La vera carità - Stampa del 1845 - Incisione del Fiorentini.
La vera carità - Stampa del 1845 - Incisione del Fiorentini.
Cur? Perché? Su questo argomento dei perché ci sa­rebbe tanto, tanto da dire; ma mi accorgo che ci va man­cando il tempo, o che io ne prendo troppo; perciò da ora in poi userò con più parsimonia della pazienza che dovete avere per udirmi (ma c'è forse confessione disgiunta da penitenza?).
Cur? Quali sono le cause che provocano tutte le ingiu­stizie di cui ci siamo fin ora occupati e meravigliati? Non esiste nessuna ragione al mondo perché un uomo debba andare all'inferno: malgrado ciò, nessuno va all'inferno senza il suo perché. Ma che razza di perché sono dunque quelli che tanto accecano, trascinano, precipitano i più importanti uomini del mondo?

Ciò che soprattutto fa gola a ognuno è il denaro.

Non nego con questo al denaro i suoi poteri e non voglio togliere al denaro i rischi che porta con sé. Ma il denaro di cui io parlo ora non è così volgare né così turpe come l'altro di cui parlavo prima. Io non temo tanto quel dena­ro che si ruba quanto quello che non si ruba. Ci sono nel mondo molti Ministri, e in Portogallo più di molti, che in nessun caso riuscireste a corrompere con denaro.

Ma questi stessi Ministri si lasciano corrompere dall'ami­cizia, dalle raccomandazioni, da coloro che sono superiori per grado, o per importanza.

Mosè del Parmigianino - Stampa del 1842
Mosè del Parmigianino - Stampa del 1842
La peggior ingiustizia perpetrata nel mondo fu quel­la che Pilato fece a Cristo, condannando a morte la stessa Innocenza. E quale fu il perché di questa ingiustizia?
I Principi dei sacerdoti gli dettero forse grandi somme di denaro? No. Ciò che condannò Cristo fu il timore per i superiori: Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris (Nota 32): Se non lo condanni, non sei amico di Cesare! E per non rischiare di perdere l'amicizia e il favore di Cesare, perse il favore e l'amicizia di Dio, togliendogli la vita senza farsene scrupolo. Pilato fece ciò per ossequio; e nello stesso tempo 'Aqua lavit manus suas' (Nota 33): Chiese dell'acqua, si lavò le mani. Ma che importa se le mani di Pilato sono pulite, quando la sua coscienza è sporca? Così, che importa se il Ministro sia pulito nelle mani, quando la sua anima non è priva di vile servilismo? È proprio questo che opera le maggiori corruzioni.
Se ci si ponesse la questione: 'Quale dei due, fra il denaro e il servile ossequio, ha tacitato più coscienze e ha perduto più anime?', io non esiterei a rispondere che senza dubbio il servile ossequio, e per due ragioni. Primo perché le tentazioni di questo sono più numerose e superiori a quelle del denaro: sono più numerose, per­ché il denaro è poco e gli ossequi molti, sono maggiori perché alle anime nobili è più facile disprezzare molto denaro che un piccolo ossequio. Seconda ragione, e forse più importante, è che ciò che si fece per ossequio è molto più difficile a compensarsi che non ciò che si fa per de­naro. Nell'ingiustizia fatta o ceduta per danaro, il denaro medesimo alza la voce e invoca la restituzione. La luce del diamante vi colpisce gli occhi, il collare vi pesa sul petto, lo scrigno vi ricorda come è stato riempito, le pre­ziose sculture e le rare pitture, anche se rappresentano personaggi muti, gridano alla vostra coscienza. Ma ciò che si è fatto per ossequio, per amicizia, per subordi­nazione non reca scrupoli così clamorosi da far sempre ricordare all'anima ciò che significano. Se ho venduto la giustizia per denaro, quando mi pento tiro fuori di tasca quello che ci avevo messo dentro, e lo restituisco senza troppa difficoltà. Ma se io ho venduto la giustizia, o me­glio l'ho regalata, per servile ossequio, mi trovo a dover restituire ciò che non ho comprato, a pagare senza aver riscosso, a tirar fuori dalle tasche ciò che non vi ho messo.
Ecco il mio terribile problema!

Chi restituisce il de­naro paga con cosa che è fuori di lui, ma chi deve resti­tuire un ossequio, un rispetto, deve pagare con il proprio.

Adorazione dei pastori - Antonio Allegri detto il Correggio
Adorazione dei pastori - Antonio Allegri detto il Correggio
E quanto valore, quanta decisione, quale grande forza di grazia divina sono necessari per togliere prestigio alla mia casa, per strapparlo ai miei figli, per toglierlo dal sangue delle mie vene! I Giudici di Samaria (Nota 34) per rispetto a Gezabele condannarono l'innocente Nabot, al quale fu confiscata la vigna in favore di Acab che la de­siderava. Così Acab e insieme con lui i giudici, avrebbero dovuto restituire la vigna; perché tanto l'uno che gli altri l'avevano usurpata con un furto. Ma per chi era più facile restituzione? Per Acab era molto più facile, per­ché avendo ricevuto la vigna poteva restituirla; ma i giudici dovevano restituire la vigna senza averla rice­vuta. Acab restituiva tanto per tanto, perché pagava la vigna con la vigna: i giudici restituivano tutto per niente, perché dovevano pagare la vigna a svantaggio della loro riputazione. Insomma se vi troverete in occasioni di vender l'anima, vendetela piuttosto per denaro che per rispetto umano. Perché il denaro si può sempre resti­tuire (cosa che, purtroppo, si fa raramente), ma il rispetto e la considerazione non si restituiscono mai. E ora torni Pilato.
San Giuseppe e un devoto - Antonio Allegri detto il Correggio.
San Giuseppe e un devoto - Antonio Allegri detto il Correggio.
Pilato consegnò Cristo. E anche Giuda lo consegnò.
Pilato tradidit eum voluntati eorum (Nota 35); Giuda disse: Quid vultis mihi dare, et ego eum vobis tradam? (Nota 36). Pilato si rese conto dell'innocenza di Cristo e la confessò. Anche Giuda la riconobbe. Pilato disse: Innocens ego sum a sanguino justi huius (Nota 37). E Giuda: Peccavi tradens sanguinem justum (Nota 38). Pilato fece qualche altra cosa? E Giuda fece qualche altra cosa? Giuda sì, Pilato no. Giuda restituì il denaro, gettandolo nel Tempio. Pilato non fece alcuna restituzione. Perché Giuda restitui­sce e Pilato no? Perché Giuda consegnò Cristo per de­naro: Pilato lo consegnò per servile ossequio. Le restitu­zioni di denaro qualche volta si fanno; quelle di ossequio mai.
In questa Corte si fanno molte cose per ossequio? No, non ho fatto bene la domanda. Si fa qualche cosa in questa Corte che non sia fatta per ossequio? Nessuna, o molto poche. E c'è qualcuno che in vita o in morte faccia restituzione per ciò che ha fatto per ossequio? Non ne abbiamo visto neanche uno. E allora come si confes­sano di questo peccato coloro che lo commettono, o come li assolvono coloro che li confessano? Se io fossi in confessionale vi garantisco che non li assolverei, ma li con­dannerei; ma siccome sto sul pulpito non assolvo e non condanno; mi stupisco, con le turbe: Et admiratae sunt turbae.