Sepolcro di Alessandro Magno - Stampa del 1841
Sepolcro di Alessandro Magno - Stampa del 1841
Quibus auxiliis? E con che mezzi si fanno e si otten­gono le cose che siamo venuti esaminando fin qui? Con un pezzo di carta, con molti pezzi di carta: certificati, fogli di informazioni, decreti, consulti, nomine, ordini. Non c'è cosa che richieda maggior attenzione che la car­ta e la penna. Tre dita che reggono una penna, ecco un pericolo nel governo degli uomini! Il Testo dice che quel­la famosa scrittura che apparve sulla parete al re Baldassarre prendeva forma da dita che sembravano apparte­nere a una mano di uomo: Apparuerunt digiti, manus hominis (Nota 27). Ma chi muoveva queste dita? Tutti gli interpreti assieme a San Gerolamo dicono che le muoveva un angelo. Così chi scriveva era un angelo che usava come strumento le tre dita d'uomo. L'uomo che scrive deve essere puro come un angelo.
Le tre dita che reggono la penna possono appartenere a una mano troppo grande: per questa ragione devono limitarsi a non essere altro che dita. Queste dita devono essere scisse dalla mano, dal braccio, dalle orecchie, dal­la bocca, dagli occhi, dal cuore, insomma dall'uomo: Quasi manus hominis.Non ci deve essere mano che possa dare, né braccio che possa approfittarsi del potere, né orecchie che possano ascoltare le adulazioni, né occhi che possano essere intimiditi dal riguardo, né bocca che possa fare delle promesse, né cuore che possa essere influenzato dai sentimenti, insomma non ci deve essere un uo­mo, perché non ci deve essere né carne né sangue. La ragione sta nel fatto che se queste dita non sono perfet­tamente ferme, un qualsiasi scarabocchio della penna può portare danni irreparabili.
Maschera funeraria di Tutankhamon, Museo egizio del Cairo.
Maschera funeraria di Tutankhamon, Museo egizio del Cairo.
Il Faraone volle farla finita con i figli d'Israele in Egitto. Che sistema scelse per farlo? Mandò a chiamare tutte le levatrici d'Egitto e comandò loro che uccidessero strangolandoli, senza che nessuno se ne accorgesse, tutti i maschi che sarebbero nati dalle ebree al cui parto assi­stessero. Ecco qui quanto pieno di responsabilità è il lavoro di coloro nelle cui mani nascono gli affari di Stato. Il parto degli affari sono le risoluzioni, le decisioni, e i Ministri della penna sono coloro in mano dei quali questi parti avvengono (sia che essi scrivano in tribunale, sia che scrivano al Principe). Tale è il potere, la situazione e la sottigliezza di questo incarico, che con un solo movi­mento della mano, con un solo storcer di penna possono dare la vita o togliere la vita.
Con un solo tratto di penna possono darvi di che vi­vere e con un altro possono togliervi tutto quello con cui vivete. Vedete dunque se non è necessario che abbiano delle coscienze delicatissime queste zingare egiziache, poi­ché tanto dipende da loro la buona sorte degli uomini, non per i segni delle vostre mani, ma per i segni fatti dalle loro! Si dormiatis inter medios cleros (hoc estinter medias sortes) pennae columbae deargentatae (Nota 28).
Non si sa ancora l'esatta interpretazione di questo testo; ma preso così, secondo il suo significato ovvio, è una cosa veramente tremenda che la sorte di qualcuno dipenda dalle penne di qualche altro! E molto più tre­menda cosa è che queste penne si possono argentare o dorare a seconda del riflesso: Pennae columbae deargentatae, et posteriora dorsi ejus in pallore auri.
Queste sono le penne che scrivono i destini degli uomini, queste danno sorte o la tolgono, e talvolta danno la buona ai cattivi e la cattiva ai buoni. Quanti delitti si abbelliscono con un ghirigoro di penna? Quanti meriti si cancellano con uno sgorbio? Quante fame si oscurano con una macchia d'inchiostro? Vedano, dunque, coloro che scrivono, di quanti danni essi possono esser causa se la mano non è del tutto ferma, se la penna non è del tutto perfetta, se l'inchiostro non è limpido, se la riga non è perfettamente diritta, se la carta non è assolutamente pulita!

