Internet indifferentemente a seconda del tipo di mezzo".

C'è chi afferma la necessità di adottare una censura per Internet ed io vorrei sapere la sua opinione al riguardo. Chi controllerà Internet?

"Ci sono persone che sono preoccupate riguardo ai contenuti delle informazioni su Internet. Dobbiamo considerare che esistono, oggi, 23 milioni di computer e 200 reti in circa 214 paesi che fanno parte di Internet. In nessun modo una persona, una compagnia, una nazione - nessuno, insomma -, può essere in grado di controllare il contenuto delle informazioni contenute in Internet: sarebbe come provare a controllare cosa le persone dicono tra di loro per telefono; è impossibile!
Ma ci sono dei motivi di preoccupazione per quello che si trova su Internet. Alcuni pensano che ci debbano essere delle restrizioni riguardo alle informazioni accessibili ai bambini. Dal momento che è attualmente impossibile controllare i contenuti della rete, quello che dobbiamo fare è offrire ai genitori ed agli insegnanti la possibilità di filtrare le informazioni che escono da Internet e che, nel caso in cui si rivolgessero ad un bambino, potranno essere rese non accessibili. Pensiamo dunque che la censura non sia né possibile né auspicabile per la rete Internet in generale, ma sarebbe molto utile per genitori ed insegnanti che ci fosse una maniera di filtrare l'informazione nel momento in cui parte dalla rete può rivolgersi ai più giovani. In questo modo, Internet è una comunicazione disponibile per gli adulti senza alcuna limitazione, pur offrendo l'opportunità ai bambini di entrarvi e di utilizzarla come un potente strumento di ricerca e di educazione o anche solo per divertimento".

15 dicembre 1997