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Punta di Coda Cavallo - Un modello di sviluppo discutibile
Andando da Olbia verso S. Teodoro, la prima impressione è quasi di abbandono: poco traffico e le costruzioni tipiche di una agricoltura di sopravvivenza. Su tutto dominano i colori della macchia mediterranea. Macchia, caldo e il desiderio di frescura. Ti chiedi come sarà il mare. Il villaggio turistico, camping e bungalow, lo vedi solo quando sei a quattro passi dall'ingresso. Costruzioni basse, immerse nella vegetazione e alla reception, accenti che sardi non sono: sono continentali.
Ti rendi conto che la parola  d'ordine è: modello Costa Smeralda. Mezza collina è ricoperta da costruzioni nuove. Edilizia movimentata, colori caldi, tanto verde, costruzioni basse che assecondano il profilo del terreno. Ville, villette, verande, tetti con coppi, rustico, artistico, roba da architetti. La fila di costruzioni brutte, sugli scogli, le stradine con la sbarra che chiude l'accesso al mare e la scritta "proprietà privata" non ci sono. Ti rassicuri. Pensi che, tutto sommato, non è male.
Continui a guardarti intorno. Due intere collinette sono coperte di case a presepe, di quelle movimentate e ben disegnate. Cominci a chiederti se per caso non si è esagerato. Cerchi i segni di uno storico agglomerato urbano, d'un paesetto; anche se piccolo e sgangherato, andrebbe bene lo stesso. Non c'è. Non ci sono i paesetti che ti aspetti. Solo costruzioni nuove, quelle belle, disegnate dagli architetti.  Un pò di perplessità comincia a insinuarsi tra i pensieri. Non ne afferri il motivo. Ti guardi intorno e non pensi più.
Hai superato S. Teodoro. Sulla destra, verso le montagne, ovunque case in costruzione col modello a presepe e, in bella vista su un cartellone gigante, il nome dell'agenzia immobiliare. "Ma la gente dov'è?, domandi. "Quale gente?", ti rispondono. "Quelle che vedi sono quasi tutte seconde case poco utilizzate. Gli altri, i turisti, quelli che vengono per il mare, se ne stanno distesi al sole in qualche spiaggetta o a bordo di una barca".
Il capitano della barca che porta a spasso i gitanti è un toscanaccio che, tra un'informazione e l'altra, inserisce una lunga serie di "maremma maiala" "Ecco, signori, di fronte a voi, la località tale, quella più in fondo è invece talaltra, e giù..."  un altro nome che ascolti distrattamente. L'attenzione è rivolta altrove, verso una ferraglia che spunta dal mare. L'uomo se ne accorge e informa che il relitto è ciò che resta di una bella imbarcazione russa. I Russi stavano festeggiando il capodanno e non si erano accorti che a bordo era scoppiato un incendio. Per fortuna non è morto nessuno e sono stati tratti tutti in salvo. Poi è arrivata una ditta specializzata a recuperare qualcosa e il resto è lì, come lo si vede. "Ma come", chiedi, "una nave affonda in un posto così bello e lasciano i resti lì finché il tempo e la ruggine non li consumano"? Il capitano ridacchia. Sostiene, additando le costruzioni che affollano la costa e che dal mare si vedono eccome, che in Sardegna ci tengono a tenere l'ambiente pulito e salvaguardato.
Certo che, case o non case, il posto è davvero bello. L'isola di Tavolara emana suggestioni profonde. Normalmente la gente di mare vive in armonia con il suo territorio: bagna il corpo nelle acque trasparenti e gli occhi nel paesaggio e pensa alla propria terra come a un luogo che ne accolga le spoglie, il più vicino possibile ai propri cari. Un poeta, invece, aspirerà a un cantuccio nel cimitero austero e semplice di Tavolara, lontano dai clamori e dalle tombe magniloquenti. I cimiteri delle isole fanno un effetto strano: costituiscono il massimo della solitudine. Sono luoghi da visitare per chi ama la quiete.