I Mezzogiorni d'Europa, (a cura di Rocco Tancredi), Lacaita, 1974
Filippo di Lorenzo

Parte 8

La completa assenza ed inattività di istituti di ricerca, come l'Istituto Talassografico di Taranto (uno dei primi in ordine di tempo realizzati in Italia) in questa delicata fase di impostazione di un corretto tipo di sviluppo industriale è stata assai palese nell'episodio della generale inerzia con cui si è assistito al divenire del Mar Piccolo di Taranto un lago di acque morte. Il ruolo colpevolmente passivo dell'Istituto Talassografico veniva già sottolineato nel suaccennato documento che l'UPJ pubblicava il 9.3.1973, ove esso veniva definito:

"...un centro di ricerca scientifica... dove da decenni non si fa altro che, forse semestralmente, togliere la polvere, di cui a Taranto non v'è penuria, accumulatasi sulle apparecchiature per riporla in provette che vengono sigillate, datate, catalogate ed ordinate per costituire, non si sa mai, in futuro, oggetto di qualche interessante ricerca storica sulla dinamica dell'inquinamento della nostra città. Per il momento, di fronte ai drammatici problemi esistenziali per la salvaguardia della salute delle popolazioni joniche, il suo ruolo si può riassumere in "interrogato il morto - il morto non rispose".

Fra i molteplici danni conseguiti dall'inerzia assoluta del Talassografico, v'è da annoverare, fra i maggiori, quello di aver privato i pescatori tarantini di una vitale fonte di lavoro quale la coltivazione di ostriche e di mitili, tradizionalmente apprezzati da buongustai internazionali, oltre che aver privato la città di un immenso laboratorio biochimico, produttore di ossigeno, oggi quanto mai di enorme importanza a causa dell'avanzato stato di inquinamento provocato dagli stabilimenti della zona industriale. Ciò ha potuto verificarsi anche per il lassismo cronico e l'accondiscendenza da parte del Consiglio d'Amministrazione di una azienda IRI - Il Centro Ittico Tarantino-Campano - che gestisce, in regime di monopolio, questa attività, e che anziché contribuire alla sparizione, con il suo atteggiamento ora permissivo ora remissivo, di questa tradizionale attività economica locale, avrebbe dovuto dare concreto avvio alla itticoltura.
All'uopo, dopo aver provveduto al dragaggio del primo e secondo seno del Mar Piccolo, alla installazione di impianti di depurazione per le acque delle fogne che ivi si riversano, ristrutturata la coltivazione delle cozze e delle ostriche su basi scientifiche valide e con una organizzazione aziendale diversa, adottando tecniche di coltivazione tali da garantirne la qualità e la commestibilità, avrebbe dovuto dare l'avvio alla costruzione di vasche per l'allevamento di crostacei (gambero reale, aragosta etc.) e pesce pregiato (cefali, spigole, orate, triglie) sulle depressioni naturali (ex paludi bonificate) che si estendono dal secondo seno di Mar Piccolo sino al lido di Pulsano (Salina etc.). Una vasca della grandezza di un ettaro dà un reddito di circa 13.000.000 di lire l'anno; senza contare che la possibilità di avere sul mercato locale pesce fresco di qualità pregiata in grande quantità ed in tutti i giorni dell'anno genererebbe una serie di benefici indotti per le attività turistiche. Una simile realizzazione, inoltre stroncherebbe, una volta per tutte, le mire ed i tentativi in atto da parte di alcuni speculatori che, nonostante i pronunciamenti ed i voti unanimi del Consiglio Comunale, intendono far sviluppare la città a macchia d'olio. Tra la città e S. Giorgio e Faggiano si verrebbe a creare una zona di rispetto di grande interesse paesistico e climatico che esalterebbe il ruolo del parco attrezzato baricentrico che si vuole realizzare sulla collina di Faggiano il quale finirebbe con lo specchiarsi in una miriade di specchi d'acqua.
Il Centro Ittico Tarantino-Campano è venuto fuori dopo aver soppiantato, con una serie di "operazioni economiche", la cooperativa Comics. Operazioni che si sono attuate attraverso l'opera di un "commissario-imprenditore", che come premio per gli indiscutibili meriti acquisiti si è visto conferire il 'posto' di direttore generale dell'azienda irizzata, con i paradisiaci risultati di oggi.
Come contropartita al fatto di aver ridotto ad un relitto la grande ed efficiente cooperativa di lavoro della regione, nata all'indomani della caduta del regime come trasformazione della "Regia Azienda Demaniale del Mar Piccolo", c'è stata la realizzazione di uno pseudo-museo marino, allestito nella sede del Centro Ittico ad opera di un noto irrequieto "aspirante-ricercatore" in concorrenza con quello realizzato nel Museo Talassografico, dando vita così al solito pretenzioso quanto dispendioso ed inutile doppione. In verità, come emerse chiaramente dal dibattito sviluppatesi nella tavola rotonda organizzata dall'Università Popolare Jonica sul tema "realtà e prospettive della miticoltura a Taranto" ben altro ci si attendeva, come ad esempio la seria ricerca per migliorare la produzione locale. Del resto, per meglio illustrare il clima clientelare e di "non cale" in cui erano tenuti gli interessi dello sviluppo dell'azienda, l'attuale assessore regionale alla sanità, mentre ricopriva la carica di segretario politico provinciale della D.C., scriveva all'allora ministro per le Partecipazioni Statali on. Franco Maria Malfatti il 28.1.1970, in occasione del rinnovo del Consiglio d'Amministrazione dell'Azienda:

