La via Francigena

La Via Francigena. Convegno sulla via Francigena tenuto nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Erano presenti, fra tanti altri, Renato Stopani, Fabrizio Vanni e Vittorio Russi.
La Via Francigena. Convegno sulla via Francigena tenuto nella Biblioteca di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Erano presenti, fra tanti altri, Renato Stopani, Fabrizio Vanni e Vittorio Russi.
Il tratto della via Francigena o Francesca è attestato come designazione in diversi percorsi che attraversano la Daunia piana e il Gargano.
Durante il medioevo sia l’Appia che la Traiana forse assumono anch’esse il nome di Via Francigena. Inizia così un flusso di pellegrini tra i paesi franchi e il Santuario Garganico, considerato come meta finale o come tappa intermedia prima di imbarcarsi per la Terra Santa. Sarà proprio la difficoltà di raggiungere i Sacri luoghi, dopo la fine dell’epoca crociata o per altre ragioni, a far sì che Monte Sant’Angelo diventasse, per lunghi periodi, la meta del Pellegrinaggio. La si poteva raggiungere con vari percorsi, così come si evince dai racconti degli antichi pellegrini illustri. Secondo diversi autori il più frequentato partiva da Roma per poi dirigersi verso Benevento, dopo aver attraversato Anagni, Frosinone e Montecassino. Da Benevento proseguiva verso Ariano Irpino per poi immettersi lungo gli itinerari che conducevano al Gargano. Il Prof. Infante (Nota 161) ci parla dei reticoli di strade percorse dai pellegrini verso il Gargano, Il gruppo Terre Alte del CAI (Club Alpino Italiano) di Benevento e di Foggia (Nota 162) individua un percorso con riferimenti storico-culturali che legittimassero un certo itinerario, attingendo a studi e ricerche effettuate dal Prof. Giorgio Otranto e dai docenti del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università di Bari, dal Prof. Pietro Dalena dell’Università della Calabria,
La Via Francigena. Abside della chiesa di san Egidio al Pantano - da 'La Via Sacra del Gargano, 2007', cit.
La Via Francigena. Abside della chiesa di san Egidio al Pantano - da 'La Via Sacra del Gargano, 2007', cit.
dal Prof. Renzo Infante dell’Università di Foggia, ma verificando anche i percorsi. Lasciate le colline sannite e irpine, ricche di storia e di emergenze archeologiche (dal Ponte Valentino, al ponte delle Chianche sulla Via Appia Traiana, a Aequum Tuticum, città sannita poi romanizzata) si passa alla Daunia, con la Statio di Aecae (riportata nella Tabula Peutingeriana(Nota 163) a Troia ricordata per i quattro hospitalia per pellegrini, a Lucera, a San Severo. Dopo l’attraversamento della 'meseta' pugliese si entra nel percorso garganico: Stignano, il Convento Santuario di San Matteo, già abbazia benedettina di San Giovanni de Lama, la chiesa santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, i ruderi di Sant’Egidio e di San Nicola, la chiesetta della Madonna degli Angeli e infine la Grotta dell’Arcangelo (Nota 164).
La Via Francigena. Grafico illustrante la 'Via Francigena del Sud'.
La Via Francigena. Grafico illustrante la 'Via Francigena del Sud'.
