Note di toponomastica sammarchese tra mito e storia

Il massiccio del Gargano visto dalla pianura venendo da nord.
Il massiccio del Gargano visto dalla pianura venendo da nord.
Ho sott'occhio un libretto di Matteo Ciavarella 'Fra orti e mugnali' (NOTA 1). E’ un elenco delle strade di S. Marco in Lamis, ciascuna corredata della sua cronistoria.
Precede un buon compendio storico del paese ed una prefazione del Tusianib_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_tusiani_500.jpg. E’ un bel libro. Ne ho scorso le pagine ed alcune strade mi hanno parlato: le strade raccontano a chi le ha percorse nella prima infanzia, le ha riviste nell'età matura, le ricorda - ed ha scoperto di amarle - nell'età avanzata, con la nostalgia del vecchio emigranteb_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_migranti-italiani.jpg.
Nella rubrica televisiva 'Almanacco del giorno dopo' nel 1983 è piú volte presentata una voce: 'Le pietre raccontano'; le strade mi parlarono molto tempo prima, me ne è buon testimone il mio amico prof. Tommaso Nardellab_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_tommaso_nardella.jpg....
Via Carduccib_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_strada-del-purgatorio.jpg, Via Romab_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_via-roma-03.jpg, piazza Madonna delle Grazieb_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_largo_piano.jpg, la Padulab_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_la-palude.jpg, via lungo Ianab_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_sopra-il-ponte-02.jpg, via pozzo grandeb_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_via-pozzo-grande.jpg, via Staraleb_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_zona-starale.jpg. Voci e sussurri, racconto antico della primitiva S. Marco. Racconto che in parte illumina tempi protostorici, in parte tempi di storia certa, ricordati da Ciavarella, a partire dal 1500-1600.
La facciata della Chiesa del Purgatorio, in Via G. Carducci già Strada del Purgatorio
La facciata della Chiesa del Purgatorio, in Via G. Carducci già Strada del Purgatorio
Dice il Ciavarella: 'via Carducci... dal 1809 al 1931 aveva portato la denominazione di strada del Purgatorio, che traeva origine dalla Chiesa del Trionfo del Purgatorio fatta costruire nella prima metà del seicento dal sacerdote don Angelo Pupillo, che fu anche il fondatore della confraternita delle Anime del Purgatorio b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_interno-chiesa-purgatorio.jpg, riconosciuta dal sovrano nel 1777'.
Ho dei dubbi: come si chiamò quella strada dal 1500-1600 al 1809? E se invece la strada si fosse già chiamata via del Purgatorio per voce popolare, dai tempi della costruzione della chiesa omonima; o se addirittura la strada si fosse già chiamata così, e la chiesa ne avesse preso il nome?
La via Carducci oggi è una strada anodina: asfaltata, in salita, stretta se si misura col metro delle strade moderne. Io la ricordo, da bambino, diversa e più significativa: la 'strada del Purgatorio' mi sembrava - ed era per quei tempi - straordinariamente larga. Nella parte altab_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_parte-superiore-via-carducci.jpg dalla 'piazza di sopra' (corso Giannone) alla Chiesa era una scalinata larga di pedata e bassa di alzata, acciottolata. Ai margini aveva due marciapiedi larghi, diversamente costituiti.
Corso Matteotti, già Corso Umberto I, denominato comunemente 'chiazza di sotto'
Corso Matteotti, già Corso Umberto I, denominato comunemente 'chiazza di sotto'
Dall'altezza della Chiesa al suo sbocco nella 'piazza di sotto', già 'piazza seconda' ed ora corso Matteotti, la strada si restringeva, ed aveva una lieve pendenza.
Sembrava una strada fatta per contenere adunanza di popolo a monte della Chiesa e fino al sagrato, e per consentire a valle il deflusso dell'adunanza.
Vecchia immagine di inzio '900 di Via Roma
Vecchia immagine di inzio '900 di Via Roma
Via Roma
: 'è una delle principali strade della città... tutt'ora indicata con la primitiva denominazione: 'la strada del ponte' (da La Strada Ponte delle Grazie) così detta da un ponticello costruito, in tempi abbastanza remoti, allo scopo di permettere ai cittadini un più agevole passaggio sul torrente Iana ......' 'L'antica denominazione di strada Ponte le Grazie rimase in vigore fino al 1907...' Così il Ciavarella.
