Da Puglia Ex Voto, Bari Biblioteca provinciale De Gemmis, estate-autunno 1977, a cura di Emanuela Angiuli, Congedo Editore, Galatina 1977, pagg. 37-40

La copertina del romanzo di Tommaso Di Ciaula - Tuta blu - apparso nel 1978.
La copertina del romanzo di Tommaso Di Ciaula - Tuta blu - apparso nel 1978.
Siamo in viaggio per santuari. Dobbiamo fotografare e schedare gli ex voto per la mostra in preparazione presso la Biblioteca De Gemmis. È la volta del Gargano. Arriviamo al santuario di S. Matteo a pochi chilometri da S. Marco in Lamis. Dal portone spalancato del convento entra vento umido. Dalle finestre del chiostro, attraverso i vetri appannati, una gazza nel cortile saltella sulla ghiaia. Un gallo dai forti colori passeggia sul davanzale della finestra, faccio in tempo a fotografarlo, di colpo vola sul bordo del pozzo. Nel corridoio del convento fa molto freddo, siamo circondati da macchine fotografiche, lampade, mucchi di fili elettrici, qualcuno fuma, un altro batte i piedi per il gelo, dalla bocca esce vapore sottile. Di tanto in tanto sul portone si affaccia qualche contadino impacciato. Chiede di vedere gli ex-voto, è in abito da lavoro, forse avrà un podere qui accanto. Sullo spiazzale una seicento bianca vecchissima accosta lentamente alla scalinata, discende un'intera famiglia incappottata, un cane nero si stacca dal muro e ne annusa le stoffe.
Padre Mario apre il salone degli ex-voto. È uno stanzone lungo almeno venti metri, la volta a botte, i muri letteralmente tappezzati di tavolette votive. Dappertutto scene disperate, scene di sangue, sangue a fiotti dalle mani di un cacciatore a cui è scoppiato il fucile, sangue dal braccio di un bambino azzannato da un cane. La volta pullulla (sic) di una umanità tanto anonima quanto disperata. Adesso è un interno rosso porpora, poche suppellettili, scarne, essenziali: un comò, un tavolo, un letto dove giace l'ammalato che sputa sangue nel catino. Altre bacinelle sono per terra accanto al letto, colme come se avessero scannato il porco, i familiari si torcono le mani per la disperazione, sul tavolo si confondono in un disordine allarmante oggetti gettati alla rinfusa: la borsa del medico, il bastone, lo scialle, una brocca...
Gli occhi di tanti sconosciuti spiano dai muri: facce in posa ritoccate male dal fotografo accanto a ricostruzioni approssimative di incidenti di carri o di automobili. Le didascalie sono frettolose, essenziali, nella ricerca affannosa dello stile nella lingua colta, impressionanti per la sintesi che riescono ad esprimere. Terribile raccontare tanti fatti in una lingua sconosciuta! Giorni e giorni in terra africana (sic) diventano: 'La giornata trista del caporale Catalano Giuseppe sul fronte albanese del 13° Reg. to Fanteria. Per grazia ricevuta il giorno 2-4-1941 (Cerignola)'.
Tavoletta votiva dipinta presente a S. Matteo: le nuove tecnologie di allora.
Tavoletta votiva dipinta presente a S. Matteo: le nuove tecnologie di allora.
Nelle espressioni spesso concitate il linguaggio della cosidetta 'civiltà delle macchine' si fa evidente, per riconoscere la propria RENAULT 1000 (Ortanova-Spazzino investito) Oppure la 124 SPORT precipitata nel fosso e il camion LEONCINO (giunto da Andria il 7.11.72) per ex-voto. Due giovanotti scampati ad un incidente sorridono spavaldi da due foto affiancate, ostentano giovinezza ed un bel paio di baffi. Hanno l'aria allegra, forse troppo giovani per ricordare ancora, anche se a lato c'è la foto della loro moto contorta e sgangherata.
Nella stanza continua a far freddo, ci riscaldiamo al calore della potente lampada da 1000 Watt, bisogna spegnerla di tanto in tanto per non farla fulminare. La parete torna oscura, ma ancora leggibile per i forti colori accesi e contrastanti. Grovigli di carne ci sovrastano, ci feriscono nella severità e nello stesso tempo nella ingenuità dei dipinti. Penetrante è l'odore della muffa, molti quadretti sono dipinti su lamiere ormai arrugginite, inchiodate malamente una all'altra da lunghi chiodi arrugginiti che sembrano imbevuti di sangue. Il padre guardiano assiste divertito alle nostre evoluzioni con cineprese, macchine fotografiche e fili elettrici interminabili, ascolta le nostre interpretazioni. Intanto continua questo nostro andare sotto la volta allucinante di dipinti: occhi roteanti, gente che cade dai terrazzi e sembra che voli, bambini sotto le ruote di carri, una mula fa sprizzare sangue dalla fronte di un uomo con un calcio di zoccolo. Ancora sangue acceso, assurdo, fosforescente: un cane dalle zampe bianchissime e lunghe afferra il braccio di un contadino che sprizza sangue rosso-minio, simile a una fiammata. Tutt'intorno alberi grigi, tristi, da giorno di passione. Un cavallo perde sangue dalla bocca, lo tiene il padrone per il basto, sullo sfondo di un viale in buona prospettiva, nel paesaggio primaverile. Un treno deraglia e sputa passeggeri gambe all'aria come pupazzi.
È una umanità allarmata ed allarmante, tragica, curiosa, furiosa, che vive in cadenze marionettistiche.
È notte. Un bambino pallido viene ripescato dal pozzo dove è precipitato, nel cielo blu alberi fioriti e stelle. Lo tira un uomo con una corda, le gambe puntellate sul bordo del pozzo. Scendiamo lungo la Murgia, verso Minervino. Fra viottoli serpeggianti nel grano e gli ulivi, tornano lentamente i carri dalle grandi ruote, fanno fracasso di sonagli tirandosi dietro, legati per la gola, piccoli cani disperati che abbaiano strozzati nella polvere. È quasi sera:

