I Mezzogiorni d'Europa, (a cura di Rocco Tancredi), Lacaita, 1974
Filippo di Lorenzo

Parte 3

1) Il Piano Regolatore deve essere saldamente ancorato, in tutto il suo sviluppo e le sue articolazioni, dall'impostazione alle norme d'attuazione, al principio della prevalenza degli interessi e delle esigenze della collettività rispetto agli interessi e alle esigenze particolari, anche quando di questi interessi ed esigenze particolari non siano portatori imprese private ma imprese o enti pubblici.
2) Il Piano Regolatore deve affrontare in una visione non angusta delle prospettive di sviluppo globale delle risorse e potenzialità della regione, attraverso una serie ed organica politica dell'assetto del territorio, il problema della coesistenza e dell'integrazione fra città e industrie, e fra queste e l'hinterland ancora rurale conforme al principio che lo sviluppo e la vita delle città debbono condizionare e non essere condizionati dallo sviluppo e dalle esigenze aziendalistiche delle industrie, altrimenti ogni affermazione circa la volontà di edificare una città a misura dell'uomo svanisce in uno slogan di sapore propagandistico e mistificatorio.
3) Il Piano Regolatore deve prevedere la destinazione a verde pubblico delle zone del demanio militare (Pineta di Cimino, pineta della ex batteria Galeso, zona del Porticciolo di San Vito, pineta della Salinella), e tutte le aree che si renderanno disponibili appena smobilitati gli stabilimenti militari che sono oggi insediati, strutture già da tempo superate rispetto alle esigenze della tecnica moderna. Appena sgomberate dalla Marina e dall'Aeronautica militare, le zone in questione debbono risultare automaticamente disponibili per le esigenze della collettività civile, senza concessione di alcun margine al rischio di avventure urbanistiche di qualsiasi estrazione.
4) Il Piano Regolatore deve risolvere non illusoriamente il problema fondamentale del verde pubblico, che deve essere effettivamente fruibile da tutti i cittadini di tutti i quartieri e non decentrato in zone inaccessibili (si indicano all'uopo come nuclei di verde attrezzato da sistemare e valorizzare il poggio al Belvedere, la Pineta del Galeso, la Pineta di Lido Azzurro compreso il corso del Tara, la Pineta di Cimino, della Salinella e del Porticciolo di San Vito).
5) Il Piano Regolatore deve snodarsi in piani particolareggiati che sbarrino tutte le porte alla speculazione edilizia, e deve comprendere in parallelo con il piano di restauro della città vecchia - nel senso della preservazione e del restauro del tessuto urbanistico, e rivitalizzazione e tonificazione del tessuto sociale - un piano di risanamento edilizio del Borgo, ormai ridotto in condizioni pietose dai passati errori urbanistici e dalle recenti imprese della speculazione edilizia. cosiddetta sostitutiva.
6) Il Piano Regolatore deve essere impostato, per quanto riguarda i problemi della viabilità e dell'inquinamento dell'atmosfera, delle acque, e di quello causato da rumori di provenienza industriale, sulla base di studi seri e approfonditi, condotti da specialisti di riconosciuta competenza scientifica, di sicura autenticità ed indiscutibile autorità in campo nazionale... ".
Ai quali punti, alla luce dei nuovi fatti, vedi i ripetuti colpi di mano da parte di chi da decenni porta avanti, purtroppo impunemente, la politica, dei fatti compiuti e delle convinzioni che sono maturate attraverso un interrotto dibattito tra le forze vive della comunità bisogna aggiungere quanto segue:

a) considerare il Mar Piccolo - 1° e 2° seno - il baricentro metropolitano e l'anima del piano di sviluppo urbanistico della città, recuperando, valorizzando ed esaltando le caratteristiche biologico-climatiche, naturalistico-paesaggistiche, storico-archeologiche, economico-produttive, sportivo-ricreative e quale via di collegamento e smistamento del traffico.
A tal fine si ravvisa l'utilità di realizzare lungo la sponda ed il costone che corre lungo il Mar Piccolo una passeggiata per soli pedoni naturalistico-archeologica, che si snodi e si articoli in una serie di terrazze, a partire dalla zona adiacente la sede del Centro Ittico Tarantino-Campano e che passando per la zona del Rione Tamburi (il Galeso-Punta Penna) costeggi tutto il secondo seno sino ad arrivare all'altezza dell'Idroscalo Bologna.
b) Prendere in esame, da parte dell'Amministrazione Comunale, la necessità di opportuni e tempestivi provvedimenti amministrativi, al fine di contrastare da una parte la corsa, e sventarne le manovre, della grande industria pubblica e privata ad accaparrarsi le aree portuali - comprese quelle che si stanno ricavando dalla ciclopica colmata a mare - per poi gestirle in regime di monopolio per le proprie esigenze aziendali; dall'altra di impegnare i progettisti perché elaborino una struttura che, assicurando servizi efficienti, diversificati per ogni settore merceologico e per ogni esigenza settoriale e competitivi per i costi delle varie operazioni a terra e dell'imbarco e sbarco, possa garantire il consolidamento degli attuali traffici e l'espansione globale della economia jonica nel quadro dello sviluppo regionale e meridionale.
Per conseguire questi risultati, oltre alla necessità di creare strutture efficienti a mare (moli, banchine, gru), occorre costruire a terra capaci e moderni magazzini generali idonei ad immagazzinare, garantendone la perfetta conservazione, enormi quantità di ogni tipo di merci, tenendo presenti le potenzialità non solo dell'industria di base e meccanica, ma dell'industrializzazione dell'agricoltura, ed attrezzare vaste aree per depositi di containers.
Inoltre, dal punto di vista amministrativo, bisogna puntare alla creazione dell'Ente Porto a gestione partecipata, che veda corresponsabili i rappresentanti degli enti locali primari (Regione, Provincia, Comune) e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.
Naturalmente, in questo discorso, nessun ruolo può essere assegnato al Consorzio ASI, considerato il suo completo fallimento ed il suo ruolo ambiguo e subalterno di strumento di mediazione e di saldatura tra gli interessi dell'industria monopolistica e quelli dei ceti parassitari e speculativi vecchi e nuovi di Taranto; anzi, per gli interessi globali della popolazione jonica, sarebbe opportuno prendere la saggia decisione di scioglierlo. Sono profondamente convinto che se non prenderemo il coraggio a due mani per spazzarlo via il Consorzio riserverà ai cittadini di Taranto molte altre sgradite sorprese.
Per ciò che concerne la mancata elaborazione della variante generale al piano Calza-Bini, c'è da rilevare che può essere considerata ipotesi assai vicina al vero quella di una probabile e non nuova collusione tra l'industria di Stato, quella, privata e quella della variopinta e famelica fauna degli speculatori di aree fabbricabili, sostenuta da ben individuabili e retrivi gruppi politici e avallata, forse involontariamente, dai tecnici incaricati dall'Amministrazione Comunale e dagli addetti dell'Ufficio del Piano e dell'Ufficio Tecnico Comunale, tendente a aggiungere da parte dei soliti plutocrati mecenati, di cui Taranto non è priva, l'obbiettivo di far slittare ulteriomente i tempi massimi d'applicazione del già abbondantemente superato e disatteso Piano Calza-Bini, per poi mettere celermente in atto approfittando del vuoto tecnico-amministrativo, e dichiarato lo stato di necessità - attraverso l'opera solerte e finalmente efficiente della Commissione edilizia dell'Amministrazione Comunale - i loro individuali e produttivi piani al di fuori di ogni rispetto per gli interessi comunitari. Quindi dopo l'invenzione delle "licenze in precario", e sentiti i pareri delle Sovrintendenze, della Regione, e permesse le interferenze del Consorzio ASI, del Consorzio per la valorizzazione turistica della costa occidentale presieduto dall'on. Gabriele Semeraro - sottosegretario al turismo di ogni governo involutivo che si realizzi nel Paese - vedremo mettersi in moto chissà quali altre sataniche invenzioni pseudogiuridiche per applicare, in tutti i sensi e ad ogni livello, la scoperta ed ormai sperimentata 'licenza in precario', e con una serie di modifiche semantiche si potrà passare dalle licenze "precarie" a quelle "deprecabili".