Il quarto e ultimo modo di evitare il no, è distribuire le nomine in antecedenza, in modo da non aver mai posti vacanti, perché appena il posto è occupato, cessano le richieste.

La vera carità - Incisione del 1845
La vera carità - Incisione del 1845
È ammirevole la diligenza e l'attenzione che la natura pone per impedire il vuoto e perché in tutto l'universo non vi sia un solo posto vuoto. A questo scopo vediamo alzarsi l'acqua, scendere l'aria, muoversi la terra, rompersi i marmi, scoppiare i bronzi e tutte le creature correre contro le loro proprie inclinazioni. Da questo nascono frequenti terremoti, a volte straordinari ed orrendi che radono al suolo e distrug­gono città intere. Ebbene, la stessa cura che la natura pone per impedire il vuoto, l'ambizione lo pone per occuparlo. Essendoci dei posti vuoti, i concorrenti accor­rono tumultuosamente da tutte le parti del mondo, non per impedire il vuoto (essi infatti si impediscono l'un l'altro di farsi avanti e quindi di avere la possibilità di colmarlo), ma per occupare quel vuoto, e questo col più violento impeto, tanto quanto la natura provvede al bene comune dell'universo e l'ambizione al tornaconto particolare di ciascuno. Quali siano i terremoti e le perturbazioni dello Stato che derivano da questa corsa ai posti, lo dicano le guerre civili scoppiate in Roma per ottenere il consolato.
Nel Governo monarchico è molto facile ovviare a que­sti inconvenienti, colmando anticipatamente il vuoto di tutto quanto si può pretendere o chiedere, disponendo in anticipo con vigilanza che non rimangano mai posti vuoti. Così deve fare ogni Principe avveduto.
Cartagena nelle Indie - Incisione del 1845
Cartagena nelle Indie - Incisione del 1845
Quando Cristo salì al cielo, comandò ai suoi Apostoli e Discepoli che si ritirassero a Gerusalemme e là atten­dessero la venuta dello Spirito Santo, che non sarebbe avvenuta molti giorni dopo. Così essi fecero, raccogliendosi nel Cenacolo, e Pietro, che aveva già ricevuto l'investitura di Principe della Chiesa, senza aspettare che lo Spirito Santo venisse, immediatamente provvide che fosse riempito il vuoto aperto nel Collegio Apostolico a causa della morte di Giuda. Così fu eletto Mattia. Nessuno potrà fare a meno di restare meravigliato di questa straordina­ria risoluzione di San Pietro, specie in quel luogo e in quel tempo. Il giorno nel quale gli Apostoli avrebbero dovuto andare per il mondo non era ancora venuto né sarebbe venuto che dopo alcuni anni, quando cioè le fondamenta di un così grande edificio qual era la nuova Chiesa universale, sarebbero già state ben solide. Ma perché San Pietro non rimanda questo provvedimento almeno per qualche giorno, e perché non aspetta la discesa dello Spirito Santo su di sé, al fine di fare la sua scelta dell'eletto a quel posto, con oculatezza infallibile? Perché è così tanto grande l'importanza - e tanto profondamente San Pietro l'intese - che i posti non restino vuoti neppure per un attimo.
Oportet fu la prima parola con la quale il Principe degli Apostoli comunicò la sua proposta; e queste furono le ultime con le quali la terminò: Accipere locum ministerii hujus, et apostolatus, de quo praevaricatus est Judas, ut abiret in locum suum (Nota 24). Lì erano presenti - come nota l'Evangelista - cento e venti uomini (e il solo fatto di esservi uomini poteva dar luogo a qualche incon­veniente): Erat autem turba hominum simul fere centum viginti (Nota 25). Quelli che si convertirono e che si aggregarono a loro nello stesso giorno in cui discese lo Spirito Santo, furono tre mila: Et appositae sunt in die illo animae circiter tria milia (Nota 26). La cifra raggiunta dopo fu molto più grande; e in tanta moltitudine di gente, tutta capace di aspirare a quel posto e di pretenderlo, se fosse stato libero, si capisce bene come quella contesa avreb­be potuto costituire una pericolosa occasione di turbare la pace e raffreddare l'unione di coloro che invece dovevano essere - come in realtà furono - cor unum et anima una (Nota 27). Dunque per prevenire questo pericolo e gli inconvenienti che da esso umanamente si potevano temere,

'Si provveda immediatamente a riempire quel posto - si disse San Pietro - e non rimanga un solo attimo libero; da questo avverrà come logica conseguen­za, che, vedendolo i presenti già occupato e trovandolo già occupato i pretendenti, sia tolta a tutti l'occasione di pretendere o di chiedere'.

