I Mezzogiorni d'Europa, (a cura di Rocco Tancredi), Lacaita, 1974, pp. 102-136
Filippo di Lorenzo

Parte 5

A queste carenze, gravissime, dovute alla scarsa o nulla sensibilità e lungimirante politica degli amministratori locali, si sono aggiunte, sia detto qui di passaggio, le infelici ed infauste iniziative di personaggi ad alti livelli di responsabilità ma fatti della stessa pasta del sullodato deputato, le cui imprese per la salvaguardia del resto del patrimonio ecologico e dei beni culturali della nostra provincia meritano di essere additati ai posteri.
La comunità jonica, e non solo questa, gli deve infatti molto. Si deve al suo geniale intuito e manageriale intraprendenza se parte cospicua dell'unica vera pineta, esistente nella provincia, il Bosco Pineto, vero polmone dell'intera fascia costiera occidentale, può oggi vantarsi di costituire un mirabile esempio di lottizzazione svendita, in tempi record, a privati, di un pubblico patrimonio. Cioè provocando una serie di investimenti, drenando ingenti capitali, nella deleteria direzione della moda consumistica della doppia abitazione e ricavando in cambio una manciata di milioni per far chiudere in pareggio il bilancio del Comune di Castellaneta, di cui l'onorevole democristiano è sindaco. L'alacre sottosegretario non ha neppure impiegato molto a "valorizzare", attraverso il Consorzio che presiede, l'intera fascia costiera che appartiene al comune di Castellaneta, tanto da aver potuto elargire i suoi lumi e profondire le sue energie in altre esecrabili iniziative (vedi cooperativa "Verde Mare" promossa dagli "ambienti" della Pro-Loco di Massafra,, che sta ingoiando un'altra fetta della residua pineta nella zona litorale tra Marina di Taranto ed il Patemisco (contrada Marina di Ferrara e Marinella) e forse col fattivo, profondo e competente contributo di Don Cosimo Fonseca, dell'"esperto" Jacovelli, attuale vice presidente della sezione tarantina di Italia Nostra, e di altri personaggi di spicco del sottobosco culturale jonico). Qui si sta attentando al già compromesso equilibrio ecologico del nostro territorio col distruggere circa 25 ettari di folta pineta costruendovi circa una cinquantina di villini uni-familiari. Come ho potuto rilevare da una ricerca effettuata attraverso le delibere di giunta e del consiglio comunale di Massafra, che vanno dal 1962 al 1963, sull'argomento, questa lodevole iniziativa di spoliazione del manto verde e di privatizzazione di un pubblico patrimonio si concretizza all'insegna delle parole d'ordine: valorizzazione turistica, occupazione, valuta pregiata, progresso civile, sviluppo economico.
E il dott. R. Caprara, consigliere comunale DC esponente tra le più quotate intelligenze della Pro-loco, come si rileva dalla delibera del consiglio del 4 agosto 1962 "mette in risalto la opportunità di procedere subito alla cessione dei suoli in parola ritenendo conveniente i prezzi (L. 50 il mq.) già stabiliti nella intelligenza intanto che alcuni comuni stanno cedendo i suoli comunali a titolo gratuito per vederli quanto prima valorizzati agli effetti turistici ed economici". Del resto lo stesso illuminato consigliere nella seduta del 4 aprile 1962 "rivendica alla Pro-loco il merito di aver agitato e sostenuta la necessità di valorizzare in ogni modo la nostra terra ricca di tante risorse". A questo punto non ci possono essere più dubbi che nella nostra terra ci siano anche coloro i quali sanno come valorizzare, soprattutto per esclusivi privati interessi, le risorse del nostro territorio, in particolar modo se di proprietà comunale o del demanio dello Stato. Infatti tra i proprietari dei villini in costruzione oggi figurano molti illustri personaggi del sottobosco politico, economico e culturale della nostra, provincia.
In questo ambiente non sono pochi gli ecologi, i critici di arte, gli artisti d'avanguardia, gli storici dell'arte medioevale, ecc. ecc. In tutta questa squallida vicenda politico-amministrativa viene raggiunto l'assurdo allorché la giunta provinciale amministrativa ritiene opportuno chiedere delucidazioni all'amministrazione comunale di Massafra circa una fantomatica " Agenzia turistica per operai tedeschi " che aveva chiesto l'alienazione di un cospicuo numero di ettari di pineta, in contrada "Marina di Ferrara e Marinella" per realizzarvi un nuovo Eden turistico apportatore di civiltà e di benessere, e al posto dell'Agenzia tedesca compare a prenderne il posto la ben più solida ed efficiente Società degli Operatori Economici Tarantini, Dott. Lucarelli & Santurini. Società, afferma il dott. Lazzaro nella seduta del consiglio del 4 agosto 1962 che "è composta da gente nostra più conosciuta e più vicina che può meglio di altri interessarsi presso gli uffici regionali e provinciali alla definizione e conclusione delle varie pratiche inerenti alla trasformazione dei suoli che si vorrebbero alienare".
Quanto affermato dal dott. Lazzaro mi trova consenziente in quanto questa è gente che appartiene alla schiera degli imprenditori parassitari della nostra provincia che speculando sulle aree edificabili e sul massacro edilizio sono riusciti a produrre il vistoso quanto deleterio fenomeno di portare i depositi della Banca Popolare dagli anni Sessanta agli anni settanta, da meno di 1 miliardo di lire a quasi 30. Fenomeno deleterio questo perché tali depositi certamente non danno alcun contributo allo sviluppo globale dell'economia jonica.
Oggi è con vivo rammarico che si deve constatare che nella zona costiera occidentale, da "valorizzare" e "lanciare" non è rimasto più niente di quella che era, sino agli anni Sessanta, la più bella distesa a perdita d'occhio di pini d'Aleppo di tutto il Mediterraneo, all'infuori dell'on. Gabriele Semeraro, ma è ragionevole dubitare che, alla bisogna, sia sufficiente un semplice consorzio intercomunale.
Tutto ciò si va verificando in una città operaia dove in questi ultimi cinque anni le organizzazioni sindacali confederali hanno manifestato in più occasioni non poca vitalità e apertura culturale, assieme ad un concreto impegno sociale e civile.
In varie occasioni infatti l'Università Popolare Jonica ha affrontato problemi cittadini ed ingaggiato battaglie civili e culturali di concerto con le organizzazioni sindacali e le altre forze culturali, con la tensione morale, la passione civica, la spregiudicatezza e la grinta necessaria, trovando momenti di esaltante partecipazione corale, come in occasione del dibattito apertosi nella città per il piano di conservazione storico-monumentale, risanamento socio-urbanistico e rivitalizzazione socioeconomica del Centro Antico.
Tale battaglia fu preparata ed ordinata dalla sezione "Fotografia" dell'Università Popolare, attraverso la mostra fotografica: "Taranto come la trovo", la quale tendeva ad evidenziare "che la cultura quella vera, quella viva, affonda le sue radici nel passato, si appoggia alla tradizione ed è l'unica chiave per interpretare il mondo d'oggi e per intuire quello di domani".
"La mostra vuole essere nello stesso tempo una presa di coscienza, una vibrata denunzia ed un'alternativa. Dopo aver meditato sulle immagini di cento anni di storia urbanistica della nostra città non si può non provare vergogna!"
"Vergogna per quelli che in mala fede o per ignoranza tanto scempio hanno fatto dei beni culturali della città, e per noi stessi che non abbiamo avuto il coraggio civile di dire "basta" una volta per tutte a tutto questo. I fini di questo lavoro non sono quelli di atteggiarci a censori di questo o quell'altro personaggio, di questo o quell'altro regime, ma solo contribuire a far ritrovare a tutti noi stessi ed alle generazioni future una città con un'anima e non un agglomerato anonimo di cemento armato".
Contemporaneamente l'Università Popolare Jonica e un folto gruppo di operatori culturali indirizzavano al sindaco una lettera sul grave problema della demolizione di alcuni edifici del corso Vittorio Emanuele, lettera in cui si affermava testualmente:

