Nella sezione dedicata ad Ernesto Rossi (co-autore con Altiero Spinelli del Manifesto di Ventotene del 1941 ed esecutore testamentario di Gaetano Salvemini, puoi scaricare (e leggere) 2 interventi del Nostro usciti su L'Astrolabio del 25 ottobre 1963.
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Anni di ripresa

Il chiostro del convento di San Matteo - Foto del 2000.
Il chiostro del convento di San Matteo - Foto del 2000.
“Ricostituita provincia - congratulazioni”. Così il Visitatore generale p. Luigi Borgialli, piemontese, telegrafava da Roma, il 10 ottobre 1933 (Nota 1).
Il Delegato generale p. Beniamino Ryzinshi e i Definitori eleggevano: Ministro provinciale p. Cristoforo Valentini - Custode p. Anselmo Laganaro - Definitori i padri Ermenegildo Cappiello, Fedele Brandonisio, Pacifico Di Fetta, Emilio Racanelli.
Ritorno al regime ordinario (1933)
Cessava così il regime straordinario; ma, per un trentennio ancora, sino ai tempi del Concilio Vaticano II, non mancherà qualche intervento straordinario in merito al provinciale che si farà ora con nomina da Roma, ora per elezione nel Capitolo provinciale. Qualche riferimento storico più preciso:
nel 1933 p. Cristoforo Valentini viene nominato con decreto del Delegato generale Ryzinshi, dopo la visita di p. Luigi Borgialli.
Nel 1936 p. Ermenegildo Cappiello verrà eletto in Capitolo a Biccari, sotto la presidenza del Visitatore p. Diomede Faggiano.
Nel 1940 p. Agostino Castrillo verrà eletto in Capitolo a Manfredonia, sotto la presidenza del Visitatore p. Pacifico Perantoni.
Ma nel 1943 lo stesso Castrillo, dopo la Visita di p. Giuseppe Balestrieri, verrà confermato con decreto del Generale p. Leonardo Bello.
Nel 1946 p. Bartolomeo Mesagna verrà eletto nel Capitolo a S. Matteo, sotto la presidenza del Visitatore p. Andrea Bianchi.
Ma nel 1949 lo stesso Mesagna, dopo la Visita di p. Giambattista Lazzeri, verrà confermato con decreto del Ministro generale p. Pacifico Perantoni.
Nel 1952 p. Anselmo Laganaro verrà eletto in Capitolo a Foggia, sotto la presidenza del Visitatore p. Livio Addari.
Nel 1955 p. Aurelio Porzio verrà nominato con decreto del Ministro generale p. Agostino Sepinski, dopo la Visita di p. Benedetto Pesci.
Ma nel 1958 i Definitori verranno eletti in Capitolo a S. Matteo, sotto la presidenza del Visitatore p. Lorenzo Pontano.
Nel 1961 p. Rocco Schiavone verrà nominato con decreto del Ministro generale p. Agostino Sepinski, dopo la Visita di p. Enrico Recla.
E nel 1964, con altro decreto verranno nominati i Definitori, dopo la Visita di p. Girolamo Mascia.
È legittimo chiedere il motivo di quest'altalena. Non può negarsi quell'irrequietezza che serpeggia tra i frati durante la Visita canonica. Ma essa si verifica e quando si nomina per decreto e quando si elegge in Capitolo. Certe situazioni, certe mentalità non cambiano da un triennio all'altro. Il problema è complesso ed entrano in gioco la condotta dei frati nelle Visite canoniche, e l'intelligenza e la capacità dei Visitatori nel capire la vera situazione.
Nella Congregazione capitolare, tenuta a S. Matteo, nel luglio 1964 sotto la presidenza del Visitatore p. Girolamo Mascia, dopo la lettura del decreto del Ministro generale che nominava il nuovo Definitorio, vi fu una garbata protesta.
Frate francescano.
Frate francescano.
