Il culto di san Giacomo sulle vie pugliesi di San Michele

La Cattedrale di Trani.
La Cattedrale di Trani.
In Puglia sono presenti diverse chiese e vecchi ospedali dedicati a San Giacomo e si concentrano sui luoghi dei vecchi itinerari di pellegrinaggio (Nota 291). Gli studiosi fanno risalire la prima testimonianza di devozione a San Giacomo al 1063, anno in cui furono redatti a Trani gli Ordinamenta et consuetudi maris: una raccolta di regole consuetudinarie adottate per disciplinare i traffici marittimi dove si riferisce che 'è consentito ai marinai di venir meno agli impegni della navigazione solo per tre motivi, uno dei quali è l’aver formulato il voto di recarsi ‘ad San Jacopo al sancto sepulcro o ad Roma' (Nota 292).
Pagina del 'codex calixtinus'.
Pagina del 'codex calixtinus'.
Nell’XI secolo il calendario di Canosa alla data del 25 luglio ricorda la nascita di San Giacomo apostolo fratello di Giovanni. Va notato inoltre che non solo in Puglia sono presenti tracce di devozioni per l’apostolo, ma la regione spesso viene nominata nel Liber Sancti Jacobi = Codex Calixtinus (Nota 293) e se tra le testimonianze ivi raccolte c’è anche il carme di un vescovo beneventano. Interessante è l’indicazione di Vanni  (Nota 294) sulla presenza di pugliesi che facevano commerci in Compostella. La cosa è particolarmente evidente in alcune pagine del Codex Calixtinus, in cui i santi invocati a colpire i subdoli commercianti che truffano i pellegrini hanno spesso un aggettivo territoriale (Martinum Turonensem, Johannem Baptistam Angliacensem, Michaelem Marinum, Bartholomeum Boneventinum, Nicholaum Bariensem).
Carta della Puglia con evidenziazione dei siti con testimonianze iacobee e delle vie consolari romane (elaborazione dell’arch. Angela Serratì). Da Rosanna Bianco.
Carta della Puglia con evidenziazione dei siti con testimonianze iacobee e delle vie consolari romane (elaborazione dell’arch. Angela Serratì). Da Rosanna Bianco.
Nel primo libro al capitolo XVII tra i pellegrini italiani che vanno a Santiago troviamo menzionati i pugliesi. Ancora, nel secondo libro due episodi fanno riferimento alla Puglia: 'il capitolo XII, con l’intento di celebrare le proprietà taumaturgiche della conchiglia, narra di un cavaliere pugliese che nel 1106 guarì la sua gola grazie al contatto con una conchiglia portata da un pellegrino, anch’egli pugliese, al ritorno da Santiago. Il cavaliere grato per la guarigione, si recò a sua volta in pellegrinaggio a Compostella' (Nota 295).
Un’altra testimonianza è un miracolo dove si narra di un cavaliere francese che per salvarsi nella lotta per la liberazione di Gerusalemme, chiede aiuto all’apostolo, promettendogli, in cambio, di recarsi al suo sepolcro. Riesce nell’impresa di sconfiggere i saraceni, e nonostante riconosce l’intercessione del santo, il cavaliere non mantiene fede al voto fatto, per punizione, è colpito da una grave malattia. San Giacomo gli appare e gli promette la guarigione in cambio del compimento del voto fatto. Il cavaliere si dirige verso Santiago ma è sorpreso da una tempesta in mare. Di nuovo invoca la protezione del Santo e l’apostolo interviene e tutti possono tornare 'ad optatum portum in Apulia'.
Molfetta, struttura superstite dell’ospedale di San Giacomo.
Molfetta, struttura superstite dell’ospedale di San Giacomo.
Nella Historia Compostelana si narra che tra il 1122 e il 1124 Petrus Astrarides e Pelagius Joannides, percorrono le terre di Puglia e di Sicilia per raccogliere elemosine destinate alla cattedrale di San Giacomo di Compostella, questa notizia vuol far presente che nel meridione d’Italia c’era già una sensibilità al culto jacopeo (Nota 296).
