Olmo campestre

Lammia Nuova, ottobre 95. Foglie di Olmo campestre Lammia Nuova, ottobre 95. Foglie di Olmo campestre

Olmo campestreIn Italia sono indigene due specie di Olmo: l'Olmo campestre e l'Olmo montano. Poi ci sono le specie di Olmo introdotte tra le quali l'Olmo siberiano
(Ulmus pumila L.) e l'Olmo ciliato o Olmo liscio (Ulmus laevis Pall.).
L'Olmo campestre, nella Difesa, è presente nelle vicinanze del Rifugio Forestale della Lammia Nuova, uno dei pochi posti dove gli Olmi si possono rinvenire.
Macchie verosimilmente di questa specie (non è stato possibile approfondire meglio la questione), non piante adulte ma più che altro polloni nati da ceppaie, si trovano tra il Convento di S. Matteo e la Statale 272 all'altezza dell'ultima curva, prima del rettilineo che porta ai SS. Medici.
La sua zona fitoclimatica di preferenza è il Lauretum ma di frequente quest'Olmo si spinge anche nel Castanetum. E' presente in tutta l'Italia raggiungendo la massima diffusione nelle regioni centrali e in particolare nell'Emilia dove, più che la presenza spontanea, risalta la presenza legata alle colture agrarie e a particolari sistemazioni del terreno che hanno marcato il paesaggio di questa regione in modo incisivo e caratteristico.
È infatti opportuno ricordare che i terreni agrari sono sistemati in modo tale che quando c'è un eccesso di pioggia, l'acqua in sovrabbondanza possa essere eliminata per impedire i ristagni che fanno marcire le piante. Il sistema è semplice: i terreni sono divisi in appezzamenti di forma più o meno regolare e attorno ad essi sono scavati dei piccoli canali, detti 'scoline', nei quali viene convogliata l'acqua in eccesso. E' ovvio che il numero di canali e la loro profondità dipende dalla quantità di pioggia che cade in un anno. Nelle zone dove Giove pluvio si fa sentire di più, oltre alle scoline, i contadini hanno dato agli appezzamenti una doppia pendenza con la parte più alta posta al centro. Ciò affinché, anche nelle situazioni peggiori (acqua in quantità tale da non poter essere smaltita dalle scoline), ci fosse una zona (la linea di colmo) dove non si verificasse ristagno, salvando così una parte del raccolto.
E bravi gli Emiliani, operosi e previdenti nell'assicurarsi la farina per i tortellini!
La seconda ragione della preferenza accordata dai contadini di quelle zone all'Olmo campestre era legata alla sua grande adattabilità ai terreni argillosi, lì molto frequenti. Infatti questa specie ama i terreni profondi e freschi ma si adatta benissimo ai terreni argillosi.
Una terza ragione della preferenza dell'Olmo campestre era che in estate offriva un discreto foraggio verde, facilmente ottenibile perché i rami si sfogliano senza sforzo. Gli Emiliani, in tal modo, pensando alle vacche, pensavano ad assicurarsi il latte per il formaggio necessario ai suddetti tortellini.
Se poi viene messa in conto la produzione di una quantità di legna non trascurabile, ottenuta con la potatura, si capisce ancora meglio perché questa pianta in Emilia fosse ritenuta preziosa.
Il binomio Olmo-Vite è molto antico: ne parlano già gli autori latini classici. Ma di recente, al pari di molti di quelli umani, il matrimonio è andato in crisi a causa di un fungo, il Grafium ulmi, il quale porta la grafiosi. La grafiosi è una malattia che attacca tutte le forme spontanee italiane di Olmo campestre tanto che in molti casi si è dovuto arrivare al divorzio tra la Vite e quest'Olmo, sostituito dall'Olmo siberiano, dall'Acero campestre o da altri fruttiferi.
E' molto raro rinvenire allo stato spontaneo popolamenti puri di Olmo campestre che vive in piccoli gruppi o isolato, di solito associato alle specie degli orizzonti vegetazionali dove è presente.
Sino a una diecina di anni fa, un esemplare maestoso si trovava nella Villa Comunale prima che venisse stroncato dalla grafiosi. Un altro esemplare si trovava di fronte al Convento di Stignano. Olmi campestri erano probabilmente gli alberi che si trovavano nel mercato della frutta e verdura prima che questo venisse coperto.
Anche se l'Olmo campestre non ha una grande importanza forestale perché non forma popolamenti estesi, le sue utilizzazioni attuali sono numerose. Va benissimo nelle alberature stradali: infatti molte strade interne del Tavoliere sono alberate con questa specie; va bene come pianta ornamentale per viali e siepi; ha una corteccia tintoria (in giallo); infine il legno è molto pregiato per la costruzione di mobili, liste per pavimenti, compensati, torchi, calci di fucile; è discreto come materiale da ardere.

