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La storia.
Torri, Saraceni e Turchi

Torreguaceto
Torreguaceto
In altri tempi, i luoghi posti nelle vicinanze del mare non erano affatto sicuri per le continue incursioni da parte dei Saraceni, che indussero i governanti a proteggere le popolazioni mediante un sistema di torri, erette a distanza tale da permettere la comunicazione tra loro e assicurare la difesa contro gli sbarchi improvvisi. Torri di avvistamento, dunque, ma anche di difesa. Di giorno colonne di fumo (come gli indiani) e di notte fuochi. In aggiunta campane o colpi di arma da fuoco. I segnali allertavano le popolazioni dell'interno che correvano a mettersi al sicuro e a preparare la difesa. Pare che il sistema fosse così efficace che, in poche ore, i segnali arrivavano a Napoli.
Ogni torre aveva un nome, lo stesso che è pervenuto a noi. Difficilmente ci sono due torri uguali. Ve ne sono di grandi e di piccole, alcune sono imponenti, tutte danno l'idea della solidità e più sono solide più evocano disastri: musulmani, saraceni, turchi, pirati, corsari si affacciano alla mente in una confusione di termini e di date. Il tutto si perde in timori che diventano terrore, ma anche convivenza col pericolo. Sopravvivere in quelle condizioni, sino a non molto tempo fa, significava, prima di ogni altra cosa, coltivare la terra e quindi vivere a distanza breve dai campi. Il mare significava commercio, ma soprattutto pericolo. L'idea di un posto dove rilassarsi, passare le vacanze, fare i bagni è piuttosto recente, così come la mania di abbronzarsi la pelle. La pelle scura significava esposizione al sole per lunghi periodi, significava lavoro duro nei campi. La pelle bianca era segno di distinzione e quindi di valore. In pochi potevano permettersi di affrancarsi dall'esposizione al sole.
Ogni tanto il Mediterraneo s'accendeva. C'era sempre qualcuno che proclamava la sua superiorità sull'una o sull'altra sponda e allora erano guai per tutti. Gli abitanti di intere regioni  hanno vissuto per secoli in paesi abbarbicati sui monti, certamente per difendersi dalla malaria, ma molto di più per la paura di essere ammazzati o catturati e concludere la propria esistenza da schiavi, remando in una galera, costruendo fortezze e palazzi, lavorando la terra o, se donne e piacenti, in qualche harem.
Assieme al sistema delle torri, nel Salento, dove mancano cocuzzoli sui quali abbarbicarsi, avevano escogitato le masserie fortificate. In Abruzzo, sotto l'Abbazia di S. Giovanni in Venere, avevano scavato una galleria sotterranea di due km da utilizzare per mettersi al sicuro in caso di incursioni. Taranto, Bari, Brindisi passavano di mano in mano ora a Bisanzio, ora ai saraceni e ora all'Occidente (Longobardi, Spagnoli). La stessa Roma dovette subire assedi. Le grosse fortificazioni, nell'anno 846 d.C., salvarono la città, ma le chiese fuori le mura (S. Pietro, S. Paolo e numerose altre), assieme a ville e campagne, non furono risparmiate e dovettero subire devastazioni di ogni genere.
Turchi e Saraceni, talora invasori, corsari o pirati, talaltra chiamati a difendere le fortune di questo o quel signorotto locale con doppi e tripli giochi sempre in piedi, alleanze strette e tradite nello stesso giorno. E a pagarne le spese sempre la popolazione.
Le torri, adesso ristrutturate, sono il simbolo di epoche storiche dimenticate per sempre.
Ieri Torre Guaceto proteggeva uomini e cose, oggi l'Area Marina Protetta tutela l'ambiente.