L’attestazione più antica di via Francesca, finora accertata, è quella riportata in un documento del 1024 detto Privilegium Baiulorum Imperialium che designa un tratto viario che, dipartendendosi dall’Appia Traiana, conduceva da Troia a Siponto (Nota 165). Nello stesso anno c’è un altro documento rogato a Termoli, nel quale un tale di nome Giso donava al monastero di San Giacomo la chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista che si trovava vicino ad una strada denominata prima via francigena e poi via francisca (questo atto risulta particolarmente importante sia per la sua antichità sia perché evidenzia come, già agli inizi del sec. XI, le denominazioni di francigena e francisca si equivalessero e potessero indifferentemente essere adoperate per indicare il medesimo tragitto) (Nota 166). Nei documenti che riguardano i possedimenti dell’abazia di San Giovanni de Lama (attuale convento francescano di San Matteo a San Marco in Lamis) si hanno diversi accenni a questa strada francesca. Nel Sigillum di Bicciano, protospatario e catapano d’Italia e Calabria, del dicembre 1030, si confermano a Pietro, abate di San Giovanni de Lama, le concessioni fatte dai suoi predecessori e la denominazione strata francesca viene adoperata sia per indicare un tratto montano sotto Monte Calvo fra San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo a est dell’abbazia ('stratam quae dicitur Francesca ubi sunt magni lapides'), sia il tratto a ovest tra il torrente Triolo e il monte Castello ('stradam francescam'). Sicuramente si fa riferimento al tratto di strada che dalla piana del Tavoliere all’altezza del Casale Sant’Eleuterio si inerpica nella valle di Stignano. Tale concessione con il duplice riferimento alla strata francesca viene confermata nel 1095 da Enrico, conte di Monte Sant’Angelo, dove si riferisce che il confine dell’abbazia passava vicino al Pantano sotto Monte Calvo 'et vadit ad stratam Francescam ubi sunt magni lapides” e poi proseguiva nella valle di Stignano “ad stratam quae dicitur francesca'. A questa medesima strada Francesca o Francisca fa ancora riferimento un altro documento del 1134, del re di Sicilia e d’Italia Ruggero II, normanno, dove si cita la 'Via Francesca' relativamente al tratto posto ad est del monastero di San Giovanni in Lamis, fra San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo. Guglielmo II nel 1176 ribadisce che la 'stradam quae dicitur Francesca' passava sotto Monte Calvo.
La Via Francigena. Edicola ed Arco di Ruga Francigena a Bari.
La Via Francigena. Edicola ed Arco di Ruga Francigena a Bari.
Ancora la stessa dicitura di Francesca la troviamo in una risoluzione del papa Alessandro III, del 1167, il quale, chiamato a dirimere una questione di possesso tra l'abate del monastero di Santa Sofia a Benevento e quello di San Giovanni in Lamis, identifica il terreno in questione dalla sua collocazione in loco qui dicitur Francisca, evidenziando così con il nome della strada un elemento identificativo di tutta la zona posta ai suoi lati.
Strata francigena vengono denominate, nel 1201, anche altre due tratti di vie, di cui una è detta maiore, che passavano nei pressi di Tressanti, e quindi all’incrocio della via che da Foggia conduceva a Salpi con la via Litoranea che proveniva da Siponto (Nota 167). Si tratta, con molta probabilità, della stessa strada che prosegue sino a Bari, dove viene denominata 'ruga Francigena' in un documento del 1153 (Nota 168).
Tra le diverse strade che attraversavano il territorio di Casalinovo è ricordata nei primi decenni del XIII sec. una viam Francisce (Nota 169).
La Via Francigena. Convegno sulla Via Francigena tenutosi a S. Giovanni Rotondo il 6 maggio 2012.
La Via Francigena. Convegno sulla Via Francigena tenutosi a S. Giovanni Rotondo il 6 maggio 2012.
E’ ricordato che il monastero di San Giovanni in Piano, vicino Apricena, aveva un tenimento nella valle di Santa Lucia iuxta vallonem magnum Castelli Pagani, iuxta viam publicam que dicitur Francesca (Nota 170). Infine lo stesso percorso lo troviamo in un Chartularium del XVI secolo, rogato nel monastero di San Giovanni in Piano in cui si nomina la via vetere que dicitur francesca que venit per ipsum Ancaranum et pergit ad ipsam Murgium (Nota 171).
Lungo questo tratto di via Francesca sono dislocati vari eremitaggi di origine altomedievale che fanno parte dei tanti eremi del Gargano occidentale (Nota 172). Una via, insomma, che non è semplicemente una striscia da percorrere, ma è un intero sistema strategico che innerva profondamente un complesso di spazi circostanti e che presuppone, evidentemente, una precisa presenza di insediamenti, guarnigioni, stanziamenti, un rapporto, cioè, molto più stretto di quanto si possa pensare, tra la popolazione residente e il gruppo di dominatori.
