Ho trovato questo scritto nel mio archivio. E' bellissimo e muove ad un sorriso, anche se amaro. Da bambino ridevo con le lacrime leggendo Tre uomini in barca, di Jerome K. Jerome oppure Pian della Tortilla di John Steinbeck. Chi di voi non ha riso leggendo La secchia rapita (1614) di Alessandro Tassoni? Ma erano altri tempi...

Cetto La Qualunque
Cetto La Qualunque
"Io queste accuse le respingo all'emittente", urla rivolto ai suoi detrattori un consigliere comunale del Psi, a Reggio Calabria.
"Arrivo in ritardo perché sono stato in ospedale al capezzolo di mia moglie", si giustifica un suo collega di Pavullo (Modena).
"Non pestiamo l'acqua nel mestolo!", ammonisce un parlamentare.
"Sarò breve, anzi circonciso!", promette il capogruppo del Pci all' assemblea provinciale di Bologna.
"La situazione è difficile, siamo in un Enpas", dichiara sconsolato un esponente politico che vuol conservare l'anonimato. E un altro eletto del popolo, anche lui desideroso di restare nell'ombra, incalza: "Questo è un discorso delicato, da affrontare 'de visu' , parlandone oralmente".
"Non mi telefonate a casa nel primo pomeriggio", si raccomanda un sindaco della Bassa Padana. "Svegliereste la mia signora che a quell'ora schiaccia un pisellino".
"Cari cittadini di campagna", esordisce un deputato dc laziale in visita nella bucolica contrada di origine, "sono davvero felice di trovarmi qui con voi, nel luogo che mi ha dato i genitali".
Che la classe politica italiana sia integralmente - o almeno in rispettabile misura - costituita da analfabeti? Il sospetto, che ci attanagliava da tempo, trova una desolante conferma in un fascicolo di bozze che ci è stato appena recapitato e che, rilegato, sarà acquistabile in libreria, editore Rizzoli, a partire dal 5 febbraio. S'intitola Scusatemi ho il patè d'animo. Il suo autore, Guido Quaranta, è un cronista la cui frequenza a Montecitorio e a Palazzo Madama - assicurano i suoi colleghi meglio informati - data dalla prima infanzia, senza specificare se si tratti dell'infanzia di Quaranta, di Andreotti o di tutti e due. Da un'epoca remota, comunque, l'attuale redattore parlamentare dell'Espresso percorre munito di taccuino il "corridoio dei passi perduti".
Ogni passo un incontro e ogni incontro uno strafalcione. Se dovesse sintetizzare, negli anni, il grado d'istruzione degli eletti del popolo, desumendo dati e aneddoti dalla sua lunga esperienza, Quaranta disegnerebbe un tragico diagramma. Pur concordando, a quanto risulta dal suo libro, con la definizione di "imbecilli" che nel 1988 Massimo Severo Giannini adoperò per designare, salvo eccezioni, i nostri politici, Quaranta spende qualche parola in più. Scende, per così dire, nel dettaglio.
"L'immagine che costoro forniscono è quella di una classe dirigente mediocre, generalmente incolta, spesso approssimativa, piuttosto esibizionista, chiacchierona, goffa e presuntuosa". Insomma, non si limitano a non saper usare la lingua italiana (non parliamo del latino e delle lingue straniere, da loro sottoposte a un trattamento crudelissimo, quasi disumano) ma non sanno muoversi, trattare i loro simili, comportarsi in società. Insomma non sanno. Il loro genio risiede in una comicità mai volontaria. L'unico mezzo di comunicazione di cui siano in grado di servirsi con destrezza è la gaffe. Se non si sapesse tutto su Quaranta e la sua interminabile carriera di confidente dei politici, ci sarebbe da non credere. Che siano tutte favole? Fiabesca è, infatti, l'apparizione che, a pagina 17 del libro, fa Renato Altissimo. Siamo nel 1986, durante l'occupazione sovietica dell' Afghanistan. Il leader liberale va a portare ai mujahiddin il saluto solidale del partito che fu di Cavour e poi di Croce. Ma com'è vestito? A giudicare da una foto che lo ritrae accanto ai partigiani, e che Quaranta descrive, risulta "avvolto in un barracano da guerrigliero ma con i Ray-ban". In un completo islamico - keffiya in testa, barracano sulle spalle - qualche anno prima si era presentato a Yasser Arafat un deputato democristiano di Potenza, Angelo Sansa. Pensava così di riuscire più gradito al leader palestinese: a Beirut se ne ricordano ancora.
Un altro deputato viaggiatore, Roberto Formigoni, si fa ricevere da Saddam Hussein. E' il dicembre 1990, la crisi del Golfo Persico incalza. Appena tornato da Bagdad, un cronista gli domanda che cosa ha detto al dittatore iracheno. Gli ha detto, non si sa se a nome proprio o di chi (la Dc, Comunione e Liberazione, Il Sabato?): "Noi vogliamo un mondo in cui l'America abbia il suo posto ma soprattutto resti al suo posto". Crollo a Wall Street.
L'autore di Scusatemi, ho il patè d' animo, sulla base di testimonianze a suo dire indubitabili, ci assicura che Francesco Volzone, consigliere democristiano al Comune di Pontecagnano (Salerno), sentendo parlare in aula di "toponomastica", ebbe uno sbandamento, tornando in sé soltanto quando gli dissero che si trattava di un insetticida. In epoca più remota, nella campagna elettorale del 1948, durante un comizio del Fronte popolare, il segretario della federazione comunista di un paese della Bassa Novarese presentò ai militanti il candidato socialista Pietro Fornara, pediatra di fama, indicandolo come "il più grande pederasta d'Italia". Alle sue rimostranze replicò: "Conosco bene caro compagno la tua modestia. La verità è che tu sei il pederasta più grande d'Europa". Con molti sorrisi (e, diciamolo pure, con qualche leggera stretta al cuore) si seguono le gesta di tre personaggi politici che l'autore del Patè elegge a simbolo di questo tipo di patria in cui ci tocca di vivere: Vito Lattanzio, Remo Gaspari, Ferdinando Facchiano. Ci vorrebbero la penna di Achille Campanile o la matita di Benito Jacovitti per rendere a pieno le potenzialità comiche di cui dispone la troika. La sceneggiatura offerta da Quaranta può essere la base di un poema giocoso: siamo nel vestibolo dell'Arte insensata. E' lecito, per chi conosce Quaranta da numerosi decenni, chiedersi come mai qualche uomo politico non l'abbia linciato nottetempo in un angolo di Montecitorio, in una segreta del Viminale o sotto un balcone di piazza del Gesù.
Stia attento, comunque.
I tempi sono minacciosi.
Sul suo capo pende una spada di Temistocle.
Nello Ajello
Fonte: La Repubblica del 31 gennaio 1992