Per quanto riguarda il coinvolgimento dell’Italia meridionale nel pellegrinaggio compostellano la studiosa (Scudieri Ruggieri 1970, pp. 186-187) segnalava un documento importante, una bolla del pontefice Alessandro III, datata al 28 luglio 1174 (Nota 297), 'della cui autenticità non si è del tutto certi, anzi, proprio nel caso di una sua falsificazione, rivestirebbe un’importanza maggiore, perché attesterebbe l’esistenza di precisi interessi della Chiesa compostellana per istituzioni, beni e località italiane in quanto poste sulle vie del pellegrinaggio (pertanto a queste collegate) e, reciprocamente, ne confermerebbe l’ubicazione' (Nota 298).
Le città costiere pugliesi hanno diversi ospizi e luoghi di assistenza per i pellegrini in partenza per la Terra Santa come a Monopoli (Nota 299).
I residui del culto di San Giacomo in Puglia si può riscontrare in diverse città portuali e nei centri legati alle rotte dei pellegrini diretti a San Michele Arcangelo sul Gargano e a San Nicola di Bari.
Molfetta, duomo di San Corrado, San Giacomo Apostolo - Da Rosanna Bianco.
Molfetta, duomo di San Corrado, San Giacomo Apostolo - Da Rosanna Bianco.
Tra le testimonianze di culto si può inserire un poemetto dialettale di 108 quartine, raccolto dalla tradizione orale di Altamura, che narra del miracolo dell’impiccato: 'Una donna, suo marito e il loro figliolo decidono, per sciogliere un voto, di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Giunti a un’osteria […] il giovane viene tentato dalla figlia dell’oste che, respinta, si vendica ponendo nella sua bisaccia delle «sottotazze de jargende». Il giovane viene preso e impiccato. Quattro mesi dopo, i vecchi genitori giungono a «chedda sanda chiese», dove una voce misteriosa li esorta a tornare indietro per la stessa strada perché il loro figliolo non è morto. I due pellegrini si affrettano a tornare al luogo dove il figlio è ancora appeso e chiedono al 'capitano' della città di far togliere il ragazzo dalla forca. Ma il capitano []ribatte: «Come sti do palumm’ nan patne vulè manche tuo figli’ pot’ess’ resuscetè!». Il miracolo puntualmente si compie, i piccioni volano via e il giovane viene calato dalla forca dove salgono i responsabili dell’inganno' (Nota 300).
Chiesa di San Francesco a Bitonto.
Chiesa di San Francesco a Bitonto.
Nelle raffigurazioni iconografiche pugliesi San Giacomo è rappresentato come pellegrino oltre che come apostolo e martire. A Bitonto nelle chiese di San Francesco e di San Leucio vi sono affreschi con San Giacomo pellegrino. A Mottola, nella chiesa rupestre di Sant’Angelo a Casalrotto, San Giacomo è rappresentato nella Deesis, ovvero l’abside destra della chiesa superiore. Nell’affresco (tra la fine del XII e gli inizi del XIII sec.), l’apostolo è caratterizzato dai simboli del pellegrino e dalla didascalia S. IACO/BVS (Nota 301).
A Massafra nella chiesa rupestre di Sant’Antonio Abate, vi è una raffigurazione di San Giacomo. A Laterza, nella chiesa dedicata a San Giacomo, oltre la sua immagine e la scena del miracolo dell’impiccato, dove il santo sorregge il ragazzo sulla forca, è affrescata una scena di pellegrinaggio con la mano di Dio che guida i pellegrini.

Sull’antica via Appia nel territorio di Gravina, esiste ancora la fontana di San Giacomo nei pressi della masseria che porta lo stesso nome. Lungo la Traiana, a Troia c’era la fondazione cassinese di San Giacomo di Castellone, a Canosa, dove una piccola chiesa dedicata al santo doveva essere ubicata in direzione della porta di Melfi, a Ruvo, sul portale della cattedrale, San Giacomo era raffigurato tra gli apostoli, e facilmente riconoscibile dalla conchiglia sul mantello.

Il Monastero di San Giacomo a Bari.
Il Monastero di San Giacomo a Bari.
