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Un biennio difficile ed esaltante a San Marco

Peppone arringa la folla.
Peppone arringa la folla.
Il biennio che precede il ’48 è segnato da una serie di episodi, che a ricordarli a distanza di oltre sessant’anni, fanno sorridere per il risvolto comico che spesso presentano e che fanno pensare a Guareschi quando rappresentava il duo Don Camillo e Peppone. Emanazione diretta di padre Gerardo a rappresentare le Acli, che nel 1946 avevano già una propria sede in via Vincenzo Monti, una traversa di corso Umberto I, l’attuale corso Matteotti, è l’insegnante Michele Pitullo. Tutta una documentazione in merito è conservata nell’abitazione di Luigi Capuanofrufficicchie-01.jpg, insegnante di educazione fisica, factotum nella DC, nelle Acli e nel Comitato Civico, il quale aveva verbalizzato buona parte della storia delle Acli a San Marco negli anni delle sue origini e che oggi è purtroppo scomparsa con lui.
L'attore francese Fernandel nei panni di Don Camillo.
L'attore francese Fernandel nei panni di Don Camillo.
Documentazione conosciuta dal sottoscritto dalla diretta testimonianza di CapuanoLuigi-Capuano.jpg e di altri personaggi che orbitavano intorno alla sezione delle Acli, come veniva chiamata la sede allora, e come dimostra ancora un timbro che è stato da me conservato, quasi come oggetto prezioso, custodito in un tiretto del primo tavolo di presidenza, tavolo che ho sempre usato fino all’ultimo giorno della mia presidenza e sostituito ora dai nuovi dirigenti con uno più bello e moderno. Capuano mi raccontava che la sezione Acli di San Marco, nata con l’imposizione verticistica a presidente del circolo dell’insegnante Pitullo, solo dopo pochi mesi si libera da ogni ipoteca esterna ed elegge democraticamente l’insegnante Pietro Vocale che, però, dopo qualche tempo, si dimette in quanto indicato a rappresentare le Acli nel sindacato unitario.
Lo scrittore Giovanni Guareschi
Lo scrittore Giovanni Guareschi
Vocale continuerà poi, dopo la rottura sindacale, con la nascita della CISL, a dirigere questo nuovo sindacato. A presiedere le Acli viene designato allora l’insegnante Napoleone Cera che poi opterà per la DC in quanto chiamato a dirigerla dal segretario provinciale reggente, on.le Gustavo De Meo, il 22 maggio 1946, e nelle Acli gli succederà il dott. Luigi Nardella, farmacista. È da precisare che la DC a San Marco, nasce quindi pochi mesi prima dell’Assemblea Costituente. E, com’è stato già accennato, a dirigerla e ad organizzarla è chiamato Napoleone Cera, scelto da una rosa di personaggi locali che, dall’autunno 1945, si sono organizzati in un sedicente Comitato di Liberazione cattolico, operante prima nella sede delle Acli e poi nelle parrocchie, ramificandosi successivamente in varie organizzazioni tutte in antagonismo al fronte della sinistra. Questo comitato, oltre che dalla Diocesi, è aiutato anche economicamente, da alcuni possidenti locali impauriti dal pericolo rosso e come riferiva lo stesso Napoleone Cera, anche la DC viene poi sostenuta da questi fino al 1948, in quanto da loro considerata come unica ed estrema difesa contro il Comunismo.
Un lavoratore nel Meridione d'Italia.
Un lavoratore nel Meridione d'Italia.
Io stesso ho conosciuto moltissimi di questi dirigenti, o perché ragazzo accompagnavo spesso mio padre nelle varie riunioni o perché con frotte di altri ragazzi più o meno coetanei o più grandi, per qualche caramella o gazzosa, divisa e gustata in tanti, sorseggiandola dalla stessa bottiglia, cartellonavamo i cortei che precedevano i comizi dei partiti anticomunisti con urla, fischi e schiamazzi quasi antesignani degli odierni ultras degli stadi. E ad ognuno di questi dirigenti la mia memoria lega ricordi di episodi vissuti, anche se sfocati ma ingigantiti dalla lente del tempo e dal ricordo nostalgico di un passato difficile e duro, che agli occhi di un ragazzo appariva felice per la semplicità, l’onestà della vita, la fedeltà ai valori accettati a cui tutti si aggrappavano e che tutti difendevano con orgoglio.
Napoleone Cera viene nominato Commissario della sezione di S. Marco in Lamis.
Napoleone Cera viene nominato Commissario della sezione di S. Marco in Lamis.
