Chi ha soffocato il Mezzogiorno sono state le sue stesse classi dirigenti
Abbiamo più su presentato quattro risposte alla domanda “Perché il Sud è rimasto indietro?”. La prima (genetica) e la quarta (il Sud è stato affossato dal Nord) sono, secondo Felice, da respingere senza concessioni, mentre la seconda (geografia) e la terza (deficit di capitale sociale) colgono punti importanti dei quali bisogna tener conto per formulare una risposta corretta, che deve però essere cercata all’interno del Sud. “Chi ha soffocato il Mezzogiorno sono state le sue stesse classi dirigenti - una minoranza privilegiata di meridionali - che hanno orientato le risorse verso la rendita più che verso gli usi produttivi, mantenendo la gran parte della popolazione nell’ignoranza (come evidenziato da tutti gli indici di istruzione e capitale umano) e in condizioni socio-economiche che favorivano i comportamenti opportunisti (come ci dicono le stime sul capitale sociale)” (Felice 2013, 12).
Questa interpretazione riprende tesi e temi di Salvemini e di Gramsci, tra gli altri, integrandoli però con metodologie e apparati statistici aggiornati e sconosciuti agli autori citati e collegandoli alle ricerche di D. Acemoglu e J. Robinson, secondo cui elemento rilevante dello sviluppo sono le istituzioni politiche ed economiche; queste possono essere inclusive, se favoriscono il coinvolgimento dei cittadini e quindi, con la crescita economica, anche lo sviluppo umano e civile; oppure estrattive, se finalizzate cioè ad “estrarre” rendite per una minoranza di privilegiati.
Ebbene, le istituzioni politiche ed economiche operanti nel Sud sono state e restano di tipo estrattivo: lo erano all’epoca dei Borboni, prima, dunque, dell’unificazione nazionale, lo sono rimaste dopo l’Unità, perché dopo il 1861 le istituzioni, anche se formalmente identiche in tutto il paese, hanno funzionato e funzionano ancora secondo modalità ben distinte al Nord e al Sud (Felice 2013, 112-13).
Rispetto all’approccio istituzionalista di Acemoglu e Robinson, Felice introduce un ulteriore fattore esplicativo: la stratificazione sociale e la disuguaglianza interna alle regioni; è stata la sperequazione dei redditi, maggiore nel Mezzogiorno che nel Settentrione, a determinare nel Sud l’origine e il perpetuarsi di istituzioni estrattive: «dove la disuguaglianza - nel reddito, ma anche nell’accesso alla cultura - è maggiore, prevalgono istituzioni di tipo estrattivo, ed è questo il caso del nostro Mezzogiorno” (Felice 2013, 219).
Questa interpretazione della differenza di sviluppo del Sud rispetto al Nord-Ovest e al Nord-Est-Centro consente di intravedere gli elementi portanti di una strategia di superamento della differenza di sviluppo. Una strategia che non si basa più sulla richiesta di nuove leggi speciali o di nuovi trasferimenti aggiuntivi di risorse come risarcimento di un’inferiorità che si presume procurata dall’esterno o a saldo di nuovi strumenti di perequazione, ma una strategia che “dovrebbe puntare invece a modificare radicalmente la società meridionale, spezzando le catene socio-istituzionali che condannano la maggioranza dei suoi abitanti a una vita peggiore di quella dei loro concittadini del Nord: annientare la criminalità organizzata, eliminare il clientelismo, rompere il giogo dei privilegi e delle rendite. Riconvertire cioè le istituzioni del Mezzogiorno da estrattive a inclusive, passando per la trasformazione delle strutture sottostanti” (Felice 2013, 14).

Bibliografia
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