Michelangelo Manicone appartiene al Settecento, uno dei secoli più decisivi per la storia della umana civiltà; fu uno dei tanti personaggi che rifulsero nelle vicende di quel periodo, quando le migliori intelligenze erano intente a distruggere il passato e ricostruire tutto, non più sull'ignoranza e sul dispotismo politico, morale e religioso, ma sopra la schietta e autonoma ragione umana. E' sintomatico il quadro che ne dà il Checchia-Rispoli, da tempo scomparso, professore di Paleontologia e Storia della Geologia all'Università di Roma: “Michelangelo Manicone, naturalista pugliese, si occupò di ricerche scientifiche e si distinse oltre che nel campo della geologia, della geografia fisica, della metereologia, della botanica, anche in quello dell'agricoltura, della medicina e della storia“ (Nota 2). Ma già nel 1844 il Moroni nel suo “Dizionario” (Nota 3) annovera il Manicone tra gli uomini celebri per lettere e scienze “che hanno fiorito e reso famoso e utile al mondo l'ordine francescano”.
Noi per i lettori di “Capitanata” ne presenteremo un profilo biografico e culturale per farne ammirare l'opera e il pensiero.
Manicone nacque in Vico del Gargano il 4 marzo 1745 da una agiata famiglia. Nei primi anni gli fu maestro della grammatica don Pietro Finis, canonico della insigne Collegiata di Vico, come lui stesso ci riferisce (Nota 4). Completati gli studi inferiori gli venne l'ispirazione, forse perché già c'era un suo zio, di diventare sacerdote tra i Francescani. Il 24 maggio 1760 fu ricevuto nel Convento di Manfredonia per aggregarsi alla milizia francescana. Vestì l'abito il 19 luglio 1760 a S. Maria di Stignano, presso S. Marco in Lamis, ove nel 1761 emise la sua professione religiosa (Nota 5).
Non si sa con certezza ove abbia frequentato gli studi di filosofia e teologia; probabilmente, stando a quanto riferisce Doroteo Forte (Nota 6), studiò a S. Maria la Nova a Napoli, ove venivano inviati i giovani studenti della Provincia di S. Angelo di Foggia. Volendo dar credito invece alla tradizione di famiglia, raccolta dal canonico Antonio Miglionico (Nota 7), sarebbe stato mandato a studiare a Roma nel convento di Aracoeli. Inoltre secondo un'altra tradizione, ancor viva a Vico tra il clero e i familiari, Manicone sostenne esami di laurea a Napoli e a Roma; viaggiò molto per l'Europa; andò a studiare medicina a Vienna e a Berlino, scienze fisiche a Londra e scienze naturali a Bruxelles: ne sarebbero prova i molti accenni ben dettagliati nelle sue opere, di luoghi, scritti ed autori di suddette nazioni.
Dovette senz'altro frequentare l'Università di Napoli e addottorarsi in Filosofia, Teologia e scienze naturali; senza un titolo non avrebbe potuto mai insegnare, secondo le disposizioni vigenti negli Studi Generali. Lo dimostra anche il titolo di “Lettor” (Nota 8), riservato ai soli laureati, e la “Giubilazione” che ricevette per l'insegnamento svolto. In più la simpatia e la competenza per tali discipline, come appare dall'analisi delle sue opere, ci offre un valido argomento a credere in una sua laurea in dette materie.
Comunque una cosa è certa, che le opere stampate e inedite del Manicone dimostrano in lui una indubbia formazione scientifica non inferiore a quella filosofica e teologica.
Dopo essersi laureato professore inaugurò il suo insegnamento nel 1773 con la pubblicazione di un opuscolo, dal titolo Teoremi antropologici e antropologico-theologici, edito a Napoli e dedicato a Girolamo Trisorio (Nota 9), in cui egli delinea il suo programma di pensiero e d'azione. Insegnò per 12 anni nello studio generale di Gesù-Maria in Foggia durante i quali maturò e svolse tutto il suo pensiero e il suo programma, affinando il suo metodo didattico per far presa sugli allievi. Considerava la cattedra come un servizio pubblico culturale; da qui il suo impegno e la sua riservatezza: “io quantunque un uomo di cattedra, pure non ho mai amato di dogmatizzare...” (Nota 10). Amava inoltre evitare le affermazioni perentorie nelle materie opinabili: “Io diffido di troppo le assolute asserzioni; e non mi abbandono mai a giudizi estremi” (Nota 11).
Partecipò prima e durante l'insegnamento a vari concorsi di filosofia e teologia, ove venivano assegnate le cattedre, per l'insegnamento: nel 1770 lo troviamo a Napoli per la filosofia, e nel 1775 a Bari per la teologia; in entrambi i concorsi risulta tra i concorrenti col punteggio più alto. Il 20 gennaio 1786 ottenne la giubilazione con decreto del Ministro Generale P. Pasquale da Varese e con diploma del re Ferdinando IV (Nota 12). La giubilazione avveniva dopo 12 anni di insegnamento.
Foggia fu il luogo che lo ospitò per lunghi anni e ne vide l'affermarsi; il convento infatti di Gesù-Maria era il centro culturale, ove si formavano le varie menti francescane sia nel campo filosofico sia nel campo teologico.
Tale convento già dal 1618 era sede di uno Studio Generale; fu dichiarato poi Real Convento, come si può leggere ancor oggi sulla facciata della chiesa: “Regalis hic Conventus regio extat diplomate” (Nota 13).