La protesta formulata dal Custode p. Amedeo Gravina, e appoggiata da chi scrive, fu letta in Capitolo dallo stesso Gravina e suona così: “Come religioso vincolato dal voto di obbedienza m’inchino umilmente anche se dolorosamente alla volontà del Rev/mo p. Generale, ma come uomo libero e ragionevole protesto energicamente per aver tolto in questa occasione un diritto nativo della provincia di eleggersi il suo governo. 9 luglio 1964”.
Non s'intende sopravalutare un tale gesto di protesta, ma è certo che d'allora non si sono avute più nomine per decreto.
Il Ministro provinciale Valentini (Nota 2), attaccato più alla lettera che allo spirito della legge, non era fatto per suscitare simpatia; metodico, freddo, compassato, creava inconsapevolmente una certa distanza con i suoi sudditi, che, in fondo, amava. Non commise grossi errori e prese buone iniziative, per esempio: un convegno di educatori, lo sdoppiamento del corso di teologia, mettendo una sezione nel convento di Castellana (1935), l'aggiornamento degli Statuti particolari della provincia affidando il compito a p. Anselmo Laganaro, il suo contributo alla fondazione del convento di S. Antonio a Bari coronato dalla presenza del Ministro generale p. Leonardo M. Bello che mise la prima pietra (21 maggio 1936) (Nota 3).
La famosa 'Carta dei Cappuccini'.
La famosa 'Carta dei Cappuccini'.
Alla fondazione di questo convento è legato il nome di p. Fedele Brandonisio di Valenzano (Nota 4): un francescano esuberante, entusiasta come un fanciullo, che seppe trovare nella disciplina del suo Ordine l'intelligente e sofferto equilibrio tra mente e cuore e fantasia, e che gli permise di attuare opere che fanno onore al francescanesimo pugliese. La sua attività fu prorompente fino agli ultimi anni della sua vita. Lo sconsolato “non c'è niente da fare” non entrava nel suo vocabolario. Nato per l'azione, era impossibile pretendere da un uomo simile la compassata pacatezza di chi molto pensa e poco fa. La sua esuberanza fu il suo pregio ed anche il suo limite che lo portò inconsapevolmente a certe errate valutazioni nell'adempimento della sua opera e per le quali dovette molto soffrire.
Negli anni 1938-40, in provincia, con aria di mistero, fece ancora capolino la famosa vexata quaestio della divisione. Il Visitatore generale p. Pacifico Perantoni, nella sua relazione sullo stato della provincia, tenuta al Capitolo provinciale di Manfredonia nel 1940, dichiarava che “la divisione era voluta, fatte rarissime eccezioni, dalla quasi totalità dei religiosi della provincia(Nota 5).
Già il 10 maggio 1938, il Definitorio provinciale composto dai: Ministro provinciale p. Ermenegildo Cappiello - Custode p. Cristoforo Valentini - Definitori p. Ippolito Montesano, p. Pacifico Di Petta, p. Gaetano Spina e P. Teofilo Trotta, aveva inviato al Ministro generale p. Leonardo Bello formale richiesta della divisione della provincia, allo scopo di dare vita e incremento alle antiche ex province. I motivi addotti erano quelli già noti e sempre ricorrenti: la difficoltà dovuta alla collocazione dei conventi in zona montagnosa e in pianura, la “quasi incompatibilità di frati di diverse regioni a stare insieme”; concedendo la divisione - dicevano quei padri - scomparirebbe il cosiddetto regionalismo, sempre lamentato dai Visitatori (Nota 6). La richiesta non era nuova, ma qui, per la storia, è importante ricordare come la pensava, in quel tempo, l'autorità suprema dell'Ordine. In data 19 novembre 1938, il Ministro generale p. Leonardo Bello scriveva al Ministro provinciale p. Ermenegildo Cappiello (Nota 7):

