E poiché un discorso così importante e impegnativo deve essere basato su fondamenta solide e inoppugnabili, metto come primo postulato che

non ci può essere sal­vezza senza restituzione delle cose tolte agli altri.

Su que­sto punto tutti i teologi sono d'accordo con San Tommaso che, con parole di Sant'Agostino, nel Capitolo Si res aliena ci offre una chiarissima spiegazione di questo ar­gomento:

Gesù con il Buon Ladrone - Particolare di un dipinto del Beato Angelico
Gesù con il Buon Ladrone - Particolare di un dipinto del Beato Angelico
Si res aliena propter quam peccatum est, reddi potest, et non redditur, poenitentia non agitur, sed simulatur. Si autem veraciter agitur, non remittitur peccatum nisi restituatur oblatum, si, ut dixi, restitui potest (Nota 3). Cioè: se ciò che si è preso agli altri e si tiene per sé, può essere restituito e non viene restituito, la penitenza per questo e per tutti gli altri peccati non è vera penitenza, ma penitenza falsa e simulata, perché il peccato non può essere rimesso se non si restituisce il mal tolto, quando chi fece l'azione di rubare ha la possibilità di restituire ciò che ha rubato.

Unica eccezione a questa regola fu la sorte del Buon Ladrone; ma c'è una ragione per la quale poté salvarsi senza restituire, e anche il Cattivo Ladrone avrebbe potuto approfittarne. Tutti e due uscirono dal naufragio di questa vita nudi e inchiodati su una croce; e questa loro estrema povertà li poteva assolvere dei latrocini com­messi. Infatti

essendo impossibile per loro restituire, erano liberati da questo obbligo.

Tuttavia, se il Buon Ladrone avesse posseduto dei beni che gli avessero permes­so di restituire completamente o in parte tutto ciò che aveva rubato, tutta la sua fede e tutto il suo pentimento, così celebrato da tutti i Santi, non sarebbero stati suffi­cienti a salvarlo, qualora egli non avesse anche operato la restituzione di ciò che era stato sottratto ad altri con­tro giustizia.
Due cose mancavano a quest'uomo fortunato perché potesse salvarsi: una, in quanto ladro, quale era stato, una in quanto uomo cristiano, quale cominciava ad es­sere. Da ladro, gli mancava la possibilità di restituire ciò che aveva rubato; da cristiano gli mancava il bat­tesimo. Ma come il sangue che sparse sulla Croce gli valse invece del battesimo, così la sua nudità, la sua impossibilità di restituire, gli valse per la restituzione, e per questo egli si salvò.
Soffermiamoci ora, sebbene di passaggio,

a vedere la sorte di coloro che rubarono durante la loro vita, e né in vita, né in morte si preoccuparono di restituire, anzi in morte lasciarono grosse eredità ai loro successori;

San Nicola di Tremiti in una vecchia stampa.
San Nicola di Tremiti in una vecchia stampa.
soffermiamoci a guardare dove sono finiti, o dove saranno andate le loro anime, e se avrebbero potuto salvarsi.
Il precetto della restituzione era così rigoroso nella Legge antica, che se colui che si era macchiato del pec­cato di furto non aveva possibilità di restituire il mal tolto, Dio comandava che fosse venduto come schiavo e pagasse con il prezzo ottenuto dalla vendita: Si non habuerit quod pro furto reddat, ipse venundabitur (Nota 4). Così che, finché un uomo era padrone di se stesso e della sua libertà, anche se non possedesse nient'altro, finché non vendesse il proprio corpo e provvedesse a restituire almeno ciò che poteva con il denaro ricavato dalla vendita di se stesso, la Legge non lo considerava impossibilitato a restituire e non lo scioglieva dall'obbligo di restituzione. Non si può dubitare che quella Legge fosse giusta, dato che era Legge di Dio, anche se Dio stesso nella Legge di grazia derogò da questa inderogabile premessa che apparteneva al diritto positivo. Tuttavia nella Legge normale, che non ammette dispense e comanda che chi ha tolto in modo illecito restituisca a qualsiasi costo, era cosa così impensata il poter cambiare una sola virgola, che neppure lo stesso Cristo in Croce avrebbe permesso il Paradiso al Ladrone senza che questi restituisse il mal tolto, se appena appena ce ne fosse stata la possibilità.
Mettiamo, accanto a questo esempio, un altro esem­pio di ladro, e vedremo nel giudizio di Cristo la lampante differenza fra un caso e l'altro.
Come Nostro Signore Gesù Cristo disse a Dismas, il Buon Ladrone: Hodie mecum eris in Paradiso: Oggi sarai con me in Paradiso, così disse a Zaccheo: Hodie salus domui huic facta est (Nota 5). Oggi la salvezza è entrata in questa tua casa. Ma si deve notare con grande attenzione che il Signore promise a Dismas una immediata salvezza, mentre a Zaccheo promise una salvezza che sarebbe venuta dopo molto tempo. E perché questa differenza, se tutti e due erano ladri e tutti e due si erano convertiti?

Perché Dismas era un ladro povero e non aveva possibilità di restituire ciò che aveva rubato, Zac­cheo invece era un ladro ricco e aveva molte possibilità di restituire ciò che aveva rubato: Zacheus princeps erat publicanorum et ipse dives (Nota 6) ci dice il Vangelo.

