I ladri e le rivoluzioni.

1879 Illustrazione italiana pag.5
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Quantunque sia innegabile che in tutti i tempi e sotto tutti i Governi fossero sempre dei ladri, tuttavia attestano le teorie che in tempi di rivoluzione i ladroni trionfano e comandano a bacchetta. Così doveva e deve avvenire, e cosi avvenne ed avviene. Imperocché la rivoluzione, ben analizzata, non è altro che il furto: ruba l'onore a Dio, l'autorità al Papa, la dignità ai Principi, i diritti della Chiesa, la pace e le sostanze ai popoli. Napoleone III ha detto: L'Impero è la pace. Il famoso Congresso di Ginevra ha soggiunto nel 1867: La democrazia è la pace, ed io sentenzio che la rivoluzione è il latrocinio. E sotto il nome di rivoluzione le comprendo tutte, le rivoluzioni eretiche e le politiche, le imperiali e le sociali, le regalistiche e le democratiche. Studiatele bene ed a fondo, ed in tutte troverete il furto, il furto come principio, come mezzo e come fine. Volete, o lettore che noi esaminiamo insieme alcune delle rivoluzioni passate?
Tre rivoluzioni sono memorande nel mondo. La prima che chiameremo nonna, ed è il protestantesimo, che generò la rivoluzione francese, rivoluzione madre da cui ai tempi nostri nacque la Repubblica romana, rivoluzione figlia. Ebbene, aprite la storia e troverete che nonna, madre e figlia produssero un'infinità di ladroni, i quali misero a sacco ed a ruba le terre che volevano rigenerare.
Nel secolo XVI la Riforma produsse la rivolta dei villani, che insorsero prendendo per insegna lo zoccolo contadinesco contro gli stivali dei signori. Sul Reno, in Alsazia, in Lorena, nel Tirolo, nella Carinzia, nella Stiria gli insorti corsero alle armi, e, levandosi contro il ricco, bandirono guerra alla proprietà, alla magistratura, alla nobiltà, bruciarono castelli, abbatterono chiese, pigliando di mira principalmente i signori, e giurando di non lasciar la vita ad un solo di questi viventi nell'ozio.
Ed i villani erano logici, che Lutero aveva predicato loro: “Chiunque aiuterà col braccio o altrimenti a rovinare i Vescovi e la Gerarchia Cattolica, è buon figlio di Dio”. Ora, se era un'opera buona e santa spogliare i Vescovi e i vescovati, come poteva dirsi cattiva invadere i tribunali, occupare i castelli, e saccheggiare i vasti poderi dei possidenti?
1879 Illustrazione italiana pag.9
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Lo stesso avveniva sotto la rivoluzione francese. Dai più tristi ufficiali del regime del Terrore nacquero bande d'assassini che tribolarono la Francia, ed erano detti chauffeurs e garrotteurs dai mezzi adoperati per rubare, che erano la garrotta ed il fuoco. Gli uni stringevano un ferro al collo del proprietario che volevano spogliare, gli altri del fuoco usavano così: entrati in una casa, si impadronivano del capo della famiglia,
1879 Illustrazione italiana pag.8
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e preso uno dei suoi piedi lo mettevano sulle bragie facendolo soffrire finché non rivelasse dove aveva nascosto il tesoro.
E questi ladroni erano logici, perché, dopo di aver rubato in nome dello Stato sotto gli ordini di Robespierre, stimavano di poter rubare ancora in nome proprio. Giacché lo Stato essendo lo insieme dei cittadini, se il furto è lecito ad alcuni milioni di persone riunite fra loro in società, non può venire proibito ai membri che compongono questa società medesima.
Finalmente la Repubblica Romana regalò agli Stati pontifici un numero senza numero di latrocini. Carlo Luigi Farini ne parla a lungo nel suo Stato Romano e ci racconta una parte dei latrocini commessi sotto quel tristissimo Governo. “Fra gli inni di libertà e gli auguri di fratellanza (così il Farini) erano violati i domicili, violate le proprietà; qual cittadino nella persona, qual era nella roba offeso, e le requisizioni dei metalli preziosi divenivano esca a ladroneggi e pretesto a rapinerie”.Ed erano logici anche questi furfanti, applicando ai Romani le dottrine della rivoluzione, e poiché era stato lecito ai cosi detti uomini del Governo togliere il Regno al Papa, facevano ragione i malfattori che non potesse loro vietarsi di levare le sostanze e la vita ai privati, che una sola è la morale, e tutti i diritti, tutte le proprietà poggiano sulla medesima base.
Il nostro Vittorio Alfieri fu dei più caldi a provare in versi ed in prosa che i rivoluzionari francesi dell’ottantanove non erano che ladri, e non sarà male levarne qualche citazione:

Dalli, dalli
Agli empi, ai ladri, ai miscredenti, ai pravi
Ammazzapreti, ammazzadonne ignavi,
Reprobi e schiuma delle inferne valli.
Alfieri, Misogallo, Sonetto XIX (14 dicembre 1792).

Certi nomi si accoppiano, altri no.
Verbi grazia stan ben Libero e Giusto;
E a meraviglia stan LADRO ed Ingiusto.
Ma no Dio pure maritar mai può
Libero e Ingiusto, ovvero Giusto e LADRO.
Alfieri, Misogallo, Epigramma LIX (28 luglio 1792).

Rubino i ladri, è il loro dovere; il mio
E’ di schernirli, al boia d'impiccarli;
Il seppellire lascisi all’obblio.
Alfieri, Misogallo, Sonetto XI (13 settembre 1792).

Vecchi, bambini, carchi di lattime
Balbettando virtudi avete raso
Un Regno e sovra le RAPINE OPIME
Di non attico sal vuotato il vaso.
Alfieri, Misogallo, Sonetto II (26 luglio 1790).

 “Spogliare, atterrire ed uccidere; indi uccidere, atterrire e spogliare; e indi ancora atterrire, uccidere e spogliare e sempre poi tutti tre questi verbi di regno, raccozzati e voltati in quanti modi può dare la volontà suprema e la forza, son soli l'arte e il segreto di pastoreggiare (governare)”.
Queste citazioni provano che se l'Alfieri, tuonando contro i ladri dei tempi suoi, e descrivendo la ladronaia francese, fece opera liberalissima, io non farò male bollando i ladri dei tempi miei, e tentando di far conoscere i ladri del Regno d'Italia da Torino a Roma. E come all'Alfieri fu elevato un monumento a Firenze nella Chiesa di Santa Croce, così io posso sperare che a suo tempo mi tocchi il medesimo onore. Coraggio adunque, e dalli, dalli.