Vecchia veduta dei due ponti che attraversavano il torrente Iana
Vecchia veduta dei due ponti che attraversavano il torrente Iana
All'inizio del secolo, e come la ricordo io, la 'Strada del Ponte' iniziava dalla 'Piazza di Sotto' (via Matteotti) e terminava al 'ponte'. Il ponte scavalcava il torrente quasi a metà del suo percorso urbano, e non era un ponticello: aveva la stessa larghezza della strada, era fiancheggiato da spallette. Subito dopo il ponte la strada, ed il sobborgo delle Grazie, si allargava, e le pareti laterali delle case fiancheggiavano il torrente. Ancora all'inizio del secolo anche il ponte si allargava. Qui i miei ricordi si fanno confusi; ma mi sembra che esso diventasse copertura del letto torrentizio, già divenuto scarico di acque luride e di immondizie e fortemente maleodorante; un pezzo di tombinatura ante litteram, che poi fu seguito, dopo molti anni (molti... non so quanti, ero già studente inforestierato) dalla copertura lungo tutto il percorso del torrente fino al 'Puzzu ranne'.
Il Largo Piano come appariva
Il Largo Piano come appariva
(Piazza) Largo delle Grazie. Dice Ciavarella: ... 'la denominazione trae origine dalla chiesa dedicata a Maria SS.ma del Rosario e a Cristo Redentore, ma intesa comunemente come la Chiesa della Madonna delle Grazie. Ritenuta da qualcuno come la Chiesa più antica di S. Marco .......'
Ricordo il S. Marco degli inizi del secolo, quale io lo vedevo, e lo vide il Bacchelli: appiattito sulle pendici del monte, dal rione San Giuseppe a quello dell'Addolorata e di San Berardino. Il paese era pressoché tutto lì ordinato in file di case perpendicolari all'asse della valle, le più alte di 2-3 piani verso il fondo valle, e sempre più basse lungo le strade a gradoni risalenti sul monte.
Il quartiere 'Casarinelli'
Il quartiere 'Casarinelli'
Il panorama andava visto da Casarinelli, ed io bambino lo vedevo, di giorno e di sera, da 'Le Pietre' la casetta di campagna che mio padre si era fatta costruire anticipando la consuetudine del weekend ('Le Pietre' si vedono, isolata casetta sul profilo del monte, nel quadrante alto a sinistra della figura 25 della raccolta iconografica di Bonfitto e Nardella) (NOTA 2).
Da lassù io vedevo il paese distendersi ai miei piedi: linee di coppi e stradine allineate e parallele. La massa era tagliata trasversalmente dalla linea dei corsi 'piazza di sopra' e 'piazza di sotto', e dalla linea del torrente. Sporgevano in avanti i rioni al di qua del torrente: l'Addolorata, le Grazie, il polmone verde dei grandi platani della Villa.
Veduta aerea di S. Marco in Lamis. Era il 1972
Veduta aerea di S. Marco in Lamis. Era il 1972
L'allineamento delle strade sfalsava fra i vari dispiegamenti del paese da est ad ovest; cioè erano tutte parallele e discendevano dal piede delle 'Coppe'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_coppe-casarinelli.jpg (credo si chiami così il monte a nord del paese) alla 'piazza di sopra'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_corso-giannone-08-500.jpg. Quelle che dalla 'piazza di sopra' raggiungono la 'piazza di sotto'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_innesto-giannone-matteotti.jpg (da corso Giannone a via Matteottib_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_corso-umberto-03.jpg), anch'esse parallele tra loro, non erano però allineate con le strade superiori. E così quelle, che dalla 'Piazza di sotto' raggiungevano il corso del torrente, erano a loro volta parallele tra loro ma non allineate con le superiori. Specie di notte le filiere delle luci sottolineavano il caratteristico sfalsamento delle strade; io le vedevo bene dalle 'Pietre'.
Le uniche strade, larghe in confronto alle altre, perfettamente allineate tra loro, erano quelle del Purgatorio, del Ponte, delle Grazie.