Io non riesco a capire come possa non tremare la mano a tutti i Ministri della penna, e specialmente a co­loro che inginocchiati ai piedi del Re ne ricevono gli ora­coli, li interpretano e li diramano. Sono essi che con un semplice avverbio possono limitare o ingrandire le fortu­ne, essi che con un numero possono far avanzare diritti o ritardare precedenze; essi che con il peso di una loro parola possono far pendere da una parte o dall'altra la bilancia della giustizia, essi che con una clausola equi­voca, o per lo meno non chiara, possono lasciare oscuro e non risolto ciò che al contrario dovrebbe essere sicuro e ben chiaro, definito; essi che, mettendo o non mettendo un pezzetto di carta, possono giungere a introdurre chi desiderano sviare o escludere chi non desiderano; essi infine che danno l'ultima forma alle decisioni sovrane, dalle quali dipende l'essere o il non essere di tutto.

Statua di uno scriba.
Statua di uno scriba.
Ogni penna, come ogni erba, ha la sua virtù, ma le penne che stanno più vicino alla fonte del potere sono quelle che vincono sempre tutte le altre. Odano queste penne, per quello che hanno di regale, quanto dice di lo­ro lo Spirito Santo: In manu Dei potestas terrae, et utilem rectorem suscitabit in tempus super illam. In manu Dei prosperitas hominis et super faciem Scribae ponet honorem suum (Nota 29). Scriba, in questo caso (come notano gli espositori), significa l'ufficio di coloro che, vicini alla persona del Re, ne scrivono e diramano i decreti. Così nella Sacra Scrittura si chiama Sarais, lo scriba del Re David, e Sobna, lo scriba del Re Ezechia. Dunque, lo Spi­rito Santo dice: Il potere e l'impero dei re sta nelle mani di Dio; tuttavia lo stesso Dio depositò la difesa del suo onore in mano a coloro che servono il Re nello scrivere : Et super faciem scribae imponet honorem suum. Vi può essere un ufficio che possa portare, da una parte, maggior ragione di gloria, e da tutte le altre maggior ragione di timore? Il fatto che i Re depositino il loro onore in queste mani e in queste penne, presuppone verso di esse un gran­de credito e una grande fiducia; ma assai maggior cre­dito e assai maggiore fiducia presuppone il fatto che lo stesso Dio depositi in esse il suo onore. Quante imprese avrebbero potuto essere portate a termine ad onore di Dio, se queste penne (senza le quali non si può muovere un passo) le avessero seguite e assistite come sarebbe stato giusto! E invece quante ne vanno perdute e sepolte, o perché manca lo zelo o la diligenza, o perché regna la dimenticanza e la noncuranza, e qualche volta forse il boicottaggio!
San Malachia - Duccio di Buoninsegna, circa 1308-1311. Siena, Museo dell'Opera del Duomo.
San Malachia - Duccio di Buoninsegna, circa 1308-1311. Siena, Museo dell'Opera del Duomo.
Il profeta Malachia parlava del Re di cui parlerò fra poco, chiamandolo con il nome di Sole di Giustizia, quan­do disse che nelle penne del Re stava la salvezza del mon­do: Orietur vobis sol justitiae, et sanitas in pennis ejus. Egli chiama penne i raggi del sole; perché come il sole per mezzo dei suoi raggi illumina, scalda e vivifica tutte le parti della terra, così il Re (che non può muoversi dal suo posto zodiacale), dà luce, calore e vita a tutte le parti della monarchia, si estenda essa pure oltre i due tropici come quella del sole o come la nostra, per mezzo delle penne che tiene vicino a sé: Et sanitas in pennis ejus. Se le sue penne saranno sane e pure come i raggi del sole, da esse nascerà tutto il bene e tutta la pubblica felicità. Ma se saranno corrotte e invece di essere i raggi del sole saranno come i raggi dei fulmini, saranno causa di tutte le rovine e di tutte le disgrazie.