“M. R. P., l'istanza inviata dalla P. V. col suo definitorio per la divisione di cotesta provincia era già stata presa in esame serio dal Rev/mo Definitorio generale; poiché, peraltro, non fu possibile arrivare alla divisione costì desiderata, si evitò di rispondere. Giacché la P. V. insiste le significo che il Rev/mo Definitorio generale non crede utile e conveniente, almeno per il momento, la divisione suddetta, e che non tanto facilmente verrebbe permessa dalla S. Sede.
Tenendo però conto degl'inconvenienti lamentati nell'istanza, la mente del Rev/mo Definitorio è che si prepari opportunamente - come è avvenuto in qualche provincia estera - la divisione stessa ricorrendo, se occorre, anche alla formazione (servatis servandis) di un commissariato, per ora dipendente, nella parte che dovrebbe poi separarsi dall'attuale provincia. Veda la P. V. M. R. se le convenga lavorare su questa direttiva.
Ossequiandola e benedicendola di tutto cuore, mi raffermo della stessa P. V. M. R. aff/mo nel Signore fr. Leonardo M. Bello Ministro generale” (Nota 8).

Come si vede, il Definitorio generale non chiudeva la porta alla divisione, anzi ne suggeriva l'opportuna preparazione, cominciando con l'istituzione di un commissariato dipendente dalla provincia.
Ma quale parte della provincia doveva essere ridotta a commissariato? Qui sorgevano altre difficoltà, e non ci fu accordo. Il Definitorio provinciale, anziché mettersi a lavorare sulla direttiva suggerita dal Ministro generale, preferì rivolgersi direttamente alla Sacra Congregazione dei Religiosi (11 dicembre 1938), inviando un esposto analogo a quello inviato al Ministro generale, chiedendo la divisione (Nota 9).
La Sacra Congregazione non rispose direttamente.
Frattanto nel maggio 1939 si teneva il Capitolo generale ad Assisi. Alla fine dell'anno venne, in provincia, come Visitatore generale, p. Pacifico Perantoni. Nel Capitolo provinciale, tenuto a Manfredonia il 12 febbraio 1940, detto Visitatore comunicava all'assemblea dei capitolari che “il Definitorio generale, nella seduta dell'11 gennaio 1940, stabiliva di soprassedere alla soluzione del problema della divisione” (Nota 10).

Illustrazione da un'opera presente nella Biblioteca francescana di S. Matteo.
Illustrazione da un'opera presente nella Biblioteca francescana di S. Matteo.
Questa è la sostanza dei fatti avvenuti tra il 1938 e 1940. In seguito, in un contesto storico diverso, non mancherà qualche sparuta impennata “di spirito regionalistico, che, a dispetto di tutte le finzioni, cova nei cuori come fuoco sotto la cenere” (Petracca). A distanza di tempo si possono guardare le cose con più sereno distacco. Sarebbe fuori della realtà storica chi volesse drammatizzare su un tale fenomeno e vedere in esso non si sa che cosa di mostruoso; dimenticherebbe la storia dell'Ordine francescano che registra, in proposito, famose alternative tra spagnoli e non spagnoli, tra Osservanti e Riformati, il giro delle provincie italiane nel presentare il Definitore italiano, il giro delle province francesi, ecc...
Storicamente la provincia di S. Michele Arcangelo in Puglia è quella che si è voluta in forza del decreto del 1899. In una combinazione così eterogenea e geograficamente così infelice - un territorio che va dai confini della provincia di Brindisi a quelli della provincia di Caserta - nessuna meraviglia e nessuno scandalo se si verificano frizioni, specialmente in tempi precapitolari. Non vi è disciplina esterna che valga a togliere dall'animo il giudizio critico. L'interna unione non si ottiene con un tratto di penna, ma è frutto di conquista spirituale e di saper trovare, giorno per giorno, il punto d'incontro nella visione francescana della vita.
Allo scadere del mandato di Cappiello il bilancio della provincia è giudicato in maniera largamente positiva dal Visitatore Perantoni, il quale dichiara nella sua relazione:

“con intima soddisfazione dico che nulla di veramente grave ho riscontrato nel governo della provincia, nella direzione dei conventi e nel portamento dei singoli religiosi. La visione panoramica della provincia è buona. Il buon nome che essa gode, dentro e fuori dell'Ordine, è ben meritato. La provincia cammina sulla via della regolare osservanza, della vita comune, e si è sforzata di attendere, secondo le proprie forze e le particolari circostanze in cui è venuta a trovarsi, a progredire in ogni campo sulla via del Bene” (Nota 11).

