Giovanni il Battista del Pinturicchio
Giovanni il Battista del Pinturicchio
Ho finito, signori, la mia predica, e credo di aver dimostrato ciò che mi ero proposto in principio, e non ne sono affatto pentito. E se a qualcuno sembra che io sia stato troppo audace nel dire ciò che sarebbe stato meglio tacere, io rispondo con Sant'Ilario: Quae loqui non audemus silere non possumus. Ciò che non possiamo tacere se vogliamo avere la coscienza tranquilla, dobbiamo dirlo, anche se proviamo ripugnanza. Ascoltatore coronato era quello al quale il Battista ebbe a dire: Non licet tibi (Nota 30), e coronato era pure, anche se non era ascol­tatore, quello al quale il Cristo mandò a dire: Dicite vulpi illi (Nota 31). Così predicò coraggiosamente Geremia quando fu mandato Regibus Judae et principibus ejus (Nota 32), e se così avesse fatto Isaia, non avrebbe poi provato quel terribile pentimento che gli fece dire: Vae mihi quia tacui (Nota 33). I medici dei Re devono prescrivere a questi ciò che è necessario per la loro vita e salute con maggior libertà di quella usata con i pazienti curati negli ospedali. Negli individui si cura l'individuo; nel Re si cura lo Stato.
Riassumendo dunque ciò che ho detto, né i Re, né i ladri, né i derubati possono sentirsi offesi dalla mia predica, perché porta del bene a tutti. Fa bene ai derubati, perché riceveranno restituzione di quanto avevano perduto; fa bene ai Re, perché essi senza alcuna perdita, anzi con vantaggio dell'erario, scaricheranno le loro coscienze; e in fine i ladri, che sembrano essere i più pregiudicati, sono quelli che ne beneficeranno maggiormente.

O rubano con intenzione di restituire, oppure no. Se lo fecero con intenzione di restituire, lo facciano come ho detto io. Se lo fecero senza questa intenzione, potranno far subito conto di andare all'inferno, e non possono esser così ciechi da preferire l'inferno al paradiso. Forse l'unica cosa che li trattiene è il pensiero di esser spo­gliati, così come loro spogliarono gli altri; ma come le loro vittime furono obbligate a sopportare per forza, essi sopportino e se ne facciano un merito.

Carrozze milanesi del XVI secolo - Stampa del 1839
Carrozze milanesi del XVI secolo - Stampa del 1839
Coloro che fanno tante elemosine, si procurano un posto in cielo dando del denaro proprio; e i ladri non saranno contenti di ottenere lo stesso fine con il denaro altrui? In tempo di tempesta si buttano in mare, senza alcuna esitazione, i beni propri e gli altrui.
C'è forse qualcuno che salvatosi da un naufragio, a nuoto e senza neppur abiti addosso, non si consideri assai fortunato, tanto da far dipingere su una tavoletta la sua avventura e di metterla come ex-voto sopra un altare? L'uomo di buon senno - dice lo Spirito Santo - darà tutti i suoi averi per salvare la vita. Con quanto maggior entusiasmo darà i denari che non sono suoi, e per salvare non la vita temporale, ma addirittura la vita eterna? Uno che fosse condannato a morte o al rogo non si considererebbe fortunatissimo se gli venisse offerto di cambiare la sua pena dando invece in pagamento tutto quanto possiede? Si immagini ciascuno di essere prossimo a morte, con il fuoco dell'inferno a portata di mano, e vedrà se il mio non è un buon consiglio! Se sono le vostre mani o i vostri piedi a farvi peccare, tagliateli; se sono i vostri occhi, strappateli dall'orbita - dice Cristo - perché è meglio andare in paradiso monco, senza piedi o cieco, piuttosto che andare all'inferno con tutte le membra intere.
Contadino in Libano - Stampa del 1841
Contadino in Libano - Stampa del 1841
Risolviamoci ad avere fede, a credere che c'è un inferno; risolviamoci a credere che nessuno può salvarsi senza restituire. Vedete, vedete che cosa perdete anche dal punto di vista umano? In questa restituzione forzosa o forzata, che non volete fare, che cosa date, e che cosa perdete? Quello che date è roba che non avevate; ciò che lasciate è roba che non potete far vostra, e per questa cosa vi perdete. Giobbe diceva: Nudo venni a questo mondo, e nudo devo andarmene'; e così se ne andarono il Buono e il Cattivo Ladrone. Poiché così deve essere, vi piaccia o non vi piaccia, nudo per nudo, non è preferibile andare in Paradiso con il Buon Ladrone, piuttosto che all'inferno con il Cattivo?
O Re dei Re, o Signore dei Signori, che siete morto in croce tra due ladri per redimere il furto del primo Adamo e per introdurre il Buon Ladrone in paradiso, ammaestrate col vostro esempio i Re e i ladri, affinché si salvino, e ispirate i Re con la vostra grazia, affinché non eleggano più ladri, non chiudano più gli occhi sulle malefatte dei ladri, non siano consenzienti alle loro ru­berie, non continuino ad allevare i ladri accanto a sé; in modo che siano impedite le ruberie future e siano risarcite quelle passate con una doverosa restituzione; in modo che, invece di essere i ladri a portare i Re all'inferno - come ora purtroppo avviene - siano i Re a portare i ladri insieme con loro in paradiso, come voi avete fatto nell'episodio che oggi abbiamo meditato: Hodie mecum eris in paradiso.