Gli studiosi nella documentazione medievale riguardante la Capitanata ritengono che nella Daunia e sul Gargano non esistesse una sola strada francigena, ma la stessa denominazione veniva applicata a una rete di strade che mettevano in comunicazione le terre del nord Europa con il santuario garganico e i porti per imbarcarsi e raggiungere le lontane contrade del vicino e medio Oriente.
Questo evidenzia una delle caratteristiche delle reti viarie medievali, configurabili, per lo più, come un ventaglio di varianti e derivazioni da un asse centrale di antica origine. Il nome francigena fa riferimento, quindi, non a percorsi ben prestabiliti, ma a un’area di Stratae, di Viae e di sentieri che conducevano alla medesima destinazione. Il fatto che si tratti delle stesse denominazioni adoperate per il reticolo delle strade più importanti del medioevo che, dal mondo dei Franchi, conducevano pellegrini, mercanti, eserciti e privati viaggiatori (Nota 173) (Il grassetto è del redattore, ndr).
Stopani (Nota 174) descrive almeno due tracciati che staccandosi dalla via Appia Traiana raggiungono Monte Sant’Angelo l’uno a Buonalbergo, l’altro a Sant’Eleuterio giungevano il primo a San Severo attraverso i territori di Volturara, San Bartolomeo, Castelnuovo, Fiorentino, il secondo a Lucera passando da Castelfranco in Miscano, Roseto Valfortore, Tertiveri (Nota 175).
Mentre Carella sostiene che 'la principale via di accesso a Monte Sant’Angelo fosse quella di Siponto e non la via che dalla valle di Stignano, passando per San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, giungeva infine al santuario' (Nota 176).
La Via Francigena. Pellegrino lituano ospitato nel convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
La Via Francigena. Pellegrino lituano ospitato nel convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Renzo Infante (Nota 177) sostiene che l’itinerario principale della 'Via Francigena (o Strata Peregrinorum)' in età medievale percorso dai pellegrini provenienti da Roma per raggiungere il santuario dell’Arcangelo, come meta o come tappa intermedia prima di imbarcarsi da uno dei tanti porti pugliesi diretti in Terra Santa, seguiva l’antico tracciato della via Traiana da Benevento a Troia, da qui si prendeva l’antica diramazione Aecae-Sipontum che, con percorso pianeggiante seguendo il Celone menava a Siponto attraversando l’abitato di Foggia, sorta vicino Arpi. Superato il Candelaro nei pressi dell’omonimo casale medievale si incrociava la antica via Litoranea che da Larino conduceva a Siponto. Non distante da tale nodo viario sorse tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo la cella monastica con la domus hospitalis di san Leonardo (Nota 178), giunti a San Leonardo i pellegrini avevano diverse possibilità per giungere al sacro speco. Uno degli itinerari più battuti prevedeva un percorso pianeggiante fino ai piedi del promontorio a Santa Restituta (in località Signoritto). Inoltrandosi, poi, nel vallone alle spalle dell’omonima masseria fino alla sommità dove i pellegrini trovavano il convento di San Salvatore. Di qui proseguivano in direzione dell’Abbazia di Pulsano per poi giungere alla grotta dell’Arcangelo. In alternativa seguendo un percorso dapprima pianeggiante, i pellegrini, dopo aver superato la città di Siponto/Manfredonia, si tenevano a ridosso della fascia pedegarganica e giungevano nell’abitato di Monte Sant’Angelo inerpicandosi, nell’ultimo tratto, per ripidi sentieri lungo il vallone di 'Scannamugliera' (Nota 179).
La Via Francigena. Pellegrini a piedi - Tratto Carpinone (IS) fino a Monte Sant'Angelo (FG) - in visita al Santuario di S. Matteo.
