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Da De Mathuisieulx - 1906
Da De Mathuisieulx - 1906
Rivista popolare di politica, lettere e scienze, Anno XVII, N. 22, Roma 30 novembre 1911
Ciò che Vale la Terra promessa  secondo uno che l'ha vista da vicino.
Il Sig. De Mathuisieulx, per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione francese, ha potuto, or sono appena dieci anni, visitare la Tripolitania percorrendola in tutti i sensi e nelle regioni più importanti, quando tutto il villayet era chiuso agli Europei e vigilato dalla diffidenza turca che in ogni richiesta di viaggio, anche a scopo scientifico, da qualunque potenza avanzata, temeva un sotterfugio per coprire avidità recondite.
Da De Mathuisieulx
Da De Mathuisieulx
Pochissimi Europei - quale il Rohlfs giunto fino all'oasi di Kufra - avevano spinto l'esplorazione solo in punti determinati, senza che a nessuno la limitazione del rilievo e dello studio avesse consentito la visione completa e quindi il giudizio sicuro sulle condigeografiche, etnografiche, antropologiche, di clima e di suolo, di quel complesso insomma di cause che determina un popolo e una regione. La Tripolitania restava più inaccessa ed ignorata di altre vaste plaghe dell'Africa non sussidiate dal mare vicino ch'è sempre un veicolo di penetrazione e di civiltà.
Il libro del Sig. De Mathuisieulx ha colmato in buona parte quella che comunemente dicesi una lacuna, né la frase può questa volta apparire una vieta e banale convenzionalità se per poco pensiamo a tutta l'attenzione e all'interesse che all'improvviso s'è per noi creato nei rapporti di quelle terre tanto scarsamente conosciute.
Da De Mathuisieulx
Da De Mathuisieulx
Anzi, per questo, il libro può dirsi veramente prezioso. Colorito, vario, ricco, di piacevole lettura, preceduto da una fascinatrice prefazione del Sig. Bertrand, premiato dall'accademia Francese, esso è costituito da una cangiante serie di quadretti resi con nervosa agilità di linea e smagliante coloritura dovuta all'inesauribile tavolozza dell'autore. Il quale più facile alla suggestione dell'ambiente e del paesaggio che all'acuta e profonda osservazione, più intimamente artista per la sintesi delle cose che scienziato per l'esame analitico, ottiene con bella evidenza il “colore locale”, rimutabile e variopinto come quello che accoglie tutte le vibrazioni, i ricordi, le tradizioni dei popoli succedutisi nel dominio con alterna fortuna. Dalla gaula fenice alla trireme romana, dall'orda vandala all'amministrazione bizantina, dalla ruina araba a quella turca, la Tripolitania vide a volta a volta i popoli solcare i mari e attivare i commerci, suscitare civiltà e affogarle nel sangue, fondare e frantumare città ed empori, importare e fugare religioni e linguaggi.
Da H. M. De Mathuisieulx
Da H. M. De Mathuisieulx
E come in una vasta stratificazione lentamente formatasi, essa conserva intatti i residui e le vesti già del passato, miniera ricchissima per l'artista, il folkolorista, lo scienziato che sa cogliere il rapporto, l'origine, la derivazione, mettendo in luce il passato stesso con l'insegnamento che porta e la calda poesia che suscita.
Il De Mathuisieulx miete a piene mani: scorci, profili, bozzetti, impressioni, pennellature, schizzi si avvicendano nel bel libro, e l'Africa balza viva con tutta la sua misteriosa seduzione. La mechya - in arabo Sania che equivale a giardino - zona fertilissima che cinge tutto all'intorno Tripoli come una collana di smeraldi, ricca di campi d'orzo, di segale, di grano; percorsa dalle nodose cespugliaie di fichi d'India; lieta di palme, olivi, aranci, albicocchi, tamerici; profumata di gelsomino d'Arabia e di violette, fornisce all'autore deliziosi quadretti di tocchi soavi e delicati.
Tripoli negli usi, nei costumi, nelle vie, nei monumenti, negli abitanti - museo antropologico vivente - passa in rapida visione caleidoscopica, e buona parte del libro è alla città - alla Taraboulos, come la chiamano i Turchi - consacrato.
Da H. M. De Mathuisieulx
Da H. M. De Mathuisieulx
Il viaggio all'interno fu dal De Mathuisieulx compiuto lungo le vie carovaniere, nella pianura ondulata e sabbiosa, sterile in gran parte, fino al massiccio altipiano che forma le ultime degradazioni della catena Atlantica, con un'altezza media di sei a settecento metri. Ben conservate rovine di civiltà passate - sopra tutto della Romana – attiravano lassù l'attenzione del nostro viaggiatore. L'altipiano costituito dalle colline di Nefoussa, Yffren, Gariana fino alle terrazze di Tarounha e Msellata, discende ad appiattirsi alla spiaggia presso l'antica Leptis Magna (Homs).