"...Dell'attuale Consiglio ci starebbe a cuore che fossero riconfermati gli amici Tagliente Vincenzo e Fiore Nicola di Taranto e il socialista Lamanna Eustachio... A far parte del Consiglio, per la prima, volta, dovrebbe essere chiamato il signor Picene Elio, che è sostenuto dall'on. Barbi e dagli amici della zona in cui opera il compendio campano della Società di cui lo stesso Picene conosce molto bene i problemi. C'è, infine, il caso del Dr. Francesco Lucidi Pressanti e dell'Avv. Mario Bruno Fornaciari. Per quanto riguarda il primo, trattandosi di funzionario del Ministero delle Partecipazioni Statali e avendo fatto parte del Consiglio solo nell'ultimo triennio, non ci dispiacerebbe che fosse riconfermato. Quanto invece al secondo, questi, che fa parte del consiglio di amministrazione della Società dalla sua costituzione (11 novembre 1961) e ne è presidente dai primi del 1966, non fu a suo tempo segnalato dalla segreteria del nostro Partito, ma raccomandato dall'on. Aldo Moro, del quale è amico personale. Pertanto lasciamo a Lei, on. Sig. Ministro, la valutazione circa l'opportunità di riconfermarlo o meno.
Nel caso di mancata conferma, Le saremmo grati se ce ne facesse informare, o telefonicamente o anche tramite l'amico Paradiso, direttore generale della società...".

