L’errore madornale è stato fatto nel creare solamente una unione europea monetaria e non anche politica, almeno nel medio periodo.
Scriveva nel 1971 l’economista keynesiano Nicholas Kaldor: '… Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso'.
Christian Felber, nella sua opera Retten wir den Euro!, fa notare con toni appassionati come la crisi della moneta europea abbia aumentato le diseguaglianze, aumentando i poveri e rendendo ancora più ricchi coloro che già lo erano. Il mancato aumento dell’imposizione ai più ricchi, con relativo taglio del bilancio pubblico, ha portato in Usa al degrado di infrastrutture pubbliche, all’incremento della popolazione carceraria, all’aumento delle sacche di povertà.
Lo stesso autore propone nell’opera citata una serie di misure che porterebbero al superamento della crisi finanziaria europea, permettendo di uscirne in modo positivo, puntando su politiche di sviluppo.
Altra proposta di Felber è l’introduzione della Tobintax, che andrebbe a colpire le transazioni finanziarie e non il 'conto corrente'.
Christian Felber ha scritto un’altra opera: Economia del bene comune. Il modello economico che ha futuro. Il concetto alla sua base è: 'L’economia del bene comune non è né il migliore dei sistemi economici, né la fine della storia, ma soltanto un passo avanti dopo gli estremi del capitalismo e del comunismo. È un processo partecipativo, aperto ad ulteriori evoluzioni, alla ricerca di una sinergia con approcci affini come: l’economia solidale, l’économie sociale, il movimento dei beni di proprietà comuni, economia post-crescita, la Vier-in-Einem-Perspektive o l’economic democracy'.
Tale progetto è sostenuto da 882 aziende, 60 politici, 156 organizzazioni, 2967 persone private.
Il 25 e 26 febbraio si sono svolte in Italia le elezioni politiche: nel Senato (in Italia vige il bicameralismo) non esiste alcuna maggioranza chiara. Questo ha suscitato una forte preoccupazione da parte di molti esponenti della politica europea, i quali vedono nel passaggio istituzionale in atto in Italia, un ostacolo alla risoluzione del problema della crisi che molti paesi stanno attraversando. Ma la crisi italiana non è l’unica a suscitare preoccupazione. Pochi giorni dopo il successo del Movimento Cinque Stelle, nasce a Berlino un nuovo partito. Si chamerà Alternative für Deutschland e sarà una formazione a suo modo europeista, ma dichiaratamente contraria alla moneta unica e a una maggiore integrazione europea. Il partito, diretto discendente di 'Wahlalternative 2013'  nascerà ad aprile e  riunisce economisti e imprenditori di spicco, primo fra tutti l'ex capo di Confindustria Hans-Olaf Henkel, oltre a politici centristi come l'ex Cdu Alexander Gauland e il pubblicista e politico Cdu Walter Wallmann. Gli obiettivi di 'Alternativa per la Germania' sono i seguenti:

  1. La Germania non deve più garantire i debiti degli altri Stati, in conformità al Trattato di Mastricht;
  2. La moneta unica deve essere abbandonata. Tutti gli Stati devono avere la possibilità di poter uscire dall’euro e organizzare delle unioni monetarie maggiormente convenienti per loro ('un euro del nord' e 'un euro del sud') oppure introdurre dei sistemi monetari paralleli;
  3. Bisogna indire un referendum prima che la Germania consenta di cedere una parte considerevole di sovranità nazionale.

Il risentimento di milioni di cittadini, verso la moneta unica sta aumentando. Molti non accettano di dover risanare i conti disastrati di altri Stati dell’UE tramite le proprie tasse. 2/3 dei tedeschi preferirebbero il ritorno al marco, e quasi la metà di loro è convinta che se l’Unione Europea non esistesse, in Germania si vivrebbe ugualmente bene. Ma questo euroscetticismo, monetario e anche politico, è diffuso un po’ in tutti i paesi a rischio. L’uscita della Germania dalla moneta unica provocherebbe un forte crollo delle esportazioni.
L'industria dell'export andrebbe in recessione e taglierebbe in maniera massiccia posti di lavoro. Il fatturato di numerosi produttori di auto crollerebbe nel resto d’Europa, perché le macchine tedesche risulterebbero troppo costose. Molte case automobilistiche sposterebbero una grossa parte della produzione nel resto d’Europa. La Germania entrerebbe in recessione, con conseguente taglio del numero di dipendenti pubblici e un forte aumento della disoccupazione. La domanda interna crollerebbe a causa dei bassi aumenti salariali e licenziamenti, e sempre più aziende trasferirebbero posti di lavoro nell’Eurozona, in Asia e o negli Stati Uniti.
L’errore dell’Unione Europea è stato quello di creare solo un’unione economica, ma non politica, come è avvenuto negli Stati Uniti d’America.