P. Agostino Castrillo in una foto di gruppo (al centro, seduto).
P. Agostino Castrillo in una foto di gruppo (al centro, seduto).
Numericamente lo stato personale, nel 1940, presentava: 142 frati, di cui 81 sacerdoti, 34 chierici, 19 laici professi, 8 novizi. Le guardianie erano 7, le residenze 13.
A Cappiello, religioso d'antico stampo, dal cuore bonaccione malcelato da burbero cipiglio, seguiva, come Ministro provinciale, il giovane p. Agostino Castrillo (Nota 12), con il Custode p. Ippolito Montesano, e con i Definitori p. Bonaventura Guglielmi, p. Dionisio Rendina, p. Teofilo Trotta e p. Benedetto Spina.
Il primo triennio (1940-43) del provincialato Castrillo fu travagliato: cosa dovuta in parte all'inesperienza del giovane Ministro, e in parte alla mentalità propria dei Definitori. La diversità di valutazioni, anzicché risolversi in una sintesi proficua, portò, talvolta, a dissensi che giunsero alla rinunzia di un Definitore, e all'intervento straordinario di un Commissario (p. Raffaele Pontelandolfi) venuto da Roma, per regolare un caso che era della più ordinaria amministrazione: il dissenso tra superiore e vicario nel convento di Bari! (Nota 13).
Cosa spiegabile in democrazia, e non intacca la statura morale e francescana di p. Castrillo, che si colloca tra le figure di primo piano nella storia della provincia.
Quando Castrillo morì, il Ministro generale dei Frati Minori, p. Sepinski, ebbe a scrivere:

P. Agostino Castrillo - Da http://foggiainguerra.altervista.org.
P. Agostino Castrillo - Da http://foggiainguerra.altervista.org.
“L'Ordine francescano deve a lui stima e riconoscenza, perché lo ebbe per parecchio tempo a proprio diretto servizio e nella qualità di maestro dei nostri studenti a S. Antonio in Roma, e nella qualità di Ministro provinciale a Salerno. E tutti ricordano la sua rettitudine e la sua carità, resa ancora più gradevole da una gentilezza di modi che sempre lo hanno reso caro.
La provincia poi lo ebbe a reggitore e moderatore, ed egli fedelmente la servì non declinando né a destra né a sinistra, ma votato al sacrificio nel servizio dei propri fratelli. Che dire poi del suo governo come pastore di diocesi: forse più di qualcuno dei suoi diocesani non l'avrà potuto vedere, tanto è stata breve la sua permanenza al governo della diocesi stessa, ed in tanta penuria di tempo, tanta parte sacrificata a causa del male che ne ha minato e stroncato la vita: ma tutti, indubbiamente, hanno sentito l'efficacia della sua sofferenza sublimata nella continua offerta al Sommo Pastore che, forse, a lui ha chiesto solo, o certo particolarmente e specialmente quel tributo: la sofferenza patita con Cristo per il bene del gregge. Nel dolore grande del distacco e della separazione ci è gran conforto il poter dire di lui: ecce verus Israelita in quo dolus non est! La sua vita nobilmente e coscientemente spesa a servizio del popolo di Dio sia di monito e di richiamo a tutti, e tutti chiniamoci alla sua memoria” (Nota 14).

1. pagina del Bollettino della Postulazione Provinciale OFM - Foggia per la Causa di Canonizzazione del Servo di Dio P. Agostino Castrillo - 7 ottobre 2008.
1. pagina del Bollettino della Postulazione Provinciale OFM - Foggia per la Causa di Canonizzazione del Servo di Dio P. Agostino Castrillo - 7 ottobre 2008.
Il vescovo Rinaldi, successore di Castrillo, ha aperto il processo informativo sulle virtù di p. Agostino; la Curia provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise lavora a raccogliere testimonianze in tal senso (Nota 15).
Durante il secondo conflitto mondiale che portò, anche nella nostra regione, lutti e rovine, buona testimonianza di carità operosa dettero i francescani: le porte dei conventi furono aperte per ospitare soldati sbandati e dare soccorso agli sfollati.
Mentre la guerra distruggeva, i francescani già pensavano a costruire nuove opere. Si dava l'avvio a quel rifiorire d'iniziative, che sarà una felice caratteristica del triennio successivo. La provincia monastica dal 1943 fu investita da una ventata di giovinezza, e “divenne un cantiere sonante di attività d'ogni specie” (Livio Addari). Una cosa che dalla seconda metà del Settecento, non si era mai vista in provincia. Vennero fondate nuove case, tutti i conventi furono rinnovati.
Il convento Sacro Cuore di Torremaggiore.
Il convento Sacro Cuore di Torremaggiore.
Circa le nuove fondazioni compiute in questi ultimi tempi, rimando ad altre mie pubblicazioni (Nota 16), qui devo riempire una lacuna apparsa, non senza ragione, nella prima edizione di questo lavoro, e cioè la nuova fondazione francescana a Torremaggiore.