L'Ordine cavalieresco del buon ladrone proposto pel Regno d'Italia.

1879 Illustrazione italiana pag.209
1879 Illustrazione italiana pag.209
Io voglio mettere un termine a questo libro abborracciato alla meglio con una proposta pratica, ed è questa, che s'istituisca nel Regno d'Italia un Ordine cavalieresco intitolato l'Ordine del buon ladrone, coi cavalieri del buon ladrone, coi commendatori del buon ladrone, coi gran-croce del buon ladrone; ed eccomi a dire le ragioni del mio consiglio.
I Governi savi ed intelligenti badano ai vizi che serpeggiano presso i loro popoli ed alle virtù speciali di cui abbisognano, e poi propongono quei modelli che più valgono ad inspirare o l'odio di quei vizi o l'amore ed il culto di quelle virtù.
Cosi i Reali di Savoia, desiderando che le loro popolazioni crescessero al valore, all'onore, alla fedeltà militare, stabilirono l'Ordine di S. Maurizio, il valente soldato della Legione Tebea, il tipo della fedeltà al suo Dio ed alla sua religione, il capo di quei soldati che seppero morire piuttosto che venir meno ai loro giuramenti.
Che se i Savoini ed i Piemontesi a preferenza di molti altri andarono famosi nel mestiere delle armi e nella lealtà militare, io sono d'avviso che ci influisse assai l'esempio, il culto e la protezione del glorioso martire s. Maurizio.
Ma sgraziatamente quell'Ordine cavalieresco non fu tenuto in quel conto che meritava, ed oltre al regalarlo ai falegnami, ai calzolai e ad ogni genere di persone, che sarebbe il minor male, si appiccò anche sul petto di galeotti, come il deputato De Viry rivelava nella Camera del Parlamento subalpino.
1879 Illustrazione italiana pag.213
1879 Illustrazione italiana pag.213
E nell'anno 1868 abbiamo visto davanti i tribunali di Marsiglia agitarsi la lite di un cotale che pretendeva quaranta mila lire da un negoziante francese per avergli fatto regalare dai ministri italiani la croce di San Maurizio, processo che venne riferito dalla Gazzetta Piemontese; e recò danno al sensale che aveva procacciato la croce, al commerciante che l'aveva ottenuta, al Ministero italiano che l'aveva data, ed all'Ordine medesimo di S. Maurizio, che cadde sempre più in basso.
Tanto è vero, che lo stesso Governo di Firenze istituiva l'Ordine della Corona d'Italia, e dava per ragione di questa nuova creazione il desiderio di rimettere in onore quello dei santi Maurizio e Lazzaro. Il quale scopo non fu guari ottenuto; e nel novembre del 1868 la Gazzetta del Popolo di Torino misteriosamente ci raccontava che il Magistero dell'Ordine doveva radunarsi per togliere la croce non so bene a quale malandrino. Ora abbiamo avuto per giunta in Roma il processo Danesi, e Franchelucci!
I giornali stessi, quando parlano di certe decorazioni, ne ridono, e le chiamano le croci dei soliti santi, sicché la maggior parte dei cavalieri non hanno il coraggio di fregiarsi il petto d'una simile croce, temendo di essere volti in ridicolo. E di fatto li volsero in ridicolo prima il deputato Ricciardi enumerando in Parlamento la statistica dei sedici mila cavalieri, e poi il deputato Corrado proponendo che tutti questi cavalieri si assoggettassero ad un'imposta.
Laonde l'Ordine di S. Maurizio e Lazzaro ormai in Italia è ridotto al punto da non potersi più ristorare, né rimettere in qualche considerazione, e converrebbe, se non abolirlo del tutto, lasciarlo a poco a poco cadere in dimenticanza, come è avvenuto di tanti Ordini antichi.
1879 Illustrazione italiana pag.216
1879 Illustrazione italiana pag.216
Ed io credo che se gli dovrebbe sostituire invece l'Ordine del buon ladrone. Avvegnaché l'Italia essendo tormentata da ladri grandi e piccoli, di tutti i generi, di tutti i gradi, di tutte le condizioni, sarebbe ottimo rimedio metterle innanzi il glorioso esempio di un gran ladrone divenuto un gran santo.
Né la cosa potrebbe dirsi del tutto aliena dalle tradizioni italiane. Se l'Oriente fu dei primi ad onorare il buon ladrone, celebrandone la festività il sabato della settimana di Pasqua, in Napoli la chiesa di san Giorgio ha ab antico una magnifica cappella dedicata allo stesso santo.