C’era in tutti una grande tensione etica e civile, proiettata a costruire dalle ceneri di un’ideologia mostruosa una democrazia di pace e di benessere. E in tutti i dirigenti questa tensione si toccava con mano, come pure si toccava con mano la paura di cadere dalla padella nella brace, cioè di cadere dopo il ’48 nelle braccia di un altro regime di colore diverso ma simile se non peggiore del primo. Ed il circolo Acli, le parrocchie, il comitato civico e poi anche la CISL erano fucine di iniziative, di riunioni organizzative, dibattiti politici e sindacali, dove si preparavano, guidati da un’unica regia che partiva dal comitato civico, comizi e cortei con o senza banda musicale a seconda che era comizio di quartiere, di giovani e dirigenti, o di qualche illustre personaggio che veniva da fuori paese.
La cosiddetta "banda bianca" di S. Marco in Lamis. Vi è effigiato anche mio padre, Antonio Colletta che, in seguito, nel 1952, dovette emigrare in Australia.
La cosiddetta "banda bianca" di S. Marco in Lamis. Vi è effigiato anche mio padre, Antonio Colletta che, in seguito, nel 1952, dovette emigrare in Australia.
Esisteva allora a San Marco una rinomata banda cittadina, composta per lo più da giovani artigiani che alternavano al lavoro di sarto, di fabbro, di falegname o altro la frequentazione di una scuola musicale diretta dal maestro Luigi Giordano, un forestiero chiamato durante il ventennio a preparare la banda cittadina, che si è domiciliato ed è rimasto poi, fino alla morte, a San Marco con la sua famiglia, stimato ed apprezzato da tutti. Nel biennio cruciale tra il ’46 e il ’48, anche la banda comunale, contagiata dalla passione politica, si spezza in due e si formano due bande musicali in concorrenza ed in antagonismo tra loro. Nasce una banda chiamata dal popolo “bianca” perché sponsorizzata dalle Acli e vicina alla DC sempre sotto la direzione del noto maestro Giordano, e quella “rossa” vicina ai social comunisti diretta dal bravo musico locale Ciavarella. Queste bande avevano un “gran da fare” in quegli anni.
La banda "rossa".
La banda "rossa".
Accompagnavano i cortei che precedevano i comizi della propria parte politica, ma anche i funerali di persone vicine o appartenenti alla propria fazione politica, tanto che dalla banda che accompagnava il funerale, si deduceva anche l’appartenenza del defunto e dei suoi famigliari.
Il comitato civico cittadino, non a caso, contabilizzava sui propri tabulati, con minuziosa e cinica pignoleria la perdita del defunto come perdita del voto a proprio vantaggio o svantaggio. Tabulati custoditi e secretati da don Matteo Nardellafrufficicchie-01.jpg giovane parroco della chiesa di San Bernardino e da don Luigi Zannotti assistente dei giovani dell’Azione Cattolica. C’era, in quegli anni, un controllo meticoloso da parte del Comitato civico su tutto il paese che veniva diviso in quartieri e questi in strade e vicoli e addirittura in località rurali, con al vertice un esponente del Comitato di Liberazione cattolico, coadiuvato da un consiglio ristretto dei responsabili di quartiere a cui facevano capo e riferivano i capistrada per lo più donne, che segnalavano il colore politico o le simpatie partitiche di ogni abitante residente nel rispettivo numero civico della strada. E lo stesso controllo era esercitato e svolto con gli stessi metodi, dal Fronte delle Sinistre, che organizzava una minuziosa rete di “cellule rosse”, tanto che spesso avveniva un vero e proprio lavoro di reciproco spionaggio sulle trasmigrazioni elettorali e sull’influenza che queste avrebbero avuto sul futuro e imminente voto elettorale del ’48. A volte il lavoro dei Comitati Civici era utilizzato, a scopo di prevenzione, anche dalle autorità di polizia per neutralizzare, nelle varie manifestazioni, i facinorosi, i provocatori e le teste calde che venivano fermate precauzionalmente nelle ore o nei giorni più accesi delle manifestazioni politiche.
La prima tessera delle Acli a S. Marco in Lamis.
La prima tessera delle Acli a S. Marco in Lamis.
Però prima di raccontare fatti ed episodi delle Acli a San Marco nei suoi primi anni di vita è necessario, perché il lettore possa comprendere meglio, trascrivere la storia nazionale delle Acli in breve sintesi, usando come fonti, i testi ufficiali pubblicati dalle Acli ed alcuni documenti presenti nei giornali ufficiali. Storia più puntuale sulle origini perché più lontana da pericolosi coinvolgimenti critici, che diventa sempre più cronaca man mano che ci avviciniamo ai nostri giorni, da raccontare in parallelo a quella del circolo, evitando di sottolineare eventuali “tradimenti dei chierici”, alle nostre radici culturali e storiche.