E' abbastanza evidente la superfluità di ogni commento allo spirito meramente clientelare di questa lettera.
Ad affossare definitivamente la secolare e prospera attività legata alla molluschicoltura, è sopravvenuto, come già accennato, il cataclisma provocato dall'installazione di una colossale idrovora da parte dell'Italsider dopo aver ottenuto il consenso da parte degli amministratori locali e l'avallo "scientifico" espresso dall'apposita commissione insediata dalla Capitaneria di porto, che ne ha sconvolto radicalmente l'equilibrio biologico e il massiccio inquinamento prodotto dalla grande industria.
Dopo varie iniziative di vivace e civile contestazione da parte della Università Popolare Jonica e dalle altre associazioni culturali e delle organizzazioni sindacali della città di Taranto sui guasti dell'ambiente che un certo tipo di industrializzazione stava producendo, gli operatori artistici di Puglia tra i quali Umberto Baldassarre. Biagio Caldarelli, Mimmo Conenna, Giuseppe Delle Foglie, Vittorio Del Piano, Salvatore Fanciano, Lino Sivilli, Cosimo Tondo, ecc. coordinati da Franco Sossi, promossa dall'UPJ e da Italia Nostra hanno dato vita il 31 dicembre 1971 ad una manifestazione artistica - Taranto per una industrializzazione umana - nelle strade e nelle piazze della città che ha visto coinvolti e partecipi coralmente migliaia di cittadini. I quali presa piena coscienza della propria alienante condizione ed esasperati per il saporoso sonno in cui sono caduti i responsabili della cosa pubblica, l'impudenza e la tracotanza di certi, sia pure, "valorosi" tecnocrati i quali si permettono il lusso di trattare alcuni amministratori locali, uomini politici ed alti funzionari dello Stato come tanti garzoni di bottega che portano la spesa a domicilio, (vedi alcuni comunicati comparsi sulla stampa locale in cui si annuncia che l'assessore x o y si è recato nell'ufficio del direttore del IV Centro Siderurgico per discutere il problema del traffico e magari del doppio ponte sul canale navigabile, tanto sospirato da certi ambienti di suonatori da ristorante quanto inutile e ridicolo, perché, invece di migliorare lo scorrimento del traffico se si realizzerà, farà più danno che bene) sono stati costretti ad inoltrare (con la speranza che non venga insabbiata) circostanziata denuncia al Procuratore della Repubblica nei confronti dei responsabili delle fonti di inquinamento dell'aria e delle acque della nostra città (a cui oggi vanno aggiunti forti inquinamenti derivanti da rumori industriali), denuncia in cui si legge testualmente:

"...Le esigenze speculative di mero aziendalismo hanno suggerito e fatto impostare la espansione dell'industria sui principi settoriali in contrasto netto con le esigenze delle popolazioni, con i principi ecologici, costituendo anche un errato rapporto di metodo programmatico-decisionale tra le rappresentanze del mondo industriale e quelle dei pubblici poteri locali: questi ultimi vengono interpellati solo a fatti compiuti, per il rilascio delle "sanatorie di rito"...
Eppure la mole e la incidenza economica degli investimenti erano tali da richiedere un piano territoriale di base necessario a contemperare le esigenze non solo dello sviluppo economico, ma anche sociale e civile della popolazione... In tal modo si è infranto ogni equilibrio nel rapporto tra interessi dell'industria e interessi civili, economici e sociali della collettività, i quali ultimi vengono sistematicamente e pervicacemente soffocati per il trionfo dei primi.
Lo stesso metodo di sviluppo dell'industria, considerato in rapporto all'occupazione indiscriminata di spazio, è tale da far saltare ogni seria e razionale ipotesi di assetto territoriale ed è caratterizzato dal più completo disinteresse delle esigenze della collettività (v. l'occupazione del porto che, dal 2° sporgente in poi, è divenuto oggetto di esclusivo dominio dell'Italsider, Cementir e Shell, nonché l'occupazione di fatto di alcune vitali pubbliche strutture esistenti prima ancora dell'insediamento di questi grossi complessi industriali, come la stazione ferroviaria, strade di grande viabilità ecc., che hanno subito un processo lento ed inesorabile di privatizzazione). Si assiste quotidianamente alle iniziative di alcuni operatori economici che, sovrapponendosi ai pubblici poteri, dispongono di queste pubbliche strutture regolandone l'uso secondo il loro esclusivo interesse aziendale. Il disprezzo verso le vitali esigenze della collettività arriva al punto da far ritenere ai predetti operatori di essere esenti dalla prescritte autorizzazioni amministrative. Essi costruiscono, come in occasione del raddoppio del IV Centro Siderurgico, senza licenze edilizie, incuranti degli studi in corso da parte della Amministrazione Comunale in ordine alla variante generale al piano Calza-Bini, nonché del piano Tekne per lo sviluppo industriale approvato nel 1964...".

