Nella sezione dedicata ad Ernesto Rossi (co-autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene del 1941 ed esecutore testamentario di Gaetano Salvemini, puoi scaricare (e leggere) 2 interventi del Nostro usciti su L'Astrolabio del 25 ottobre 1963.
Nella sezione Storia>>Panfilo Gentile è da scaricare il libro completo, diviso in 9 capitoli, Polemica contro il mio tempo
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Il brano che segue è tratto da Saggio sulle classi sociali di Paolo Sylos Labini, Laterza, 1975

Immagine del terremoto nella Valle del Belice. Da L'Astrolabio.
Immagine del terremoto nella Valle del Belice. Da L'Astrolabio.
Si sente ripetere spesso che oramai l'Italia è di­ventata un paese moderno, che è entrata nel novero dei dieci paesi più industrializzati del mondo. Questo è vero, ma è solo una parte della verità. Per una distorsione probabilmente imputabile alla grande in­fluenza del pensiero economico sulla cultura sociale e politica, si tende a stabilire un'equivalenza fra grado di sviluppo economico e grado di sviluppo civile. È triste osservare che così non è: il nostro reddito in­dividuale medio oggi è solo limitatamente inferiore a quello inglese - siamo arrivati al 70-75%. Ma, pur senza tener conto del fatto che la distribuzione per­sonale e regionale del reddito nazionale italiano è molto più diseguale di quanto sia in Inghilterra, si deve dire che se il grado di sviluppo civile fosse quantificabile esso sarebbe molto inferiore a quel 70%. Qualche aspetto quantitativo della nostra arretratezza economica e civile, ben più significativo del livello relativo del reddito individuale, può essere individuato esaminando con attenzione i contrasti economici e so­ciali che caratterizzano il nostro paese. Certo, tutte le società contengono nel proprio seno elementi contrastanti; ma nella società italiana i contrasti raggiungono un'intensità molto diffìcilmente riscontrabile in altri paesi:
- accanto a imprese moderne, grandi e piccole, esiste nell'industria un gran numero di unità produt­tive arcaiche e inefficienti, la cui attività si fonda sul lavoro a domicilio o sui sottosalari o su opere ottenute in sub-appalto;
- l'esodo agrario - che si è svolto e si svolge in tutti i paesi industrializzati - in Italia assume ca­ratteristiche patologiche, poiché le terre che si spo­polano non sono necessariamente le meno fertili e le meno suscettibili di sviluppo, ma quelle in cui manca il supporto dello sviluppo di attività extra-agricole moderne;
- le attività produttive moderne si concentrano in certe aree del Nord, in contrasto crescente con la rarefazione delle attività produttive in molte aree del Sud: alla congestione di quelle aree fanno riscontro i vuoti delle zone meridionali;
- la percentuale dei disoccupati è fra le più alte dei paesi industrializzati, e certamente la più alta è la percentuale di occupati precari, in gran parte con­centrati nelle regioni meridionali; corrispondentemen­te, il sottoproletariato urbano e quello rurale assu­mono proporzioni enormi, specialmente nelle città e nelle aree ad agricoltura povera del Mezzogiorno; viceversa, la percentuale della popolazione attiva è fra le più basse (forse la più bassa dei paesi industrializ­zati);
- l'Italia è forse l'unico paese che riesce ad esportare simultaneamente lavoratori e capitali - un fatto apparentemente assurdo, da un punto di vista economico;
- allo sviluppo del settore privato moderno fa riscontro un gravissimo sottosviluppo del settore pub­blico (problema della burocrazia e questione delle ri­forme).
A questi contrasti economici corrispondono, necessariamente, contrasti nella società e nella compo­sizione delle classi sociali:
- la percentuale di semianalfabeti non trova ri­scontro in nessun paese civile;
- la classe borghese, che pure è relativamente la più omogenea, presenta, nel suo interno, differen­ziazioni culturali e politiche rilevanti;
- la classe operaia, se si eccettua il suo nucleo industriale moderno, è fortemente differenziata, come conseguenza dello sviluppo fortemente differenziato in senso geografico e settoriale (nel Mezzogiorno la classe operaia in senso proprio è molto limitata: i legami fra i diversi gruppi di salariati e di contadini poveri sono deboli);
- la piccola borghesia è ancor più fortemente differenziata, sia in senso economico che in senso so­ciale e politico; considerata l'instabilità di questa quasi classe e considerata la sua estensione numerica, è qui che occorre concentrare l'analisi critica per porre in termini appropriati i problemi politici del nostro paese.