Eremi di Stignano - Verso l'Eremo di Sant'Andrea (di A.Grana e T.Argod)
Luogo: San Marco in Lamis (FG), Gargano (Puglia)
Documentario sugli Eremi della valle di Stignano, in collaborazione con Ludovico Centola e Gabriele Tardio.

Foto virtuale del Santuario verso la metà del Cinquecento. Ancora assenti la facciata a vela e l'abside, innalzate qualche anno dopo; il campanile e il caseggiato con fornice (1627) realizzazioni seicentesche. Il convento è a metà dell'opera - Didascalia e ricostruzione al computer di Romano Starace.
Foto virtuale del Santuario verso la metà del Cinquecento. Ancora assenti la facciata a vela e l'abside, innalzate qualche anno dopo; il campanile e il caseggiato con fornice (1627) realizzazioni seicentesche. Il convento è a metà dell'opera - Didascalia e ricostruzione al computer di Romano Starace.
Il periodo di maggiore splendore di Stignano è certamente legato ai secoli XVII e XVIII. Ma già alla fine del '500 il santuario ha fama e risonanza che oltrepassano i confini della Daunia. Doveva essere tale un punto di incontro per fervore di pellegrini devoti e per intensa attività di frati che il suo nome appare, sia pure nella dicitura inesatta di Strignano (Nota 1), nella famosa galleria delle carte geografiche vaticane, dipinte dal cosmografo Ignazio Danti in collaborazione del fratello Antonio. Dagli inizi del '600 a quelli dell'800 Stignano è stato senza dubbio un centro vitalissimo, fervido di opere, di pietà e di cultura. A mezza strada tra il morente Castelpagano e il nascente borgo di 'S. Marcuccio' (Razzi), che si avviava impetuosamente a divenire città, Stignano era il nucleo maggiore di attrazione. Alla fine del '500, essendo in crisi la badia di S. Giovanni in Lamis, denominata anche 'S. Matteo' già nell'ultimo periodo cistercense, i francescani di Stignano s'impongono per la loro molteplice operosità e si può validamente supporre che questi contribuirono, se non in modo determinante, alla presenza dei confratelli nella potente abbazia, e cioè al passaggio di possesso dai cistercensi ai Minori. Già essi sono insediati a Stignano da circa un ventennio e non poco deve essere stata l'influenza da loro esercitata verso le curie superiori di Lucera, di Manfredonia e di Roma. Non si potrebbe spiegare diversamente il grande prestigio cui pervenne Stignano che eccelle anche per la sua interna vita religiosa sia dottrinaria che culturale. Infatti l'efficacia di questo centro di vita è dimostrata dal fatto che "per tre secoli fu casa di noviziato per i frati della provincia di S. Angelo" (Nota 2), e vennero e vissero e operarono personalità di prim'ordine nel campo della pietà, della cultura e delle scienza: da fra Salvatore da Morrone a padre Michelangelo Manicone, ai sammarchesi padre Campanozzi e al vescovo Mancini.
Schizzo del portale maggiore. Di nobile fattura, è raramente presente in queste forme in Capitanata. Ripropone nelle sagome degli stipiti, risvoltanti in fondo in senso orizzontale, e nell'arco a pieno centro, il disegno tipo del portale quattrocentesco - Testo e grafica da Romano Starace.
Schizzo del portale maggiore. Di nobile fattura, è raramente presente in queste forme in Capitanata. Ripropone nelle sagome degli stipiti, risvoltanti in fondo in senso orizzontale, e nell'arco a pieno centro, il disegno tipo del portale quattrocentesco - Testo e grafica da Romano Starace.
A opere ultimate, quando cioè chiesa e convento, in piena efficienza, splendevano in tutta la loro bellezza, adagiati tra il verde della valle, ben poterono i frati chiedere un alto riconoscimento alla loro febbrile attività. E grande dovette essere la loro soddisfazione poiché ad imprimere il sigillo autorevole, come riconoscimento e premio a tante nobili fatiche, venne un futuro papa: il cardinale Vincenzo Maria Orsini che salirà il soglio pontificio col nome di Benedetto XIII (1724-1730). Essendo l'Orsini arcivescovo di Manfredonia, dopo un'intesa col vescovo titolare della diocesi a cui Stignano è sempre appartenuto, e cioè Lucera, la consacrazione ufficiale della chiesa, con manifesto giubilo delle due diocesi, avvenne nel 1679.
Appena quattro anni dopo ha modo di ammirare tale splendore di opere congiunto a fervore di fede, un occasionale visitatore francescano, padre Agostino da Stroncone. Dalla sua relazione (Nota 3) per 'visita canonica' compiuta nel 1683 nella provincia monastica di S. Angelo, estrarremo quanto riguarda il convento di Stignano in quel tempo.
E' una pagina di notevole interesse oltre che per una versione parzialmente diversa dall'originaria leggenda del cieco De Falco circa il ritrovamento della statua (in una cappella sotterranea anziché su di un albero), per la minuziosità delle annotazioni e il diligente elenco delle opere che costituiscono il vasto edificio di Stignano. Pur tra inesattezze evidenti (il cieco della leggenda è appellato coll'omonima valle di Stignano) e incertezze di un malfermo eloquio, di struttura scopertamente dialettale, per poca dimestichezza con la buona lingua, conserva essa nella sua espressione popolaresca ancora una fresca sensazione di vita operosa del convento. La trascrizione è naturalmente testuale, riprodotta direttamente dal manoscritto originale, tuttora inedito, meno qualche svista o trascorso di penna.