Nella denuncia, passando all'argomento inquinamento vero e proprio, si afferma:

'...Il fumo, i detriti presenti nell'aria, i gas tossici che fuoriescono dalle grosse ciminiere e non depurati da filtri idonei, lo scarico a mare di acque ad alto indice di tossicità e piene di residui oleosi, ammoniaca, ossidi di ferro e fenoli (come si evince anche dai rilievi tecnici fatti effettuare del Commissario dello "Istituto Ortopedico Testa" nonché dalla diffida notificata recentemente all'Italsider da parte del Sindaco di Taranto cui è seguita una richiesta di proroga del termine di sessanta giorni imposto per la eliminazione delle cause di inquinamento) hanno reso sempre meno abitabile l'ambiente. Inoltre il deposito delle loppe nel letto delle gravine, attesa la natura carsica del terreno, quando piove, inquina le acque sotterranee. Infine, i parchi minerali a cielo aperto, posti a pochi metri dalla zona urbana, causano la immissione nell'aria di sostanze fortemente nocive alla respirazione'.

Incalcolabili i danni derivanti all'economia, alla salute e alle cose. A nulla sono valse le vibranti proteste delle organizzazioni sindacali e culturali, i cui momenti più salienti hanno trovato eco sulla, stampa nazionale e locale - Corriere della Sera, Avanti!, Corriere del Giorno, Gazzetta del Mezzogiorno, Voce del Popolo, Basilicata, Unità, Progresso Jonico, AGJ Press, Taranto oggi domani, La Stampa, Alternativa, Il Lavoro Italiano.... La prima parte della denuncia si chiude con la richiesta di applicare

"...le sanzioni previste, in particolare, dalle norme di cui agli artt. 635, 439, 440 e 674 del Codice Penale, in ordine agli inquinamenti atmosferici e delle acque, nonché agli artt. 1-5 D.L. 27.7.1945 n. 475 e successive modifiche".

Tutto quanto suesposto quando non trova la compiacente inerzia delle autorità preposte alla tutela del pubblico patrimonio incontra non di rado il sepolcrale silenzio intorno ai fatti e qualvolta la colpevole connivenza di funzionari di organismi pubblici quali il Laboratorio d'Igiene e Profilassi di Taranto, il cui direttore, dott. Pasquale Meduri, recatosi in data 21.12.1971 presso un vigneto di proprietà del coltivatore diretto Boccuzzi Antonio, ubicato in via San Brunone a sud-ovest dello stabilimento Italsider ed a circa 500 metri dal perimetro industriale dello stabilimento medesimo con lo scopo di effettuare un prelevamento di un campione di uva al fine di stabilire la sua commestibilità, esprimeva il seguente giudizio nella sua relazione:

'L'uva, contiene una notevole quantità di pulviscolo costituito in massima parte da ossido di ferro, silice, sostanze carboniose e carbonati. Data la difficoltà di asportare tale pulviscolo con il semplice lavaggio, l'uva si deve considerare non commestibile né commerciabile. Il pulviscolo inoltre contenendo carbonato di calcio e di magnesio è parzialmente solubile in liquidi di natura acida come il mosto, per cui esso ne provoca una parziale modificazione dell'acidità, un lieve cambiamento di colore e quindi una alterazione della normale composizione. Pertanto l'uva non è adatta neanche per la vinificazione'.

