Il Profeta Isaia - Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina .
Il Profeta Isaia - Michelangelo Buonarroti, Cappella Sistina .
Quid? Che cosa? Dopo che il Ministro avrà esamina­to che Ministro o che Ministri egli sia, bisogna che esa­mini che cosa fa. Sarebbe necessario un intero giorno del Giudizio per esaminare questo punto. Quid? Che sen­tenze? Che pratiche? Che voti? Che consulte? Che elezioni? Ecco, soffermiamoci su questa ultima parola, che è quella che comporta i maggiori abusi e normalmente comprende tutto il quid.
Non mi arrischio a parlare di questo argomento se non in forma di parabola, e questa non sarà mia, ma del profeta Isaia.
Un uomo (non so se fosse uno scultore di professione o uno che scolpiva immagini sacre per devozione) se ne andò nella foresta portando la sua scure o ascia sulle spalle, per trovare un legno e farne un idolo. Dette una occhiata ai cedri, ai faggi, ai pini, ai cipressi; tagliò un tronco dall'albero che gli parve più adatto, e lavorando uno di essi a colpi di bietta e scure, ne fece degli stecchi coi quali accese il fuoco, si scaldò e cucinò il suo cibo. Per l'altro pezzo invece usò la squadra, tirò le linee, lo sgrossò, e, usando ora il mazzuolo ora lo scalpello, ora la sgorbia ora il bulino, andava imprimendogli forma umana. Abbozzò la testa, tagliò due occhi, profilò un naso, aprì una bocca, abbozzò qualche onda di capelli vicino al viso e andò formandogli le spalle, le braccia, il petto e il resto del corpo fino ai piedi. E quando ebbe completato la figura di un uomo, lo pose sopra un altare e lo adorò.
Veduta di Cadice - Stampa del 1841
Veduta di Cadice - Stampa del 1841
Isaia rimane attonito di fronte alla cecità di mente di quest'uomo. Ed anch'io rimango stupito di fronte a coloro che imitano l'uomo della parabola. Un pezzo di legno, proprio un vero pezzo di legno, fatto uomo e posto in luogo di adorazione! Medietatem ejus combussi igni et de reliquo ejus idolum faciam (Nota 17).Quello stesso tron­co fu tagliato in due parti, una fu gettata nel fuoco, l'al­tra fu posta sopra un altare! Ma se erano due pezzi di legno, perché non sono stati entrambi trattati come pezzi di legno? Ma come è possibile che uno segua la normale sorte dei pezzi di legno e vada a finire in stecchi sul fuoco, e che l'altro pezzo, fatto della stessa precisa mate­ria, ugualmente informe e ugualmente pezzo di legno, possa diventare, per opera vostra, un uomo al quale voi attribuite autorità, rispetto, adorazione, divinità?
Mi direte che questo secondo pezzo è stato molto lavo­rato, che possiede qualità di un individuo. Sì, le ha; ma sono quelle che voi gli avete fabbricate. Ha la bocca, perché gli avete fatto una bocca; ha gli occhi, perché gli avete fatto degli occhi; ha le mani e i piedi, perché gli avete fatto delle mani e dei piedi. E se non è così, provate un po' a dirgli che cammini con quei piedi; che lavori con quelle mani; che parli con quella bocca; che veda con quegli occhi. Ma allora, se è rimasto un pezzo di legno tale e quale com'era prima, perché non viene buttato al fuoco? O perché non vien posto sull'altare an­che l'altro pezzo di legno?
Compagnia della Misericordia in Firenze - Stampa del 1841
Compagnia della Misericordia in Firenze - Stampa del 1841
C'è qualcuno di voi che porti in confessione parzia­lità di questo genere da lui compiute? C'è tra voi chi si confessi delle creature che ha fatto e di quelle che ha distrutto? Una l'avete gettata nel fuoco, l'altra l'avete co­struita pezzo per pezzo; e di tutte e due dovete ugualmen­te rispondere. A tutti e due dovete una restituzione: a colui che avete distrutto dovrete risarcire il male che gli avete fatto; a colui che avete costruito dovrete rispondere del male che egli potrà fare. Gli avete costruito degli occhi che non avevano facoltà di vedere: dovrete assumere voi la responsabilità dei danni provocati dalla sua cecità. Gli avete costruito una bocca che non aveva fa­coltà di parlare: dovrete assumere voi la responsabilità dei danni provocati dalle sue parole. Gli avete costruito delle mani che non avevano facoltà di lavorare: dovrete assumere voi la responsabilità delle sue omissioni. Gli avete fatto una testa che non aveva capacità d'intendi­mento: dovrete assumere voi la responsabilità dei danni provocati dalla sua inettitudine.
Ecco qui il carico di responsabilità che porta con sé il fabbricare creature! E allora, vi compiacete di fare e disfare uomini? Quanto sarebbe meglio che fabbricaste a voi stessi la coscienza di coloro che avete fatto e di coloro che avete distrutto! Due azioni Dio ha riservato solo a se stesso: creare e predestinare. I potenti di que­sto mondo hanno già usurpato a Dio la facoltà di creare, perché di nullità fanno creature; ma vedo che in questo caso hanno usurpato anche quella del predestinare. Uno nel fuoco, l'altro sull'altare. Ma attenzione che anche fra voi devono esserci i condannati e i predestinati: se siete stati condannati (non so da chi), peggio per voi, dovrete bruciare; se invece siete stati da lui prescelti, buon per voi, regnerete.
E ci sarà mai stato uno di questi onnipotenti che si sia accusato colpevole di questo peccato di predestina­zione? Accusato no, mai. Scusato, sì. E in modo elegante. 'Tizio ha avuto il tale incarico; Tizio ha avuto la tale ricompensa'. E la persona che parla è la stessa persona che ha dato la ricompensa, che ha concesso l'incarico, che ha fabbricato 'Tizio'. Ma se siete stati voi in persona a fare tutte queste cose, perché dite “ha avuto”? È pro­prio il caso del nostro Aronne interpretato alla lettera. Che cosa fece Aronne e che disse in occasione di quella storia dell'idolo? Ciò che fece fu fondere, forgiare e for­mare il vitello: Formavit, fecitque vitulum conflatilem (Nota 18). E ciò che lo stesso Aronne disse, fu che il vitel­lo uscì dalle fiamme: Egressusque est hic vitulus. Uscì. Ma se siete stati voi a fondere, se siete stati voi a forgiare, se siete stati voi a curare l'oro degli orecchini, o nel migliore dei casi a tener ben stretto l'oro che rice­veste senza chiedere, perché dire che 'Tizio ha avuto'? Egressus est? Perché questo è il frasario dei fabbricatori di vitelli. E in effetti

