Cristo fra i dottori - Paolo Veronese.
Cristo fra i dottori - Paolo Veronese.
Ubi? Dove? Questa circostanza, dove, impone varie considerazioni in qualsiasi posto venga presa in esame, ma soprattutto in Portogallo; infatti i suoi dove rac­chiusi dentro i suoi limiti, sono facilmente comprensibili; ma i suoi dove situati al di fuori dei suoi confini sono i più diversi, i più distanti, i più estesi di qualsiasi altra monarchia del mondo: tanti sono i regni, tante le na­zioni, tante le province, tante le città, tante le fortezze, tante le chiese cattedrali, tante le cappelle, in Africa, in Asia, in America, dove il Portogallo pone Viceré, dove pone governatori, dove pone generali, dove pone capitani; dove pone tribunali, dove pone vescovi e arcivescovi, dove pone tutti gli altri Ministri della fede, della dottrina, del­le anime.
E quanto senno, quanta lealtà, quanta integrità, quan­ta coscienza sono necessari per considerare bene questi dove, per vedere in quali di essi si debba porre ognuno!

Se porrete l’avido ove gli si presentino occasioni di rubare, o il debole ove ci sia necessità di difendere, o l'uomo di poca fede ove gli si presentino occasioni di rin­negare, o il povero ove gli si presentino occasioni di ar­ricchirsi; che cosa mai accadrà alle terre conquistate e a coloro che al Portogallo le conquistarono con tanto e così glorioso sacrificio di sangue?

Oh, ma coloro che vengono posti in quelle cariche sono persone di grande qualità ed importanza: nobili, si­gnori, titolati! Ma questa è una ragione di più per ben considerare. La stessa eco di nomi così degni in Porto­gallo, sembra indicarci il luogo dove coloro che li portano devono essere posti. Un conte? Dove? Ma dove com­pia prodezze simili a quelle dei suoi antenati; dove possa liberalmente spendere il suo insieme con i suoi soldati e con i valorosi, dove possa combattere, dove possa difende­re, dove possa vincere, dove possa conquistare, dove possa portare giustizia, dove possa far progredire la fede e il Cristianesimo, dove possa far onore a se stesso, alla pa­tria e al Principe che lo ha eletto.

E non dove possa fare il suo proprio tornaconto e la nostra rovina, o dove ab­bia occasione di arricchirsi a spese dello Stato, o per­dere occasioni di vittoria, per guadagnare occasioni di bottino.

Abacuc porta il pane a Daniele - Duomo di Siracusa
Abacuc porta il pane a Daniele - Duomo di Siracusa
Ecco quale dev'essere il dove: Ubi.
E quanto più questo dove è lontano, tanto più i prescelti devono essere uomini di grande fiducia, di grande stima e di grandi virtù.
Colui che deve governare tre o quattro mila leghe distante dal Re, dove, per lo spazio di tre anni, data la distanza, non ci può essere nessun controllo della sua condotta e nessuna notizia, di quale lealtà, di quale senso di giustizia, di quale fede, di quale zelo deve essere animato!
Nella parabola dei talenti, Cristo dice che il re li distribuì: Unicuique secundum propriam virtutem (Nota 25): a ciascuno secondo la sua capacità; e che poi se ne andò a prender possesso di un regno molto lontano: Abiit in regionem longinquam accipere sibi regnum. Se questo fosse stato storia, avrebbe potuto accadere così. Ma non è storia, è parabola. Perché Cristo non pone il Re e i suoi servi con i talenti nella stessa terra, ma pone il Re in una terra molto lontana da quella in cui pone i suoi servi con i talenti? Perché sono proprio i servi con i talenti del Re posti in un luogo assai lontano dal re che devono dare la maggior prova; ed è proprio lontano dal Re che essi sono più necessari. Nel Brasile, nell'Angola, a Goa, nelle Molucche, nel Macao, dove il Re si conosce soltanto di fama e si obbedisce solo per nome, sono necessari servi di maggior fiducia e di talenti più fruttuosi. Se nello stesso Portogallo, se nella stessa Lisbona, dove gli occhi del Re sono visibili a tutti e dove tutti odono la sua voce po­tente, uomini di grande importanza osano non adempiere i loro obblighi, che cosa potrà mai accadere in terre lon­tane? Che cosa mai potrà accadere in quelle lontanissime terre dove il Re, dove le leggi, dove la lealtà, dove la ragione, dove lo stesso Dio sembrano essere irraggiungibilmente lontani?
Daniele nella fossa dei leoni - Da www.jw.org
Daniele nella fossa dei leoni - Da www.jw.org
Questa è la responsabilità di coloro che assegnano i 'Dove'. E quale dovrà essere il timore di coloro che lo accettano? Che mi mandino in un posto non adatto a me, sarà colpa (o disgrazia) di chi manda; ma io devo pur guardare dove vado! Ora, o io so dove vado, o non lo so. E se non lo so, come faccio ad andare dove non so? E se lo so, se mi rendo conto, come faccio ad andare dove so di non poter fare ciò che devo? Possiamo trovare un'indicazione per il nostro caso in un Profeta; non nelle sue profezie, ma nella sua storia personale. Il profeta Abacuc se ne andava per una strada portando su un braccio un canestro di pane destinato al desinare dei suoi mieti­tori, quando gli apparve un angelo e gli disse dì portare quel cibo in Babilonia e di darlo a Daniele che si trovava nella fossa dei leoni. Che cosa pensate rispondesse a questo il profeta? Domine, Babylonem non vidi, et lacum nescio (Nota 26): Signore, se io non sono mai stato a Babilonia e non so nulla della fossa di cui parli, come posso por­tare da mangiare a Daniele in quella fossa dei leoni?
Secondo me, Abacuc rispose molto prudentemente; voi invece direte che non fu abbastanza coraggioso. Se i mietitori fossero qui sulle pianure vicino ai fiumi, e se venisse dato a voi l'incarico che fu dato ad Abacuc, come l'accettereste senza reclamare? Come vi arrischiereste a cercare la fossa, Babilonia, i leoni?