Funerali d'Atala - Incisione del 1843 da un quadro di Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson (Montargis, 5 gennaio 1767 - Parigi, 9 dicembre 1824)
Funerali d'Atala - Incisione del 1843 da un quadro di Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson (Montargis, 5 gennaio 1767 - Parigi, 9 dicembre 1824)
E anche se il provvedimento fu o parve prematuro, non si poteva dubitare che l'elezione non fosse giusta, perché San Pietro, per la stessa carica che occupava, go­deva sempre dell'assistenza dello Spirito Santo (anche se visibilmente lo Spirito Santo discese solo dieci giorni dopo), e certamente lo Spirito Santo discese invisibilmen­te su Pietro quel giorno dell'elezione, come era disceso il giorno in cui gli aveva dato l'ispirazione di non ritar­dare quel provvedimento.
Se fossero così i Prìncipi laici, ai quali - nei limiti della loro qualità di Principi laici, - non manca l'assi­stenza dello Spirito Santo, attuerebbero una prudente politica con la quale potrebbero togliere ai pretendenti la fatica o la tentazione di chiedere, e a se stessi le occa­sioni di dire poi di no.
Tra simili occasioni, la più grande e più difficile a risolversi fu quella che portò a provvedere alla succes­sione di David. David voleva, sapendo ciò conveniente per il bene del suo regno, che il suo successore fosse Salomone, e sapeva pure che Dio aveva deciso così. C'erano però, contro queste ragioni, delle difficoltà nel fatto che Salomone era figlio illegittimo, mentre Adonia era favorito dalla simpatia del clero, del popolo e di gran parte dell'esercito.
I fatti erano giunti a un punto tale, che, durante un banchetto offerto quel giorno da Adonia a tutti i Prin­cipi e signori del suo partito, essi gli facevano già dei brindisi chiamandolo 'Re'. David fu informato tempestivamente di questo fatto. Che risoluzione prese? ''Sia sellata la mia mula' disse (perché allora i Re non usa­vano cavalli, ma questo tipo di cavalcatura) 'salga su di essa Salomone e, unto dal profeta Nathan, esca per Gerusalemme preceduto da trombe e cembali, e tutti gri­dino: VIVA IL RE!'.
Immediatamente l'ordine di David fu eseguito; quelli che partecipavano al banchetto udirono con costerna­zione il suono delle trombe e appresero ciò che stava suc­cedendo. I convitati si ritirarono pieni di paura, e nello stesso giorno essi si inchinarono tutti a baciare la mano a Salomone. Ma che ragione diede David del suo agire e degli ordini da lui impartiti? Come rispose al diritto e alle pretese di Adonia? Come abbellì o addolcì il no che impediva al figlio primogenito di diventare Re? David non disse niente, né ebbe bisogno di dire parola;

infatti vedendo Adonia il posto già occupato, si rassegnò alla sua sorte, andò a baciare la mano a Salomone e non disse parola né a lui né al padre suo. Questa è la grande importanza di provvedere subito ai posti vuoti per indur­re al silenzio l'ambizione dei pretendenti e il no dei Principi.

Chi mise egregiamente in pratica questa politica nel nostro regno, fu il Re Don Giovanni II, degno di esser chiamato Giovanni del Buon Memoriale, come Giovanni I si chiamò Giovanni della Buona Memoria.
Questo prudentissimo Re teneva un memoriale se­greto nel quale andava segnando tutti coloro che meglio si comportavano nella carica loro affidata, fossero essi Ministri di Stato, o di giustizia, o del tesoro, o della guerra; e secondo il merito di ciascuno andava assegnando i premi e gli incarichi, così come se fossero di­sponibili. Era un proverbio degli Ebrei, usato anche da Cristo:

Ubicumque fuerit corpus, illuc congregabuntur et aquilae (Nota 28): Dove ci sarà un corpo morto, là si radu­neranno le aquile. Qui si tratta delle aquile-avvoltoio, uccelli di rapina dotati di vista acutissima e finissimo olfatto, che, vedendo o sentendo l'odore di un cadavere, subito accorrono per strappare, dilaniare e saziarsi di esso.

Così accade per l'ambizione dei pretendenti a tutti coloro la cui morte rende libero un posto, una commen­da, un bastone di comando, una cattedra, un seggio ve­scovile, una amministrazione o qualche altra occasione utile e pingue nella quale impiegare (non dico le unghie) le mani. Ma che faceva in questi casi - che si possono verificare giornalmente - il Re del Buon Memoriale?

Siccome egli aveva già segnato nel suo memoriale le persone alle quali doveva assegnare la successione ai posti liberi, rispondeva che quei posti, incarichi o benefici era­no già stati assegnati; e gli avvoltoi che correvano fame­lici sulle spoglie del morto, raccoglievano le ali, rimette­vano dentro le unghie e anche se sentivano il desiderio di gracchiare, chiudevano il becco.