Da H. M. De Mathuisieulx
Da H. M. De Mathuisieulx
Ogni massiccio forma corpo a sé, staccato dall'altro da gole e burroni profondi, piombante quasi a perpendicolo dal lato volto al mediterraneo, discendente con insensibile pendio dall'altro verso l'interno che si mescola al Sahara. Le vette maggiori e più importanti sono munite di un Kasr, specie di fortezza o castello, con presidio d'uomini armati e con un governatore o moudir che cumula le funzioni di sotto-prefetto, percettore d'imposte e giudice di pace. Ogni Kasr comanda e vigila una via carovaniera e fu nido e rifugio temibile quando i Turchi nel 1845 intrapesero la conquista sanguinosa di quelle montagne, minacciando la Tunisia di cui cercarono d'impadronirsi. Lontano dai navigli che rendevano la costa difficile e pericolosa il djebel offrì posizione sicura come un naturale baluardo.....
Da H. M. De Mathuisieulx
Da H. M. De Mathuisieulx
Il De Mathuisieulx da Tripoli mosse verso Gariana, a traverso la piana sterile e priva d'acqua, fino all'altipiano ove incontrò vegetazione ed oasi che rendevano meno triste il viaggio e la permanenza.
Quella piana, secondo la tradizione, è la condizione retrocessa d'un immenso paradiso terrestre coperto d'alberi maestosi e d'erbe grasse, estendentesi dal mare fino a Gariana, di cui la Mechra sarebbe l'unico vestigio.
Poco o niente fauna, scarsa flora, insetti, invece, a nuvoli devastatori.
Da lassù, visitate le rovine e le abitazioni troglodite dei Berberi, fu iniziato il ritorno a Tripoli percorrendo l'Yffren e la pianura fino alla costa a Zouara e lungo il mare per Sabratha e Gargaresch.
Poche oasi, pochi pozzi. poche popolazioni sparse nei villaggi miseri e desolati, più larghe escursioni di Berberi nomadi il nostro autore incontra lungo la via che si frastaglia di colti più fitti e di oasi ridenti lungo la spiaggia che nel passato ebbe porti e città di cui resistono splendidi cumuli di rovine.
Da H. M. De Mathuisieulx
Da H. M. De Mathuisieulx
Per Tadjourag e Karabouli proseguì il De Mathuisieulx fino a Leptis-Magna - la bella città romana che seppe la rovina vandala - e poi per le colline e le terrazze di Msellata, da Tarounah, senza incontrare abitazioni umane, fece ritorno a Tripoli.
Ce n'è abbastanza per convincersi che il viaggio, nel suo complesso, è tale da poter sufficientemente fornire, ad un osservatore attento e coscienzioso un concetto giusto dell'importanza delle terre visitate.
Alla distanza in cui la lunga escursione fu compiuta e il libro scritto, non può presumersi una voluta denigrazione, e le conseguenze diventano tanto più importanti quanta maggiore è stata la sincerità e la probità - davvero indiscutibili - dello scrittore. Sotto questo aspetto il libro lascia una impressione triste e sconfortante. L'autore stesso, come conclusione dell'opera, fa una rapida sintesi delle condizioni economiche, climatiche, archeologiche, politiche della Tipolitania. Egli dice:

Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
“Sotto il punto di vista economico son pochi i paesi che presentano uguale aspetto di desolazione.
E un volere abbondare in generosità stimando le regioni abitate e coltivate alla ventesima parte del territorio totale. Abitazioni che non vanno al di là di poche famiglie poverissime sparse in qualche oasi perduta in una immensa solitudine di pietre, di sabbie e d'erbe secche!
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
L'idea dell'antica fertilità lascia agli appetiti Europei la speranza che grandi lavori agricoli riportino queste terre nel loro stato primitivo. C'est un leurre! La sterilità attuale deriva dalla scomparsa delle grandi foreste che coprivano l'altipiano. La loro distribuzione, per opera degli Arabi, ha provocato la morte della Tripolitania con le rovina del suolo. Si pensa che le acque sotterranee potrebbero compensare la scarsezza delle piogge; ma questo lavoro è stato fatto dagli indigeni ovunque a esso offriva probabilità di riuscita, e il risultato, al di fuori d'un posto privilegiato, appare completamente negativo.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
E che può fare l'acqua delle norie quando essa si versa sulla sabbia delle pianure o sulle pietre delle montagne, quando non sopravvive una sola zolla di humus? I nostri potenti mezzi d'irrigazione farebbero uno sforzo sproporzionato ai magri benefici che se ne ricaverebbero.