Nel 1500, al tempo cioè della costruzione della Chiesa del Purgatorio, il paese era costituito, se ho ben compreso la ricostruzione del Ciavarella, da alcuni nuclei abitati: uno fra il 'Trono'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_municipio-01.jpg ed il 'Purgatorio'; in basso dai rioni del 'Pozzo Grande'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_i-pozzi-04.jpg e della 'Palude'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_mappa-palude.jpg fino alla 'strada del ponte'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_strada-del-ponte.jpg.
Dunque la via del ponte, che dava accesso al rione 'delle Grazie', costituiva un largo, pei tempi, e lungo viale rettilineo, marginale al paese, che conduceva direttamente al cimitero dei 'Morticelli'b_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_lapide-morticelli.jpg. Il cimitero era posto a valle delle fonti pubbliche delle acque ("I Pozzib_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_i-pozzi-05a.jpg") per non contaminarle, in un punto periferico del paese, quale era in quel tempo.
Nella loro evidente significatività, le strade, che costituivano il viale di accesso al cimiterob_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_accesso-cimitero.jpg, raccontano una loro mistica storia. Il loro nome primitivo, che conservavano agli inizi del secolo, fu loro dato dal popolo e non imposto da commissioni; un nome che esprimeva una funzione. E la funzione di quelle strade era quella di condurre i defunti alla loro dimora, e le loro anime a Dio attraverso il Purgatorio e nell'affidamento alla Grazia. Ritengo che oggi il rito dell'“accompagnamento" non sia più quello, che io ricordo agli inizi del secolo e che aveva certamente lunga tradizione.
Vecchia immagine di un funerale
Vecchia immagine di un funerale
Il corteo funebre non si limitava al tragitto più breve fra la casa del defunto e la parrocchia, ma si snodava per le vie principali, 'Piazza di sopra e Piazza di sotto', e seguiva un itinerario tanto più lungo, quanto più importante era il defunto.
Il 'paese' si schierava al bordo delle strade a commentare sulla vita, le ricchezze, le eredità del defunto; e a pregare per lui se in odore di benefattore o comunque amato (NOTA 3). E’ fantasia, ma non illogica, vedere gli adulti de 'i fuochi' (le famiglie) che nel complesso dovevano raggiungere le tremila persone nel 1500, radunarsi nel largo inizio della via del Purgatorio per comporre il corteo fino alle Grazie.
Largo Piano ora Piazza Europa. A destra si vede la Chiesa delle Grazie, con il campanile non ancora terminato
Largo Piano ora Piazza Europa. A destra si vede la Chiesa delle Grazie, con il campanile non ancora terminato
I nomi delle strade e dei luoghi testimoniano della loro storia.
'Le Grazie', la chiesa ritenuta la più antica del paese, fu in realtà il primo cimitero di cui si ha memoria. Il suo nome ha una chiara origine popolare.
Nei cimiteri si incontra spesso, se non sempre, una cappella titolata alla Madonna della Grazia per consuetudine e pregiudizio popolare.
I romani credevano che il latte fosse cibo di vita; essi usavano bere il latte sulle tombe dei defunti e praticavano buchi nei coperchi dei sarcofaghi per versate il latte nell'interno (NOTA 4). Tale credenza era tuttora valida nel 1500-1600, e in quell'epoca l’iconografia religiosa presenta la Madonna delle Grazie, spesso col Bambino in braccio, che spreme il latte dal suo seno in rivoli sulle anime purganti ai suoi piedi (NOTA 5).
Pertanto la più antica chiesa di S. Marco, che fu cimitero e poi rimase chiesa cimiteriale fino alla eliminazione dei 'Morticelli', fu verosimilmente chiamata dal popolo 'Le Grazie' fin dalle sue origini e tale rimane tuttora. E possibile che la consacrazione diversa (alla Madonna del Rosario ed al Redentore) sia posteriore ed abbia costituito un tentativo di liberare la religione dalla antica superstizione popolare. In sostanza si sarebbe tentato di sostituire i concetti di preghiera e redenzione a quello di grazia, che però rimase tale nella coscienza popolare. Se così è, come la logica dei nomi suggerisce, anche il nome di 'Purgatorio', che precede la Grazia in quello unico viaggio verso l'eternità, potrebbe avere origine popolare e finalistica, anteriore alla costruzione della chiesa.