La Via Francigena. Pellegrini a piedi - Tratto Carpinone (IS) fino a Monte Sant'Angelo (FG) - in visita al Santuario di S. Matteo.
L’altra importante via per raggiungere il santuario di San Michele era quella che si staccava dalla via Litoranea all’altezza del casale di Sant’Eleuterio e si incuneava nel massiccio garganico dalla valle di Stignano… Non si hanno, purtroppo, notizie certe di Itinerari medievali che facciano riferimento a questo percorso. Le uniche potrebbero essere quelle riguardanti due pellegrinaggi al Gargano, compiuti tra il 1124 e il 1180 dalla lontana Toscana: il primo da parte degli abitanti di borgo di San Quirico, oggi San Quirico d’Orcia, situato sulla via Francigena a sud di Siena, l’altro da parte di Popino da Poppi, un castello del Casentino (Nota 180). Il pellegrinaggio degli abitanti di San Quirico ebbe luogo nel 1124 o nei due o tre anni immediatamente successivi. Ne dà testimonianza, tra il 1177 e il 1180, tale Alipandus inviato in gioventù con altri compagni dal vescovo di Siena a custodia del summenzionato borgo. Popino da Poppi, interrogato il 28 agosto del 1216 all’età di settanta anni in una causa che opponeva i monaci di Camaldoli al vescovo di Arezzo, dichiara di aver compiuto nei suoi primi trent’anni, ben cinque pellegrinaggi fuori della Toscana: due volte a Monte Sant’Angelo, due volte a Roma ed una volta a Santiago di Compostela. Risalendo indietro nel tempo si può desumere che egli abbia effettuato, verosimilmente, i suoi viaggi tra il 1160 e al massimo il 1175. Per il pellegrinaggio a Santiago dichiara di aver impiegato ben cinque mesi, per quello a san Michele, compiuto quasi certamente a cavallo, poco meno di quattro settimane, tra andata e ritorno (Nota 181). Popino non narra il viaggio e non è possibile dedurne il percorso se non per il parallelo con l’itinerario di fra Mariano da Siena che farà ritorno a Siena il 4 agosto del 1431 dopo esser partito da Monte Sant’Angelo il 21 di luglio di ritorno dalla Terra Santa e aver visitato in successione le spoglie di San Nicola di Bari e il santuario micaelico. Dopo la visita al santuario dell’Arcangelo fa ritorno a Siena passando da San Giovanni Rotondo, San Severo, Serracapriola e Termoli. I tempi di percorrenza e quindi le distanze in qualche modo coincidono e ciò potrebbe far pensare che anche Popino abbia seguito non la via che lo avrebbe portato a passare per Roma, ma il tratto litoraneo che lo portava ad attraversare in successione Arezzo, Perugia, Aquila, Lanciano, Vasto, Termoli, San Severo, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo.
La Via Francigena. Pellegrini a piedi, che hanno percorso il tratto Cuneo-Monte Sant'Angelo, in visita alla Biblioteca del Santuario di S. Matteo.
La Via Francigena. Pellegrini a piedi, che hanno percorso il tratto Cuneo-Monte Sant'Angelo, in visita alla Biblioteca del Santuario di S. Matteo.
E’ da specificare che negli attuali territori abruzzesi e molisani ci sono diversi tracciati tra cui un tratto di strada che nei documenti medievali sarà denominato via Apuliense (Nota 182), via Francisca e via Francigena (Nota 183), denominazione che ne sottolinea l’importanza anche dopo la caduta dell’Impero. La confusione presente negli Itinerari per questa parte della viabilità adriatica può forse trovare una spiegazione nella documentazione medievale, dove compare un’ulteriore arteria che congiunge Histonium a Teanum Apulum, passando per Termoli. Da un documento della Cancelleria Angioina (Nota 184) infatti sappiamo che nel XIII sec. era affidato al baiulo di Campomarino il compito di controllare la buona fruibilità della strada che univa Civitate (Teanum Apulum), Termoli e Guasto (Histonium) (Nota 185).