'Addì 28 settembre, detta messa a S. Severo, partissimo a 9 hore verso Stignano; camminassimo sei miglia il piano, passassimo un ponte di pietra, che si chiama ponte Cannellaro, singolare in Puglia ove non ho visto altri ponti, sotto cui passa un fosso con pochissima acqua, ma d'inverno copioso. Camminassimo poi ad accostarci al monte S. Angiolo, entrando per una selva; alla sinistra vedessimo sopra un'erta cima un castello, diruto, detto Casalpagano; et avanzati tre miglia tra doi coste del monte trovassimo il convento di S. Maria di Stignano, detto così perché un cieco chiamato Stignano, trovandosi una sera in questa selva et addormitesi gli apparve la beata Vergine e gli disse: "Stignano, va a dire al paese che con clero e popolo venghi qui, togli queste siepi e cavi sotto, che troverai Me; e in segno ti dono la vista". Andò, disse e veduto illuminato hebbe credito. Andarono, cavarono e trovarono una cappella sotterranea e dentro di essa una statua della beata Vergine con il Figlio in braccio. Gli fu edificata la chiesa della quale hebbero cura li preti e fu poi data ai frati l'anno.... vi fecero convento e chiesa; questa con il tempo è stata ampliata et è hoggi di tre navi con colonne (diocesi di Lucera, dizione del prencipe di S. Nicandro come signore della Procina e di Casalmaggiore, et è di casa Catani). L'altare maggiore è di legno indorato e contiene nel mezzo la statua della beata Vergine predetta, dalli lati ha le statue di S. Giuseppe, S. Domenico, S. Francesco e S. Antonio, sta sotto una bella copoletta; ardono avanti dieci lampade d'argento che qua non usano molto. Le navi della chiesa sono distinte da quattro archi per banda, ma sono pochi altari. Del resto tutta la chiesa è piena di ceri offerti alla beata Vergine. Ha la facciata bella di pietre quadre et una spatiosa piazza avanti. Và coro grande e ben lavorato di noce con l'organo dietro l'altare maggiore et altro. Và campanile, il migliore che ho veduto in questa provincia, con quattro campane buone che fanno concerto. La sagristia ha argenteria. Questa chiesa fu già consacrata dal reverendissimo cardinale Orsini di Gravina, arcivescovo di Manfredonia. Il convento è assai capace poiché fatto in doi volte ha doi chiostri con duplicate officine tutte comode, con il molino a volta che macina, il nevario, e ciò è ordinario in Puglia per la penuria d'acqua. Ad alto ha 23 stanze abitabili, un buon appartamento per il superiore, et il noviziato con diece stanze. Stanno in esso nove novizi chierici et il maestro; li novizi laici stanno di fuori. Ha per ciascuno chiostro copiosa cisterna, et una avanti la chiesa. Ha horti e parco chiuso in clausura che gira più di un miglio. Per servitio de' frati tengono sei cavalli, mandrie di porci, di pecore etc. Nella piazza della chiesa è una fabbrica che contiene cinque stanze tutte e cinque alte, ciascuna delle quali è d'una terra de' contorni che vengono alla festa'.