E anche se non fosse così esplicitamente detto nel Vangelo, le condizioni stesse in cui ci vengono presentati i due ladri, sarebbero da sole una testimonianza. E perché?

Perché Dismas era un ladro che era stato condannato, e se fosse stato ricco non sarebbe certamente arrivato al patibolo; invece Zaccheo era un ladro tollerato, e la sua stessa ric­chezza era l'immunità che gli permetteva di rubare senza patire alcun castigo, e per di più senza che gliene venisse fatto una colpa.

Gesù invita Zaccheo a scendere dal sicomoro.
Gesù invita Zaccheo a scendere dal sicomoro.
Ma essendo Dismas un ladro povero e non avendo con che fare le dovute restituzioni, non ave­va nemmeno nessun ostacolo per la sua salvezza, e per questa ragione Cristo gliela concesse immediatamente. Zaccheo al contrario, essendo un ladro ricco e avendo molte possibilità di fare le dovute restituzioni, non pote­va esser salvato da Cristo prima di averle fatte, e per questo la salvezza non gli venne concessa, ma soltanto promessa. La parabola del Vangelo è dunque la miglior prova del mio asserto.
Zaccheo conosceva Cristo soltanto per fama e desiderava molto vederlo. Il Signore attraversavala città, e Zaccheo, siccome era molto piccolo di statura e siccome c'era molta folla, senza pensare alla dignità della sua per­sona e del suo stato, princeps publicanorum, si arrampicò su un albero per vederlo, e non solo lo vide, ma fu an­che visto e molto ben osservato. Il Signore posò su di lui quei suoi occhi divini, lo chiamò per nome e gli disse di scendere subito da quell'albero perché quel giorno voleva essere ospitato in casa sua: Zachaee festinans descende, quia hodie in domo tua oportet me manere (Nota 7).
Entrò dunque Cristo nella casa di Zaccheo, e sembrerebbe che allora, assieme con Cristo, dovesse essere entrata la salvezza in quella casa; ma Cristo non disse allora né la parola 'salvezza' né alcun'altra parola. Zaccheo lo ricevette e festeggiò la sua venuta con tutte le possibili dimostrazioni di gioia: Excepit illum gaudens. E il Signore continuava a tacere. Si sedette alla mensa imbandita delle più delicate vivande, e soprattutto da tanta buona volontà, che è la migliore delle vivande nel giudizio di Nostro Signore; ma Cristo continuava a tacere. Zaccheo disse inoltre che avrebbe dato ai poveri la metà dei suoi averi: Ecce dimidium bonorum meorum do pauperibus, ed essendo Cristo Colui che nel giorno del giudizio premierà con il regno dei cieli i meriti acquisiti con le elemosine, chi potrebbe pensare che a questo grande atto di generosità non dovesse rispondere subito la promessa della salvezza? Ma invece Zaccheo non meritava ancora di ascoltare ciò che Cristo gli disse più tardi.
Ma ditemi un po’, Signore: se nella vostra pietà e verità avete voi tante volte detto che ciò che si fa ai poveri si fa a Voi, e questo uomo servendo Voi in quanto Voi con tutto il possibile ossequio, e Voi ancora in quanto nei poveri si deve vedere Voi, con tanta generosità; se Voi vi siete invitato a casa sua per salvarlo ed è questa veramente la ragione che vi ha condotto alla sua casa; se Voi lo avete chiamato e lui vi ha risposto con tanta diligenza; se Voi gli avete detto di avvicinarsi,festinans descende, e lui non ha esitato un momento: considerando tutte queste ragioni, perché esitate tanto a concedergli quella grazia che gli desiderate concedere? Perché non lo assolvete? Perché non gli assicurate la salvezza?

È semplice. Questo Zaccheo, come capo dei pubblicani, princeps publicanorum, aveva rubato a molte persone; ed essendo così ricco: et ipse dives, poteva molto bene restituire ciò che aveva rubato; e finché rimaneva debitore e non restituiva l'altrui, poteva fare tutte le opere buone che voleva, ma nemmeno Cristo in persona poteva assolverlo. Tutte le azioni fatte da Zaccheo dopo l'incontro con Cristo erano assai lodevoli; ma finché non giungeva a fare la restituzione, nessuna delle belle azioni era capace di salvarlo. Restituissse, e sarebbe subito salvo. E così avvenne. Zaccheo aggiunse una nuova promes­sa a quelle già fatte: promise di restituire quadruplicandolo, tutto il mal tolto: Et si quid aliquem defraudavi, reddo quadruplum. E in quello stesso istante il Signore, fino allora silenzioso, aprì lo scrigno dei tesori della sua grazia, e gli annunciò la salvezza: Hodie salus domui huic facta est.

Così vediamo che, pur essendo entrato il Salvatore, in casa di Zaccheo, la salvezza rimase fuori della porta; finché non uscisse da quella stessa porta la resti­tuzione del mal tolto, la salvezza non poteva entrarci.

La salvezza non può entrare, se il peccato non è stato perdonato, e il peccato non può esser rimesso, se non sia stato prima restituito ciò che è stato rubato: Non dimittitur peccatum, nisi restituatur ablatum.