La Via Francigena nella Capitanata, o sul 'Monte Gargano' meriterebbe, secondo alcuni studiosi, il titolo di cammino di pellegrinaggio europeo. La speranza dello storico medievalista Cosimo Damiano Fonseca, che la suddetta Via sia dichiarata d’interesse europeo dal Consiglio dell’Europa, si appoggia su questa semplice valutazione: 'la nostra non è una strada che si può definire dalla semplice frequentazione di un popolo, bensì una Via che ha unito nel nome di Dio per molti secoli, come tutti i tratti della Via Francigena, i popoli d’Europa'.
Sulla cosiddetta Via Francigena nazionale si è giunti a una condivisione del tracciato storico e su di essa vasta è la [vasta] letteratura. Al contrario, sulla cosiddetta Via Francigena del sud o meglio del tratto della Capitanata ci sono ancora molte perplessità degli studiosi anche se alcuni ricercatori appoggiati dalle organizzazioni del turismo e da enti pubblici 'concordano sul fatto che la direttrice principale per giungere al santuario di San Michele partiva da Benevento, l’itinerario dalla città irpina al santuario rimane da precisare' (Nota 186), negli studi di altri studiosi si accenna anche ad altre più interessanti strade percorse, come quelle della transumanza e quella della litoranea adriatica, anche in considerazione del ruolo e della funzione di queste 'strade territorio' avevano nelle diverse epoche storiche basate su specifici modi di spostamento a piedi, della produzione, del commercio e impostazione della società storicamente determinata (romana, bizantina, longobarda, normanna, transumanti, eccetera) (Nota 187).
La Via Francigena. Pellegrini diretti a Monte Sant'Angelo che si dissetano alla fontana del piazzale del Santuario di S. Matteo.
La Via Francigena. Pellegrini diretti a Monte Sant'Angelo che si dissetano alla fontana del piazzale del Santuario di S. Matteo.
Si accenneranno ad alcune ipotesi d’interpretazione, rimandando ad altri studi di approfondimento, per avere un quadro di sintesi della questione in modo da poter collocare nella giusta misura le proposte di studio avanzate in modo da poter presentare una proposta valida d’itinerario spirituale e culturale per i moderni pellegrini e camminatori che si devono saper compenetrare le varie possibili esigenze e aspettative, ma si deve creare anche una valida risposta alle molteplici esigenze del territorio che deve poter esprimere la sua cultura e la sua fede (Nota 188).
I percorsi della Via Francigena della Capitanata, secondo Longo, possono essere delineati schematicamente, all’interno di due itinerari: l’uno a prevalenza storico sociale, l’altro a prevalenza storico religiosa.
Lo studio sui possibili itinerari della 'Via dei pellegrini' in Capitanata è ancora aperto e non concluso.
I percorsi sono così delineati:

  • Il percorso che da Benevento (Nota 189) arriva a Siponto e a Monte Sant’Angelo tramite leantiche vie romane: Benevento-Aecae-Lucera-Arpi-Siponto (Nota 190).
  • Il percorso che dal Sannio arrivava a Larino, Geronum, attraversava il Fortore e Teanum Apulum, arrivava alle falde del Gargano Occidentale per proseguire nella valle di Stignano e addentrarsi nel Gargano (Nota 191).
  • Il percorso che dalla Litoranea adriatica toccava Pleutum (Chieuti), Ripalta, Apricena San Giovanni in Piano, Stignano e proseguire nella direzione est nel Gargano.
  • Il percorso sui tratturi e tratturelli della transumanza che da Ripabottoni arrivava a Torremaggiore, e poi proseguiva nella valle di Stignano e arrivava a Monte Sant’Angelo (Nota 192).
  • Il percorso che lasciava l’antica via Litoranea romana a Sant’Eleuterio (Ergitium) (Nota 193) e arriva a Monte Sant’Angelo attraverso la valle di Stignano, San Marco in Lamis, SanGiovanni Rotondo (Nota 194).