Ma se invece vi giungesse un incarico dell'esercito, come capitano in mare o in terra, come ammiraglio, come generale, considerando che invece della fossa vi si manda verso l'immenso Ocea­no, su quella costa in cui esso è più selvaggio e indo­mito, ci sarebbe da vedere come vi lancereste a tuffo!

Il ponte Vasco de Gama a Lisbona.
Il ponte Vasco de Gama a Lisbona.
Se vi facessero balenare davanti agli occhi la possi­bilità di ottenere il Governo del Brasile, della Angola, del­l'India, l'ambasciata di Roma, di Parigi, dell'Inghilterra, dell'Olanda, che sono poi in sostanza le Babilonie delle quattro parti del mondo, ci sarebbe da vedere con che coraggio partireste alla volta di queste Babilonie che hanno sostituito la Babilonia antica!
Se ci fosse da scegliere a chi dare il legno, il basto­ne, lo scettro di comando per la difesa delle frontiere più pericolose del Regno, ci sarebbe da vedere con che impe­to vi scagliereste contro i leoni!
Ma se non avete mai visto altro mare che il Tago, non altro mondo che quello rappresentato sulla mappa, non altre guerre che quelle rappresentate negli arazzi tunisini, come potete avventurarvi ai posti di comando per la guerra, per il mare, per il mondo?
La Resurrezione - Paolo Veronese.
La Resurrezione - Paolo Veronese.
Ma non è ancora questa la riflessione che offre mag­gior scandalo. Abacuc portava sul braccio la sua cesta di pane, ma non si preoccupò minimamente né del costo né del pane; si preoccupò solo di Babilonia e della fossa. Voi fate il contrario: Babilonia e la fossa non meritano secondo voi nessuna preoccupazione; in quanto al pane e alla cesta è proprio lì che voi ponete tutti i vostri dub­bi, tutte le vostre difficoltà, tutte le vostre domande.
Babilonia, Daniele, fossa, leoni; tutto questo si ad­dice al mio spirito, al mio talento, alla mia capacità. Io andrò a Babilonia, io libererò Daniele, io squarterò i leo­ni, se sarà necessario: non sta in questo la difficoltà. Ma bisogna che tutto ciò presenti dei vantaggi per la mia casa. Non si può dire che la difficoltà sia in Babilonia, ma si può dire che la difficoltà e la stessa Babilonia stiano nella cesta. Il pane della cesta è destinato ai miei mieti­tori: andare a Babilonia, e mantenere Daniele con il mio pane, non è possibile né giusto. I miei mietitori sono nel campo, la mia casa rimane senza di me. Babilonia è lontana tante centinaia di leghe, che prima della partenza bisogna intenderci su tutto: devono darmi pane per i mietitori e per la mia casa, e pane per il mio viaggio di andata e per il mio viaggio di ritorno; e se per caso una volta giunto là (solo in casi di questo genere si fanno simili considerazioni) un leone mi dovesse mangiare, o se per caso io morissi mentre compio l'impresa, questo pane mi dovrebbe esser corrisposto con gli interessi, e in misura tale da bastarmi per tre o quattro vite. Non è forse così? Il problema sta nel come riempire la cesta e assicurarsi il pane. Quanto al resto, succeda ciò che deve succedere; vada in malora Babilonia, crepi Daniele, facciano una scorpacciata perfino i leoni! Che importa se questo è peccato?
La Festa ebraica delle Trombe, che si celebra il primo del mese di Tishri - Stampa del 1841
La Festa ebraica delle Trombe, che si celebra il primo del mese di Tishri - Stampa del 1841
E quanti peccati vi sembra che si aggroviglino in questo groviglio di cui né voi né altri si fa scrupolo? Ma voi mi direte (se per caso vi vorrete salvare): 'Ma allora, Padre, come devo comportarmi in un caso del genere?'. Come si comportò il profeta. Prima cercate di esimervi, come egli cercò; poi, se il tentativo fallisce, an­date, come egli andò. E come andò Abacuc? L'angelo lo prese per i capelli e lo portò fino a Babilonia. Se voi non riuscite con questo o quel pretesto ad esimervi, andate, ma con un angelo, e per i capelli; con un angelo che vi guidi, che vi mostri il cammino, che vi illumini, che vi protegga, che vi insegni, che vi ordini, e sempre contro la vostra volontà: per i capelli.
Ma che avverrebbe se invece che trascinati per i ca­pelli voi ci andaste con gran piacere, con gran desiderio, e soprattutto per ottenerne grandi vantaggi? E se invece di essere un angelo a portarvi, fossero due diavoli a pren­dervi per mano, quello della ambizione e quello della cu­pidigia? Se vi conducono questi due spiriti infernali, co­me potete pretendere che non vi portino all'inferno? La stessa vostra confessione non è forse, in questo viaggio, un palliativo per i vostri accompagnatori? E come potete confessarvi quando vi mettete in cammino con simili compagni, quando state con loro, quando tornate con loro?
Non voglio né condannare né lodare; ma non posso non esserne stupito, insieme con le turbe: Et admiratae sunt turbae.