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Pasquale Soccio, Materna terra, Adda Editore, Bari, 1992. [...] Oggi una selvaggia e irrefrenata volontà di uomi­ni e di vacche viola e divora la storica 'Defensa' di San Matteo per farne una desolata landa di pastura. Misera sorte di una terra privilegiata dallo studio botanico per la varietà delle erbe e fiori unici o rari. (Unico mio agrifoglio, nei pressi di un campo per bocce, tu non ci sei più, né più respiri col tuo verde splendente). Oggi la devota pietà cristiana cede sempre più al giuoco dello spettacolo: a una orgia di fuoco che neppure l'Inferno invidia, né assolve. Si estendeva una volta la Defensa attorno a San Matteo per tredici chilometri quadrati coperta da milletrecento ettari di boscaglia: a quanto l'ha ridotta l'irruente volontà distruttiva?)

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Sono ormai tantissimi i testi che condivido con voi. Sono contributi in genere scansionati e/o scaricati dal web, annotati dallo scrivente e conservati nel suo archivio digitale. Ora ho deciso di mettere un poco di ordine in questi testi offertovi, diventati molto numerosi...

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La memoria

  • Francesco Mastriani
  • Le Condizioni del Mezzogiorno
  • Salvemini ed il Meridionalismo
  • Serva Italia
  • La crisi italiana
  • Le lettere meridionali
  • Ancora sulla questione meridionale
  • L'industria a Napoli
  • L'Italia giudicata da un tedesco
  • La burocrazia
  • Berlusconi e l'Europa
  • Un Americano e l'emigrazione italiana.
  • Emigr. e conseguenze in Italia
  • Emigrazione italiana
  • La libertà di stampa
  • Solitari interconnessi
[...] Abbiamo in Italia la spaventevole cifra di sedicimilioni di analfabeti, di cui, per carità del suolo nativo, non dirò quanta parte spetta alla nostra Napoli. Migliaia e migliaia di cretini vegetano in alcune vallate delle Alpi e dell'Appennino; i quali non hanno dell'uomo che il beffardo ironico nome. Altri migliaia e migliaia languiscono di febbri perpetue prodotte dalla malaria, dallo scarso e malsano nutrimento, dalle estenuanti fatiche, dalle protratte vigilie. Né vale il dire che altrove eziandio questi mali travagliano le popolazioni. Altrove, è colpa della terra e del clima; appo noi, è colpa dell'uomo. Egli è certo che la vita in Italia è più breve che altrove; vergognose oltraggio alla provvidenza che ci largì tutt'i tesori della sua inesauribile benevoglienza. Laddove le altre nazioni, meno favorite di noi, studiano i mezzi di accrescere il loro benessere e la loro civile e morale perfezione, noi studiamo i mezzi di renderci frustanei i doni del cielo. Ingegni sublimi ci lasciarono pagine immortali, tesori di scienza e di ben vivere sociale; e noi, poscia di aver lasciato morir d'inedia que' sublimi ingegni nel tempo in che furono in mezzo a noi, oggidì ci tegnamo paghi di far pompa de' loro volumi in su i palchetti delle nostre librerie. [...] Leggi

Estratto da Paolo Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno (1954-2001), a cura di Giuliana Arena, Lacaita, Manduria, 2003, pp. 389-411

[...] Da alcuni anni è cominciata un'immigrazione, che tende a crescere, sia nel Nord che nel Sud. Nel Sud si tratta di extra-comunitari, nel Nord, oltre che di extra-comunitari, da qualche anno anche di meridionali: nel 1998 l'emigrazione dal Sud al Nord è stata di 80 mila persone.
È dunque scomparso il problema di un'eccessiva pressione demografica e si è profilato il problema opposto, sia nel Nord che nel Sud. Ha sorpreso anche i demografi la rapidità con cui ha avuto luogo l'inversione di rotta, ed è stata vista come una sorprendente novità la ripresa, dopo anni di relativa stasi, dell'emigrazione Sud-Nord. [...]