le vostre creature sono tali, che non avete il coraggio di dichiarare di esserne gli artefici.

Mosè e le Tavole della Legge - Rembrandt.
Mosè e le Tavole della Legge - Rembrandt.
Ma giacché avete il pudore di negarle davanti agli occhi degli uomini, perché non avete il coraggio di confessarvene ai piedi di Dio? Io credo che la confessione del vitello d'oro non possa esaurirsi in queste due parole, vitello e oro. E che c'è ancora da confessare? I danni par­ticolari e pubblici che ne seguirono. Fu conseguenza di questo peccato l'aver Mosè spezzate le tavole della Legge scritte dalla stessa mano di Dio: Proiecit de manu tabulas, et confregit eas (Nota 19). Fu conseguenza di questo peccato il trovarsi il popolo povero e spogliato di tutti i suoi gioielli che rappresentavano la ricompensa di quattrocento anni di servitù, sopportata in Egitto dai membri di quel popolo e dai loro antenati: Spoliaverat enim eum Aaron et nudum constituerat (Nota 20). Fu conseguenza di questo peccato l'essere trapassati a fil di spada, per opera di Mosè e dei Leviti, circa 23.000 uomini: cecideruntque in die illa quasi viginti tria milia hominum (Nota 21). Fu conseguenza di questo peccato il fatto che Dio abbandonò il suo popolo e non lo volle accompagnare e assistere con la sua presenza come aveva fatto fino a quel momento: Non ascendam tecum, quia populus durae cervicis es (Nota 22). Fu conseguenza di questo peccato il desiderare Dio lo sterminio del popolo ebraico, sterminio che egli avreb­be certamente portato a termine se non fosse stato pla­cato nella sua giusta ira dalle preghiere di Mosè: Dimitte me, ut irascatur furor meus, et deleam eos (Nota 23). Furono infine conseguenza di questo peccato tutti gli altri casti­ghi che Dio minacciò in quel momento, e che mandò poi al momento opportuno di modo che gli Ebrei per centi­naia di anni non furono più esenti da terribili disgrazie: ego autem in die ultionis visitabo et hoc peccatum eorum.
Le rovine di Sagunto - Stampa del 1841
Le rovine di Sagunto - Stampa del 1841
Che ve ne pare delle conseguenze di quel peccato? Pensate ancora che il peccato consista solo nel fare il vitello? Pensate ancora che il peccato si esaurisca nel fatto di mettere in trono un pezzo di materia, sia essa legno o oro?
Gli indegni che voi costruite e ponete nei posti di maggiore responsabilità provocano anche loro le stesse terribili conseguenze. E se non credete, guardate. Leggi divine e umane calpestate; popoli defraudati e impove­riti; migliaia di morti, alcuni in guerra per colpa del Governo, altri in pace per mancanza di giustizia, altri negli ospedali per mancanza di cura; e soprattutto l'ira di Dio provocata, l'essersi resi indegni dell'assistenza del­la sua protezione; le province, il regno e la stessa nazione tutta intera esposta ad un'estrema rovina, che già avreb­be tutto distrutto se non fosse stato per le preghiere di alcuni uomini giusti.
E sulle spalle di chi grava il peso di tutte queste conseguenze? Sulle spalle di coloro che fanno o che so­stengono gli autori e provocatori di esse: Ego feci, Ego feram (Nota 24). Voi l'avete fatto, voi ne risponderete.
Ma come fanno, con un peso così grave sulle spalle, ad andarsene così leggeri, che quasi non toccano il suolo? Come può non pesare questo rimorso sulla coscienza? Come può non mordere l'anima questo cruccio? Come può non renderli inquieti, come può non sgomentarli, co­me può non farli addirittura impazzire il pensiero di questa resa di conti che pur dovranno dare a Dio?

E con tutto ciò sono cristiani! E con tutto ciò si confessano!

Ma io non condanno, né lodo; io mi meraviglio, in­sieme con le turbe: et admiratae sunt turbae.