Da parte sua l'esperto ecologico dell'amministrazione provinciale si limita ad inventare il "Parco Marino intorno alle isole Cheradi" meta di non poche escursioni da parte di gruppi di autorità e "studiosi" tanto compunti quanto distratti. Di questo fantasioso progetto l'amministrazione provinciale ha curato la pubblicazione di un proprio quaderno (quaderno N. 4) e il sedicente direttore va tenendo conferenze illustrative e documentarie su come si individua, si organizza e si gestisce un parco marino ("il primo in Italia!").
A questo stato di cose, ha contribuito negativamente il tipo di scuola operante nell'intero paese, la quale accoglie cento scolari in prima elementare per poi fame giungere solo due alla università (e nel mezzogiorno naturalmente uno e mezzo). La selezione infatti tende ad emarginare i figli dei meno abbienti, e coloro i quali vivono in zone non servite dalle strutture scolastiche, ed inoltre punisce, emarginandoli e adottando un criterio meritocratico, tutti coloro i quali si dimostrano riluttanti o poco interessati ad assorbire un certo tipo di "valori", espressione della cultura dominante posta a base del sistema.
Per attenuare il divario tra Nord e Sud occorre non solo garantire strutture scolastiche idonee a tutti e condizioni identiche di partenza come previsto dalla Costituzione, la gratuità effettiva della scuola, ma realizzare la gestione sociale a carattere comprensoriale e di ogni istituto scolastico.
Il problema, dei "Mezzogiorni d'Europa", presentando a secondo dei Paesi pecularietà proprie, può essere superato solo se viene impostato attraverso una concreta politica regionale che si basi sulla programmazione democratica e si muova per vie interne impegnando contemporaneamente tutte le forze vive delle comunità locali: forze politiche, sindacali (le quali devono unificarsi se vogliono svolgere un più incisivo ruolo) e culturali. Tutto ciò deve essere coordinato organicamente da un governo europeo, i cui atti operativi devono essere controllati da un Parlamento Europeo eletto a suffragio universale da tutti i cittadini del continente. Ma nel frattempo bisogna puntare ad assicurare maggiori poteri all'attuale parlamento europeo, solo così si potenzia lo spazio politico ed il ruolo del futuro parlamento eletto a suffragio universale diretto.
Allo stato attuale senza la realizzazione dell'Unione Politica su basi democratiche della Federazione Europea, l'unione economico-monetaria favorisce le regioni più sviluppate ed impone insopportabili costi economici e sociali sulle aree depresse e sulla classi meno abbienti facendo diventare i ricchi più ricchi ed i poveri più poveri ad un esame comparativo sul piano socioeconomico, e, su quello socio-politico, i primi più protagonisti ed i secondi più emarginati.
L'Europa non potrà dire di aver fatto un salto di qualità sino a quando non avrà saputo dare una risposta oltre che alla maturazione democratica, politica e civile, al superamento degli squilibri territoriali e settoriali. Ho parlato diffusamente di problemi e di esperienze che riguardano sopratutto l'area jonica non solo perché è quella in cui sono inserito, ma anche perché questa costituisce "la nuova frontiera" della penetrazione del neo-capitalismo sofisticato, a tendenza, monopolistica nel Mezzogiorno. Il territorio di Taranto costituisce la testa di ponte del fronte per una battaglia delle popolazioni del Sud che non sarà né breve, né facile né dai risultati scontati. Le forze e gli interessi in campo devono stabilire la linea,di tendenza per il tipo di sviluppo del Mezzogiorno. Sarà un tipo di sviluppo globale a misura dell'uomo o monotipo alienante ed emarginante? Perché non si continui a realizzare la seconda ipotesi ho tentato di presentare, sia pure incompleto, uno spaccato diacronico e sincronico della situazione socio-politica e culturale di Taranto, sulla quale tutte le persone e tutte le forze popolari e democratiche, effettivamente interessate ed impegnate per la soluzione del problema, non si facciano facili illusioni.
Per quanto ci riguarda come U.P.J., ci siamo sforzati di assicurare che tutte le iniziative di promozione culturale, in qualunque occasione e qualunque fosse il tema, venissero viste secondo un'ottica moderna non solo come contenuto del dibattito, il più ampio e libero e vivace possibile, ma anche e sopratutto come modo di vedere e di sentire le cose, di filtrare esperienze e argomenti anche storicamente chiusi, attraverso una sensibilità rispondente allo spirito dei tempi ed alla realtà socio-economica della nostra provincia. Ciò in una consapevole e sofferta tensione d'impegno civico, sociale e politico-meridionalistico. Ci siamo battuti in tutti questi anni non risparmiando le nostre forze, per affermare che la cultura è espressione autonoma e originale della libertà dell'uomo da ogni bisogno. Questo ha suscitato, e non poteva essere altrimenti, reazioni, spesso violente, da parte di un ambiente dove troppo spesso si indulge ancora a sorpassate concessioni strumentalistiche e paternalistiche della attività culturale vista ora come passatempo e fuga dalle responsabilità delle scelte, ora come cinghia di trasmissione per portare avanti discorsi di parte su ordinazione e su misura.