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Il mito

Isole Tremiti
Isole Tremiti
Sole e sensazioni a San Nicola. Rupi a picco sul mare e sul bordo tombe scavate nella roccia che dominano il mare dall'alto. Guardi le tombe e pensi subito che in esse i corpi non dovevano essere seppelliti: vi dovevano semplicemente essere adagiati, perché lo scavo è profondo circa mezzo metro, appena sufficiente per accogliere la salma. Lo spirito a librarsi nell'aria e le membra a ricongiungersi con gli elementi della terra di cui sono parte.
Alle Tremiti lo spirito degli antenati non è morto, aleggia per questi luoghi, sempre un pò soli. Ti rapisce e ti porta indietro nel tempo. Scorrono i secoli, scorre la storia, affiora il mito. Diomede, vincitore a Troia, è sconfitto negli affetti familiari in patria, tradito dalla moglie Egialea. Ripresa la navigazione, approda sulle coste del Gargano, si insedia alle Tremiti, dove rimane per sempre. Dal suo nome le isole sono dette Diomedee. I suoi compagni, invece, sono trasformati da Afrodite in uccelli, chiamati anche essi diomedee, che del mare vivono e sembrano accompagnare l'eroe greco nell'ultimo viaggio. Ma anche le piante lo ricordano, la Centaurea diomedea, pianta endemica.
Fusione totale tra mito, storia e natura. Vento e solitudine su quelle tombe, nel punto più alto di San Nicola.
Bellezza per gli occhi e sensazioni per lo spirito. Solitudine e ispirazione per artisti - Lucio Dalla si è fatto costruire una villa dove compone le sue canzoni. Gabbiani reali nel cielo, branchi di pesci in acqua. Le barche che fanno il giro delle isole si fermano presso una grotta marina, qualche briciola cade in acqua e, immediatamente, il mare intorno ribolle per il grande assembramento di pesci che circondano la barca. I pesci sanno che, dove ci sono barche, ci sono briciole e le aspettano.
La guida, sulla barca, s'impegna e s'affanna; parla di geologia, parla di natura, parla di storia, ma all'improvviso il mito prende il sopravvento. "Guardate il costone, quello alto, a strapiombo sul mare. Di notte, lì, cantano le diomedee. Ma non è un canto, il loro. E' un lamento, il lamento che hanno emesso per l'eroe greco e che perdura nel tempo". Il mito allora ti riprende e restituisce fascino alla vita.
Pontili romani, conventi e chiese cristiane, castelli. E poi carceri, reclusione, solitudine e dolore. Chi pensa di andare nelle isole solo per divertirsi si sbaglia. Qui tutto induce alla riflessione, a pensare alla nostra piccolezza di esseri umani. Gli anni della storia ed i visitatori che si sono succeduti vi scorrono sotto gli occhi. L'atrocità della segregazione vi aggredisce. Vi porta a riflettere non solo sulla segregazione dei deportati, ma anche su quella di chi, come le guardie, era chiamato a garantire che la pena fosse scontata e, in qualche modo, la scontava assieme ai detenuti.
La vita comunque riemerge. Accostarsi a queste isole solo in cerca di divertimento è riduttivo, se non superficiale. Qui si ha la sensazione di fare parte di un unico spirito globale, che lega la natura, Diomede ed i suoi compagni, i deportati e le guardie, i visitatori di oggi.
Le Tremiti sono un paradiso per i subacquei. Ma chi scende, in apnea o con le bombole, nelle profondità del mare, consapevole dell'atmosfera che lo circonda, non cerca il divertimento, ma un legame. A volte non lo trova, solo pesci, alghe e trasparenze. Ma quando lo trova, quando accade, è una sensazione straordinaria. L'espressione di un subacqueo che emerge dalle profondità non è quella di chi si è divertito, è diversa. Felicità? Forse.


Significato del mito

Le isole sono i posti per eccellenza per evocare il mito, quello classico, che sta a fondamento della civiltà occidentale. Omero, in questo viaggio che è del cuore e della mente, la fa da padrone. Altrove, ad Aci Trezza, il Ciclope e i massi che scaglia contro Ulisse in fuga, trasformati nei faraglioni dalla fantasia dell'uomo. Qui, alle Tremiti, Diomede, il più forte guerriero della sua epoca, compagno di Ulisse. Entrambe le storie si collocano nell'Odissea, dopo la guerra di Troia. Diversamente dall'Iliade, che riporta le gesta gloriose degli eroi, nell'Odissea l'accento viene messo sul desiderio di conoscenza, di avventura e di libertà. C'è da chiedersi come mai tutto questo si materializza in piccole isole, in zone sperdute e lontane dalla odierna vita quotidiana. La risposta è che la libertà, valore fondante della nostra civiltà, va cercata senz'altro nell'affrancamento dal bisogno, nelle leggi che regolano la società, ma soprattutto nella liberazione dai legacci che imprigionano la mente, nella riflessione, nelle piccole tappe che quotidianamente ognuno di noi affronta durante il corso dell'esistenza. Le isole favoriscono quest'ultimo aspetto e le nostre Aree Marine Protette sembrano riproporne, in una trama invisibile, il percorso.

Diomede
Eroe greco che combatté nella guerra di Troia. Tra le sue imprese più famose, realizzate assieme ad Ulisse, si ricorda il furto del Palladio, la statua di Pallade o Atena (Minerva per i Romani), custodita nella rocca di Troia e alla quale era legato il destino della città. Sempre assieme ad Ulisse, Diomede penetrò nel campo nemico, sorprese i Troiani nel sonno e compì una strage; ferì lo stesso dio della guerra, Marte, e la dea Afrodite. Prima di tornare in patria, peregrinò a lungo per i mari subendo quasi lo stesso destino di Ulisse. Quando finalmente arrivò in Tracia, seppe del tradimento della moglie Egialea e si rimise a navigare con i suoi compagni in cerca di un nuovo posto e una nuova patria dove trascorrere il resto della vita.
Sulle coste del Gargano fu ospitato dal Re Dauno dal quale ebbe il permesso di fondare un suo regno, di cui  tracciò i confini con le pietre che aveva portato con sé dalla Tracia. Ma preso da ira contro il suo destino, ne scagliò una parte in mare e da esse nacquero le Isole Tremiti o Diomedee. Afrodite che non gli aveva perdonato la distruzione di Troia, lo fece litigare con il Re Dauno che lo uccise. La dea, infine, trasformò i suoi compagni nelle berte o diomedee (Puffinus puffinus e Calonectris diomedea).

La tomba di Diomede
Nel Pianoro di S. Nicola, la superficie più vasta dell'isola omonima, vi è una necropoli ellenistica risalente al periodo che va dal V al III secolo a.C. Le tombe, scavate nella roccia, sono a fossa o a grotticella. Tra queste tombe la leggenda vuole che ci sia anche quella di Diomede tanto che la necropoli è comunemente conosciuta con l'appellativo di "Tomba di Diomede".
Plinio, invece, racconta che i compagni dell'eroe, prima di essere trasformati in diomedee dalla dea Afrodite, costruirono in onore di Diomede un sepolcro e un tempio immerso tra i platani dove, successivamente, venne eretta l'abbazia fortificata di Santa Maria a Mare.


Fotografie

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