S'incarica un ladro di dare pubblica sicurezza al nuovo Regno d'Italia.

1879 Illustrazione italiana pag.17
1879 Illustrazione italiana pag.17
Ed anche qui ho bisogno di ricorrere alle citazioni ed alle autorità non sospette, perché il vero ha faccia di menzogna.
In quel tempo noi avevamo in Torino capo della polizia e della pubblica sicurezza un Filippo Curletti, nome ormai così celebre come quello del Conte di Cavour, e sgraziatamente furono Piemontesi ambedue!
Il Filippo Curletti, invece di arrestare i ladri e gli assassini, era di balla con loro, li aiutava di sottomano, li soccorreva di lumi, di mezzi, di armi, li difendeva dall'essere scoperti ed arrestati, e partiva con loro l'infame bottino.
Quando le Romagne furono sottratte al Papa, e andò Massimo d'Azeglio commissario del Re a Bologna, condusse seco il Curletti, primo e bel regalo ai Bolognesi. Così raccontava l'Opinione, n. 259, del 20 di settembre 1861. Eccone le parole:
"Curletti era stato condotto a Bologna da Massimo d'Azeglio, allorché andò governatore delle Legazioni. Ivi rimasto il Curletti dopo la pace di Villafranca, ebbe dal governator Cipriani l'incarico della direzione generale della polizia per quelle provincie sotto la dipendenza del ministro dell'interno Montanari.
"Dimessosi il signor Cipriani, prosegue a raccontare l'Opinione, e nominato in sua vece il cav. Farina costituì, dei tre Governi di Parma, Modena e Bologna, un solo Governo, che intitolò dell'Emilia. In tal circostanza il Curletti rimase disponibile e fu poco stante chiamato a Firenze.
1879 Illustrazione italiana pag.25
1879 Illustrazione italiana pag.25
"Di là, è sempre l'Opinione che parla, di là fu invitato a seguire il marchese Pepoli a Perugia, e indi a poco andò a Napoli, di dove partì allorché fu citato a comparire dinanzi a questo Tribunale (la Corte d'appello di Torino), qual testimonio nella causa Cibolla".
Abbiamo dunque un capo di assassini che si fa girare per tutte le principali città italiane affine di ordinarvi la pubblica sicurezza e ristabilirvi l'ordine morale. Curletti a Torino, Curletti a Bologna, Curletti a Firenze, Curletti a Perugia, Curletti a Napoli.
Ma come si scoperse che il Curletti era capo di assassini? Ecco quando e come lo seppe il pubblico.
Nel 1861 veniva arrestato in Torino e processato un certo Cibolla, reo di furto, di stupro e d'omicidio, è, per ragione dell'età ancor fresca, condannato a soli venti anni di galera. Prima di andare al suo posto, parte per vendetta, parte per capriccio, prese a fare una serie di gravissime rivelazioni, accompagnandole con tali e tante circostanze di tempo, di luogo e di persone, ch'era impossibile sospettar di menzogna.
La prima di queste rivelazioni è che Filippo Curletti capo della polizia, è pure il capo dei furfanti e degli assassini. Il Fisco non crede, esita, discute le altre rivelazioni, e le trova non solo vere, ma che confermano il detto del Cibolla contro il Curletti.
Il quale stava in Napoli per dare la pubblica sicurezza a quelle contrade e riparare le corruzioni dei Borboni! Il Fisco di Torino si risolve finalmente a pregarlo di venire in questa città per esservi udito come testimonio. Dopo tre lettere finalmente Curletti ha la bontà di venire.
1879 Illustrazione italiana pag.37
1879 Illustrazione italiana pag.37
Messo faccia a faccia col Cibolla, costui gli ripete le accuse e lo dichiara capo degli assassini insieme con persone più alto locate. Curletti nega, dice che il Cibolla non merita nessuna fede, ma nel negare s'imbroglia, e si scopre.
Soppraggiunge frattanto il cav. Scardi giudice istruttore e dichiara che, quando egli, per dovere del suo ufficio, istruiva il processo d'un ladro ed assassino famoso, certo Tanino, piemontese, trovò nel Curletti una costante opposizione giunta fino alle minacce, opposizione che riusciva inesplicabile senza ricorrere ad ipotesi spaventose.
1879 Illustrazione italiana pag.44
1879 Illustrazione italiana pag.44
Il Tanino, secondo il Cibolla, era quello che corrispondeva col Curletti e trasmetteva gli ordini della polizia ai ladri inferiori. Il Curletti prima si adoperò col Scardi perché non s'istruisse il processo contro il Tanino. Poi il Tanino morì in pochi giorni in prigione, e si sospettò che morisse di veleno, ma non si fece l'autopsia del cadavere.
Dopo le denunzie del Cibolla, convalidate dal cavaliere Scardi, credevasi che il Curletti fosse arrestato, ma invece gli pagarono la testimonianza. Parli l'Opinione: "Il Curletti fu citato a Torino qual testimonio. Fu osservato che, mentre a tanti testimoni si fa aspettare l'indennità, a lui fu pagata immediatamente, sicché poté andarsene tosto".
II pubblico brontolava, e finalmente si dovette spiccare mandato d'arresto contro il Curletti, ma, segue a dire l'Opinione, "spiccato contro di lui mandato di arresto, egli era riuscito a svignarsela".
Allora la Gazzetta del Popolo, N. 258, del 48 settembre 1861 domandava che si facesse la luce e s'andasse fino al fondo di tutti questi misteri. Ma la luce non fu fatta.
La Perseveranza di Milano, N. 633, del 20 settembre 1861, chiedeva un'inchiesta solenne, esemplare, implacabile; ma l'inchiesta non fu fatta neppure di nessuna specie. E questa è una bella e magnifica pagina del regno d'Italia!