Quale comparto economico vale 136 miliardi l'anno, pari all'8,6% del Pil, che salgono a 161,2 miliardi, cioè il 10,3% se si considera il settore allargato? Il settore del turismo è di gran lunga la maggiore industria nazionale. Dà lavoro a 2,2 milioni di persone e vale più dell' auto, della moda e dell' arredamento messi insieme.
Per di più, il turismo presenta un vistoso surplus finanziario con l'estero: nei primi due mesi del 2013, dati Bankitalia, il saldo positivo è stato di 554 milioni, in crescita rispetto ai 450 dello stesso periodo dell' anno scorso. Senonché, per uno dei tanti paradossi di questo Paese che ospita 47 siti "patrimonio dell' umanità" dell'Unesco su 945 (è la nazione al mondo che ne ha di più davanti alla Spagna con 44), il turismo è sempre stato una risorsa immensa ma trascurata. Il «petrolio d'Italia» non ha mai avuto un vero ministero, una decente programmazione, una rilevanza e una dignità economica. Il risultato è che stiamo perdendo quote. L'Italia era fino agli anni '90 la prima destinazione nella sua area di riferimento, il bacino Europa-Mediterraneo, ora si è fatta superare da Francia e Spagna. Da seconda nel mondo (in testa restano gli Usa) è diventata quarta, e ora rischia di perdere l'occasione irripetibile degli arrivi in massa dei "nuovi ricchi" da Cina, Russia, Brasile. Sempre nei primi due mesi dell'anno, se si può comprendere per la debolezza dei consumi interni che le spese dei viaggiatori italiani all'estero siano diminuite del 5,5% fino a 2,6 miliardi, è imperdonabile che le spese dei viaggiatori stranieri in Italia siano scese dell'1,8% (sempre rispetto a gennaio-febbraio 2012). Eppure per arrestare il declino ora gli strumenti ci sono. Uno degli ultimi atti del governo precedente alla fine di gennaio, è stato l'esame del 'Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia', che era stato commissionato dall'allora ministro Piero Gnudi a metà del 2012 e redatto da un gruppo di economisti ed esperti del settore, che hanno tutti lavorato a titolo gratuito. 'Abbiamo cercato di richiamare l'attenzione sui punti di debolezza, che sono molti, ma quello che più conta è che abbiamo individuato una serie di linee guida e 61 azioni da intraprendere subito per rilanciare il turismo', spiega Massimo Bergami, direttore dell'Alma Mater Graduate School dell' Università di Bologna, che ha coordinato il gruppo di lavoro. 'Le azioni hanno efficacia a scalare nel tempo, a partire da pochi mesi a questa parte se intraprese subito. A regime, entro il 2020, il settore potrebbe crescere di altri trenta miliardi e dare lavoro a 500 mila unità, soprattutto giovani e soprattutto al Sud'. Il progetto, appena sarà approvato formalmente dal governo Letta, sarà vincolante: secondo il decreto 'sviluppo II' approvato nel dicembre 2012, il ministro, chiunque egli sia, deve infatti presentare un piano e verificarne l'attuazione ogni due anni.

Il dossier si articola su sette priorità. Eccole.

  1. Governance
    Vanno superate, si legge nel piano, 'la marginalità del settore nella politica di sviluppo del Paese e la frammentazione della catena decisionale fra governo e autorità regionali e locali'. Spiega Bergami: 'Questo settore è tipicamente glocal, però sono inefficaci campagne e iniziative sparse e poco coordinate che promuovono piccole realtà locali sul mercato internazionale. Questo non significa togliere potere alle regioni ma trovare un coordinamento forte per incidere nella competizione mondiale'. Si dovrà però tenere presente che la Corte Costituzionale impose qualche anno fa uno stop alle 'pretese' dello Stato di riappropriarsi delle competenze. 'Oltre ad aver varato innovazioni come il finanziamento alle reti d' impresa, i circuiti d' eccellenza e i distretti turistici, avevamo redatto il 'codice del turismo' per garantire certezza del diritto in un settore così frastagliato', ricorda Renato Santagata, docente di Diritto del turismo alla Parthenope di Napoli e consulente tecnico del ministero all'epoca. 'Il codice conteneva tra l'altro disposizioni che assicuravano allo Stato un ruolo centrale. Le regioni fecero ricorso alla Consulta e lo vinsero proprio sul punto della centralizzazione, ai sensi del rinnovato titolo V della Costituzione'. Ora qualsiasi mossa in direzione di un coordinamento, della cui necessità peraltro tutti restano convinti (anche le Regioni), dovrà considerare quella sentenza e valutare opportunamente gli accordi fra i vari livelli amministrativi.
  2. Promozione
    L'Enit ha un budget di 17 milioni, dei quali più di 15 servono al mero finanziamento della struttura. E poi si rivolge solo ai mercati esteri. Va valorizzato, dice il piano, e le competenze estese all'Italia, anche con una rete di partnership con le imprese. C'è poi alla voce 'comunicazione' l'aspetto importantissimo della presenza su Internet, del tutto inadeguata, che presenta risvolti a catena imprevisti: 'Sul nostro portale - dice Daniele Contini, ad di Subito.it - oltre alle offerte di casa vacanza che sono raddoppiate dall'inizio dell'anno fino a 78 mila annunci, sta crescendo moltissimo la categoria 'offerte di lavoro'. Oggi, per informazione, sono aperte oltre 400 posizioni dagli animatori dei villaggi agli addetti al booking'.