A Bari, accanto alla cattedrale, il monastero femminile di San Giacomo, documentato nel 1075 come cellam Iacobi. Nella basilica di San Nicola a Bari in una tavola di Bartolomeo Vivarini c’è raffigurato San Giacomo, caratterizzato dal bordone e dalla conchiglia, oltre la figura della Vergine, di San Ludovico di Tolosa, di san Nicola e san Marco. Nel Tesoro della Basilica è conservato il braccio reliquiario di San Giacomo, esso fu realizzato nel 1604 da un argentiere napoletano, in sostituzione di uno precedente, documentato nell’Inventario del Tesoro del 1591 (Nota 302).
Interessante è la testimonianza di un testamento in vista del pellegrinaggio da Bari a Santiago de Compostela di Margarita, f. Hugolini de Branca. ['Ego Margarita f. qd. Hugolini de Branca et uxor Saraceni magistri patitarii Barensis… quia ob meorum remedium peccatorum aput sanctum Iacobum de Gallicia in proximo sum itura subscripta bona mea disposuut infra dicetur ne decederem intestata'] (Nota 303). Risale al 1213 il testamento, redatto a Siponto, con cui Bonus Infans, abitante di Foggia, decide di vendere alla chiesa di San Leonardo di Foggia l’usufrutto di una casa, a lui riservato per volontà della defunta moglie Galecta (Nota 304).
La donna, in un momento non precisabile, aveva donato la nuda proprietà della suddetta casa al monastero di San Leonardo prima di partire, orationis causa, ad limina Sancti Jacobi (Nota 305). […] Ego Bonus Infans, Fogie habitator, confiteor habere domum pertinentem ol. Uxori meae Galecte, quam monasterio S. Leonardi obtulerat, seipsa offerendo, et ea, orationis causa, pergente ad Sanctum Jacobum tandem domum mihi dedit ad usufructum de voluntate prioris, devolvendo post funus meum ad monasterium […].
Il Nobile Pietro Caballerio dispone nel suo testamento del 10 aprile 1423 redatto a Ostuni, che dopo la sua morte doveva essere costruita fuori le mura della città una chiesa dedicata a San Giacomo e precisa che essa doveva essere affrescata come quella di Santa Caterina di Galatina. Le sue disposizioni testamentarie furono realizzate in parte, la chiesa fu costruita nella parte più antica della città e forse non fu mai affrescata. Gli studiosi sostengono che pur non essendoci alcuna indicazione nel testamento, forse le volontà del committente siano legate ad un mancato pellegrinaggio a Santiago de Compostela.
Nella cattedrale di Monopoli, nella cappella dedicata a Sant’Antonio da Viennes, vi è il dipinto di San Giacomo matamoros del pittore bitontino Carlo Rosa (XVII secolo). Per la prima volta in Puglia venne rappresentata la battaglia di Clavijo nella quale San Giacomo aiuta il re Ramirez nella lotta contro i Mori.
Dopo i restauri del 1889, nella chiesa di Santa Maria di Giano, al confine tra Trani e Bisceglie, è stato scoperto un interessante affresco di san Giacomo (Nota 306).
Alcuni grandi monasteri garganici erano, anche se molto parzialmente, legati al culto jacobeo. Vedremo il parziale coinvolgimento dell’abazia delle Isole Tremiti, della abazia di Kalena vicino Peschici e di quella della SS. Trinità vicino Mattinata, di diversi piccoli priorati e eremitaggi, ma principalmente della Abazia di Pulsano.
Gli eremiti di Pulsano e poi i monaci dell’ordine Pulsanese hanno avuto sempre un riguardo particolare verso i pellegrini che transitavano dal Gargano. Molti pellegrini si sono fermati, per brevi o lunghissimi periodi, come eremiti e hanno portato anche la loro personale esperienza di pellegrini della Terra Santa e degli altri santuari europei compreso il santuario jacobeo.
San Giovanni da Matera, che fondò l’ordine monastico di Pulsano, era un pellegrino e in seguito ad una particolare esperienza contemplativa, maturò l’idea di fondare una comunità monastica esemplare in cui potessero convivere eremitismo e vita comunitaria.