I cieli hanno lasciato / poco azzurro sulle pietre, / strane costruzioni / misteri che il tempo custodisce / il telaio che batte, / riecheggiano cisterne e crete, / bisbigli tra le tende / che non voglio sentire / né voglio credere / quando rintocca la campana sulla piazza / impallidiscono fanciulle / dagli occhi d'uliva / ai bianchi banditi dei camini / alle campagne che perdono bronzo / all'occhio terribile della luna.

Tavoletta votiva presente a S. Matteo.
Tavoletta votiva presente a S. Matteo.
Alla Madonna del Sabato mi accorgo della figura misteriosa di un ometto con bastone e bombetta che ricorre spesso tra tavolette votive. Appare così quasi in sogno, aereo, ridente, augurante. Due buoi enormi tirano una carretta e schiacciano un uomo che sembra dormire fra le ruote, sono dei buoi irreali, due dolci buoi dalla tinta celeste paradisiaca. Un agguato notturno con tanto di luna cornuta e case-minareti bianchissimi: l'accetta nella mano dell'aggressore è tenuta con leggiadria nella punta delle dita, come un gioco di prestigio, non c'è atmosfera di violenza, anzi c'è molta grazia nelle figure che sembrano impegnate come in minuetto. Tre cavalli ben bardati ed infiocchettati nell'indietreggiare schiacciano il padrone che è scivolato dal carro, il cappello vola per la strada mosso dal vento, rotolando sulle punte! Sotto il dipinto appare la scritta: 'A perenne ricordanza ad (sic) in attestato di dovuta riconoscenza che appena caduto passò la ruota sopra chiamando Maria SS. Ma del Carmine e ne fu liberato. Agresto Nicola la 1° di novembre 1878'. Sono dipinti che sembrano squarci di sogni, di incubi.
Oggetti, espressione e testimonianza di gente che ha scelto come denuncia la formalizzazione della tragedia. Tragedia di chi è stato umiliato, espropriato di tutto ciò che era possibile, espropriare, dimenticato nella maniera più oscura per essere dimenticato.
Siamo sulla via del ritorno, le strade tortuose della Murgia si inseguono, si aggrovigliano. Ai bordi qualche papavero, molta erba per questa primavera grigia, piovosa. Muretti a secco respirano vento umido per i muschi e per le muffe, respingono steli di biada sterile. Guardo il paesaggio, è proprio quello descritto da un ex-voto: nitido, essenziale, un paesaggio di estrema solitudine. Una famiglia è assalita dai cani rabbiosi, alza le braccia all'aria, disperata, sono soli, lontani da tutti, gli altri lontani da loro, invocano un santo, il più vicino, quello dei loro avi. Chi può sentirli mai? Se si mettessero a gridare a squarciagola non li sentirebbe nessuno, proprio nessuno. Le invocazioni arrivano dritte al santo che da una nuvoletta ammicca, sorride, poi di colpo si fa triste.
Tommaso Di Ciaula