  3. Canali di vendita
    Imperdonabile è, a fianco delle carenze sul web, l'assenza di accordi strutturati a livello Paese con tour operator internazionali. Il risultato è, tanto per fare un esempio, che nel mercato sciistico delle Alpi, che vale 16 miliardi di euro, le località italiane siano scelte appena dal 5% degli sciatori internazionali. Oppure, ancora più incredibile: sempre con riferimento alla domanda dall'estero che è quella su cui bisogna puntare, non più del 30% del turismo religioso riguarda l'Italia, Vaticano compreso. Meglio di noi si piazza la Francia, che porta pellegrini a Lourdes da tutto il mondo.
  4. Offerta dei prodotti
    Il grandioso patrimonio culturale italiano è poco valorizzato sia come numero di visitatori che in termini economici (ricavi per ogni singolo turista) rispetto ai benchmark internazionali. Anzi, 'l'Italia è percepita come un Paese faticoso da visitare', spiega Bergami. A riprova c'è il basso numero di notti spese nel nostro Paese anche da visitatori provenienti da lontano. Il 'viaggio in Italia' di Goethe e di Henry James è un remoto ricordo. 'È urgente profilare l' offerta ad hoc per la clientela dei Paesi Bric che rischia di sfuggirci, serve un calendario di eventi articolato e ben organizzato, servono app per smartphone rivolte agli stranieri'. I viaggi su misura sarebbero utili per Dianamaria Pacchioni, travel manager dell' American Express: 'Per esempio una visita alla Cappella Sistina a porte chiuse regala una sensazione ineguagliabile. Ma anche i meravigliosi scorci di Napoli e i paesaggi della campagna toscana possono essere vissuti in un altro modo'. Nella valorizzazione del territorio i competitor americani sono più bravi, 'pensate ai tour nella Napa Valley per il vino californiano: che dire dello scenario di Taormina arricchito da una degustazione in eno-aziende locali o di un itinerario nei sentieri meno battuti delle Cinque Terre?'. Tornando al Piano, prevede anche l'incentivazione di grandi investimenti turistici italiani ed esteri rimuovendo le barriere che trattengono questi ultimi, e l'accesso ai fondi europei prevedendo dove possibile trattamenti fiscali differenziati.
  5. Ricettività
    Qui il confronto internazionale è disastroso. È di assoluta priorità risanare le tante strutture antiquate e obsolete. L'indice di produttività del settore si chiama 'numero medio di notti per letto': in Italia è 109, in Francia 190. Eppure abbiamo 34mila strutture alberghiere contro le 17mila dei transalpini. 'Bisogna partire dall'ascolto del mercato per capire come migliorare la nostra offerta', commenta Gabriele Burgio, presidente di Alpitour. 'L'Italia è un paese desiderato ma non sempre scelto, occorre capire cosa vogliamo essere e lavorare intensamente per ottenerlo'.
  6. Trasporti e infrastrutture
    Occorre cercare in tutti i modi di aumentare i voli diretti. Un caso su tutti: in Sicilia arrivano 17 voli, alle Baleari 223. Risultato, a parità di chilometri di costa ma con una gigantesca differenza di tesori artistici a favore dell' isola italiana: in Sicilia sono stati passate in un anno 3,7 milioni di notti, nelle Baleari 41,2. Va poi razionalizzata la rete degli aeroporti minori, mentre una terapia urgente riguarda i trasporti terrestri: alta velocità sull'Adriatico, treni più rapidi e confortevoli per Fiumicino e Malpensa, collegamenti via metro con Linate, migliori standard dei servizi taxi un po' in tutt'Italia.
  7. Formazione e competenze
    Così come è trascurato dai governi, il lavoro nel turismo è visto come un'attività di serie B. Il livello degli istituti professionali è scarso e il livello qualitativo degli addetti in calo. Qualche segnale c'è: 'Da settembre partiremo con un nuovo corso accademico, già approvato dal Consiglio universitario nazionale, rivolto a migliorare le competenze nel settore', dice Maria Antonella Ferri, docente di Economia e gestione delle imprese che coordina il corso di laurea triennale telematico 'Scienze del turismo' dell'Universitas Mercatorum creata dalle Camere di Commercio. 'Un rapporto di Unioncamere ha rivelato che proprio in questo settore c'è una forte domanda di professionalità da parte delle imprese'. Il progetto indica la necessità di rafforzare questa visione e di darle una forte spinta su tutto il territorio con il coordinamento Stato-imprese-accademia. Anche a livello statale qualcosa si muove pur tutte le farraginosità del caso: il decreto sviluppo I, quello del giugno 2012, ha istituito una Fondazione di studi universitari e di perfezionamento per il turismo, che avrà sede a Napoli e dovrebbe lavorare in stretto coordinamento con tutte le università. Il condizionale è d'obbligo perché il provvedimento a quasi un anno di distanza ancora non è diventato operativo.
    Eugenio Occorsio
    La Repubblica del 27 maggio 2013