  • Il percorso che seguiva la via Litoranea romana oltrepassando Ergitium proseguiva lungo la zona pedegarganica fino a Villanova e salendo il piccolo zoccolo in quella zona passava per Madonna di Cristo oppure lasciando la via Litoranea a Ciccallento si passava per San Iorio e salendo il piccolo zoccolo del Calderoso e delle Matine si passava prima per San Cristofaro e poi per Santa Restituta e infine saliva il monte Gargano, la comodità di questo percorso era nel non attraversare le valli garganiche e immettersi dalla via litoranea sui tracciati della transumanza (Nota 195).
  • Il percorso che dall’Irpinia arriva a Siponto attraverso l’innesto alla via Appia nei pressi di Benevento, si inseriva nel Subappennino Dauno verso Bovino e proseguiva per Troia-Lucera-Arpi-Siponto. E’ detta anche la “Strada di Puglia” (Nota 196).
  • Il percorso che da Benevento toccava Aecae-Arpi-Siponto fino ad arrivare a Monte Sant’Angelo era di circa 145 Km, ma in questo percorso bisognerebbe considerare che in alcuni periodi era difficile guadare i torrenti in piena per la mancanza di ponti in alcuni tratti.
  • Il percorso che da Benevento arriva a Monte Sant’Angelo attraverso la seguente via: Benevento - San Marco dei Cavoti - San Bartolomeo in Galdo - Pietramontecorvino - San Severo - San Marco in Lamis - Monte Sant’Angelo (Nota 197).
  • Il percorso che da Benevento arriva a Monte Sant’Angelo attraverso la seguente via: Benevento - Ariano Irpino - Volturara - Castelnuovo - Monfalcone - Roseto - Biccari - Torremaggiore - San Severo - Stignano - San Marco in Lamis - San Giovanni Rotondo - Monte Sant’Angelo (Nota 198).
  • I percorsi che staccandosi dalla via Appia Traiana raggiungevano Monte Sant’Angelo attraverso due vie, la prima da Buonalbergo - Volturara - San Bartolomeo in Galdo - Castelnuovo - Fiorentino - San Severo- Monte Sant’Angelo; la seconda da Castelfranco in Miscano - Roseto Valfortore - Tertiveri - Lucera - San Severo - Monte Sant’Angelo (Nota 199).
  • Il percorso garganico che da Ripalta sulla Litoranea si immetteva a Santa Maria della Selva della Rocca e proseguiva per San Nicola Imbuti, la grotta di san Michele di Cagnano e nei territori del Gargano interno raggiungeva il santuario di Monte Sant’Angelo.
  • Il percorso che dalla Litoranea vicino Apricena saliva a Castelpagano e nei territori del Gargano interno raggiungeva San Egidio a Pantano e poi il santuario di Monte Sant’Angelo.

La Via Francigena. Pellegrini a piedi diretti a Monte Sant'Angelo, dopo aver fatto una sosta al Santuario di S. Matteo.
La Via Francigena. Pellegrini a piedi diretti a Monte Sant'Angelo, dopo aver fatto una sosta al Santuario di S. Matteo.
In estrema sintesi si può riassumere che la Via dei pellegrini dell’Angelo in Capitanata è intesa come una molteplice nervatura di strade che è inserita nelle vecchie strade romane, nei tratturi della transumanza e su altre Vie “locali”. Chiamarla Via Francigena del sud, Via Sacra Langobardorum, Via Francesca, Via dell’Angelo Michele, Tratturi della transumanza è una pura disputa di studiosi perché i pellegrini si fanno le ‘loro vie’ che devono rispondere alle loro esigenze spirituali, materiali e di opportunità. I pellegrini nei secoli hanno fatto i loro percorsi che sono cambiati per varie situazioni: costruzioni di paesi e ponti; realizzazioni di santuari, chiese e ostelli; assetti geo-politici; percorsi dei pastori e percorsi franchi da pedaggi o controlli polizieschi; impaludamenti e frane; briganti o percorsi sicuri […].
