Secche di Tor Paterno - I diving

Secche di Tor Paterno
Secche di Tor Paterno
Gli uomini si dividono in amanti del mare e amanti della terra, i terricoli. I primi nel mare vedono tutto: ciò che era, ciò che è e ciò che sarà. I secondi nel mare vedono solo acqua. I terricoli hanno sempre bisogno di qualcosa di fermo a cui aggrapparsi. Una nave, per loro, per quanto grande, per quanto inaffondabile, non sarà mai abbastanza sicura. Solo la terraferma dà questa sensazione.
Alle Secche di Tor Paterno non c'è neanche uno scoglio al quale aggrapparsi. Onde, spuma e tra essi i riverberi del sole che si riflette sul mare. Nient'altro. Un terricolo ha bisogno di riferimenti solidi. Il sole, le onde, il vento, non gli dicono nulla. Un fruscio improvviso tra l'erba gli segnala una lucertola. Suoni noti che lo rassicurano, ma qui, nel mare, c'è solo acqua. Gli dicono che però, a pochi metri di profondità, c'è la terra e su di essa vegetazione, un altro tipo di vegetazione, quella marina. E poi ancora ci sono i pesci, molti di più di quanti animali abbia mai visto sulla terra.
Ma un terricolo resta scettico. Gli parlano di animali e piante visti da altri ma lui, in superficie, nota solo acqua. Vede che sono in tanti a recarsi alle Secche, barche piene di gente in tuta da sommozzatore e con le bombole di ossigeno. Le tute sono tutte nere. Chissà perché questo colore, così tetro. I colori che ti circondano sono splendidi: in superficie l'azzurro, quello del cielo e quello del mare e, in profondità, di una varietà e intensità che neanche t'immagini.
Il terricolo però pensa che occorre immergersi in tutta quell'acqua per andare giù a vedere. Non è questione di non saper nuotare. Sono i riferimenti che mancano. Qui tutto è mobile e sulla terraferma la sensazione di mobilità è una sensazione di pericolo, ricorda qualcosa di terribile, ricorda la terra che trema. No, il terricolo, sotto i piedi, ama sentire il solido della terraferma, non una barca che segue il movimento delle onde.
Care Secche di Tor Paterno, forse abbiamo sbagliato approccio. Non è così che ci si avvicina al mare. Un terricolo ha bisogno di prepararsi al viaggio, ha bisogno di vederselo snodare sotto gli occhi. Sale in barca, arriva in un punto, un'isola, uno scoglio, un qualcosa di solido a cui appoggiarsi e poi magari pensa ad azzardare una discesa in acqua. Questo è il percorso mentale verso una meta in mare. Questo si figura uno che mai è partito per andare in un punto in mezzo al mare, per fermarcisi ed immergersi. La sua immaginazione è frenata. Ma tutti gli dicono che lo spettacolo giù, sotto l'acqua, vale tutte le insicurezze che gli vengono in mente, che bisogna vedere per capire.
Sì, forse l'approccio è proprio sbagliato. Proviamo a cambiare, proviamo a inventare un altro tipo di percorso. Iniziamo dalla terraferma. Iniziamo da un punto dove, intanto, vediamo cosa c'è sotto il mare, che distanza c'è tra la costa e le Secche e quanto queste distano dalla superficie del mare. Sarà anche poca cosa, ma uno schema che rappresenti il tutto è già un aiuto. Vediamole una buona volta queste immagini, magari il terricolo si convince.
Non c'è un centro visite dell'Area Marina di Tor Paterno. A Monte Mario, a Roma, ci sono un paio di stanze dove, in mezzo a gente che va e viene, sono ammucchiati computer, carte su tavoli, depliant e cento altre cose. Non è una tal vista che indurrà un terricolo a recarsi alle Secche.
Proviamo allora a vedere cosa c'è a Tor Paterno, frazione di Ostia. Siamo al Borghetto dei Pescatori, un villaggio costruito durante il ventennio fascista per accogliere le famiglie dei pescatori. Il villaggio è raccolto, adesso è ristrutturato e, rispetto all'altra edilizia che siamo abituati a veder nelle periferie, è un capolavoro d'arte.
Nelle sue vicinanze, ad un sol piano, una costruzione con la scritta "Area Marina di Tor Paterno", dove sarà realizzato il centro visite. Ci sono progetti ed i finanziamenti per partire. Non èlto, ma è già qualcosa. Si vive di progetti. Di qui dovrebbe venire l'aiuto al terricolo per indurlo a un viaggio alle Secche. Per ora può affidarsi solo a ciò che vede: mare, barche e gente in tuta da subacqueo che va a godersi lo spettacolo. Non gli basta. E' troppo poco, anche se la curiosità si è messa in moto. Un giorno quando sarà cresciuta abbastanza, Secche di Tor Paterno, anche il terricolo verrà a visitarvi.