La Congregazione dei pii operai ottenne dal Papa il privilegio di recitarne l'uffizio per le molte conversioni che avvenivano nelle missioni mediante l'intercessione del buon ladrone: propter expertas plurimas peccatorum conversiones eius intercessione in suis sacris missionibus factas, come dice il Ferraris nella sua Biblioteca all'articolo Latrones.
La città di Gallipoli, molto commerciante, posta sul golfo di Taranto, onora il buon ladrone con culto fervoroso, e lo venera come suo protettore. La quale devozione rimonta a tempi più remoti, ed ebbe origine dai pericoli che le incursioni dei pirati barbareschi facevano correre agli abitanti di quella marittima contrada.
Su questo argomento scrisse un bel libro monsignor Gaume, col titolo Storia del buon ladrone, dedicata al secolo decimonono ed il marchese L. Dragonetti, senatore del Regno d'Italia e gran nemico dei ladri e del latrocinio che impugnò sempre colla parola in Senato e colla penna nei libri e nei giornali, ce ne diè una buona edizione italiana, che nel 1868 fa pubblicata a Prato dalla tipografia di Ranieri Guasti.
Monsignor Gaum dimostra che il secolo decimonono trova nel buon ladrone il suo modello. Colpevole al pari di lui, come lui può e deve pentirsi. La sua conversione è la soluzione unica di tutti i problemi sociali. Quindi passa a discorrere dei ladri nella Giudea, del buon ladrone, della sua nascita, del suo nome, della sua vita, della sua conversione, della sua fede, della sua speranza, della sua carità, della sua fortezza, della sua temperanza, della sua prudenza e giustizia.
Io vorrei che il ministro Menabrea e gli altri ministri e i deputati e i senatori si procurassero il libro di monsignor Gaume, e non sarebbe male che prima d'incominciare i Consigli dei ministri e le tornate parlamentari se ne leggesse pubblicamente un capitolo, per esempio quello magnifico intitolato Prudenza e giustizia del buon ladrone.
1879 Illustrazione italiana pag.217
1879 Illustrazione italiana pag.217
Poi converrebbe invitare il conte Luigi Cibrario, così valente negli Ordini cavaliereschi, a compilare gli statuti di un Ordine del tutto italiano, che portasse il nome, come ho detto più sopra, di Ordine del buon ladrone. E bisognerebbe poi tenerlo molto prezioso, perché, se abbondano in Italia i cattivi ladri, sgraziatamente scarseggiano i buoni ladroni.
Tutto al più si potrebbero insignire di quest'Ordine i ministri, i deputati ed i senatori. In specie i ministri delle finanze dovrebbero essere Gran Mastri dell'Ordine del Buon Ladrone.
Fate l'esperimento di questo rimedio, e vedrete quanto varrà per guarire la piaga dei ladri nel Regno d'Italia. Molti se ne convertirono in Oriente ed in Occidente coll'esempio del buon ladrone.
Si è convertito il famoso capo-banda ai tempi di San Giovanni Evangelista; si è convertito il terribile masnadiero Moisè che viveva nei deserti d'Etiopia ai tempi di Sant'Antonio; si è convertito il Mandriano della Tracia, brigante celeberrimo sotto il regno dell'imperatore Maurizio; si è convertito il giovane ladro di Cluni per le parole dell'abate Sant'Odone; si convertirono i ladri delle Alpi che avevano arrestato il gran Taumaturgo delle Gallie, San Martino; si è convertito in Napoli nel 1858 un furibondo brigante per le esortazioni del padre Girolamo Uccello, che gli mostrava gli esempi del buon ladrone; e tanti altri si convertirono, che sarebbe troppo lungo annoverare.
Oh! quanti se ne convertiranno pure nel Regno d'Italia quando il buon ladrone sia onorato, come propongo! E più e meglio si onorerà, altrettanto maggiori saranno le conversioni.
Coraggio, Menabrea; voi, che già mostraste tanta devozione per Santa Caterina da Siena, mostratene anche un poco pel buon ladrone. Presentate al Parlamento una legge perché venga proclamato protettore del Regno d'Italia. E, poiché la festa dell'unità italiana essendo semplicemente politica non può attecchire, rendetela anche festa religiosa, e fissatela per il sabato dopo Pasqua, quando gli Orientali celebrano la festa del buon ladrone.
Non sappiamo se voi conosciate l'Oremus dell'Uffizio del buon ladrone che recitano i chierici regolari di San Gaetano Tiene. E' bellissimo e tenerissimo, e mattino e sera dovrebbe essere ripetuto in ginocchio da tutti i ministri.