Il tempio di Salomone.
Il tempio di Salomone.
Suppongo, come terzo postulato, che i ladri di cui parlo non sono quei miserabili condannati a questo triste genere di vita dalla povertà e dallo squallore del loro stato; la miseria di costoro infatti li scusa, o per lo meno rende meno grave il loro peccato, come dice Salomone: Non grandis est culpa, cum quis furatus fuerit; furatur enim ut esurientem impleat animam (Nota 11).
Il ladro che ruba per mangiare non va e non conduce nessuno all'inferno; quelli che non solo vanno, ma anche trascinano altri, sono proprio quelli di cui parlo io, sono i ladri di maggior calibro, quelli che bolla S. Basilio Magno nella sua predica: Non est intelligendum fures esse solum bursarum incisores vel latrocinantes in balneis; sed et qui duces legionum statuti, vel qui commisso sibi regimine civitatum aut gentium hoc quidem furtim tollunt, hoc vero vi et publice exigunt: Non sono soltanto ladri - dice il Santo - coloro che tagliano le borse o che spiano coloro che vanno a fare un bagno per portar via gli abiti; coloro che meritano più propriamen­te e più degnamente questo titolo sono quelli ai quali i Re affidano gli eserciti e le legioni, o il governatorato delle province, o l'amministrazione delle città e che, ora con le buone, ora con le cattive, derubano e spogliano i loro sudditi.

I ladri del primo tipo rubano da uomo a uomo; questi non derubano un uomo, derubano città e regni; quelli del primo tipo rubano a loro rischio e pericolo; questi rubano tranquilli, senza rischi e senza ti­mori; quelli del primo tipo, se rubano, sono condannati alla forca; questi rubano e poi condannano alla forca.

Diogene che vedeva tutte le cose con occhi più acuti di qualsiasi altro uomo, vedendo una grande folla di autorità e Ministri della giustizia che conducevano al patibolo alcuni ladri, cominciò a gridare:

'Ecco i ladri grandi che portano alla forca i piccoli!'.

Fortunata la Grecia che aveva un simile predicatore! E più fortunate ancora tutte le altre nazioni in cui la giustizia non sia stata oltraggiata in tale modo!

Quante volte per le strade di Roma si vide portare alla forca un uomo perché aveva rubato una pecora, e nello stesso tempo portare in trionfo un console o un dittatore perché aveva rubato una provincia! E quanti ladri saranno stati impiccati da quei medesimi ladri-trionfatori? Sidonio Apollinare, con vivace contrapposizione, disse parlando di un tale Serenato:

Non cessat simul furto, vel punire, vel tacere: Serenato si occupa sempre di furti; o li punisce o li compie. Ma questo di punirli non era zelo di giustizia, era invidia: voleva eliminare tutti i ladri dal mondo per poter rubare lui solo.

Raffaello Sanzio 1518 - Il giudizio di Salomone.
Raffaello Sanzio 1518 - Il giudizio di Salomone.
Avendo così indicato per bene, e non con parole mie, ma di stimati Autori, di quanto onore e stima godano i ladri di cui ho parlato, voglio ora ritornare a quello che già dissi e che ripeto: sono proprio questi i ladri che portano i Re all'inferno. Che essi se ne andassero all'inferno da soli, che il diavolo se li caricasse in malora, pazienza, non sarebbe altro che quanto essi stessi meritano; ma che essi debbano portare con sé i Re, è una cosa veramente dolorosa e non si può permettere che avvenga, e perciò non si può passare sotto silenzio.
Ma se i Re sono così lontani dal prendere le cose altrui e anzi sono loro stessi i derubati e più derubati di tutti, come possono questi cattivi ladri portare all'inferno questi buoni Re? Non in un solo modo, ma in molti; e se questi possono sembrare incomprensibili e occulti, ci si inganna: perché sono manifesti e molto chiari.
II primo è dato dal fatto che sono proprio i Re ad assegnar loro quegli incarichi e quell'autorità che permetteranno di rubare; il secondo è dato dal fatto che sono proprio i Re a mantenerli in questi incarichi; il terzo viene dal fatto che sono proprio i Re a farli avanzare e a promuoverli a gradi superiori; il quarto ed ultimo è dato dal fatto che, essendo per la loro salvezza necessaria la riparazione di tutti i danni provocati, i Re né in vita né in morte pensano mai a questo loro dovere.