Indubbiamente i percorsi terrestri principali si inserivano nella Montagna sacra da Siponto oppure da Stignano.
Il prof. Piemontese (Nota 200) dice: 'Recentemente, tuttavia, attraverso alcune pubblicazioni (Corsi, Infante, Bertelli) riguardanti i percorsi su cui sono sorti gli insediamenti micaelici in Italia, si tenta di sottovalutare o negare del tutto l'importanza della Via Sacra Langobardorum, confutandone il significato e la stessa esistenza. Il tutto a vantaggio di una generalizzazione degli itinerari micaelici, sorti lungo la Via Francigena. Noi invece, siano convinti che fu propria [sic!] la presenza dei Longobardi nell'Italia meridionale a dare origine alla Via Sacra Langobardorum, che era ben differente dal percorso canonico della Via Francigena o Via Francesca. Con i Longobardi, infatti, si ebbe un grande sviluppo del pellegrinaggio micaelico da Benevento al Gargano, tanto da creare una vera e propria "strata peregrinorum", che prenderà, in seguito, la denominazione di Via Sacra Langobardorum. E tale noi la chiameremo, in quanto la presenza qualificante e determinate dei Longobardi nell'Italia centro-meridionale, ha determinato la nascita di una vera e propria civiltà e cultura legata al culto micaelico, civiltà che sopravvivrà anche dopo la scomparsa della Longobardia Maior, ad opera di Carlo Magno (742-814), mentre essa continuerà nella Longobardia Minor, fino all'XI secolo, con al centro la città di Benevento, da cui parte e si sviluppa la Via Sacra Langobardorum. Del resto di una "strata peregrinorum" longobarda, si parla già al tempo della regina Ansa, moglie di Desiderio (756-774), la quale aveva dato disposizione affinché i pellegrini diretti al santuario di San Michele sul Gargano avessero la massima protezione da parte delle autorità. Ciò lo si ricava dall'Epitaphium Ansae reginae, riportato dallo storico longobardo Paolo Diacono nella sua opera Historia langobardorum'.
A tale proposito così scrive il prof. G. Otranto: 'Tra le tante strade secondarie che facevano corona alla Traiana, assunse particolarmente importanza la cosiddetta Via Sacra Langobardorum, denominazione che non ha riscontro in epoca medievale, ma viene abitualmente usata dagli studiosi moderni per indicare la via che penetrava nel Gargano da sud-ovest e che era percorsa principalmente dai Longobardi di Benevento per raggiungere la grotta dell'angelo di cui erano particolarmente devoti: per questo fu definita sacra. Nel tratto terminale, passava per l'antica Ergitium, nelle vicinanze di San Severo, attraversava la valle di Stignano, raggiungendo l'attuale convento di San Matteo a San Marco in Lamis, per poi proseguire verso San Giovanni Rotondo, da dove, attraverso la valle di Carbonara, convogliava i pellegrini, che confluivano da tanti diverticula laterali, verso la grotta-santuario'.