' ...l'operazione, che investe una zona storica di Taranto e che potrebbe compromettere il panorama della città vecchia sul Mar Grande e lederne il tessuto urbanistico, è entrata nella fase esecutiva senza, alcuna pubblicità, come se si trattasse di case qualsiasi su di una strada qualsiasi. Il corso Vittorio Emanuele, invece non è una strada qualsiasi, ma un bene culturale di inestimabile valore storico, urbanistico, turistico, ed è l'unica passeggiata sul mare miracolosamente scampata, quasi intatta, al furore edilizio degli ultimi quaranta anni. Ora purtroppo la città rischia di essere messa innanzi al fatto compiuto della compromissione di questa incantevole passeggiata, per decisioni prese senza una approfondita considerazione del valore storico-culturale dei beni in gioco e al di fuori di quel responsabile ed ampio dibattito pubblico che in casi del genere si impone come doveroso, al di là dei formalismi burocratici'.

Ciò che ha fatto difetto è stata la mancanza di piena attuazione di un metodo di lavoro che vedesse da una parte la capacità di procedere ad analisi organiche e strutturali per individuare sui singoli problemi della comunità gli interessi reali e le forze in gioco, dall'altra l'atteggiamento di alcune forze partitiche della sinistra, intrise ancora di provincialismo, le quali, come nell'occasione di questo convegno, rifuggono dal dare il loro contributo all'approfondimento unitario di temi che per la loro natura possono mettere in condizione le forze democratiche della comunità di guadagnare lo spessore culturale e politico necessario a reggere, o almeno tentare con qualche possibilità di successo, lo scontro con le propaggini della penetrazione del neo capitalismo privato o di Stato, che nel cosiddetto "polo di sviluppo" di Taranto, trova il suo avamposto più aggressivo e virulento e con le forze parassitarle vecchie e nuove della nostra provincia.