Il vecchio quartiere della Palude
Il vecchio quartiere della Palude
La Palude, via lungo Iana; via Pozzo Grande; Via Starale. Dice Ciavarella (l.c. 134): 'la Padula è ritenuta il primo nucleo abitativo di S. Marco'. Essa ha due porte: 'porta vecchia e porta nuova.... (Porta vecchia corrisponderebbe al tratto di via Bux che fiancheggia la collegiata  e porta nuova a vico Palude'... che segna l'apertura verso la via Matteotti)'.
'Via Pozzo Grande' rappresenta uno dei più antichi toponimi della città e ricorda... l'esistenza di un pozzo più grande del solito'.
'Via Starale dall'antico toponimo della zona in cui rimane la via'.
'Via lungo Iana... deriva dal torrente omonimo che scorre parallelamente ad essa; il nome del torrente deriverebbe da Giano, il cui culto anticamente sarebbe stato assai diffuso nelle contrade garganiche... anzi sulla collina dove sorge il convento di S. Matteo, vi sarebbe stato un tempio dedicato a Giano. Quindi, molte contrade e abitati circostanti avrebbero preso nome da quello del nume pagano, e così: tutto il vallone di S. Marco, che si estende dai conventi di S. Matteo e di Stignano, sarebbe stato denominato Valle la Iana .......'.
Così, con prudente condizionale, si esprime Ciavarella. Egli è andato molto vicino ad udire la parola delle strade, ma non ne ha capito il racconto. Già altrove ho espresso l'opinione che il torrente Iano (o Iana, piú propriamente) derivi il nome da ianua, porta e non da Giano.
Il vallone dello Starale nel quale si trova S. Marco in Lamis
Il vallone dello Starale nel quale si trova S. Marco in Lamis
Infatti il vallone di S. Marco rappresenta l'unica apertura naturale, la porta del Gargano verso la pianura pugliese. Se 'iana' derivasse da Giano, il torrente dovrebbe chiamarsi Jano, addolcendo la G iniziale in I lunga; ma il nome è iana, femminile e con la I breve: è un nome latino (il latino non ha la I lunga). I romani chiamarono porta, ianua, anche altre località; ed io ricordavo Genova, l'antica ianua che dal mare e dalla via Aurelia apriva la porta verso la terraferma. Nel contesto delle varie sezioni in cui si divide il vallone di S. Marco il significato di ianua come porta riemerge senza pericolo di confusione e con assoluta certezza. Il vallone che da S. Matteo va fino a Stignano si divide sul terreno in tre parti: la valle di Stignano fra i monti la Donna e Castellob_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_castelpagano_iancuglia.jpg, inizia dal 'Convento di Stignano' e termina in quello che all'inizio del secolo era ancora il rione 'S. Berardino' (così l'ho sempre sentito chiamare nella mia infanzia); la iana, che segue, va da 'S. Berardino' alla 'Chiesa Madre' (il nome di torrente Iana è circoscritto al tratto interurbano dall'alveo del torrente. Non ne ho sentito parlare né a monte né a valle, se non per qualche vago accenno ad un torrentello che sarebbe esistito nella zona di S. Matteo; ma io non credo a questo; se cosí fosse lo Iana riapparirebbe dopo la interruzione dello Starale. Il torrente come unicum in realtà esiste ed è segnato sulle carte topografiche: inizierebbe in località Montenero e si perderebbe, con fenomeno carsico, sotto Stignano; ma non ha nome. In origine, ho la ferma convinzione che non vi sia stata altra Iana che quella urbana; il resto potrebbe essere estensione postuma del nome originario. Infine, proseguendo in salita, dopo la Iana la valle dello Staraleb_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_panorama-san-marco-in-lamis-09.jpg, che andava da S. Marco a S. Matteo. I nomi delle strade e dei luoghi raccontano chiaramente la loro storia. Procedendo dalla pianura verso l'interno del monte si incontra la valle di Stignanob_250_0_16777215_01_images_vittorio-de-filippis_strade_tooltips_valle-di-stignano.jpg, di chiara etimologia 'ostium ianuae'. Tutta la valle è l'ostium; la strada fu originalmente il letto del torrente, e tale rimase fino alla costruzione della 'via nova' di S. Severo. La strada primitiva raggiungeva la quota del piano terreno all'altezza di quella che era propriamente detta la iana, chiamato poi globalmente 'lu puzzuranne', e che oggi appare come una piazzetta irregolare, bordata da case basse e dimesse, disordinate per altezza ed allineamento, evidentemente sorte 'per generazione spontanea' come primitivo centro di sosta e di commerci del paese.