La fondazione nella quale vide realizzare i suoi progetti fu quella di Santa Maria di Pulsano, monastero in cui Giovanni fondò nel 1129 l’ordine dei pulsanensi e ne fu l’Abate. L’ordine di riforma benedettina si sviluppò e un quadro preciso della diffusione di questi monasteri ci è fornito dal privilegio concesso nel febbraio del 1177 da papa Alessandro III ai monaci di Santa Maria di Pulsano. Nel documento vengono elencate venti dipendenze, di cui quattordici erano all’interno dei confini del Regno di Sicilia, mentre le altre sei erano dislocate in Dalmazia, Toscana, Roma e Piacenza. Giovanni muore il 20 giugno 1139 nel monastero di San Giacomo del Tavoliere. Tutti i monaci desideravano riporre le spoglie del loro santo abate nella chiesa del Monastero di Pulsano, ma, secondo quanto narra la “Vita”, non appena toccarono il corpo esanime per porlo sulla lettiga il cielo si oscurò e venne giù un violento temporale. Allora i monaci compresero la volontà del santo, pertanto la sepoltura avvenne in San Giacomo del Tavoliere, dove il corpo rimase per 40 anni circa. In seguito, per ordine di papa Alessandro III, fu traslato a Pulsano e posto sotto l’altare maggiore di Santa Maria.
Il 23 gennaio 1177 morì nel monastero di San Giacomo del Tavoliere il Beato Gioele e anche il suo corpo fu sepolto nella Chiesa di Pulsano, vicino a quello di San Giovanni, suo predecessore. La chiesa madre dell’ordine monastico di Pulsano si trova a pochi chilometri dal centro abitato di Monte Sant’Angelo, su un vasto piano, affacciata su un vallone a strapiombo verso Siponto, collegata da un percorso in parte in pianura, in parte in montagna che, in passato, permetteva di raggiungere la basilica di San Michele.
Le chiese e le dipendenze appartenenti alla congregazione pulsanense intitolate a San Giacomo sono cinque. Tre di queste sono situate fuori dal territorio pugliese: la chiesa e il monastero di San Giacomo de Podio presso Luni; la chiesa di San Giacomo presso San Michele degli Scalzi in Pisa, entrambe in Toscana; San Giacomo all’imbocco del ponte sul fiume Trebbia in prossimità di Piacenza. Mentre le altre due si trovano nella provincia di Foggia: la chiesa con annesso monastero di San Giacomo del Tavoliere vicino Foggia e la chiesa di San Giacomo con eremitaggio nei pressi di Monte Sant’Angelo (Nota 307). Tutte e cinque le chiese sono in qualche modo legate ai pellegrinaggi.
Tutte le dipendenze sia in Capitanata e nel Gargano che fuori, crebbero d’importanza e vennero costituite sui grandi itinerari dei pellegrini (Nota 308). Il monastero piacentino, dedicato a San Salvatore, era situato lungo il tracciato della via romea, la grande arteria dei commerci e del pellegrinaggio che attraverso la Francia collegava Roma con Santiago de Compostela. Non sorprende dunque che l’unica dipendenza nota di questo monastero fosse intitolata proprio a San Giacomo e che fosse situata all’imbocco del ponte tramite il quale i pellegrini romei superavano il fiume Trebbia in prossimità di Piacenza (Nota 309). A Pisa i monaci pulsanensi fu costituita la dipendenza pulsanense di San Jacopo de Podio (Nota 310).
La chiesa di San Giacomo del Tavoliere dell’ordine monastico dei pulsanensi, era ubicata sulla strada che da Foggia porta a Manfredonia e quindi a Monte Sant’Angelo (Nota 311).
Recentemente il Cavallini, che si occupa del santuario e della storia di Santa Maria di Pulsano, sostiene la presenza di una seconda chiesa pulsanense dedicata a San Giacomo a Monte Sant’Angelo ovvero l’attuale chiesa rupestre dell’Incoronata una volta San Giacomo 'extra moenia' (Nota 312).
Interessante è un bassorilievo dedicato a San Giacomo e presente nella grotta della Basilica di San Michele a Monte Sant’Angelo. Sopra la Cava delle pietre sono presenti due quadri scultorei raffiguranti uno, quello centrale, una Madonna delle Grazie con Gesù Bambino e Angeli, l’altro, posto sulla sinistra del primo, un’effigie di San Giacomo di Galizia che porta nella mano sinistra un libro e nella destra un bordone crociato con appesa una borsa da pellegrino. Per la loro semplicità e primitività di esecuzione gli studiosi li fanno risalire all’XI- XII sec. Sicuramente fu commissionato da un pellegrino per testimoniare lo stretto legame tra i due santuari europei.