Incisione del 1845 - Real Palazzo di Mafra in Portogallo
Incisione del 1845 - Real Palazzo di Mafra in Portogallo
Questo accadde pure ai due pretendenti del brano di Vangelo che stiamo esaminando. La maniera che Cri­sto usò per tappar loro la bocca, fu il dire che quei posti erano già stati destinati e dati ad altri: Non vobis sed quibus paratum est a Patre meo. Se voi sapeste che per riempire i posti lasciati vacanti nel mio regno non si aspetta che i pretendenti si affannino a rendersene can­didati, perché i successori sono già stati designati da tempo, non vi verrebbe in mente di chiedere o di desiderare; ma poiché questo sistema del mio governo non vi è noto, voi chiedete e non sapete quel che chiedete: Nescitis quid petatis. La richiesta dei figli di Zebedeo viene fatta a Cristo mentre Egli è in cammino ed ha appena finito di dire che va a Gerusalemme a morire. Giovanni era l'aquila, e Giacomo suo fratello, e quando sentirono odore di cadavere, vollero afferrare e trar profitto da quell'occasione; ma anche se i posti che chie­devano fossero appartenuti al morto, ed Egli fosse uno di quei morti normali che, quando muoiono, muoiono e non risuscitano, anche in questo caso non avrebbero sa­puto che cosa chiedevano, perché

il segreto altissimo di destinare già gli incarichi prima che si rendano liberi fà in modo che anche se le persone muoiono, gli incarichi continuino sempre.

Gesù scaccia i mercanti dal Tempio - Incisione del 1845
Gesù scaccia i mercanti dal Tempio - Incisione del 1845
Imitino dunque i Principi quella regola universale della natura: Corruptio unius est generatio alterius,e come essa non permette che la materia rimanga senza forma neanche per un solo istante, così essi tolgano dal mondo gli incarichi vacanti e non con­sentano che rimangano vacanti un solo momento.
I nostri arrivisti possono replicare, dicendo che quei posti che essi chiedevano non erano vacanti perché non esistevano ancora, e quindi sarebbero stati creati o avrebbero dovuto esser creati ex novo. Ma anche questa replica può essere controbattuta con il quibus paratum est; e con la sistemazione o predestinazione dei destinati. Quando Dio crea incarichi ex novo, prima crea le persone adatte, poi gli incarichi; così gli incarichi nascono già occupati e non esiste un momento in cui sono vacanti.
Tomba di Pilato a Vienna - Incisione del 1845
Tomba di Pilato a Vienna - Incisione del 1845
Al principio del mondo Die creò tre presidenze, due del cielo e una della terra; ma prima creò i presidenti. La prima presidenza del cielo fu quella del sole, che doveva presiedere al giorno, e la seconda quella della luna che doveva presiedere alla notte; ma prima di creare questi due incarichi aveva creato i due presidenti: Fecit duo luminaria magna, luminare majus, ut praesset diei, et luminare minus, ut praesset nocti (Nota 29). La presidenza della terra fu quella affidata all'uomo sopra tutti gli animali del mare, dell'aria e della stessa terra; ma il presidente era stato anche questa volta creato prima della sua pre­sidenza: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram ut praesit piscibus maris, et volatilibus caeli, et bestiis, universaeque terrae (Nota 30).
Lo stesso criterio Dio lo osservò nella creazione di tutti gli incarichi fatti ex novo. Quando Dio si trovò a creare ex novo il regno di Israele, prima creò il Re, e comandò che Saul venisse unto da Samuele, affinché lo facesse Re e gli desse il regno. Quando si trovò a creare ex novo l'incarico di restauratore del mondo, prima, e cento anni prima, nominò Noè e gli comandò di fabbri­care l'arca, per dargli modo di esercitare il suo incarico. Non posso a questo punto non ricordare quante volte abbiamo visto le navi dell'India con i pennoni al vento senza sapere chi le avrebbe guidate, perché ancora non era stato nominato il capitano. Noi cominciamo a costruire le nostre navi dalla chiglia, Dio cominciò a costruire la sua dal pilota. E così fece anche Cristo. Molto prima di morire nominò pilota San Pietro, e dopo essere risuscitato gli affidò la barca. Imitino questa politica del Cielo i Principi della terra;

per gli incarichi che devono creare, creino prima i Ministri che gli incarichi stessi; invece in quelli ordinali e di successione tengano già pronti i successori, affinché non rimangano vacanti. In questo modo, per l'azione al tempo stesso attiva e passiva dei Principi, avrà termine in gran parte lo spiacevole obbligo del no.