Da 'Repubblica' del 22.08.2000
Tra perdite e fallimenti declina l'Eldorado web. Dopo Boo.com cadono Dressmart, CarOrder e Clickmango

di Andrea Di Stefano

L'Eldorado è decisamente finito. Internet non trasforma ogni idea in copiosi flussi di danaro e si moltiplicano fallimenti, ristrutturazioni e chiusure di molte dotcom, come gli addetti ai lavori amano chiamare le società nate su business della rete. Il clamore è molto minore rispetto al primo grande crack di Boo.com, il sito per la vendita di articoli d'abbigliamento sportivo che lo scorso 17 maggio è stato posto in liquidazione perchè aveva 'bruciato' 135 milioni di dollari (circa 300 miliardi di lire) in diciotto mesi e in cassa rimanevano solo 500mila dollari. Ma i fallimenti che si sono verificati dopo Boo.com sono probabilmente più preoccupanti, anche se si tratta sempre esclusivamente di attività di commercio elettronico B2C, cioè business to consumer: vendita online di prodotti al grande pubblico.
L'abbigliamento si conferma come la bestia nera dell'e-commerce. Dressmart.com, il sito per la vendita di vestiti e accessori per top manager, è stato rilevato per una corona (circa 250 lire) al Tribunale fallimentare di Stoccolma da New Wave, un'azienda specializzata nella distribuzione di abbigliamento, che si è impegnata a onorare il 25% dei debiti contratti dalla società, che ammontano a 3 milioni di euro. New Wave è interessata alla piattaforma tecnologica messa a punto da Dressmart: 'crediamo molto nelle opportunità di servizi Internet business to business - ha spiegato l'amministratore delegato Torste Jansson - e il sistema informatico di Dressmart è sicuramente uno dei migliori'. Diversamente dai fondatori di Boo.com, l'ex modella Kajsa Leander e l'ex critico letterario Ernst Malmsten, accusati di aver messo in piedi un sito molto pesante da scaricare e di aver dilapidato i finanziamenti in aerei privati e costossime suite d'albergo, i giovani ideatori di Dressmart erano stati molto oculati nella gestione corrente degli oltre 20 milioni di euro raccolti solo sedici mesi fa. Sono stati, però, trascinati a fondo dalla corsa all'espansione europea, dall'apertura di costossimi showroom nei principali aereoporti europei e da ingenti investimenti in meraviglie tecnologiche come i 'plasma mirror', per far visionare ai clienti animazioni con oggetti e articoli che si intendevano acquistare.
La sorte di Clickmango.com, il primo sito europeo per la vendita di prodotti naturali che sta disperatamente cercando un'iniezione di capitali perchè ha solo settanta giorni di sopravvivenza, sembra essere legata proprio allo scetticismo suscitato dai fallimenti di altre attività di commercio elettronico. I due fondatori, Robert Norton e Toby Rowland, nel settembre dello scorso anno avevano raccolto 3 milioni di sterline in soli otto giorni da Atlas Venture e dal fondo Internet della famiglia Rothschild, ma oggi non riescono a trovare altri finanziatori disponibili a scommettere sul futuro delle vendite online di prodotti erboristici, vitamine e altri rimedi naturali.
Le crisi del business Internet non sono, comunque, una prerogativa europea. Ieri CarOrder.com, una concessionaria online, ha sospeso l'attività del proprio sito e licenziato 100 dei 140 dipendenti, nonostante un cospicuo finanziamento dal produttore di software Trilogy, che ha contribuito con 25 milioni di dollari all'acquisizione di un dealer tradizionale di auto. CarOrder.com è il terzo concessionario online in crisi: a giugno avevano gettato la spugna Dreamlot.com e Autoallies.com. La causa principale delle difficoltà nella vendita di auto online, secondo gli analisti statunitensi, è nella guerra senza quartiere dei colossi che disdettano i contratti di franchising ai dealer che riforniscono gli Internet concessionari.