La chiesa di San Giacomo Apostolo a San Giovanni Rotondo è ancora esistente e solo in alcune occasione è aperta al culto. La prima testimonianza storica che si ha della chiesa dedicata a San Giacomo a San Giovanni Rotondo è nella platea d’Onore, redatta nel 1304, dove veniva menzionato l’Ospedale e la chiesa di San Giacomo a esso annessa (Nota 313).
L’attuale aspetto architettonico si deve all’opera soprattutto di due padri gesuiti Giovan Battista Cacciottoli e Filippo Cristiano (1718) (Nota 314). Nel decreto del 1679 redatto in occasione della seconda visita alle parrocchie della città di San Giovanni Rotondo dall’arcivescovo Orsini di Manfredonia si parla di 'Ecclesiam Divini Iacobi pro hospitio Peregrinorum', nell’appendix Synodi della S. Ecclesiae Sipontine del MDCCLXXVIII, al titolo XXXIX si fa riferimento al 'Catalogo delle Chiese, che devono pagare lo Ius Catedratico, senza pregiudizio dell’Altare, che in avvenire dovessero esser tenute per le rendite, che possederanno', perché doveva versare uno scudo alla diocesi di Siponto.
A Lucera c’è la chiesa e la parrocchia di San Giacomo. Della chiesa esistente nella zona di San Giacomo si hanno notizie sin dal VII secolo, tra l’antica cattedrale di Lucera, adiacente alle mura della città e collegata con il monastero dei padri Benedettini. Altre testimonianze sostengono che fu eretta in Cattedrale dal vescovo S. Pardo nel 254 e riedificata nel sec. VIII dal vescovo Marco II. Nel 1300, dopo la sconfitta dei Saraceni, per breve tempo il parroco e la chiesa presero il nome di S. Maria della Vittoria. Carlo II d’Angiò il 10 gennaio 1302 concede alla chiesa di San Giacomo prebenda di 36 versure di terreno in contrada Grotticella. In essa vi erano quattro altari: Altare maggiore sul quale vi era la statua di S. Maria della Vittoria; L’altare di San Giacomo; l’altare di Maria Santissima delle Grazie, venerata sotto il titolo di Madonna della neve; L’altare del Crocifisso. Nel 1705 furono rifatte varie riparazioni, nel 1775 la Chiesa fu abbattuta perché pericolante. Successivamente venne costruita una chiesetta per le funzioni e venne cominciata la costruzione della nuova Chiesa. Nel 1852 l’arciprete Nicola Armenti portò a termine la costruzione; ma la Chiesa non fu mai aperta al culto, perché mancava di opere decorative, del pavimento e di altare. Il 9 Febbraio del 1900, secondo gli accordi intercorsi tra il Parroco, il comune e i signori Curato venne abbattuta la chiesina terminata dall’Armienti e iniziava la fabbrica della nuova chiesa. Furono abbattuti la chiesetta, la chiesa mai aperta, le case appartenenti a Curato, una casetta della Parrocchia e alcune case dell’Arciconfraternita di San Giacomo Maggiore Apostolo. Costruita nel 1903 a spese dai fratelli Francesco Paolo e Baldassarre Curato di stile neoclassico, fu arricchita nel 1941 ad opera del pittore Luigi Torelli di 12 medaglioni raffiguranti gli apostoli e 2 quadri riproducenti la Chiamata e il Martirio dell’apostolo S. Giacomo. Il centro di Lucera è diviso in vari rioni tra cui uno è chiamato San Giacomo.
A San Marco la Catola tra gli stretti vicoli del paese di San Marco la Catola c’è una chiesa di San Giacomo. Questo edificio è stato trasformato in Auditorium, centro musicale e sala per corsi di informatica e teatro con il nome di San Giacomo. Dell’antico passato conserva un’interessante epigrafe incisa sull’architrave del portale. Funse da chiesa Parrocchiale dal 1592 al 1611 e sorgeva al piano terreno dell'attuale Municipio.