Ad accrescere infine notorietà e devozione al santuario contribuì validamente la febbrile ispirata e santa attività di padre Salvatore da Morrone tra la fine del '600 e l'inizio del nuovo secolo.
Figura di rilievo, di prim'ordine fra quelli che vissero e operarono in Stignano, egli così viene ricordato nel necrologio: 'Padre Salvatore da Morrone nel Sannio, di santa vita. Essendo guardiano nel 1686, in tempo di grande siccità, dopo umile fervorosa preghiera da lui fatta dinanzi il simulacro della Vergine, trovò la cisterna del secondo cortile, del tutto vuota, piene di freschissima acqua'. Morì nel 1719 (Nota 4). Un pio cronista, di molto posteriore, commentando a suo modo l'avvenimento miracoloso, riferisce queste notizie che comunque denotano la fama raggiunta dal santuario di Stignano:

'Ma aumenta lo stupore quando si pensa che quell'acqua non venne mai meno dalla primitiva quantità, quantunque se ne attingesse di continuo ed in gran copia. E la fama di quell'acqua miracolosa si sparse dovunque' (Nota 5).

Il D'Augelli attinge da padre Serafino Montorio, autore del già citato Zodiaco, il quale a sua volta aggiunge:

'quest'acqua fu portata dal barone di Rignano a Napoli dove ottenne molte e mirabili guarigioni' (Nota 6).

Al di là della leggenda e del miracolo presumibile il cronista non può che sottolineare la sempre crescente fama del pio luogo che raggiunge Napoli e oltrepassa i confini del reame.
Nel settembre del 1776, come si rileva dall'atto (Nota 7) ufficiale di una dolorosa divisione della provincia monastica di S. Ferdinando del Molise da quella di S. Angelo in Puglia, Stignano rimase tra quei sedici conventi della provincia mutilata. E fu davvero inopportuna e dolorosa mulilazione, poiché, come si è bene osservato,

'se fu conseguenza di una mentalità allora diffusa, se fece tacere alcune voci d'inquietudine che non s'intende sottovalutare, certamente non rispondeva all'interesse generale dell'ordine serafico che postulava l'unione....... Fece difetto nei divisionisti di tutte le provincie il senso storico della realtà sociale e politica in cui i religiosi sono costretti a svolgere il loro ministero. Non si accorsero o non afferrarono nella giusta misura i sintomi di una grande tempesta politica che, alla fine del secolo, sconvolgerà l'Europa e travolgerà nel turbine gli ordini religiosi' (Nota 8).

