[...] con il chiaro scopo di cautelarsi dai fuggitivi, dagli spioni e da coloro che accedevano nel regno con inganno, oppure nei casi in cui malintenzionati tentavano accodarsi ai pellegrini.

'E qui vuolsi rammentare che Vargangi non suona già forestieri o avventizii di passaggio (advenae ovvero peregrini), ma giusta la definizione di Rotari nella legge 390 'forestieri che venivano a prender domicilio nel regno longobardo' sub scuto regiae protectionis e divenivano sudditi. I passaggieri semplici, i pellegrini (Romei) dei quali dopo Rotari e dopo la conversione universale dei Longobardi al Cattolicismo si videro passar grandi stuoli per le terre longobarde verso i luoghi dei Santi Apostoli, non erano Vargangi: essi venivano accolti secondo gli usi dell'ospitalità longobarda intorno ai quali nulla si scrisse nell'Editto, perché si confidò nei costumi stessi: e non fu imitato l'esempio dato dai Bavari e dagli altri popoli barbari che vollero nei loro codici con leggi apposite regolare alcune cose concernenti l'ospitalità verso gli stranieri viandanti e gli Ambasciatori'. Carlo Troya e Cesare Balbo, Della condizione dei romani vinti dai longobardi e di altre quistioni storiche, Napoli, 1869, p. 39. 'I re Rachi ed Astolfo regnarono in un tempo in cui la monarchia longobarda periva in forza de' suoi vizi interni e della politica della Santa Sede aiutata dalie armi de' Franchi. E però i frammenti legislativi, de' quali io ò segnalato l'esistenza, portano il marchio de' tempi, e sono in ogni linea preoccupati di una prossima decadenza e ruina. Sono leggi ispirate dal timore e dal sospetto. 'Hoc autem praevidimus statuere, dice il re Bachi nel suo prologo, ut Marcas nostras Xristo custodientc sic debeant kabere hordinatas et vigilitas ut inimici nostri vel gentis noslrat non Rossini per eas (Marcas) sculcas mittere. Vtfugaces exientes suscipere, sed nullus homo per eas introire possit sine iussione aut epistola regis'. 'Propterea unusquisque iudex per Marchiam sivi commissam totem studium et vigilantiam ponere debeat et per locospositos et clusarius suus ut nullus Homo sine signo aut epistolam regis exire possit: et dum ad ngrediendum venerint peregrini ad clausas nostras qui ad Rotnam ambulare disponunt, diligenter debeant interrogare unde sint; et si cognoscunt quod simpliciter veniant eorum aditum tribuant'. Astolfo rinnova le medesime precauzioni nella sua quarta legge inedita (Ecco le parole di questa legge, la quale sarebbe quinta nell'ordine delle pubblicate da Astolfo, quarta nell'ordine delle rinvenute da Troya, imperocché la prima di esse, non che il principio della seconda, manca nel Codice Cavense, dal quale, come fece notare il Troya, un'empia mano strappò il foglio 169 che la conteneva 'De Clutat (di queste Chiuse, qui nota il Trova, parla il Repelli nel suo Dizionario Geografico della Toscana, 1. 707) quae dirrupatae sunt, restaurtntur et ponantur ibidem custodi am, ut nec nostri homines possint transire sine voluntate regi, ncque estranei possint ingredere in patriam nostram. Similiter sine iussione regis et voluntas in quale Clusas inventus fuetti tali poena subiaceat. Clausarius qui custodire negiexit ad iudice suo qualis ipse iudex agere anteposito. Aisi iudex per ulilitalem regis miteni missum suum, aut susceperit tantum modo pro causa regis'. A proposito di queste leggi dobbiamo avvertire, che il dotto e benemerito Vesme abbia rinvenuto la parte mancante al Codice Cavense, e che non tarderà a pubblicarla nella sua prossima edizione del corpo delle leggi longobarde tanto desiderata da' dotti. Facciam riservatamente noto questo fatto al n. a. onde in qualche altra delle sue relazioni possa partecipare all'onore di una simile scoperta), a proposito delle chiuse delle quali sarebbero state rotte le porte e le barricate o che fossero state abbandonato dai guardiani. Questi principi aveano immaginato un sistema di spionaggio e di carte di passaggio, invenzione che si crederebbe moderna, come se siffatti espedienti avessero potuto impedire o ritardare la caduta d'un impero cadente'. Gaetano Trevisani, Lettera ed annotazioni sul rapporto del Sig. Petit de Baroncourt relativo all’archivio della Trinità della Cava, in Museo di scienze e letteratura, nuova serie, vol. VIII, a. III, Napoli, 1846, p. 230.