Se i campi propizi alla coltura dell'orzo raddoppiassero i loro prodotti non riuscirebbero a dare che un raccolto insufficiente per nutrire i coltivatori impiegativi. Le stesse piantagioni di olivo trovano uno spazio troppo limitato. Ciò è tanto vero che tutte le cure dei Turchi in questo senso tendono verso la Cirenaica”.

Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Di queste tristissime condizioni è una riprova il commercio d'importazione ed esportazione assottigliatosi e impoveritosi tutti gli anni sempre più.
Son davvero lontani i tempi in cui la prosperità agricola della Tripolitania era tale che poteva ogni anno mandare a Roma come tributo 10.000 quintali d'olio. Alla progrediente sterilità della terra devesi aggiungere l'opera nefasta dell'avventuriero Rabah che saccheggiando il Kordofan, il Darfour, il Baghirmi ha causato il fallimento delle più grandi e ricche carovane che esercitavano il commercio; i nuovi sbocchi aperti dagli Inglesi, dai Tedeschi, dai Francesi nel Sudan per il versante atlantico, il deprezzamento delle piume d'ornamento
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
che in un tempo i trafficatori portavano da Kouka, Sokoto, El Facher, mentre adesso vengono preferite le penne di struzzo domestico di cui esiste vasto allevamento al Capo di Buona Speranza. Come ai tempi aurei dell'antico benessere, i prodotti principali che all'interno vengono trasportati agli scali del litorale consistono in penne, piume, ebano, avorio e pelli; l'orzo, il grano, la segale, l'avena costituiscono insieme un movimento d'affari trascurabile, specie in seguito a lunghe e persistenti siccità. Può affermarsi che la vera ricchezza dei suk (mercati) è data dal commercio dello sparto - Stipa tenacissima - che resiste al clima variabile, alle siccità e alle cavallette e che anzi, pare, fra le sebke insalubri e le sterili dune trovi il modo di vivere e prosperare, servendo fino a poco tempo fa agli indigeni per alimentare il bestiame ed ora all'industria della carta.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Non più favorevoli appaiono le condizioni climatiche. Mancano esatte informazioni sulla caduta delle acque in tutta la regione tripolina, ma può con certezza affermarsi che lunghi periodi di assoluta siccità si alternano a rapide e violenti pioggie che nutrono i torrentacci e vengono rapidamente evaporate o bevute dal terreno riarso. I passaggi di temperatura sono bruschi ed è sensibile la differenza fra l'altipiano e la pianura. Quando soffia il ghibli (vento del deserto) l'aria resta saturata da un pulviscolo fitto che danneggia la vegetazione quando non riesce, persistendo, a distruggerla. Pare che l'azione di questo vento sia benefica nel senso che spazza l'aria e ne uccide i miasmi, ma gli occhi di chi deve subire il supplizio del ghibli restano arrossati e lacrimosi. Per questo motivo è diffusissima in Tripolitania l'oftalmia tracomatosa che degenera quasi sempre - aggravata dal sudi [?] dall'acqua inquinata - in completa cecità.
La constatazionc più grave, più dannosa e più difficilmente rimediabile è però la mancanza di acqua in quasi tutto il villayet accertata anche dal Tumiati, dal Minutilli, dal Rohlfs stesso e di cui il De Mathuisieulx ha frequenti esempi dimostrativi.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
Illustrazione tratta da M. De Mathuisieux, La Tripolitaine d'hier et de démain.
La Tripolitania rappresenta oggi un petrefatto, un fossile che i secoli ci tramandano incolume....
Ma, invero, a tutto questo bisogna aggiungere il fanatismo delle popolazioni, la loro condizione errante che rende difficile la civilizzazione, il contatto con tribù barbare del deserto, la progrediente avanzata delle sabbie che, in mancanza di foreste e quindi di piogge ristoratrici e periodiche, continuano a coprire di sterile coltre i luoghi eventualmente rispettati.
Non è però nella nostra intenzione di allargare i commenti....
L'Italia in Tripolitania è andata per fatalità … musulmana - Allah Ahhbar! - Dio è grande!
Resta - fiche de consolation - la Cirenaica che non fa parte del libro. Il quale è di lettura molto istruttiva, raccomandabile a tutti gli studiosi e a coloro che vogliono parlare della Tripolitania - argomento oggi vivissimo ed incalzante - con quel rispetto alla verità che il lavoro del De Mathuisielx largamente consente.
Vincenzo Bruno