Particolare di una inedita mappa della metà del Settecento relativa ai confini e ai possedimenti della Badia di San Marco in Lamis: tra le varie località l'indicazione Stignano - Da Romano Starace.
Particolare di una inedita mappa della metà del Settecento relativa ai confini e ai possedimenti della Badia di San Marco in Lamis: tra le varie località l'indicazione Stignano - Da Romano Starace.
Tuttavia ben che minimo dovette essere il contraccolpo accusato dal convento di Stignano se, confermata come casa di noviziato, potè accogliere nel febbraio del 1777 venticinque giovani come chierici e quindici come laici (Nota 9).
Quanto alle già citate figure di rilievo e che impressero un'orma tuttora viva nella memoria e nella tradizione orale, avremmo voluto offrire notizie biografiche più ampie. Purtroppo ben poco si può dire intorno a personalità come il vescovo Pietro Mancini (Nota 10) e lo studioso ed educatore padre Giuseppe Campanozzi. Di quest'ultimo, nato a S. Marco in Lamis il 24 gennaio 1754 e morto a Foggia nel convento di Gesù e Maria il 7 giugno 1810, diremo che vestì l'abito francescano a Stignano il 2 gennaio 1770 facendosi subito notare ed apprezzare per le sue non comuni doti morali ed intellettuali. Lettore giubilato in sacra teologia, affidò a diverse pubblicazioni, facilmente reperibili nelle biblioteche monastiche e provinciali, il suo pensiero e la sua dottrina con interessi preminentemente filosofìci, liturgici e teologici. Perché di tali lavori non se ne spenga del tutto il ricordo e sempre nella speranza che qualche studioso o lettore curioso voglia intraprendere uno studio monografico su questa figura di notevole rilievo, segnaliamo qui di seguito alcuni titoli con indicazioni bibliografiche al fine di un più agevole orientamento:
1) Artis logicae elementa, Neapoli, typ. Rossi, 1790. (E' dedicata a Vincenzo e Antonio Saggese, nobili cittadini foggiani).
2) Riflessioni e avvisi sul ministero episcopale, Napoli, Tip. Giaccio, 1792.
3) Elementa cosmologico-metaphisica, Neapoli, Tip. Porcelli, 1793.
4) La visita al SS. Sacramento dell'Altare, dedicata all'Ill.mo Signore Don Arcangelo Vincitorio, canonico della Collegiata, professore dell'una e dell'altra legge e parroco di S. Antonio Abate in S. Marco in Lamis, Napoli 1793.
5) Manuale del sacerdote per l'altare, due volumi. Napoli, Tip. Costa, 1804.
Vivo è anche il rammarico di non poter fornire che vaghi e scarsi elementi informativi intorno alla complessa e fattiva personalità del barone di Rignano. La sua dimora di Stignano, passata poi ai Centola di S. Marco in Lamis, doveva essere certamente da lui preferita come ameno luogo di soggiorno e anche per ragioni aziendali. Ma è da supporre che lo spirito di pietà che lo distingueva, dovette non poco contribuire alla vitalità ed alla fama di Stignano in provincia e negli ambienti napoletani da lui frequentati. Ma fra tutti i personaggi che contribuirono allo splendore di Stignano emerge, in questi tempi, la figura di padre Michelangelo Manicone, nato a Vico Garganico nel 1745 e morto a Foggia il 1810. Ebbe, questo frate francescano, vita intensa e varia tanto da lasciare una durevole traccia nel campo della storia minoritica della provincia e negli studi, ed è particolarmente da segnalare per la sua sensibilità storico-politica aperta agli eventi e ai nuovi venti che spiravano in Europa. Definitore provinciale e lettore giubilato in sacra teologia, impresse un'orma notevole alla vita francescana della sua terra e destò la rispettosa attenzione di autorevoli studiosi come il Checchia Rispoli e il Baldacci, per alcuni lavori di interesse scientifico sulla Daunia. Quale cultore di scienze naturali, sensibile ai problemi politici e sociali del suo tempo, e per l'infaticabile attività religiosa, è certamente padre Manicone una delle figure più rappresentative della Daunia, e non solo francescana, nella seconda metà del '700 e della prima metà dell'800. Quando Stignano era in piena e splendida attività per il fervore religioso e per la dimaica vita del santuario, il giovane Manicone, all'età di 15 anni (1760) vestì l'abito di S. Francesco e vi trascorse l'anno del noviziato (Nota 11). Sono, com'è noto, gli anni dell'adolescenza e della prima giovinezza i più incisivi e fecondi nella formazione e nell'educazione di un giovane. E non a caso egli, nel segnalare le bellezze del suo Gargano, unirà con un vincolo reale e spirituale le valli più belle di questa montagna: quella del suo luogo di nascita e l'altra di Stignano.