Se voi chiedeste ai filologi da dove deriva questa parola calamità, 'Calamitas?' vi risponderanno 'Da calamo'. E che cosa significa calamo? Significa canna o penna, perché anticamente le penne si facevano con cer­te canne sottili. E neanche a farlo apposta, Plinio dice che le migliori erano quelle della nostra terra, della Lusitania. E questa derivazione viene dimostrata più giusta dalla politica che dalla grammatica. Se le penne di cui si serve il Re non sono sane, da esse deriveranno tutte le pubbliche calamità, il veleno, il cancro della monarchia, anziché la salvezza: Sanitas in pennis ejus.
Il Re di cui parla nel brano accennato Malachia, è il Re dei Re, è Cristo. E le penne attraverso le quali egli dette salvezza al mondo, tutti sappiamo che furono quelle dei quattro Evangelisti, assistite dallo Spirito Santo. Av­vertano dunque gli Evangelisti dei Re, la verità, la pu­rezza, la integrità che le loro penne devono prendere ad esempio; e come debbano esse muoversi non per il loro tornaconto, ma per l'ispirazione suprema. Se le loro scrit­ture le poniamo sul capo come Scritture Sacre, sia ognuna di esse un Vangelo umano.
Veduta di Benares in India - Stampa del 1841
Veduta di Benares in India - Stampa del 1841
Se però qualche volta dovesse accadere in modo di­verso (o per disattenzione delle penne maggiori o per cor­ruzione delle inferiori di cui esse si servono), giudichino le coscienze sulle quali pesano questi compiti, se non han­no molto da esaminare, molto da confessare e molto da restituire, sia negli affari, sia in tante altre cose, tutte di enorme importanza!
Che questo possa succedere, eche anzi sia già succes­so, lo afferma il profeta Geremia: Vere mendacium operatus est stylus mendax Scribarum (Nota 30), o come legge il caldeo: Fecit scriba calamum mendacii ad falsandas scripturas.
Supposto dunque che ciò non solo è possibile, ma è già avvenuto, sarà bene che si sappia quanto basta per falsificare una Scrittura. Basterà cambiare un nome o un numero? Io dico che basta molto meno. Non è ne­cessario per falsificare una scrittura cambiare nomi, pa­role, cifre, e neppure lettere: basta cambiare un punto o una virgola.
Le parole sono importanti perché formano e fissano un pensiero; i punti e le virgole perché formano e fissano il significato. Vi faccio un esempio Surrexit: non est hic (Nota 31): Risorse: non è qui. Con queste parole l'Evange­lista ci dice che Cristo risorse: e con le stesse parole, solo cambiando la punteggiatura, un eretico ci può dire che Cristo non risuscitò: Surrexit? Non; est hic. Risorse? No; egli è qui.
Ornamenti in una camera del XVI secolo - Stampa del 1841
Ornamenti in una camera del XVI secolo - Stampa del 1841
Se il solo cambiamento di un punto o di una virgola può provocare tanti errori e tanti danni, che cosa avver­rebbe mai se si giungesse a cambiare, togliere o aggiun­gere parole, se si tacessero delle righe, se si saltassero dei capitoli, se si seppellissero carte e informazioni, o se invece di presentarle a chi potrebbe far del bene si presentassero a coloro che prenderanno occasione per praticare vendette?
Tutto questo male può essere contenuto in una pen­na. E io non capisco come non possa essere contenuto in una confessione. È certo infatti che coloro che compiono queste azioni si confessano, e molte volte. E non manca chi assolve queste confessioni o chi vuole dannarsi per dare queste assoluzioni.
Ma io non assolvo i confessati e non condanno i confessori; perché io mi stupisco insieme con le turbe: Et admiratae sunt turbae.