E chi ci dice queste cose? È facile rispondere che non può essere che San Tommaso.
San Tommaso si pone questa questione: una persona che non abbia rubato, che non abbia ricevuto proventi di furti, che non possieda cose rubate, può avere obbli­ghi di restituzione? Egli non solo risponde di sì, ma per maggior chiarezza di quello che vado dicendo, prende come esempio i Re. Ecco il testo esatto:

Adamo ed Eva di Albrecht Dürer.
Adamo ed Eva di Albrecht Dürer.
Tenetur ille restituere, qui non obstat, cum obstare teneatur. Sicut principes qui tenentur custodire justitiam in terra, si per eorum defectum latrones increscant, ad restitutionem tenentur: quia redditus quos habent, sunt quasi stipendia ad hoc instituta, ut justitiam conservent in terra (Nota 12): colui che ha l'obbligo di impedire che vengano perpetrati furti, se non li impedisce ha l'obbligo di restituire ciò che è stato rubato; così anche i Principi che non impediscano l'operare dei ladri, sono obbligati alla resti­tuzione, in quanto gli appannaggi che i popoli tributano loro, sono quasi uno stipendio istituito e pagato dai popoli affinché i Principi li proteggano e assicurino loro l'osservanza della giustizia. È così chiara questa teologia, che perfino Agamennone, Re pagano, ne provò l'essenza quando disse: Qui non vetat peccare, cum possit, jubet. E se i Principi incorrono in quest'obbligo di restituzione anche per i furti commessi da ladri fortuiti e occasionali, che cosa mai accadrà quando i furti verran­no commessi da coloro che essi stessi hanno armato di diritti e di poteri, armi con le quali è stato possibile per­petrare i furti a danno dei sudditi? Non è possibile, non sarebbe mai possibile che questa fosse intenzione dei Principi; ma è sufficiente che i funzionari militari, politici, legali che hanno commesso i furti, siano stati eletti, siano stati creati da loro, perché i Principi abbiano la responsabilità delle azioni da essi compiute.

Icona raffigurante San Basilio Magno.
Icona raffigurante San Basilio Magno.
Prendiamo un esempio di colpa posta su Chi non può avere colpa. Dio pose Adamo nel paradiso terrestre con giurisdizione completa e poteri assoluti sugli altri esseri viventi e su tutte le altre cose create, ad eccezione di un solo albero. Il nome 'Adamo' conteneva diverse lettere necessarie per formare il nome 'Ladro'; il nome 'Frutto' conteneva tutte quelle necessarie per formare il nome 'Furto'. E così lui e sua moglie (molte volte sono proprio loro le ruffiane) rubarono quell'unica cosa al mondo che non apparteneva loro. Ecco dunque che possiamo vedere un Adamo che è stato eletto, un Adamo che ha ricevuto un incarico, un Adamo che è diventato un ladro. Ma chi fu che pagò per il furto da lui commesso? Che cosa incredibile e degna della più grande ammirazione! Pagò la pena di quel furto Colui che aveva eletto e aveva affidato l'incarico a quel ladro. Chi aveva eletto Adamo, chi aveva dato a lui l'incarico era Dio; e Dio pagò per quel furto, sborsando tanto personalmente, come ben sappiamo. Lo stesso Dio ce lo dice, narrando quanto Gli costò il riparare quel furto e i danni da esso provocati: Quae non rapui tunc exolvebam. Vedeste il corpo umano di cui mi rivestii essendo Dio; vedeste tutte le sofferenze che patii, vedeste il sangue che sparsi; vedeste la morte ignobile cui fui condannato, in mezzo a due ladri? Ebbene questo era il prezzo che io pagai per riparare un furto che non avevo commesso; Adamo rubò e io pagai. Quae non rapui tunc exolvebam.
Diogene di Sinope.
Diogene di Sinope.
Ma, mio Signore, quale fu la colpa della Maestà vostra, nel furto di Adamo? Anche non essendo Dio, non si potrebbe accusarvi di nessuna colpa, perché nessuna ne avete commessa, dato che nell’eleggere quell'uomo e nell'affidargli un incarico foste pieno di circospezione, prudenza e previdenza, come avrebbe dovuto e come deve fare un Principe assolutamente cosciente delle sue responsabilità, dotato di grande saggezza e giustizia. Per prima cosa, quando lo creò, non fece un atto di padro­nanza assoluta, come quando creò tutte le altre creature; ma lo creò dopo aver pensato e dopo essersi con­sultato con persone e cioè non con persone umane ma con Esseri Divini: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram, et praesit (Nota 14).
Adamo ed Eva - Dipinto di Masolino.
Adamo ed Eva - Dipinto di Masolino.
Le parti e qualità che si trovavano riunite nell'elet­to, erano le più adatte all'incarico affidategli che si potes­sero desiderare; egli era infatti il più saggio fra tutti gli uomini, giusto senza vizio, retto senza ingiustizia, pa­drone di tutte le proprie passioni sottoposte e ubbidienti alla sua ragione. L'unica cosa che gli mancava era l'espe­rienza e il non aver dovuto combattere contro altri rivali per essere eletto; ma nessuna di queste due cose poteva avere, essendo il primo e l'unico uomo esistente sulla terra.
E dunque. Signore, se la vostra elezione fu così giu­sta e così piena di buone ragioni (del resto sarebbe stato sufficiente che fosse vostra soltanto, per possedere questi attributi), come mai doveste Voi pagare quel furto fatto da Adamo e del quale la colpa era soltanto sua?
Perché io voglio dare questo esempio e questa prova ai Principi; e perché non deve sussistere nel mondo una così cattiva e perniciosa conseguenza, quale si avrebbe se i Principi, sia pure in un sol caso, si convincessero di non esser obbligati a restituire ciò che i loro Ministri avessero rubato.