I Mezzogiorni d'Europa, (a cura di Rocco Tancredi), Lacaita, 1974
Filippo di Lorenzo
Taranto: città della 'nuova frontiera' nel Mezzogiorno

Parte 1

Dopo avere ascoltato le relazioni e valutati i contributi apportati da coloro che sono intervenuti nel dibattito, si è radicata di più in me, anche sulla base dell'esperienza vissuta a Taranto, la convinzione che, per potere dare una valida, sistematica e radicale soluzione alla problematica dei "Mezzogiorni d'Europa" bisogna giungervi per via interne e per vie culturali.
Non si può progredire se la maggior parte della classe intellettuale meridionale si limita spesso, nel miglior dei modi, ad essere portavoce, più o meno fedele, aggiornata, ed "autorizzata" dalle élités nazionali ed europee. Bisogna invece impegnarsi nella creazione di una cultura autoctona, di massa, radicata saldamente alla problematica economica, sociale e politica, sostenuta dall'humus della tradizione e collegata ai filoni delle avanguardie nazionali ed europee.
In questa prospettiva affronteremo la "questione meridionale" rispettando lo spirito e seguendo il solco della strada maestra tracciata dai Giustino Fortunato, Dorso, Salvemini, Gramsci, Scotellaro e Tommaso Fiore; quello cioè dello sviluppo globale: attuazione integrale della riforma agraria collegata all'irrigazione e alle industrie alimentari; sviluppo turistico inteso come valorizzazione del territorio, non solo rispettando il paesaggio, l'equilibrio ecologico ed i centri storici ma esaltandone le caratteristiche peculiari; sviluppo industriale integrato e strutturato a misura dell'uomo; potenziamento e riorganizzazione delle strutture culturali e civili per favorire la partecipazione corale e cosciente delle masse popolari alla vita democratica.
Purtroppo ancora oggi ci tocca sentire e leggere alcune affermazioni di sedicenti quanto improvvisati meridionalisti che ricalcano i soliti luoghi comuni, - atavica ignavia delle popolazioni, trasformismo, incapacità imprenditoriale, scarsità di risorse naturali, mafia e così via che fanno parte di certa letteratura stereotipa non sempre disinteressata - che dopo i tristi episodi di Reggio Calabria hanno trovato nuovo alimento.
Tale letteratura ha ignorato, o finto di ignorare, che all'episodio di rabbia sanfedista del sottoproletariato reggino e all'ondata di violenza e di criminalità più o meno organizzata che si va manifestando in modo virulento nei cosidetti "poli di sviluppo" fa da pendant al fatto, incontestabile, che per la prima volta nella storia del Paese il movimento dei lavoratori ha preso pienamente e correttamente coscienza che il problema del Sud è il problema dell'intera nazione, e questo, non è poco, né può essere considerato un fenomeno episodico. A questo bisogna aggiungere il danno che arreca una pletora di grafomani che si collegano al robusto filone del sottobosco culturale del "lorianismo gramsciano" i quali affrontano la questione meridionale dilettantisticamente, ora inventando, ora spolverando lise quanto quanto strampalate e peregrino teorie miracolistiche che alimentano la. letteratura della fantapolitica e della fantaeconomia.