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Significato del mito

Le isole sono i posti per eccellenza per evocare il mito, quello classico, che sta a fondamento della civiltà occidentale. Omero, in questo viaggio che è del cuore e della mente, la fa da padrone. Altrove, ad Aci Trezza, il Ciclope e i massi che scaglia contro Ulisse in fuga, trasformati nei faraglioni dalla fantasia dell'uomo. Qui, alle Tremiti, Diomede, il più forte guerriero della sua epoca, compagno di Ulisse. Entrambe le storie si collocano nell'Odissea, dopo la guerra di Troia. Diversamente dall'Iliade, che riporta le gesta gloriose degli eroi, nell'Odissea l'accento viene messo sul desiderio di conoscenza, di avventura e di libertà. C'è da chiedersi come mai tutto questo si materializza in piccole isole, in zone sperdute e lontane dalla odierna vita quotidiana. La risposta è che la libertà, valore fondante della nostra civiltà, va cercata senz'altro nell'affrancamento dal bisogno, nelle leggi che regolano la società, ma soprattutto nella liberazione dai legacci che imprigionano la mente, nella riflessione, nelle piccole tappe che quotidianamente ognuno di noi affronta durante il corso dell'esistenza. Le isole favoriscono quest'ultimo aspetto e le nostre Aree Marine Protette sembrano riproporne, in una trama invisibile, il percorso.

Diomede
Eroe greco che combatté nella guerra di Troia. Tra le sue imprese più famose, realizzate assieme ad Ulisse, si ricorda il furto del Palladio, la statua di Pallade o Atena (Minerva per i Romani), custodita nella rocca di Troia e alla quale era legato il destino della città. Sempre assieme ad Ulisse, Diomede penetrò nel campo nemico, sorprese i Troiani nel sonno e compì una strage; ferì lo stesso dio della guerra, Marte, e la dea Afrodite. Prima di tornare in patria, peregrinò a lungo per i mari subendo quasi lo stesso destino di Ulisse. Quando finalmente arrivò in Tracia, seppe del tradimento della moglie Egialea e si rimise a navigare con i suoi compagni in cerca di un nuovo posto e una nuova patria dove trascorrere il resto della vita.
Sulle coste del Gargano fu ospitato dal Re Dauno dal quale ebbe il permesso di fondare un suo regno, di cui  tracciò i confini con le pietre che aveva portato con sé dalla Tracia. Ma preso da ira contro il suo destino, ne scagliò una parte in mare e da esse nacquero le Isole Tremiti o Diomedee. Afrodite che non gli aveva perdonato la distruzione di Troia, lo fece litigare con il Re Dauno che lo uccise. La dea, infine, trasformò i suoi compagni nelle berte o diomedee (Puffinus puffinus e Calonectris diomedea).

La tomba di Diomede
Nel Pianoro di S. Nicola, la superficie più vasta dell'isola omonima, vi è una necropoli ellenistica risalente al periodo che va dal V al III secolo a.C. Le tombe, scavate nella roccia, sono a fossa o a grotticella. Tra queste tombe la leggenda vuole che ci sia anche quella di Diomede tanto che la necropoli è comunemente conosciuta con l'appellativo di "Tomba di Diomede".
Plinio, invece, racconta che i compagni dell'eroe, prima di essere trasformati in diomedee dalla dea Afrodite, costruirono in onore di Diomede un sepolcro e un tempio immerso tra i platani dove, successivamente, venne eretta l'abbazia fortificata di Santa Maria a Mare.