Il quartiere della Palude con, in primo piano, uno dei pozzi dai quali si attingeva acqua potabile
Il quartiere della Palude con, in primo piano, uno dei pozzi dai quali si attingeva acqua potabile
Al centro il pozzo grande, che dava il nome al rione. Sorse dopo, e di questo si hanno notizie storiche, la Padula o Palude che aveva una porta sulla piazzetta già esistente (la Porta vecchia). La Palude, costruita secondo un piano, ebbe una struttura urbanistica esemplare: rettilinea, con case per l'epoca decorose e provviste di sottani distinti dalle stanze; al centro della strada vi era una fila di pozzi che consentiva il rifornimento di acqua alle famiglie (poche per ogni pozzo) senza comunelle e confusioni. Non potevano circolarvi i carri. Ancora a metà del secolo la palude offriva un esempio di strada pedonale tranquilla e silenziosa, residenziale 'off limits' da quella che doveva essere alle sue spalle la movimentata piazzetta del pozzo grande. In quest'ultima, ai primi anni del secolo, si trovavano ancora la 'Taverna', il fabbro maniscalco, il pozzo grande. Servizi che io, bambino, ho visto esaurirsi progressivamente e sistemarsi al piano, nel palazzo La Selva, lasciando il 'puzzu ranne' in uno stato di sonnacchiosa emarginazione. Quando ero bambino al 'puzzuranne' aveva tuttora alloggio per sé e per i cavalli, e recapito, quello che ritengo sia stato l'ultimo barrocciaio di San Marco. Si chiamava Donato (non ne so il cognome) e si doveva prenotare lo sciarabà (char à bancs) per farsi portare a S. Severo. Non viaggiava tutti i giomi per lasciare il riposo ai cavalli. Io avevo il compito di andare da Donato, nel tardo pomeriggio, per compiere l'operazione di noleggio; ne ero molto fiero.
Il quartiere San Bernardino visto dalla chiesa dell'Addolorata
Il quartiere San Bernardino visto dalla chiesa dell'Addolorata
Costruita la 'strada nuova', la quale raggiungeva S. Berardino a quota piú alta del torrente, fu necessario scavalcarlo. Non so intuire i tempi e le date: l'ostium ianuae è romano, la via nova è posteriore ed il ponte di S. Berardino era già ai miei tempi una larga tombinatura che dava accesso al rione dell'Addolorata, storicamente sorto relativamente tardi, nel 1700, ed alle 'vie novae' (così si chiamavano) dei piani di sotto e di sopra (oggi viali della Repubblica ed Europa, confluenti nella zona 'puzzu ranne',
La zone dei pozzi
La zone dei pozzi
in via Marconi, già via della Chiesa Madre) le quali conducevano dunque nuovamente alla piazzetta terminale del 'pozzo grande', centro primitivo del paese.
Le 'vie novae' dei piani costituivano ancora, nei primi anni del 900, una tangenziale di S. Marco, che verosimilmente per qualche secolo aveva condotto al vecchio centro storico e via dei traffici del paese. Questa tangenziale costituiva la via di accesso al centro garganico. Avevo amici varesini che mi assicuravano di averla percorsa per recarsi, in auto, a caccia nella foresta umbra. Di S. Marco non avevano altro ricordo.
Da questa tangenziale, al piano, partiva la via nova per S. Giovanni e Rignano. Ingegneria primitiva, ma efficace, per lo svincolo del centro dai collegamenti interurbani.
Il complesso dei 'morticelli', smantellato nel 1909
Il complesso dei 'morticelli', smantellato nel 1909
Un bel mattino di primavera, andando 'alle Pietre', ho visto un gran movimento di carri 'alle Grazie'; la triste e cadente cinta dei Morticelli era stata abbattuta, ed i carri trasportavano via mucchi di terra per risanare la zona dell'antico recinto.
Potevo avere 5 anni. Nel 1909, dice Ciavarella, fu smantellato 'i Morticelli'. Le date corrispondono.
Fu rinnovata la Chiesa delle Grazie; mi sembrava brutta, ma il piazzale grande, bianco, succeduto a quel triste ed uggioso grigiore (io credevo che i morticelli fosse il cimitero dei bambini, e mi sentivo particolarmente triste passandovi accanto - ero bambino anch'io) mi dava serenità.