'Le valli garganiche presentano in generale un melanconico aspetto: ma vi hanno delle valli che rallegrano l'occhio colla prospettiva di una lieta e felice vegetazione. Le valli di Vico sono pressoché tutte coperte di castagni, noci, ulivi e di giardini di agrumi così vaghi e belli, che ogni passeggero grida stupito:
...qual Nume impera
A questo loco? Forse...
è Citera?

Ridenti pur sono le valli di Rodi e d'Ischitella pei giardini di agrumi e altri frutteti. Finalmente la valle di Stignano offre in mezzo all'asprezza dei monti un vero spettacolo di ricca vegetazione. Vi si veggon vigneti, castagneti, frutteti. L'industria umana può dunque tanto?' (Nota 12).

E l'incantata attenzione del poeta non disgiunta da quella dell'osservatore scientifico gli farà subito aggiungere, a proposito della seguente valle dello Starale, cioè di S. Matteo, quest'altra annotazione a cui non badano più viaggiatori distratti e perfino persone del luogo:

'Molti echi hannovi nel Gargano: ma il più bello è quello del convento di S. Matteo in S. Marco in Lamis a sud-est del medesimo convento. Alta voce, massime nelle chete giornate, ben distinta torna e ripete ben distintamente sette sillabe. La plebe in udir questo eco polisillabo leva le meraviglie: ma la meraviglia è figlia dell'ignoranza' (Nota 13).

La memoria del Manicone, studioso della natura della nostra terra e dei suoi specifici fenomeni, è affidata appunto alla sua Fisica Appula, opera in cinque volumi apparsa a Napoli tra il 1806 e il 1807, e che, a parte ingenuità di osservazione, empiricità di metodo e digressioni più poetiche che scientifiche, conserva tuttora una copia di notizie di vario interesse per probità di ricerca e dignità di penetrazione.
Deve egli aver studiato amorevolmente le nostre due valli dello Starale e di Stignano con al mezzo l'operoso e popoloso centro abitato di S. Marco in Lamis. Trascriviamo in merito alcuni passi il cui interesse non è da limitare alla semplice curiosità:

'La piazza di S. Marco in Lamis relativamente ai viveri è la più abbondante che siavi in tutte le popolazioni garganiche. Prima della recente ed infelice epoca dell'immenso e perniciosissimo disboscamento eravi anche una beccheria di selvaggiume. Al presente non v'è più; essendo poca cosa la caccia. Questa è sempre un prodotto proporzionale alla molteplicità dei nascondigli pel selvaggiume e conseguentemente alla copia de' luoghi selvosi. Tutto è cesinazione nel Gargano: ed ecco perché non vi sono più cinghiali, né daini, né altri animali salvatici' (Nota 14).

'Cesinazione', donde il nome di cesina, termine tuttora vivo nel nostro volgo contadino e sta per disboscamento, censuazione e determinazione di un pezzo di terra boschiva trasformato in podere sativo. Le sorprendenti preoccupazioni ecologiche del Manicone hanno il peso di un precoce e fatidico avvertimento, pensando alle recenti rovinose conseguenze della distruzione di boschi dalla Calabria alla Toscana. Infatti egli accenna con evidente sgomento:

'Le vette dei monti del Gargano meridionale non presentano generalmente alla nostra vista che pietre nudate di terreno vegetabile. Ciò nasce dall'azione delle piogge e dallo scioglimento delle nevi. Difatti osservate uno di tali monti, voi vedrete che il cacume è sempre il più spolpato e che lo scorticamento scema quanto più alle falde vi avvicinate. Or chi toglie alle punte delle montagne la loro coverta, la loro polpa? L'azione delle piogge e lo scioglimento delle nevi che sulle medesime montagne ogni anno si effettua. La dirottissima pioggia di luglio del 1792 dimostra ad evidenza la verità della mia assertiva. Ella cadde così impetuosamente che allagò S. Marco in Lamis, empì di terra le piazze, distrusse alcune abitazioni e coprì pur di terra e pietre molte vigne di S. Nicandro. Or questo terreno depositato nelle valli di S. Marco e di S. Nicandro non è egli un'abrasione e scorticamento degli alti monti che lo circondano?' (Nota 15).