Il mondo dei sub
Raggiungere le profondità del mare e rimanervi per qualche tempo, per poterne osservare le meraviglie sommerse, è sempre stato un sogno dell'uomo moderno.
Da attività riservata a pochi pionieri, grazie alla rapida evoluzione delle ricerche e delle attrezzature, l'immersione subacquea è diventata una disciplina sportiva accessibile a tutti.
L'aver avvicinato il grande pubblico alla scoperta del mondo sottomarino, però, se da un lato ha portato alla diffusione di una sensibilità verso le problematiche del mare, dall'altro ha aperto le porte dei fondali marini anche a persone con scarsa sensibilità all'ambiente.
Nell'indirizzare al meglio le linee di sviluppo di questa disciplina in costante crescita, è determinante quindi l'azione degli istruttori subacquei, che devono trasmettere ai propri allievi le giuste motivazioni e la sensibilità corretta per un approccio al mondo sommerso.

Sub ed aree marine protette
I subacquei sono probabilmente quelli che, nell'esercizio della loro disciplina sportiva, hanno il privilegio di godere meglio di altri dei benefici effetti che il regime di tutela produce nell'ecosistema sottomarino.
Sono la categoria di fruitori delle AMP che dovrebbe essere più sensibile alle ragioni della conservazione dei fondali in quanto, più di altri, sono in grado di cogliere le problematiche dell'ambiente sommerso e la necessità di ripristinare i naturali equilibri del nostro mare.
Il numero dei sub che sceglie le acque delle AMP italiane quale palcoscenico per le proprie immersioni alla scoperta delle ricchezze del mare è in continua crescita. E' necessario quindi tenere conto di questa realtà nella elaborazione dei piani di gestione e dei regolamenti di fruizione delle AMP, prevedendo zone di immersione con appositi itinerari subacquei, ove possibile anche in zona A. Occorre una opportuna disciplina e predisporre specifici studi sugli impatti che la presenza continua dell'uomo immerso provoca in ambienti particolari come le grotte.
E' necessario allora puntare molto sulla qualificazione degli istruttori subacquei, che accompagnano i subacquei nella visita dei fondali delle AMP, affinché adottino disciplinari di visita attenti al rispetto dell'ecosistema che si accingono a visitare, coinvolgendo gli stessi subacquei in alcune delle attività di monitoraggio e controllo, svolte dall'Ente Gestore.

Immersione alle secche di Tor Paterno
Le Secche di Tor Paterno non comprendono al loro interno un tratto di litorale. Per la loro posizione in mezzo al mare, a notevole distanza dalla costa, in una zona caratterizzata da forti correnti e con una profondità che va dai 18 ai 60 m, presentano difficoltà che ne limitano la fruizione esclusivamente a subacquei esperti, in possesso di brevetto di grado avanzato.
Il periodo migliore per le immersioni è senza dubbio la stagione fredda, dall'autunno alla primavera, quando l'acqua si presenta più limpida, grazie alle correnti che spazzano via la mucillagine ed i sedimenti dovuti alla vicinanza della foce del Tevere.
La distanza dalla costa richiede l'impiego di barche attrezzate e di adeguata potenza, per cui occorre rivolgersi ai numerosi centri diving del litorale romano, autorizzati dall'Ente Gestore.
Per avvicinare una maggiore utenza alla fruizione dei fondali dell'AMP, Roma Natura (Ente regionale per la gestione del sistema delle aree naturali protette nel Comune di Roma) ha di recente predisposto un sistema di visite con un'imbarcazione speciale. A bordo di essa, grazie a particolari attrezzature, i visitatori sono in contatto diretto con un operatore subacqueo specializzato, che invia in superficie le immagini riprese sui fondali.


Fotografie

Le Secche di Tor Paterno Le Secche di Tor Paterno Le Secche di Tor Paterno
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