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Estratto da Paolo Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno 1954-2001), a cura di Giuliana Arena, Lacaita, Manduria, 2003, pp. 335-355
[Il libro completo è scaricabile da http://dspace.unitus.it/dspace/handle/2067/667]
[...] mentre considera con grande diffidenza e con occhi molto critici la piccola borghesia intellettuale che in fondo s'infischia dei problemi dei contadini. [...] Nel lungo periodo gli interventi di tipo assistenziale non di rado hanno avuto effetti socialmente negativi in quanto generano clientelismo e corruzione. [...] guai se si limita a elargizioni finanziarie. [...] Leggi
Paolo Sylos Labini, Ahi serva Italia Un appello ai miei concittadini, a cura di Roberto Petrini, Laterza 2006
[...] Certo, la televisione e l’Homo videns di Giovanni Sartori hanno Nota 3 giocato un ruolo importante. Ha giocato un ruolo anche maggiore l’opposizione, che è stata oltremodo indulgente col Cavaliere.[...]
oggi noi siamo nel punto più basso tra i paesi civili, e anzi della nostra stessa storia, che anche dal punto di vista della civiltà non è confortante. Per chi ha deciso di non farsi illusioni, basta leggere quello che scrive di noi la stampa estera.[...]
è giusto che dei 'simpatici' manigoldi rendano la vita sociale ripugnante? Leggi
Paolo Sylos Labini, La crisi italiana, Editori Laterza 1995
Alcuni hanno detto che questa divaricazione fra economia reale ed economia finanziaria economicamente è priva di senso; si può spiegare solo per l’azione di qualche fattore del tutto anomalo, come per esempio un complotto, nazionale o internazionale. Non è così. Leggi
Nuova raccolta di Scritti di Pasquale Villari. Ho corretto il testo servendomi, tra l'altro, di Pasquale Villari, Le lettere meridionali e altri scritti..., Guida Editori, Napoli 1979.
Ho, inoltre, aggiunto testi di P. Villari non presenti nelle Lettere del 1979 e alcune note esplicative relative a fatti e personaggi.
Alla fine del testo ho inserito alcuni estratti da Il Giornale illustrato, Anno III, Firenze 1866 che parlano della sconfitta navale di Lissa (1866) che ha originato, insieme a quella di Custoza, questo scritto. Il carattere grassetto è dello scrivente. Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli.
Brano pubblicato sul Corriere della Sera del 4 settembre 1905.
Vengono ricordati i fatti sanguinosi di Grammichele, in Sicilia, avvenuti qualche mese prima (16 agosto 1805), […] In ogni Comune il potere politico era nelle mani della classe dei cosiddetti galantuomini, signorotti e baroni che esercitavano la pressione fiscale solo su alcune classi, a tal proposito riporto un passo di un’inchiesta di Rosario Villari: «Così noi troveremo generalmente imposta in modo gravissimo la tassa sulle bestie da tiro e soma, ossia principalmente sui muli e sui cavalli che sono la proprietà maggiore dei contadini, e invece raramente e in proporzioni minime la tassa vera sul bestiame, ossia sulle vacche e sui bovi, perché questi sono posseduti dai proprietari», ovviamente, nella maggior parte dei casi il proprietario era legato in maniera strettissima al politico di turno. Il sistema elettorale dell’epoca favoriva questo circolo vizioso, in quanto secondo la Legge De Pretis del 1882 erano eleggibili ed elettori solo coloro che avevano compiuto 21 anni di età, sapevano leggere e scrivere, pagavano annualmente una imposta diretta abbastanza salata, ed erano affittuari o proprietari di fondi e terreni (le donne erano escluse dal voto). Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, pp. 149-167
[...] Ben pochi degli opifìci privati sono degni di un tal nome, e quanto agli operai, la Commissione osserva che un grandissimo numero di essi lavorano solo qualche giorno della settimana, con salari derisori, vagando da opificio ad opificio, da bottega a bottega, spesso mutando anche mestiere. Meriterebbero, essa conclude, piuttosto il nome di disoccupati che di operai. [...] Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, pp. 129-148
Da Sergio Rizzo, Corriere della Sera del 24.07.2013: […] Il termine non è particolarmente elegante, ma rende bene l’idea di quanto accaduto in Italia nel dopoguerra: 'Iperterritorializzazione'. All’inizio, spiega la Società geografica italiana, c’erano le Province, retaggio tipico di un Risorgimento che aveva rinnegato il federalismo. Lo Stato unitario era stato modellato sull'organizzazione centralistica di stampo napoleonico con 59 ripartizioni territoriali di dimensioni ottimali per poter essere attraversate in una giornata di cavallo. Poi sono arrivate le Regioni, le quali avrebbero dovuto mettere fine a quel modello avviando la stagione delle autonomie e del decentramento. Invece le Province hanno preso a lievitare come la panna montata. Alla nascita delle Regioni, nel 1970, erano 94, tre in più rispetto al 1947. Oggi sono 110. E con loro si moltiplicavano Unioni dei Comuni, Comunità montane, Comunità collinari, Circoscrizioni comunali, Circondari, Aree di sviluppo industriale, Ambiti turistici, Centri per l’impiego… Per non parlare dell’inestricabile groviglio degli enti intermedi fra Comuni, Province e Regioni: dalle aziende sanitarie locali alle migliaia di società pubbliche locali, agli ambiti territoriali ottimali, ai consorzi di bonifica, perfino alle istituzioni scolastiche. E l’autonomia si è trasformata in un delirio. Sovrapposizioni di competenze, duplicazione di funzioni, moltiplicazione di responsabilità senza che nessuno sia davvero responsabile. Il tutto con ben cinque Regioni (o sei, considerando le Province autonome di Trento e Bolzano) a statuto talmente speciale da metterle di fatto al riparo da qualunque condizionamento centrale. Un coacervo talmente complicato che nessuno è oggi nemmeno in grado di dire con esattezza quante siano in Italia le pubbliche amministrazioni: una recente ricognizione le ha stimate in un numero prossimo a 46 mila. Ma oltre una semplice stima non si è ancora riusciti ad andare, appunto. Il che la dice lunga sul disordine prodotto da questa superfetazione incontrollata di livelli amministrativi. [...] Leggi
Giuseppe Gadda (1822-1901), in Nuova-Antologia, Vol. III, Firenze, 1866, pp. 377-395
[...] L'elemento nuovo influì, come doveva, sull'antico; ossia persuase che per giungere presto ai sommi uffìci non importa l'assidua fatica, la devozione al dovere, ma basta professare altamente idee politiche tonanti; basta far vedere che si hanno protezioni e famigliarità con uomini parlamentari autorevoli, e sopratutto mostrare un'assoluta indipendenza verso i superiori, poiché parte di quella inviolabilità che copre i protettori deve irradiare sui protetti. [...] Leggi
Paolo Sylos Labini, Berlusconi e l’Europa, Astrolabio, maggio 2001
Per vincere le elezioni il Cavaliere ha imbarcato personaggi di ogni tipo ed ha promesso tutto a tutti. Oggi, vinte le elezioni, può allegramente disattendere quelle promesse o diluirne l’applicazione in tempi lunghi, come certi ministri in pectore hanno cominciato a suggerire, rivolgendosi alla perfida stampa internazionale? Certo, lo può fare, ma a quale prezzo? Quelle promesse hanno creatoaspettative assai forti: se non fa qualche cosa di credibile e di convincente nei primi cento giorni, il Cavaliere rischia di essere disarcionato. Gli umori popolari da noi sono volatili: '“Mani pulite' insegna. [...] Leggi

Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 52-65

[...] Bisogna aver compassione di quel paese, che perde la sua più valida popolazione, e congratularsi con quello che la riceve.
[...] Il solo rimedio che l'Italia possa applicare efficacemente a questi mali è di rendere la sua popolazione così soddisfatta e contenta da non farle più venir la voglia di abbandonare il proprio paese. [...]

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Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 1-51
Da sempre l'emigrazione italiana è stata studiata riservando l’attenzione agli uomini.
A subire le conseguenze dell’emigrazione maschile furono le donne rimaste a casa: accudivano figli e anziani, lavoravano nei campi, e al posto degli uomini, si assumevano responsabilità economiche come la firma di contratti. Le donne all’estero conquistarono spazio nel mondo del lavoro: il primo settore industriale fu quello tessile, a cominciare dalle fabbriche francesi. Dall’impegno come casalinghe nacque, specialmente nell’America del Nord, il “bordo”, cioè tenere a pensione dei compatrioti. Attività che permetteva loro di svolgere lavori domestici e contribuendo all’economia familiare. Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 457-467[...]
Se Voi pensate che nella sola Nuova York sono agglomerati più di 400.000 Italiani, gran parte dei quali contadini del Mezzogiorno, che vivono insieme, separati dal resto della popolazione americana, voi capirete facilmente che qui si forma un mondo, una società sui generis, che merita di essere studiata. Anche le altre centinaia di migliaia che arrivano ogni anno a Nuova York, e si diffondono negli Stati Uniti, sono in maggioranza contadini del Mezzogiorno; vivono a gruppi, e fino a che non riescono, dopo due o tre generazioni, ad essere americanizzati, formano più o meno parte di quella stessa società. Leggi
La Civiltà Cattolica, Anno XIX, 21 marzo 1868 pp. 25-35
La libertà della stampa giudicata dai liberali
[...] Ma se sopravviene una guerra, o una riforma grande da operare, subito, per prima cosa, si mandano a spasso i signori Deputati e i signori Senatori, non senza aver prima ottenuto da loro i pieni poteri, il voto di fiducia e la licenza di tutto fare, senza la noia del loro inutile, se non anzi dannoso, parere.[...] Leggi
I cosiddetti 'social' sono il regno della solitudine. Vi propongo il capitolo 3. del libretto Zygmunt Bauman, Ezio Mauro, Babel, Laterza-la Repubblica, 2017 pp. 79-149.
E' una specie di 'vademecum' pieno di consigli e considerazioni su Internet ed i cosiddetti 'social'. Leggi

Album contenente le foto delle controimpronte dei dinosauri scoperte a Borgo Celano (San Marco in Lamis). Una parte di questi massi sono da vedere nel Museo di Borgo Celano.
La Treccani dice al proposito: In sedimentologia, rilievo presente alla base di strati prevalentemente sabbiosi dovuto al riempimento di una impronta cava in un sedimento argilloso o di altro materiale plastico. Le controimpronte possono formarsi per cause sia biologiche (organismi) sia fisiche (pioggia ecc.). In paleontologia, calco di una impronta fossile dovuto al depositarsi, nella sua cavità, di un sedimento poi cementatosi.