La vita di questa valle è seguita dal Manicone con amorosa ed affettuosa partecipazione fino al punto di suggerire la costruzione di strade solide o più decentemente percorribili proprio alla fine di uno sviluppo rapidamente florido. Si alternano infatti nel seguente passo suggerimenti ora premurosi ora ingenuamente gratuiti.

'Adunque da S. Marco sino a Stignano di continuo si scende. La strada, che ogni giorno si calca, è fabbricata alla falda della eccelsa ed aspra montagna esposta al sud. Essa ha delle serpentine direzioni giacché nei piani inclinati, come detto abbiamo, tali direzioni sfuggir non si possono. In parecchi tratti ha delle ripide e sdrucciolevoli discese e in parecchi altri è affatto orizzontale. Essendo il canale della profonda valle di Stignano da due lunghe ed erte montagne contenuto, perciò il profondissimo dirupo alla sinistra fa veramente del raccapriccio in certi luoghi nei quali formar dovrebbonsi de' ripari. In certi siti essendo essa fatta in terreno argilloso è perciò di poca durata. Imperciocché essendo tagliato verticalmente il piano inclinato, manca perciò l'appoggio, il puntello al sovrastante terreno il quale, spinto dalla gravita relativa, impegnasi di continuo a calare. Difatti cala e ricopre la strada appena superata la coerenza che ha coll'altro terreno soprappostogli. Ad un tal mal rimediar potrebbesi con dei muri giacché solo i muri resister possono al peso verticale. E cedendo i muri dovrebbansi tosto o risarcire o ricostruire. La strada in detti siti argillosi è stretta assai e ristretta l'hanno i possessori delle vigne con riportar le siepi accosto alla selciata. Essendo tali siepi d'impedimento, d'incomodo e di pericolo ordinar dovrebbesi che i possessori delle vigne le tagliassero e le ripulissero. Preceda al privato il pubblico vantaggio' (Nota 16).

Circa 60 anni dopo il sindaco di S. Marco, Leonardo Giuliani, lamenterà gli stessi inconvenienti e deplorerà gli stessi pericoli presso le autorità dell'Italia unita; e sarà questa, la nuova Italia, come voleva il Manicone, a far precedere 'al privato il pubblico vantaggio'.
In effetti ad onta degli ostacoli amministrativi e delle vessazioni politiche e brigantesche, la nuova strada rotabile, compiuta nel primo lustro postunitario, congiungerà finalmente S. Marco e Stignano a S. Severo ponendoli così in una circolazione più viva e civile col resto del mondo e soddisfacendo ad un'aspirazione plurisecolare degli abitanti del luogo. In altra sede, con ricerche di archivio certamente non avare intorno ai fatti del 1799, meglio si potrebbe ricostruire l'attività politica del Manicone.
Noto simpatizzante per le nuove idee che venivano di Francia, l'8 febbraio del '99, egli, di famiglia al convento di S. Bernardino di S. Severo, col vescovo Del Muscio, espostosi ad un'improvvisa ira di popolo, dovette riparare in una masseria (Ciuffelli) a pié di Castelpagano e a pochi chilometri da Stignano. Anche se sappiamo che egli passò nel convento di Gesù e Maria di Foggia, è lecito opinare che dovette trovare un primo provvisorio rifugio a Stignano in quell'infuocato trimestre del '99, anche perché la sua fuga da S. Severo precede di pochi giorni la famosa e feroce battaglia tra gli ulivi condotta e vinta dal generale francese Duhesme nei pressi della stessa S. Severo (25 febbraio 1799).
Ci siamo soffermati un po' più del solito sulla figura di padre Michelangelo Manicone: meritava egli doppiamente come francescano e studioso particolarmente attento alla vita della nostra valle di Stignano.