Crataegus monogyna jacq

Caratteristiche

  • Immagine: Immagine
  • Nomenclatura e sistematica:

    Crataegus monogyna Jacq. Biancospino comune, Azeruolo selvatico, Azzeruolo, Lazzeruolo. In dialetto sammarchese è detto 'Spinapuce'; i frutti sono detti 'Cerasèdde'. Classe: dicotyledonae, Famiglia: rosaceae.

  • Origine del nome:

    Crataegus: deriva dal greco 'krataigos' che è il nome dell'Azzeruolo; monogyna: deriva dal greco 'monos' = solo e 'ghiné' = donna. Per il fatto che ha 1 solo pistillo che è l'organo riproduttore femminile del fiore, dato da ovario, stilo e stigma.

  • Comportamento ed habitat:

    Vegeta dal Castanetum al Picetum, per lo più isolato o a piccoli gruppi avendo una preferenza per i suoli calcarei e le zone in pieno sole, anche se vegeta bene in tutti i tipi di terreno. Lo troviamo nelle radure, al limitare del bosco, ma anche nel piano dominato delle foreste ad alto fusto.

  • Diffusione:

    In tutto il territorio italiano ed è molto comune. Gli esemplari mostrati sono stati fotografati: Bosco Difesa S. Matteo, Coppe Casarinelli (S. Marco in Lamis), Ruggiano (M. Sant’Angelo).

  • Portamento e radici:

    Arbusto, talora alberello alto 4-5 m. Molto ramoso; rami con spine dure, aguzze e scure.
    Corteccia
    Nelle piante giovani è liscia e scura con presenza di scaglie. Nelle piante adulte è grigio-chiara.
    Gemme
    Tozze, rossastre, arrotondate.

  • Foglie:

    Caduche, alterne, semplici. Verdi e lucenti su ambo le pagine, più chiare di sotto. Coriacee, glabre. Lunghe 3-4 cm e larghe 2-3 cm. Picciuolo lungo 1-2 cm, glabro, incavato, con stipole all'inserzione sui rami, a forma diversa. Triangolari o romboidali, a base cuneata. Il lato o i lati apicali presentano profonde incisioni e grossi denti o lobi (3-5 cm). I due lati che si congiungono nella base sono a margine intero.

  • Fiori:

    Sono ermafroditi e in gruppi di 3-8 su rami dell'anno precedenti mentre mancano sui rami dell'anno. Peduncolo fiorale di 1-3 cm, pubescente. Sepali 5, verde-chiari, uniti alla base e terminanti con filamenti allungati e triangolari; assieme al ricettacolo un po' pelosi, subito ripiegati in basso. Calice gamosepalo, che si allarga verso l'alto, lungo due volte la larghezza. Stami circa 20, disposti sul margine del ricettacolo. Filamenti bianchi, antere beige o marrone molto chiaro. Ovario unico, glabro, con 1 solo stilo donde il nome, con stigma appiattito. Petali 5, divisi tra loro, rotondati e con una piccola unghia, bianchi, con diametro di 5-6 mm, glabri.

  • Epoca di fioritura: Aprile-maggio
  • Impollinazione: Entomofila
  • Frutti: Drupe rosse, un po' più lunghe che larghe e con diametro di circa 7-10 mm. Con 1 nòcciolo duro e rotondo. Polpa bianca e farinosa. Presenta i resti del calice.
  • Confusione e riconoscimento:

    Secondo alcuni autori ci sarebbero due subspecie del Biancospino:
    1. Biancospino comune, Crataegus monogyna Jacq, caratterizzato da 1 stilo, 1 frutto, foglie con incisioni molto profonde e lobi privi di dentellature che sono presenti solo all'apice, antere scure; pianta che vive nel sottobosco ma vegeta bene anche in piena luce.
    2. Biancospino selvatico, Crataegus oxyacantha L. = C. levigata (Poiret) DC = C. oxyacanthoides Thuill. che ha 2-3 stili, 2-3 semi, foglie con 1-2 incisioni per lato poco profonde, lobi dentellati su tutto il margine, antere rosse; predilige i luoghi ombrosi.
    Secondo altri autori, tra i quali il Pignatti, non si tratterebbe di subspecie ma di vere e proprie specie la cui distinzione ha sempre provocato problemi di classificazione poiché presentano una variabilità notevole. Gli unici caratteri veramente distintivi tra le due specie sarebbero il numero di stili e quindi dei semi e la dentellatura dei lobi. Tuttavia, anche queste discriminanti non sarebbero assolute cosicché ci troviamo di fronte ad individui di Biancospino comune con 2-3 stili e dentellatura dei lobi e di fronte ad individui di Biancospino selvatico con 1 stilo e lobi non dentellati; le cose sarebbero poi ulteriormente complicate dalle facili ibridazioni.

  • Utilizzo:

    Erboristeria e farmacia
    Il Biancospino è utilizzato in erboristeria. La droga, data principalmente da polifenoli e triterpenici, non iscritta nella F. U. IX, è presente nei fiori ed è impiegata come ipotensivo nelle tachicardie e come sedativo e calmante nervoso (insonnia, palpitazioni), associata spesso alla Valeriana (fiori in infuso 1 gr/100 ml di acqua, 1-2 tazzine prima di coricarsi). 
    Vengono utilizzati anche frutti e corteccia per la cura di diarree e ritenzione urinaria (decotto di frutti essiccati, 5-10 gr/100 ml di acqua) ma anche per uso esterno come astringente della cute grassa.
    Funzione ornamentale
    Molto spesso viene utilizzato come pianta ornamentale e per siepi.
    Risanamento terreni degradati
    Favorisce la ricostituzione del manto vegetale arboreo dove questo manca. Infatti, grazie alle sue doti di pianta pioniera, è tra le prime ad occupare le radure e a migliorare il terreno. Nonostante queste prerogative è, però, scarsamente utilizzato nei rimboschimenti.
    Altri usi
    I frutti sono eduli, di sapore dolciastro-farinoso. Il Biancospino trova impiego anche come portainnesto del Lazzeruolo e del Nespolo. Il legno può essere impiegato per lavori al tornio perché duro e resistente. Da noi, tuttavia, il Biancospino è utilizzato solo per accendere il fuoco e per la produzione di ottima carbonella.

  • Curiosità:

    Tisane
    Soprattutto in Germania i fiori sono utilizzati, assieme ad altre erbe, per la preparazione di tisane in bustina, bevute al posto del tè.

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