Largo Piano dopo lo smantellamento dei 'morticelli'
Largo Piano dopo lo smantellamento dei 'morticelli'
Le case della zona si lavarono la faccia, altre se ne costruirono avvicinandosi alla chiesa. La nuova organizzazione dei dazi comunali aveva portato all'apertura di un decoroso ufficio nel palazzo La Selva in cui lavorava Don Nicolino Siani. Demolite le baracche cadenti dei dazi a S. Berardino e dietro la Chiesa Madre, press'a poco all'altezza della 'porta vecchia', davanti alle quali bisognava scaricare e mostrare pacchi e valigie come in una dogana.
Il palazzo La Selva, al centro di un largo spiazzo, con vie confluenti, si attivava sempre più come centro di nuova vita che portò ad esaurire progressivamente quella del 'puzzu ranne', ivi si allogarono Taverna e maniscalco, oltre il dazio.
Quando ero bambino, dopo 'i pozzi', che era una spianata che sbarrava la valle, dove erano scavati pozzi comunali, iniziava lo starale, ostium arale, che indicava lo sbocco a monte della ianua, verso l'ara.
La Valle dello Starale
La Valle dello Starale
Ovviamente si trattava di un'ara per compiervi i sacrifici del ringraziamento per aver percorso il tratto piú pericoloso, sia per diifficoltà naturali che per possibilità di imboscate o rapine, del viaggio di accesso al Gargano.
Ostium arale dunque precristiano. Lo starale conserva, fino all'inizio del secolo, la funzione di unica via di accesso ai fondi che costeggiavano la valle di S. Marco a S. Matteo. Come l'ostium ianuae, Stignano, dava il nome a tutta la vallata dell'accesso fino alla ianua, l’ostium arale, starale, dava il nome a tutta la valle dall'uscita dalla porta fino al Monte Celano (coelum ianuae). Al termine dell'ostium arale doveva esservi quindi un'ara, non un tempio. E questo è logico: il tempio è il luogo di riunione di una popolazione: e quale comunità preconventuale era nella zona di S. Matteo? Non ve n'è traccia.
Se poi dovessero nascere dubbi sull'agibilità di queste strade, basta pensare che io personalmente ricordo lo starale come una strada acciottolata e transitabile anche da carri.
L'attuale S.S. 272 che porta a San Matteo
L'attuale S.S. 272 che porta a San Matteo
Si percorreva nelle gite a S. Matteo. Oggi chi lo direbbe? Allo stesso modo, dopo non cinquant'anni di disuso, quanti sono passati per lo starale, ma dopo secoli, non è possibile riconoscere nel fondo valle di Stignano una strada di accesso alla 'lama' in cui era la ianua. E questo è tutto: mancano gli scritti ma i nomi popolari parlano ugualmente, in forma sicura.
Chiudeva la valle il coelum ianuae, il Monte Celano, aggirato il quale, alla sua base si perveniva all'altopiano garganico.
Il carrettiere
Il carrettiere
Vorrei chiudere con il ricordo, collegato alle strade, di un amico.
Quando ero bambino, a S. Marco vi erano moltissimi cani di piccola taglia, cani da traino o pummini, gli amici del trainiere. Questi faceva il più della strada a piedi, la frusta al collo come una sciarpetta, il manico di qua del collo e la corda di là; il cagnino correva sotto il carro, all'ombra, o tra le zampe dei cavalli.
Quando era stanco chiedeva il permesso di saltare sul carro, che gli era accordato. Il pummino, che io ritengo fosse un lupetto di pomerania (pummino, appunto) era rosso di pelo, molto intelligente, con un musino appuntito da volpino, guardiano fedelissimo del carro e dei cavalli. Non ce ne sono più. Ne incontravo uno alcuni anni or sono, quando per qualche tempo tornai a far vacanza a S. Marco, alle 'Pietre'. Era randagio sulla via di Casarinelli. Un anno ho tentato di farmelo amico: l'avrei raccolto volentieri. Era bellissimo. Non volle saperne di me. L'anno dopo non l'ho più visto. Sono scomparsi i traini, gli sciarabà, le carrozze, i faeton, i cupé. Sono scomparsi anche i trainieri ed i pummini. Amen.
Vittorio De Filippis