Crollata nel 1878 venne ricostruita in Corso Umberto nel 1894.
A Deliceto c’è il culto di San Giacomo, che è uno dei compatroni.
Ad Alberona i protettori sono San Giovanni Battista e San Giacomo. I quali si onorano, il primo il 24 giugno, il secondo il 25 luglio con un’antichissima fiera, riconfermata dai Cavalieri di Malta, la cui ricorrenza si tiene ancora oggi.
In Capitanata si attestano altri luoghi legati al culto del Santo Apostolo Giacomo e al passaggio dei pellegrini in cammino verso la Grotta dell’Angelo, san Nicola a Bari e per imbarcarsi verso la Terra Santa dai porti pugliesi.
Della chiesa di San Giacomo della Serra vicino Serracapriola ci restano solo dei ruderi e alcune scarne documentazioni. Si ha una rappresentazione nella carta redatta dal reggente Ettore Capecelatro nella Reintegra dei Tratturi del 1651 (Nota 315). I ruderi di questa chiesa si trovano sul regio tratturo l'Aquila - Foggia utilizzato soprattutto dai pastori che praticavano la transumanza e dai pellegrini (Nota 316).
Nel 1024 in un documento rogato a Termoli c’è l’indicazione che un tale di nome Giso donava al monastero di San Giacomo la chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista che si trovava vicino ad una strada denominata prima via francigena e poi via francisca (questo atto risulta particolarmente importante sia per la sua antichità sia perché evidenzia come, già agli inizi del sec. XI, le denominazioni di francigena e francisca si equivalessero e potessero indifferentemente essere adoperate per indicare il medesimo tragitto) (Nota 317).
Un ospizio è presente in territorio di Lucera presso San Giacomo, casale di Cava, nel 1203 (Nota 318). E’ attestato a Lucera in un atto di donazione del 1083 un monastero di S. Giacomo, appartenente all’ordine benedettino (Nota 319). Una ecclesia Sancti Jacobi Apostoli è inoltre indicata, in una cartula offertionis, nel centro di Dragonara (Nota 320). Una chiesa dedicata ai SS. Filippo e Giacomo, con relativo hospitale nel centro di Troia, come si evince da una bolla di Clemente III del 18 febbraio 1188 (Nota 321). Presso il centro di Fiorentino, un documento del 1209 ricorda una via S. Iacobi in Quartula (Nota 322).
Tra le pertinenze dei monaci Celestiniani di San Giovanni in Piano si ha 'Nella Petriera a circa quattro chilometri ad ovest di Apricena, non lontano da Poggio Imperiale, esisteva il monastero di San Giovanni in Piano nella Diocesi di Lucera, oggi ci sono pochi ruderi. Tale monastero possedeva le seguenti chiese: S. Maria di Apricena, S. Giacomo di Apricena (FG)' (Nota 323).
A Sannicandro Garganico esisteva la chiesa extraurbana ecclesia S. Jacobi, ora demolita, posta accanto ad una chiesa dedicata a un altro santo collegato alla cultura del pellegrinaggio, san Cristoforo, e l’orma del piede del santo (Nota 324).
Sulle pareti della chiesa di Santa Maria Devia, vicino Sannicandro, ci sono due affreschi rappresentanti San Giacomo: il primo raffigura l’apostolo con la spada, strumento del suo martirio; il secondo raffigura San Giacomo come un pellegrino, con bordone e conchiglia. Alcune reliquie di San Giacomo erano attestate a Siponto sul Gargano, dove nel 1457 l’Arcivescovo Giovanni Burgio dona alla chiesa di San Giacomo di Caltagirone un frammento del braccio dell’apostolo. Anche negli Inventari di S. Maria delle Tremiti sono indicate reliquie di Sanctus Iacobus Apostolus.
In Vieste la chiesa medioevale di San Giacomo dipendente da Santa Maria di Tremiti è ricordata in diversi documenti (Nota 325) tra i quali nei Quaternus excadenciarum Capitinate di Federico II di Svevia dei primi decenni del XIII sec. (Nota 326) 'Item aliam ecclesiam sancti Iacobi, et habet orticellos duos, umum tenet sire Thomas cum una terra in Simalecto, et cum vinealibus duobus in monte Gaderisio ad censum et reddit inde Curie auri tarenum unum'.