Caratteristiche

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    Lammia Nuova, ottobre 95. Olmi campestri

  • Nome scientifico:

    Ulmus campestris L. o Ulmus carpinifolia Suckovo, Ulmus minor Miller (Ulmaceae). In dialetto è detto "Pane còtte"

  • Albero:

    - longevo (anche 500 anni);
    - alto 30 m e più;
    - diametro sino a 2 mt. talora 3;
    - fusto diritto con grossi rami che formano una chioma densa, rotonda e un po' allungata;
    - emette polloni

  • Corteccia:

    - da giovane: liscia,grigio-scura;
    - da adulto:
    • brunastra
    • screpolata di più nel senso della lunghezza
    • con macchie gialle e bianche date dai licheni
    - ramuli:
    • quasi distinti;
    • pubescenti;
    • talora con ali suberose

  • Foglie:

    - semplici;
    - caduche;
    - alterne;
    - 2-10 cm x 1.5-5 cm;
    - a base asimmetrica con, dal lato più lungo, un'orecchietta che ricopre il peduncolo in parte;
    - brevemente picciolate (1 cm non peloso);
    - doppiamente dentate;
    - ovali o elittiche;
    - appuntite;
    - pagina superiore scabra e lucida;
    - pagina inferiore gialla con peli biancastri alle ascelle delle nervature

  • Gemme:

    - pelose;
    - ricoperte di aghi;
    - appuntite;
    - piccole

  • Fiori:

    - sessili;
    - in fascetti ascellari (glomeruli);
    - ermafroditi;
    - rossastri;
    - fioritura: marzo-aprile

  • Frutti:

    - samara un po' allungata o rotonda;
    - diametro: 2-3 cm;
    - privi di peduncolo;
    - seme non al centro dell'ala;
    - rottura del margine dell'ala che arriva sino al seme;
    - fruttificazione metà maggio

  • Aneddoto:

    Il destino dell'Olmo campestre
    Al tempo in cui in Italia comandava ancora il re, i contadini dell'Emilia usavano dare la Vite in sposa all'Olmo campestre che si rivelava un ottimo marito perché, oltre a sostenere i tralci della moglie, ne migliorava la qualità dell'uva. Gli altri alberi, anch'essi innamorati della Vite e per niente rassegnati a rimanere scapoli in eterno, sapete cosa fecero? Si recarono sul Gargano, a S. Nicandro, da sempre terra di maghi e di streghe.
    Il mago dell'epoca, interpellato, si rinchiuse nella sua caverna per una notte intera a preparare una potente fattura. All'alba del giorno dopo, col viso stralunato che lo faceva sembrare ancora più vecchio e sporco del solito, si avvicinò ai suoi visitatori porgendogli un piccolo insetto che aveva messo a contatto con le spore di uno strano fungo.
    "Ecco!", gli disse. "Prendetelo e mettetelo su un ramo del vostro nemico. Quando lo vorrò, esigerò il mio compenso".
    Gli altri alberi fecero come gli era stato detto: misero l'insetto su un ramo dell'Olmo e aspettarono. In breve quasi tutti gli Olmi campestri si ammalarono e morirono di grafiosi, una malattia che li colpisce anche adesso. Al loro posto i contadini maritarono la Vite con Aceri, Pioppi, Ciliegi e molte altre specie di alberi da frutto.

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