Il prof. Infante (Nota 201) dichiara che 'la documentazione storica e archeologica attesta, nella piana del Tavoliere, la presenza di numerose strade che mettevano in collegamento la costa tirrenica con quella adriatica attraverso i valichi appenninici e le regioni del nord con quelle dell’estremo sud della penisola italiana. Le più documentate, dagli itinerari di viaggio e dalla presenza di strutture di accoglienza, sono la via Appia Traiana e la via Litoranea. Sono ulteriormente attestate altre strade che collegavano il percorso appenninico più interno dell’Appia antica con l’Appia Traiana: la Herdonitana che sfruttando la valle del torrente Calaggio collegava Eclano ad Herdonia, e la Venusia-Herdonia.” Il prof. Infante sostiene che “la fondazione del santuario garganico nel V sec. e altri eventi in epoca medievale mutarono in parte l’assetto viario della regione. Se la via Appia Traiana mantenne a lungo la sua funzione, acquisì sempre più importanza, a motivo degli interessi longobardi per la costa adriatica, il collegamento diretto tra Benevento e Siponto, lungo il tracciato breve che seguendo il corso del torrente Celone tagliava fuori Lucera. Questo tragitto incrociava, per quanti si dirigevano al santuario garganico, quello della via Litoranea all’altezza del casale Candelaro e della domus hospitalis di San Leonardo. Di qui iniziava la salita verso Monte Sant’Angelo. Per quanti provenivano dalla costa adriatica, al santuario micaelico si poteva, però, accedere direttamente dalla strada che, percorrendo la valle di Stignano fino a San Matteo, dopo il valico di monte Celano, passava da San Giovanni Rotondo, Sant’Egidio, San Nicola e giungeva a Monte Sant’Angelo da valle Carbonara. Queste due vie non erano certamente le uniche che conducevano i pellegrini al sacro speco attraverso la Daunia. Di certo sono le più attestate sia per le testimonianze documentarie sia per le strutture di accoglienza sorte lungo il percorso. Il prof. Infante specifica che 'coloro che viaggiavano per mercanzia o non avevano, comunque, di mira una visita al santuario garganico, l’alternativa era di prendere da Troia la via di pianura che, passando da Foggia, consentiva di raggiungere più rapidamente la costa adriatica in prossimità dell’antichissima città di Salpi'. 'i nomi di via francigena (o franchigena) e via francesca, attribuiti nella documentazione medievale, sia alla strada di pianura che da Troia, passando per Foggia, conduceva a Siponto e poi a Monte Sant’Angelo, sia al percorso che, giungendo dalla costa molisana, saliva al santuario garganico, attraversando prima la valle di Stignano e toccando poi San Matteo e San Giovanni Rotondo, sia ancora alla via che da Troia, attraversava la piana del Tavoliere e si ricongiungeva alla Litoranea pervenendo poi a Bari, pur riferendosi, perciò, a itinerari differenti hanno sostanzialmente un identico significato. I due nomi, gli unici attestati nei documenti, sono intercambiabili e praticamente coincidono, come si evidenzia dal documento rogato a Termoli nel 1024. Si tratta di strade percorse da gente che viene da lontano, d’oltralpe, da pellegrini e viaggiatori che hanno in qualche modo a che fare con i Franchi. Il tragitto più frequentato dai pellegrini che volevano salire al santuario micaelico, sembra fosse quello che, seguendo la via Appia Traiana fino a Troia, se ne distaccava per giungere al promontorio garganico attraverso la piana del Tavoliere.
Ciò però non toglie che anche sulle altre vie francigene transitassero pellegrini d’oltralpe per salire a Monte Sant’Angelo'
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Il Paolucci (Nota 202) indica che 'dopo Benevento la direttrice si divideva in tre direzioni. Sono le cosiddette “Vie dell’Angelo” i percorsi che, attraverso i valichi dell’Appennino, conducono tutti al santuario di San Michele sul Gargano. Il tracciato più meridionale tocca Troia, [] percorrendo la via dell’Angelo mediana, arrivavano a Lucera … La via dell’Angelo più settentrionale da Benevento porta a San Severo di Puglia e da lì a San Michele Arcangelo, in vetta al Gargano'.
Per nessuna realtà stradale medioevale, come per la Via dei pellegrini all’Angelo Michele, siano valide le osservazioni di Giuseppe Sergi, secondo cui nessuna grande strada medievale può concepirsi come un percorso unico e definito, ma piuttosto in senso dinamico come un «asse viario», nel quale confluiscono vie secondarie, cioè come «area di strada» o «fascio di strade», che possono avere un percorso prevalente. Così intesa, per l’Italia meridionale, la via dei pellegrini finisce 'col coincidere con quella complessa rete viaria che, fondendo le tradizioni dei due Santi, si potrebbe denominare Cammino dell’Angelo e di San Nicola, nel nome dei quali, durante il medioevo, si è creata una sorta di koiné culturale e religiosa tra Europa centro-settentrionale, Italia, Mediterraneo bizantino e Terrasanta'.