Vicino al lago di Varano, sulla vecchia strada che conduceva da Sannicandro Garganico verso Cagnano Varano, c’è una contrada chiamata San Giacomo, con masseria e grotte (Nota 327). A Vico del Gargano la Chiesa di San Giacomo del 'bosco', così chiamata a causa della sua distanza dal Paese ed essendo immersa nel verde della zona Parchetto veniva abitualmente indicata come Chiesa di San Giacomo del 'bosco'. Nel 1675, durante la visita del Cardinale Orsini, si ha la sua apertura al culto solo in occasione dei festeggiamenti del Santo (Nota 328). Un’altra contrada dedicata a San Giacomo la troviamo ai confini del territorio tra Margherita di Savoia e Trinitapoli, molto vicino a un vecchio tracciato stradale che congiungeva Siponto a Barletta (Nota 329).
Nella zona ovest-sud ovest del centro abitato di Troia, a meno di un chilometro via aerea dalla Cattedrale, c’è ‘Toppo San Giacomo’. Nella zona sud-est dal centro abitato di Alberona vicino a una delle strade di congiungimento dell’Irpinia con la Capitanata e all’attuale cimitero vi è la Serra San Giacomo e una fontana dedicata al Santo (Nota 330).
Sull’attuale strada statale n. 17 al km. 281,3 in agro di San Marco la Catola sul vallone San Cristofaro, che poi è un affluente del La Catola, c’è il Ponte San Giacomo (Nota 331).
Mentre, a circa tre chilometri via aerea a nord-nord est da Ascoli Satriano, troviamo la Masseria Selva San Giacomo (Nota 332).
Nella carta nautica Joseph Roux (Carte de la Mer Mediterranee. VII, Marseille, 1764) viene indicata una zona di S. Giacomo nelle isole Temiti.
Avrebbe bisogno di ulteriore studio la titolazione dell’Ospedale di Torremaggiore a San Giacomo (Nota 333).
Andrebbero citate altre località che hanno testimonianze del culto Jacobeo anche se fuori dall’attuale territorio della provincia di Foggia ma facente parte della Capitanata storica.
A Santa Croce di Magliano (CB) c’è una Chiesa di San Giacomo Apostolo, in sostituzione di una piccola chiesa dedicata anch'essa a San Giacomo, detta Cappellucciam (Nota 334). Il paese di San Giacomo degli Schiavoni, posto a nord vicino Termoli, lungo la via Litoranea adriatica. A Gildone attualmente è in Molise, ma nel medioevo era della Capitanata, si menzione[a] in Quaternus excadenciarum Capitinate di Federico II di Svevia dei primi decenni del XIII sec. (Nota 335). un appezzamento di terra detta di San Giacomo, senza altra specificazione. 'Item terras duas, unam que vocatur Ysclam [], et aliam que vocatur sancti Iacobiet est iuxta terra Mercurii et terram sancti Felicis que quando seminatur reddunt decimam frugum []'.
Anche se fuori dalla Capitanata storica, ma con una grande continuità storica ed economica è da ricordare il culto di San Giacomo a Barletta, posto a sud. A Barletta la Chiesa di San Giacomo (Nota 336), eretta nell’XI secolo, fu dipendente dall'abbazia della Santissima Trinità di Monte Sacro, nel territorio compreso tra Mattinata e Manfredonia sul Gargano, fino al XIV sec.(Nota 337).
La Grotta di San Michele è il punto culminante dell’itinerario spirituale del pellegrino, dove l’uomo dopo aver salito la montagna, scende in una grotta e si trova solo sospeso fra cielo e terra, nelle viscere della madre terra per una rinascita, dove si incontra con la semplicità di Dio che nei misteri della salvezza si manifesta in una grotta come a Betlemme per la nascita e a Gerusalemme per la sepoltura alla resurrezione. Stignano è situato all’ingresso dell’ampia valle che si apre a nord-ovest sulla sconfinata pianura del Tavoliere, dove la strada comincia ad inerpicarsi, il santuario rappresenta la porta occidentale del[la] montagna del Gargano, la montagna dei santuari.